il Caffè di Meliadò

2 novembre 2013

A proposito d’emergenza-rifiuti

Filed under: boatos — mariomeliado @ 20:29
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Il dilemma rifiuti, allora. 

Behhhh… checassonetti bruciati (b) scene come questa non si ripetano più, spero.

Me l’auguro.

Non basta lamentarsi perché “non raccolgono la spazzatura” oppure perché “i cassonetti sono strapieni”.

La prima cosa da fare, ad esempio, è gettare la spazzatura solo ed esclusivamente negli orari consentiti.

Fare la raccolta differenziata, e fare il pandemonio se non è consentito farla perché non ci sono i bidoni o non ci sono tutti i bidoni necessari. 

Evitare di gettare anche la minima carta per terra.

E poi, andando un po’ all’abc della civiltà, tantomeno ci si può permettere di dare alle fiamme l’immondizia, o un cassonetto, o entrambi.

Non sarebbe male, in definitiva, dare prova del proprio personale civismo e attaccamento al dovere individuale prima di lamentarsi dell’assenza del civismo degli altri o dell’inefficienza della cosa pubblica.

Che poi esistono. Soprattutto perché esistono le mancanze di tutti noi; e di ciascuno di noi.

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11 luglio 2012

I Forconi tra sottovalutazione, Casta, traghetti e botte da orbi

«Politici di m…, fino a quando abuserete ancora della nostra pazienza?».

Già nel loro volantino, diffuso agli imbarcaderi dei ferry-boat di Villa San Giovanni, i “forconi” sono chiarissimi: siamo tornati, ci siamo stufati della politica sterile di sempre e vogliamo risposte.

Sono giorni che il “Movimento dei forconi”, dopo un ampio tour sulle sponde siciliane, è sbarcato nuovamente in Calabria, proprio nella località-simbolo del traghettamento fra un lato e l’altro dello Stretto: Villa San Giovanni.

Lì sono accampati coi loro Tir e autoarticolati camionisti siciliani, calabresi e di altre zone del Paese, uniti nella protesta antitasse e in certa misura antiStato, con tanto di gazebo e volantinaggio per sensibilizzare residenti, turisti, passanti verso la loro “causa”. Il tutto dovrebbe concludersi dopodomani, venerdì 13, almeno quanto al territorio villese.

“Forconi” che peraltro, stando a sentire le loro lamentele, debbono combattere con un nemico pervicace e insidioso almeno quanto i “negatori di Democrazia” che siedono in Parlamento e al Governo: la sottovalutazione da parte un po’ di tutti gli organi di stampa, che anche nel gennaio scorso ci misero molto molto più del dovuto a intuire la consistenza e la serietà delle intenzioni (ma soprattutto dei possibili danni per l’economia del Paese) legate al seguitissimo movimento dei Forconi….

(more…)

11 maggio 2012

“Amici”, così la Calabria chiede un (tele)voto per il ballerino Giofrè….

Giuseppe Giofrè è il giovane e avvenente ballerino originario di Palmi che ha stregato la platea televisiva (…composta prevalentemente da donne) del  talent-show Mediaset del sabato sera Amici, condotto da un’icona televisiva di Canale 5 e dintorni come Maria De Filippi.

All’inizio, il sostegno al danzatore ricco di glamour (e di capelli perennemente acciuffati) era tiepido, quasi timido. Ma tra pochissime ore, giusto domani sera (sabato 12 maggio)…, sul ragazzotto calabrese si accenderanno i riflettori della finalissima dello spettacolo del Biscione: occasione troppo ghiotta per non sfruttarla al meglio.

Ecco che “la Calabria sostiene la Calabria”. E così migliaia di macchine, nel giro di poche ore, si son ritrovate sui parabrezza (nel capoluogo di provincia Reggio Calabria e in diverse località del Reggino) un volantino edito dalla palmese Grapho Service a sostegno di Giofrè: <Votiamo più che mai Giuseppe, portiamolo alla vittoria!!!!>, sono i toni un po’ enfatici del pieghevole. E poi con tutti i moderni crismi, le armi giuste per supportare il corregionale alla prova estrema del talent: numero per gli sms, numero fisso e codice da utilizzare ai fini del televoto (codice numero 16, per la cronaca).

La Calabria avrà mille altri problemi. Ma stavolta i calabresi – o forse più che altro le calabresi… – staranno tutti uniti per Giuseppe Giofrè.

24 novembre 2011

Anche il “reggino d’adozione” Morcone e il possibile sostituto di Musi (Pd) D’Andrea nel toto-sottosegretari

La “nuova” partita per il governo Monti è, ovviamente, quella relativa ai sottosegretari. Se ne parla oramai da giorni; praticamente, già immediatamente dopo la nomina e il giuramento dei nuovi ministri (atti che hanno visto “al palo” tutti i “papabili” calabresi, dall’ex rettore della Normale di Pisa, il rosarnese Salvatore Settis, fino alla catanzarese Luisa Torchia, amministrativista di vaglia e docente universitaria a “Roma Tre”; salva la cooptazione nel prestigioso posto di sottosegretario alla Presidenza dell’ormai ex presidente dell’Authority Antitrust, il catanzarese Antonio Catricalà).

Il fatto è che ora, mentre il premier Mario Monti si destreggia per l’Europa tra un colloquio con Manuel Barroso e un vertice trilaterale con Merkel e Sarkozy…, anche per una questione di tempi il toto-sottosegretari diventa più stringente. Stando alle voci più accreditate, 8 sarebbero i viceministri (ex “ministri junior”) e 25 i sottosegretari, il minimo indispensabile per consentire al Governo centrale di lavorare a pieni giri; e a dispetto di quanti sostengono da tempo che, nel “sottobosco” ministeriale, stavolta troverebbero ampia copertura vari partiti dell’arco costituzionale – e comunque i due maggiori, Pd e Pdl –, prende corpo ogni ora di più l’ipotesi che anche viceministri e sottosegretari possano rivestire un profilo squisitamente tecnico, come i componenti del gabinetto Monti. Quantomeno, si trattasse di politici, il criterio ormai nitido è che non dovrebbe comunque trattarsi di parlamentari in carica.

La cosa diventa rilevante anche sul fronte calabrese.

Sì, perché almeno la Torchia potrebbe “rispuntare” sotto questo profilo, come probabile sottosegretario alla Giustizia.

Mentre un ex “reggino d’adozione”, il prefetto Mario Morcone, primo direttore dell’Agenzia per i beni confiscati e sequestrati alle mafie – che, va ricordato, ha a Reggio Calabria la sua sede nazionale, nel quartiere Tremulini –, dopo la bruciante sconfitta quale candidato piddino a sindaco di Napoli, potrebbe essere cooptato tra i sottosegretari. Il dicastero di destinazione, per Morcone, sarebbe quello della Cooperazione internazionale (retto da Andrea Riccardi che, in alternativa, all’ex prefetto di Napoli potrebbe assegnare anche un ruolo più strettamente tecnico quale capogabinetto del dicastero). Non va comunque dimenticato il profilo fortemente istituzionale di Mario Morcone, il suo pedigree prefettizio e il suo essere stato capo Dipartimento Vigili del fuoco presso il Ministero dell’Interno: Viminale dove, secondo alcuni osservatori, in alternativa potrebbe fare ritorno.

A proposito di persone di cui a lungo s’è parlato in relazione alla Calabria, invece, perde qualche colpo (ma resta possibilissima) la nomina del potentino Giampaolo D’Andrea – ex sottosegretario ai Beni culturali, “papabile” commissario regionale del Partito democratico, dopo le dimissioni del senatore Adriano Musi – quale sottosegretario ai Rapporti col Parlamento: lo insidia da vicino il giovanissimo Federico Silvio Toniato, ciellino che godrebbe della stima (e dell’appoggio) della Santa Sede. Va detto però che D’Andrea, già responsabile nazionale Ricerca del Pd, potrebbe in tal caso essere “riciclato” quale sottosegretario al Ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca.

Tra i vari altri nomi assai gettonati in queste ore – ma si dovrebbe decidere solo lunedì prossimo – quello del presidente dell’Invalsi Giuseppe Cosentino (Welfare o Miur) e del giurista Vincenzo Zeno-Zencovich (Comunicazioni: Zeno-Zencovich è noto agli addetti ai lavori anche in qualità di concreto estensore della cosiddetta “legge Gasparri”).

30 ottobre 2010

Il 28 novembre, in tutt’Italia, si vota solo a Rosarno. Dopo lo scioglimento per mafia, però, niente simbolo dell’Udc

Lamezia Terme (Catanzaro). “Fumata nera” per l’Unione di centro, ieri, all’ “Hotel T” di Lamezia Terme.

Era attesa in giornata la nomina dei commissari (e dei presidenti) nelle 5 province calabresi da parte del coordinamento, composto dal neocommissario regionale (e sindaco di Acri, nel Cosentino) Gino Trematerra (vedi foto) e dalla presidente dello scudocrociato Marisa Fagà, dai due deputati Mario Tassone e Roberto Occhiuto e dalla senatrice Dorina Bianchi, dai consiglieri regionali casiniani Alfonso Dattolo, Gianluca Gallo, Francescantonio Stillitani (che è anche assessore al Lavoro), Franco Talarico (presidente del Consiglio regionale in carica e fino a pochi giorni fa segretario calabrese dell’Udc), Michele Trematerra (pure assessore alle Politiche agricole) e Pasquale Tripodi (capogruppo a Palazzo Campanella) e dal coordinatore regionale dei giovani del partito, il rosarnese Peppe Idà.

Invece, l’organismo di coordinamento ha fissato esclusivamente i criteri da adottare. In particolare, com’è stato fatto in tutt’Italia e secondo l’indicazione, del resto, seguita pure nella composizione dell’organo commissariale su scala regionale, anche nelle varie province calabresi accanto alla figura “operativa” del commissario sarà nominato un presidente, figura più spiccatamente “di rappresentanza” e che però consentirà – fra l’altro – di avere una proiezione più ampia, negli organismi di raccordo col territorio, delle varie “anime” del partito.

A Reggio, per dire, si dà per scontato che il commissario sarà espresso dal gruppo che fa capo all’ex assessore Tripodi, ma per la figura del presidente si attingerà quasi certamente ad altre aree (magari quella che fa riferimento all’ex segretario provinciale Franco Candia o al sindaco di Gioiosa Jonica Mario Mazza).

Le criticità più severe riguardano però alcune altre province: su tutte Cosenza (dove il gruppo dei Trematerra “padre e figlio” è assai significativo, ma dovrebbe lasciare spazio agli Occhiuto-boys anziché “maramaldeggiare”, visto che ha già ottenuto la leadership regionale quantomeno fino alle prossime Amministrative) e Catanzaro, dove il vicesegretario nazionale dell’Unione di centro Mario Tassone ha tutta l’intenzione di piazzare dei sicuri “paletti” organizzativi ma dovrà certo scontrarsi con l’ovvia ambizione di Franco Talarico – anche quale segretario regionale uscente – d’incidere in profondità sugli assetti udiccini, e non solo nella provincia di propria estrazione territoriale.

Stabiliti comunque i criteri, per i nomi occorrerà attendere una settimanella: venerdì prossimo dovrebbe arrivare il “disco verde”.

All’ “Hotel T” invece – a quanto pare, in recepimento di precise direttive nazionali – si è entrati nel merito di una rilevante, imminente occasione elettorale: le Comunali che si terranno il 28 e 29 novembre a Rosarno (unico comune calabrese e dell’intero Paese al voto fra un mese, dopo il doloroso scioglimento dell’Ente locale per infiltrazioni mafiose).
Le laceranti spaccature locali all’interno dei centristi – ma, in realtà, anche questioni legate alle delicatissime peculiarità non solo elettorali di questo importante angolo della Piana – hanno “suggerito” a Gino Trematerra & C. di confermare l’inopportunità di schierare lo scudocrociato.

Adesso, è certo: l’Udc “ufficiale”, a Rosarno – dove, per inciso, il commissario cittadino è il fin qui vicesegretario provinciale del partito Mario Versaci –, non allestirà una lista propria. Le liste “d’ispirazione casiniana” (…ma con orientamenti assai differenti tra loro…) dovrebbero invece essere due “civiche”: con ogni probabilità, Nuovi Orizzonti e Rosarno Futura le rispettive denominazioni.

Nei giorni scorsi, accese erano state le polemiche; e non solo sul versante politico (per l’annuncio da parte degli udiccini vicini al consigliere provinciale Gaetano Rao (vedi foto) di appoggiare la candidatura a sindaco del giovane avvocato Raimondo Paparatti, della parte appoggiata dai Tripodi-boys di stringere un patto per la riproposizione dell’ex primo cittadino Gianfranco Saccomanno e in tutti i casi per la mancata candidatura del giovane Idà).

Veemente era stato infatti lo scontro proprio tra Idà e Mallamaci, al quale il responsabile regionale dei giovani udc aveva rinfacciato di essere contro i clan, ma poi di accondiscendere alla chiusura di patti in “segrete stanze” non meglio specificate. <Se Peppe Idà è a conoscenza di gravi situazioni, deve denunciare tutto alla magistratura>, aveva replicato seccamente Paolo Mallamaci.

Ma che gli equilibri fra le “anime” centriste siano arroventati, e non certo solamente a Rosarno, resta un dato di fatto.

4 ottobre 2010

Sinistra, a Reggio liste unitarie? Bella proposta, ma con Fds in ‘freezer’…….

Il segretario provinciale di Reggio Calabria di Rifondazione comunista, Antonio Larosa, in una nota, propone a Sel ed agli altri partiti della Sinistra “liste comuni della Sinistra per le elezioni comunali e provinciali in modo da garantire una presenza forte della sinistra nelle istituzioni locali”. Il succo della questione è che, ad avviso di Larosa, in elezioni che consentiranno a Reggio Calabria di conoscere “una decisiva stagione di cambiamento politico. Il rinnovo dei Consigli comunale e provinciale – argomenta l’ex assessore provinciale alla Cultura – può segnare una pagina nuova nella storia di questa città e della sua provincia. Da una parte, al Comune, serve mettere in campo un autentico progetto di alternativa, che ci consenta di fuoriuscire dalla nefasta stagione dello ‘scopellitismo’ e che ci proietti nella costruzione di una ‘Reggio altra’, una Reggio della legalità, della trasparenza, della partecipazione, del lavoro, dell’ambiente. Dall’altra, alla Provincia, occorre proseguire lungo il solco di un’esperienza amministrativa, quella della Giunta Morabito, che, sia pure fra tanti ritardi e mille contraddizioni, si è caratterizzata positivamente sulla lotta alla precarietà, sulla moralità e la legalità nella ‘cosa pubblica’, sulla difesa dell’ambiente e sullo sviluppo delle energie alternative, sulla gestione del bilancio e delle risorse pubbliche, sulla realizzazione di alcune essenziali opere infrastrutturali>. Ma andiamo al nodo politico… Secondo i rifondatori, “per fare tutto ciò, vi è una condizione irrinunciabile, di per sé insufficiente – ammette Larosa -, ma comunque necessaria: la presenza nelle massime assemblee elettive di Comune e Provincia di rappresentanti della sinistra, di consiglieri e forze politiche di sinistra capaci di rappresentare i valori e gli interessi dei soggetti più deboli”. E questo perché, nella visione del segretario provinciale del Prc, “non vi è cambiamento positivo senza la sinistra”. Di qui, l’appello, “una proposta chiara innanzitutto a Sinistra Ecologia Libertà ma anche ai tanti soggetti singoli e collettivi della sinistra reggina, una proposta di unità e di autonomia al tempo stesso: costruiamo insieme liste unitarie per il Comune e per la Provincia, liste competitive in cui la pluralità della sinistra venga rappresentata e si esalti nella sua proiezione esterna”. Non senza aver prima “collegialmente” stabilito “modalità di partecipazione, scelte programmatiche, simboli elettorali”. Ora, il quesito è: ma se i Comunisti italiani guidati dall’ex assessore regionale Michelangelo Tripodi solo pochi giorni fa hanno polemicamente paralizzato l’operatività in Calabria di Fds, alias la Federazione della sinistra che vede insieme Rifondazione comunista, Pdci, Socialismo 2000 (alias la quota di ex Sinistra democratica che fa capo all’ex ministro Cesare Salvi) e associazione 23 marzo “Lavoro-Solidarietà”, come si fa oggi a riesumare un concetto talmente vicino a Fds da presupporre liste unitarie? Aggiungiamo: ma come si fa anche solo a pensare a liste unitarie a Comune e Provincia della maggior città dell’intera Calabria, quando pochissimi giorni fa contro il consigliere regionale neovendoliano Ferdinando Aiello (eletto per Fds in quota-Rifondazione, come del resto appartiene a Prc l’altro consigliere regionale, cioè il segretario calabrese dei rifondatori Nino De Gaetano) è giunto un asperrimo “anatema” da parte dei dilibertiani? Attendiamo risposte. E poi si vedrà quante liste, della sola area della Sinistra radicale, avremo alle Amministrative di Reggio Calabria, che – Messina permettendo… – si preannunciano, anche se ci auguriamo di sbagliarci, come le più popolate di liste dell’intera storia repubblicana. E non certo per motivi improntati alla sincera partecipazione popolare.

26 aprile 2010

Il post-Scopelliti / Al Comune di Reggio, Fds vuole un uomo di Sinistra

In pochi potevano pensare che il centrosinistra calabrese si sarebbe riuscito a rialzare rapidamente dalle ‘macerie’ del 28 e 29 marzo. Il punto, adesso, sta nelle dirompenti dichiarazioni della Federazione della sinistra

Stamattina, il segretario calabrese di Rifondazione comunista e riconfermato consigliere regionale Nino De Gaetano (già assessore regionale al Lavoro e presidente della Commissione antimafia dell’Ente) e l’altro consigliere a Palazzo Campanella, il cosentino – sempre estrazione prc – Ferdinando Aiello, hanno presentato il gruppo consiliare fds alla Regione (che sarà guidato proprio dal reggino De Gaetano).

Be’, c’è una novità. E anche importante.

Che Fds, contenta d’essere sopravvissuta allo ‘tsunami’ elettorale Scopelliti e forse leggermente immemore di dovere i suoi due seggi da un lato alla prestazione-da-record proprio di Nino De Gaetano, 8mila voti e passa da solo!, dall’altro d’essersi ‘salvata’ grazie a uno smunto 0,03% (ha infatti incassato il 4,03% dei consensi: 300 suffragi in meno, e in Assemblea non sarebbe giunto neppure un eletto della Federazione della sinistra), a salvaguardare l’eventualmente residua unità del centrosinistra non ci pensa proprio…

Così, il segretario calabrese dei rifondatori e “uomo” forte di Fds in Calabria (a dispetto della giovanissima età) De Gaetano ha tirato fuori un triplice annuncio in grado di scuotere vari Palazzi e partiti… Il primo è che nel 2011 in varie roccheforti del centrosinistra dove l’Eletto è un uomo del Partito democratico, il sostegno di Fds non ci sarà: è sicuramente il caso di Cosenza, dove all’attuale sindaco Salvatore Perugini viene contestato il mancato coinvolgimento della Sinistra radicale nel suo progetto di governo della città (come pure i suoi sterminati rimpasti), ma par di capire che potrebbe accadere qualcosa di perfettamente analogo nella Crotone in cui Peppino Vallone – non eletto in Consiglio regionale per un soffio… – rovesciò il banco, conquistando il 77,8% dei consensi senza coinvolgere però Prc e Pdci nel governo della cosa pubblica, a dispetto dei loro due consiglieri (Giancarlo Sitra dei Comunisti italiani, nello specifico, presiede dall’inizio-consiliatura l’Assemblea cittadina pitagorica; epperò, ‘dettaglio’ da non sottovalutare, solo un mesetto fa è passato al Partito democratico).

La seconda questione è che alla Provincia di Reggio Calabria, invece, Fds è prontissima a sostenere la ricandidatura dell’uscente Pino Morabito, per lunghi anni alla guida del Consiglio dell’ordine degli avvocati (e, se è per questo, ‘storico’ consulente giuridico del Consiglio regionale negli anni in cui l’orgnao è stato guidato da Peppe Bova, collega di Pd e di corrente, naturalmente ‘A testa alta’), che da poco ha fatto sapere ‘a testate giornalistiche unificate’ di volersi riproporre. Si tratta peraltro di uno degli uscenti più discussi in casa dèmocrat: non è mancato chi ha placidamente accusato Morabito di non aver dato la ‘linfa’ giusta in termini di proselitismo elettorale alle ultime Regionali, ma già prima c’era stato un netto ‘distinguo’ del presidente della Provincia rispetto a chi ancòra s’identifica come pasdaràn dei Bova-boys.  Per tacere dell’ultimo motivo di dissidio: la chiara mancanza di volontà di ‘Pinone’ Morabito di ‘recuperare’ nella sua Giunta l’ex dirigente cigiellina Liliana Frascà, nella consiliatura regionale appena terminata prima presidente della Sesta Commissione e poi assessore al Personale, sacrificatasi non ricandidandosi a Palazzo Campanella in sostanza per evitare che la sua discesa in campo potesse drenare voti alla candidatura forte dello stesso  Peppe Bova (peraltro solo secondo, in termini di preferenze, sui 2 eletti piddini nella circoscrizione provinciale di Reggio): <Un eventuale nuovo assessore provinciale sarà sicuramente un interno, un consigliere provinciale eletto>, ha fatto sapere il Presidente-con-la-pipa… un ‘segnale’ inequivocabile non d’insubordinazione, ma certamente di non-subordinazione sì. E sulla conferma della fiducia a Morabito, De Gaetano (e così il collega di Rifondazione comunista Santo Gioffrè, che siede nella giunta Morabito con la delega alla Cultura, oltre a essere ben noto su scala nazionale per lo screenplay della fiction tv Artemisia Sanchez, tratta dal romanzo del politico di Seminara) ha pure puntualizzato che andrebbe caratterizzato come supporto all’uscente, a lui in persona <e non a un eventuale candidato diverso tirato fuori dal ‘cilindro’ del Partito democratico>. Un modo come un altro per far sapere che, dopo la dèbacle alle Regionali, anche in casa piddina il tempo dei giochini è scaduto.

Ultima questione: se però (ri)aspirante alla Presidenza della Provincia sarà confermato Pino Morabito, in sella – in termini di nomination nel centrosinistra – ci sarà pur sempre un alto dirigente del Partito democratico…  Le conclusioni son presto tirate: la Sinistra radicale rivendica per sé, in tal caso, il pieno diritto d’esprimere il candidato alla carica di sindaco di Reggio Calabria (<Può anche non essere un uomo di Fds, ma certamente dovrà essere un candidato della Sinistra>, ha precisato il segretario regionale del Prc, a chiarire che in tal caso il Pd non dovrebbe neanche porre in discussione la possibilità di esprimere sia il candidato al Comune sia quello alla Provincia, come fece peraltro al ‘giro’ precedente con lo stesso Morabito e, per Palazzo San Giorgio, con l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi; uno ‘stop’ efficace, al tempo stesso, verso eventuali aspirazioni di Italia dei valori e, in caso d’estensione dell’alleanza elettorale negli Enti locali, anche di altri centristi come l’Udc).

Tutto questo accade anche perché l’uscita da un doppio-mandato è solitamente una chicane da Valentino Rossi: solo i più bravi, in termini di rappresentanza periferica delle coalizioni, restano in sella…

Basterà dare uno sguardo a quanto accaduto negli ultimi anni.

Comune di Catanzaro: uscente Sergio Abramo (cdx), entrante Rosario Olivo (csx)

Comune di Crotone: uscente Pasquale Senatore (cdx), entrante Peppino Vallone (csx)

Comune di Reggio Calabria: uscente (perché prematuramente scomparso) Italo Falcomatà (csx), entrante Peppe Scopelliti (cdx)

E altri esempi ancora si potrebbero fare… ma non ne manca qualcuno nell’altro verso. Per esempio, alla Provincia di Catanzaro Michele Traversa ha solo ‘passato il testimone’ a Wanda Ferro, sempre del centrodestra, dopo il suo duplice mandato presidenziale. E malgrado mille polemiche e sconquassi, Cosenza ‘la rossa’ non è caduta neppure dopo la morte del ‘leone’ Giacomo Mancini (altri sindaci sono stati Eva Catizone, ‘impallinata’ dalla sua stessa maggioranza dopo una breve stagione e l’attuale uscente Perugini, sempre di centrosinistra, neanche impensierito da un altro Giacomo Mancini: il nipote dell’ex segretario nazionale del Psi, già deputato socialista nelle file diessine e oggi potente assessore al Bilancio e alla Programmazione comunitaria della giunta Scopelliti).

25 aprile 2010

Sanità: assessore regionale o commissario?

In Calabria uno dei fronti di maggior dibattito regionale è attualmente l’assetto futuro prossimo della Sanità.

…E ci mancherebbe che non fosse così!, viste le decine di miliardi di euro preda dei rapaci più vergognosi, specie negli ultimi tempi… Adesso, da un lato il neoPresidente della Giunta regionale Peppe Scopelliti ha chiesto un urgente <gesto di responsabilità> (leggi: dimissioni) a tutti i top manager delle varie Asp e Aziende ospedaliere (ma a Cosenza un ‘nemico pubblico numero 1’ come il dg dell’Asp cosentina Franco Petramala, già candidato alle Amministrative col centrosinistra, non si poteva lasciare al proprio posto e dunque è stato cacciato di già). Dall’altro, pochi giorni fa ha annunciato – guardandosi bene dal farlo in campagna elettorale, eh – che chiederà lui stesso al governo Berlusconi di commissariare il comparto-chiave della società e della politica calabrese.

Sarà un atteggiamento adeguato? Sarà commissariando (tra l’altro, pochissimo tempo dopo un voto che, qualsiasi decisione si prendesse, la vedrebbe stra-stra-legittimata da uno ‘tsunami’ elettorale) che si potranno affrontare in maniera più proficua e diretta gli annosi problemi della Sanità calabra? Qualche dubbio è lecito; ma Scopelliti, proprio in quest’ottica, ha trattenuto anche questa delega (attenzione all’ “anche”: le deleghe fin qui non assegnate sono numerosissime e, in alcuni casi, anche molto delicate e onerose).

Per dire, secondo un “vecchio saggio” come il leader del movimento “Diritti civili” Franco Corbelli – uno diventato famoso in tutt’Italia (anche) grazie a strepitose e strepitanti battaglie intorno a eclatanti casi di malasanità -, in realtà <quello che occorre è un nuovo assessore alla sanità, competente, che non risponde a logiche di partito e di corrente, ma che operi solo per tutelare i diritti dei cittadini e dei pazienti>. Ovvero, <un assessore che nomini direttori generali capaci e vada negli ospedali a rendersi conto dei problemi, che incontri il personale medico e paramedico, gli stessi malati, per capire quali sono le esigenze, le emergenze, le priorità da affrontare subito…>.

Chi non vive né opera in Calabria potrà pensare: ma stiamo parlando di cose del tutto normali, l’abc dell’apprendista-stregone della Sanità. Eh no…, qui stiamo parlando di cose rare, come rare nel segmento sono state anche persone che fossero competenti, oneste o (addirittura!) entrambe le cose contemporaneamente (……..sarà il caso di ricordare che secondo atti giudiziari c’è stato qualche dirigente medico arrivato al punto da far cambiare lo stato dei luoghi, dentro una sala operatoria, dopo un intervento conclusosi con la morte del paziente?)

Non per nulla il ‘saggio’ Corbelli ammicca al nodo vero: <Questa è la svolta vera, reale, che si aspettano i calabresi>. Perché sa bene come il quadro sia che <pazienti aspettano mesi prima di essere sottoposti ad un esame negli ospedali. Nei nosocomi, anche quelli importanti regionali, si rompono le macchine per esami importanti che non vengono riparate e sostituite e i malati aspettano da settimane, in un lettino, addirittura nei corridoi, prima di essere sottoposti a test importanti e delicati>.

Forse non servono Superman. Forse serve ‘solo’ un pizzico di sana normalità… sarebbe già tantissimo.

3 gennaio 2010

Bomba alla Procura generale di Reggio Calabria. Una “sfida allo Stato”?

Un gesto gravissimo ed emblematico, quasi dal sapore eversivo: intorno alle 5 di stamattina, un ordigno – una bombola di gas sormontata da un panetto di tritolo – è esploso nel cuore di Reggio Calabria, a un passo dal Castello Aragonese che è fra i simboli della città, e soprattutto davanti agli uffici della Procura generale presso la Corte d’appello reggina, da una manciata di giorni retta dal neopg Salvatore Di Landro.

Per fortuna nessun danno alle persone – le sole schegge avrebbero potuto determinare un dramma – e, in fondo, assai limitati quelli alle cose (temporaneamente scardinato il portone d’accesso alla Procura generale, annerito dalla vampata il prospetto dell’edificio); ma in un caso del genere, dire che siamo alla “resa dei conti” tra Stato e ‘ndrangheta è drammaticamente poco.

Alla luce della riunione del Cosp (il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica), la matrice mafiosa del ‘selvaggio’ atto intimidatorio . Una sorta di sfida alla Nazione e all’ordine costituito, secondo lo stesso Di Landro, l’avvocato generale Franco Scuderi, il procuratore della Repubblica (e capo della Dda reggina) Giuseppe Pignatone e il procuratore aggiunto Michele Prestipino, che hanno preso parte al vertice insieme ai massimi responsabili locali delle forze dell’ordine. , ha avuto modo di dire proprio Salvatore Di Landro.

E mentre si stanno visionando con estrema attenzione le riprese delle telecamere a circuito chiuso, il Cosp ha già disposto inediti, più stringenti controlli per garantire la sicurezza di chi è “in prima linea” nella lotta al crimine organizzato.

Già, perché mentre si susseguono gli angosciati commenti di esponenti delle istituzioni, della politica e delle forze sociali, la domanda di fondo è una sola: perché?

Il fascicolo sarà automaticamente trasferito alla Procura della Repubblica di Catanzaro (sede distrettuale limitrofa, competente a indagare su fatti che coinvolgano uffici giudiziari e magistrati della sede distrettuale reggina); ma gli inquirenti evidenziano, intanto, come siano all’attenzione della Procura generale di Reggio Calabria delicatissime questioni relative a confische ai danni di potenti clan della ‘ndrangheta locale e alcune avocazioni relative a serie vicende processuali. Ma soprattutto, nella Procura generale lavora il sostituto pg Francesco Neri, che da lunghi anni tenta in solitudine di dare nomi e coordinate precise alle vicende connesse alle ‘navi dei veleni’, da vari mesi tornate d’attualità con l’enigma-Cunsky nell’alto Cosentino e la riesumazione, nella Jonica reggina, del caso-Rigel.

…E ancora bisognerà appurare ogni cosa – è chiaro –, ma “a naso” non pare poi così casuale che esattamente con le stesse modalità siano stati piazzati altri due ordigni…

Uno a un’avviata pescheria nella zona Nord della città, l’altro – assai più rilevante, all’apparenza… – nel mese di dicembre a un bar, sempre a Reggio città, di proprietà dei parenti del “pentito” Emilio Di Giovine, il secondo collaboratore di giustizia in ordine cronologico, dopo il bovalinese Francesco Fonti (parzialmente screditato, dopo le incongruenze sul “Cunsky”), ad aver prodotto rivelazioni importanti sulle navi che potrebbero avere, nella stiva, fusti contenenti sostanze tossico-nocive.

Nel pomeriggio, è già programmata una manifestazione di solidarietà promossa dalla Cvx, la Comunità di vita cristiana retta dal battagliero padre Giovanni Ladiana.

20 dicembre 2009

Berlusconi ha il consenso dei 2/3 del Paese (?)

Al corpo di Silvio Berlusconi il vile attentato di piazza Duomo non ha fatto bene; allo spirito (cioè ai consensi…) invece sì.

Lo fa sapere Affaritaliani.it: un sondaggio appositamente commissionato a Euromedia Research svela che il gradimento del Silvio nazionale come ad esempio quello di premier…, è schizzato addirittura al 66,1% su base nazionale.

Ma la nostra attenzione si sofferma invece sulla “tabella” in cui – sebbene senza disaggregati territoriali – si analizza il consenso di cui “invece” possono godere le più alte cariche dello Stato.

C’è scritto a caratteri quasi cubitali: il presidente del Consiglio è al 99,2 per cento!!! Mentre quel ‘poveraccio’ del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si attesterebbe al 39,1 appena.

Stupito, guardi meglio.
E guardi le sottovoci.
E se magari sei un addetto ai lavori ti accorgi… Ti accorgi che i riferimenti attengono al solo Pdl, e soprattutto che non esiste alcuna tabella omologa per il centrosinistra.

Cioè: il navigatore web sa che tra i ‘suoi’ elettori Berlusconi ha il 99,2% dei consensi (mentre solo 4 elettori pidiellini su 10 hanno fiducia in Napolitano, sommo garante della Costituzione); ma “purtroppo” non è dato sapere il contrario!, cioè quanto discredito abbia il premier tra gli elettori di altre parti politiche (udc, per dire… o centrosinistra strutturato…. Italia dei valori no!, sarebbe sparare sulla ‘crocerossa’) e neanche di quanto credito goda l’ex attivista della Resistenza e Presidente della Repubblica in carica tra gli elettori non “berluscones”.

Peccato…..

…..o no?

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