il Caffè di Meliadò

11 settembre 2014

Regionali, dopo i “casini emiliani” qualcuno potrebbe tirarsi indietro anche in Calabria… forse

Niente da fare: ci piace, ci piace intessere un possibile parallelo tra le rappresentanze alla Regione in Emilia Romagna e in Calabria…

Da poco ci siamo soffermati sui social sulle differenze a proposito della mera data delle elezioni e su questo stesso blog sulla “criticità etica” che sembra insistere su Palazzo Campanella (a differenza che altrove e, comunque, a differenza che nell’altra Regione che andrà al rinnovo di qui a qualche settimana).
Nel frattempo, però, il presidente facente funzioni Antonella Stasi – entrate in vigore le nuove norme statutarie… – ha finalmente pensato bene di fissare la data delle prossime Regionali calabresi: si voterà il 23 novembre.

Bene.

Senonché, nel frattempo l’Emilia è tornata l’ago della bilancia della politica italiana per qualcosa che non ce la sentiamo assolutamente d’ignorare: la Rimborsòpoli (i famosi casini emiliani di cui ha parlato il premier Matteo Renzi).

Pare infatti che una serie di consiglieri e, comunque, entrambi gli aspiranti alla nomination presidenziale per il Pd, l’ex presidente dell’Assemblea Matteo Richetti e il segretario emiliano del partito Stefano Bonaccini, abbiano usato in modo discutibile i fondi pubblici assegnati al gruppo. In particolare, per alcune cene “non istituzior&bnali” (?): importi per 5.500 euro sarebbero contestati al cuperliano Bonaccini, interrogato per ore dai magistrati, 4mila al renziano Richetti.

Bene. Male, cioè.
…Senonché imminenza del voto ed etica pubblica coniugate all’immagine “rottamatutto” del renzismo hanno spinto Richetti (primo da sinistra, nella foto che lo ritrae proprio con Bonaccini) a fare un passo indietro. Non competerà più per le primarie in Emilia Romagna.
E tutto questo offre, secondo noi, alcuni spunti imperdibili.

Il primo, tutto “made in Emilia Romagna”: gli avvisi di garanzia, rispetto a eventuali riverberi politici, pesano tutti allo stesso modo? Parrebbe di no. Non si capisce infatti perché, a fronte di un atto che tecnicamente – si sa – è a tutela dell’indagato, un candidato abbia prudentemente optato per ritirarsi dalla corsa e l’altro invece abbia scelto di restare in campo.
E bisogna pure dire che ritirarsi o meno non è un atto che c’entri con un’eventuale dimensione di colpevolezza, ma solo con la percezione da parte dell’opinione pubblica e con quella che potrebbe chiamarsi “etica politica”.

Il secondo concerne

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20 agosto 2014

I Bronzi di Riace, l’Expo2015 e la Gioconda. Istruzioni d’uso

Bronzi di Riace da trasportare a Milano per non essere provinciali e per consentire a milioni di visitatori di vederli, invogliandoli poi a venire a Reggio Calabria?
Il contributo-provocazione del caro Massimo Canale secondo me era molto interessante da ogni punto di vista, per questo l’ho voluto ripubblicare chiedendo anche ai miei contatti Facebook d’esprimere il proprio parere.

Chiarisco sùbito che non sono d’accordo, ma che le argomentazioni di Massimo a mio avviso rimangono d’estremo interesse.
Per esempio, sfido chiunque a contrastare – non con l’ottimismo della volontà, ma con previsioni realistiche, con dati alla mano etc. – la mesta considerazione che solo in un’enorme piazza come Milano i Bronzi di Riace, pur degni dei maggiori “palcoscenici” del pianeta, potrebbero essere davvero visti da milioni di persone.

Ma veniamo a noi.

1 – A proposito di provincialismo: il ragionamento non pare convincente perché per l’ennesima volta forse involontariamente si ridurrebbe, in modo “davvero” provinciale, un’esposizione di tenore mondiale (non per niente si parla di Esposizione Universale) a un fatto milanese, magari anzi di Rho e Pero (i Comuni della “cintura” meneghina dove sono in costruzione i lavori della Fiera per l’Expo 2015).

2 – Quando avrà luogo la prossima Expo nel nostro Paese? Se tutto va bene, verosimilmente fra qualche decennio. Anche questo dato farebbe capire a chiunque che un’occasione come l’Expo 2015 va colta nel senso più pieno: per far conoscere le eccellenze (ambientali e gastronomiche, visto il tema della manifestazione in programma l’anno prossimo, ma poi anche turistiche, produttive, artistiche…) dell’intero Stivale.

3 – Naturalmente, “far conoscere” quello che in tanti chiamano da tempo Chiantishire non può voler dire portare un po’ di depliant della Toscana all’Expo di Milano, ma evidentemente muovere in maniera massiva tour operator, strategie di settore e “pacchetti” turistici in modo da poter convogliare milioni di persone a spostarsi per alcuni giorni dal capoluogo lombardo nel territorio toscano; oppure per decidere, in base a quanto appreso, di recarvisi successivamente. Fatalmente, per i Bronzi di Riace e comunque per la Calabria non può che accadere la stessa cosa.

4 – Non avrebbe senso esporre a rischi francamente difficili da determinare (con buona pace della “commissione Franceschini”) due opere scultoree fra le più significative al mondo per trasportarle per alcuni mesi a Milano. Al di là di sciocche provocazioni (come parlare di Bronzi “ostaggio della ‘ndrangheta”…), che da tempo neppure sollevano più vero clamore se operate dal Vittorio Sgarbi di turno, è evidente che bisogna organizzarsi esattamente al contrario. Cogliere l’occasione dell’Esposizione Universale per modernizzare l’Italia come qualcuno a Palazzo Chigi asserisce di voler fare. E modernizzarla accorciando in modo consistente e permanente le distante sul fronte trasportistico: impensabile che da Milano o da Roma ci sia “qualche” volo ogni tanto per Reggio Calabria (e viceversa, eh), impensabile che la gran parte delle tariffe risulti tuttora proibitiva. Per non parlare dei collegamenti ferroviari.

5 – La cosa che infatti non si vuol vedere, in una pur apprezzabilmente pacata impostazione “ragionata” circa la possibile “spedizione” milanese dei Bronzi, è che se anche milioni di visitatori dell’Expo vedessero i due Giganti l’anno prossimo e ne rimanessero colpiti al punto da volerli ammirare nel proprio contesto “madre”, dal 2015 a chissà quando rimarrebbero comunque in piedi le stesse criticità logistiche, infrastrutturali, economiche, di “vision” che hanno impedito fin qui l’espVersailleslosione del turismo culturale e naturalistico verso Reggio e verso la Calabria in genere.

6 – Naturalmente rimarrebbe operativa l’ipotesi d’ “incuriosire” i visitatori dell’Expo ad esempio esponendovi delle copie (magari “in scala”) dei Bronzi. Quel che però servirebbe attivare da sùbito è tutto il resto. Collegamenti frequenti e low-price verso la Calabria. Collegamenti significativi tra le varie località calabresi, come pure tra le due sponde dello Stretto (che fanno i turisti dell’Expo se poi vengono in Calabria nel weekend, non possono andare in Sicilia perché qualche “scienziato” ha tagliato i collegamenti?). In Francia, solo per citare un esempio a noi vicino, tantissimi turisti in visita a Parigi vanno anche, prima o poi, a vedere la stupenda Reggia di Versailles (vedi foto a sinistra). Ci si va solitamente col Rer, treno superveloce, e comunque servono circa 45 minuti. Insostenibile affrontarne 60 d’aereo per venire a vedere i Bronzi di Riace nel loro contesto magnogreco? …Diremmo di no.

7 – S’è molto Maroni Sgarbi Bronziparlato delle discutibili foto scattate (con, o senza autorizzazione?) da Gerald Bruneau ai Bronzi di Riace a Palazzo Piacentini. Ma chi ha autorizzato Vittorio Sgarbi (vedi foto col Governatore della Lombardia Roberto Maroni, lo stesso politico leghista che un mese fa l’ha nominato “ambasciatore per i beni artistici”) a presentare in conferenza stampa, riguardo a un evento mondiale di prossima realizzazione, un padiglione dell’Expo 2015 interamente dedicato ai Bronzi di Riace quale presunti testimonial della manifestazione milanese?

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1 luglio 2014

Forza Italia tra animalismo, partito gay-friendly e antiastensionismo

Filed under: a Roma dicono che...,centrodestra — mariomeliado @ 21:56
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Diciamolo sùbito: chi avesse per avventura anche solo pensato che Silvio Berlusconi è morto con la sentenza sul RubyGate e col consegu-enziale affidamento ai Servizi sociali (per sfuggire al carcere), s’è sbagliato di brutto.

Berlusconi è animale politico come pochi. Fiuta il vento come pochi. E chi non l’avesse fatto, farebbe bene a chiedersi almeno adesso (!), almeno alla luce del 40% alle Europee (!!), per quale motivo al mondo l’ “ex Cavaliere” abbia tirato fuori, in tempi non sospetti, un’ammirazione-a-distanza per Matteo Renzi teoricamente degna di miglior causa, per un avversario politico…
Solo che il personaggio ha due caratteristiche.
Che si riflettono adesso nella sua inopinata, rapidissima apertura alle unioni gay e al mondo degli animali domestici (e relativi proprietari, visto che pelosetti e quattrozampe non votano).

La prima è legata alla sua proiezione pubblica: senza scendere nel merito dei suoi (opinabilissimi) risultati di Governo, certo Silvio Berlusconi mediaticamente dà il meglio di sé quando è al timone. Fare le corna ad Angelona Merkel o invitare in vacanza fra tette e culi l’ “amico” Vladimir Putin fa assolutamente parte del personaggio: e sarà meglio chiarire una volta per tutte che le critiche mossegli fuori dalla sfera dei propri sostenitori stessi gli fanno un baffo. Particolarmente, quelle speciose: …chi nel centrosinistra italiano, ieri, aveva goduto per i sorrisini e gli occhiolini complici tra la stessa Merkel e Nicholas Sarkozy al solo sentir parlare della credibilità dell’Italia “di Berlusconi”, con l’arresto per corruzione del “signor Bruni”, oggi è servito e avrà (forse: forse…) compreso la propria miopia.

Seconda caratteristica: Silvio Berlusconi è divisivo e ricompattante. Hai un problema con Claudio Scajola? Non lo cacci, però lo allontani: nell’attesa che, prevedibilmente, l’ex ministro scalpiti e cerchi d’essere nuovamente utile alla causa. Un Fini o un Alfano chiedono una linea politica diversa o il rinnovamento generazionale? Tanto fai, tanto li delegittimi che li induci ad andarsene, per poi dimostrare elettoralmente la loro indiscutibile marginalità “a destra” rispetto ai berluscones. Non ti tornano i conti con la dirigenza forzista? Tiri fuori dal cilindro un Giovanni Toti, piazzandolo a fare scompiglio tra tutti gli “alti papaveri” e a prendere saldamente in mano (anche per competenza specifica, eh) il “pallino” della comunicazione tv facendo da portavoce-più-realista-del-re: mezzo partito strillerà, un quarto di partito bisbigCattlierà d’esser pronto a far le valigie, un ottavo di partito annuncerà le proprie immediate dimissioni, …alla fine puntualmente resteranno tutti e con gli equilibri nuovi che volevi tu.

In questo senso, è stato dato davvero pochissimo spazio rispetto alla potenza evocativa della sconfitta, alle ultime Amministrative del 25 maggio, del sindaco uscente di Pavia Alessandro Cattaneo: ex primo cittadino più amato d’Italia, un po’ incredibilmente non è stato premiato ma, con ogni probabilità, invece ha pagato (!) la qualifica di leader dei “rottamatori” forzisti (in Calabria, per la cronaca, rappresentati dall’oggi presidente delle Ferrovie della Calabria Peppe Pedà). Perché l’ascendente leaderistico, all’interno di un partito con le peculiarità di Forza Italia, sfiora l’unanimismo.

…S’inseriscono in questo quadro pure due recenti vicende.

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22 febbraio 2014

Giura il governo Renzi. Tra mille punti interrogativi, un ministro calabrese: Maria Carmela Lanzetta

Su Maria Carmela Lanzetta neoministro agli Affari regionali c’è davverglobaleo poco da dire.
Se il predecessore Graziano Delrio era l’uomo-Anci (e adesso, da sottosegretario alla Presidenza, uomo forte di Matteo Renzi, che ha appena giurato da nuovo Presidente del Consiglio dei ministri), l’ex sindaco di Monasterace è il sindaco antimafia per eccellenza.

E già qui mi prenderei due rimbrotti, da lei.
Me l’ha detto, con la consueta schiettezza bonaria, anche alla fine dell’ultima intervista: «Tu mi chiami Carmela… ma a casa non mi chiamano Carmela, io mi chiamo Maria!». E poi, sì, è vero: “sindaco antimafia” è un’espressione che a tanti non piace, e in fondo neppure a lei. Nel senso che lettere e telefonate minatorie,

Lanz

l’eclatante incendio della sua farmacia, e poi gli ignobili proiettili esplosi contro la sua Fiat “Panda” che nel marzo di due anni fa l’avevano convinta a lasciare effettivamente sono solo “un” aspetto (vistoso, direi) degli effetti dell’azione amministrativa di un sindaco. Ma, specie in Calabria, e lei l’ha detto spesso e volentieri…, gli amministratori sotto tiro sono tanti e per motivi variegati, sì; epperò al contempo vanno considerati “ordinari” primi cittadini, valutati certo anche per la propria tensione etica ma da valutare anche nella propria “normalità” di amministratori.

…Tuttavia, non si può certo dimenticare quanto è accaduto dopo le dimissioni. Un coro di solidarietà mai finito, iniziative crescenti per tutt’e 20 i canonici giorni del possibile ripensamento sulle dimissioni, culminate nella visita dell’allora segretario nazionale pd Pierluigi Bersani in terra monasteracese e la contestuale revoca delle dimissioni. Il significato doveva essere duplice: da un lato, “non resterai sola mai più”. E poi, sottotraccia, più di un’ipoteca su una candidatura a Camera o Senato alle Politiche, allora letteralmente dietro l’angolo.

Invece i fatti ci dicono che, spenti i riflettori, Maria Carmela Lanzetta (anzi, “Maria”) rimase sola. Solissima.

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30 agosto 2013

I senatori a vita e quella “qultura” che la politica osanna solo a parole

La cosa più torva e triste cs.t.chehe io abbia sentito dire negli ultimi anni l’ha detta oggi Daniela Santanchè (foto a destra).

Questa dirigente del Pdl, purtroppo lontana anni-luce dai valori di una Destra europea di cui il Paese ha maledettamente bisogno, così come di una Sinistra europea (che dista meno dal traguardo, ma di sicuro è ancòra ben lontana dall’averlo tagliato…), s’è permessa di dire che «l’unico che l’avrebbe meritato», cioè Silvio Berlusconi, non è stato nominato senatore a vita.

Qualche breve considerazione.
Io personalmente, ritengo che l’ex premier Berlusconi non meriti assolutamente, neanche di striscio, alcun tipo di onorificenza se non in campo imprenditoriale (dove ha realizzato realtà straordinarie come Mediaset) e sportivo (il Milan è una realtà planetaria, sotto gli occhi di tutti).
In più, indipendentemente da ogni valutazione politica, costituirebbe un assurdo e pericolosissimo precedente il conferimento della carica di senatore a vita a un soggetto raggiunto da condanna irrevocabile, foss’anche per un reato minore (e così, purtroppo per Silvio Berlusconi, non è assolutamente nel caso suo).

E da questo piccolo blog, vorrei evidenziare l’enorme pericolo per la storia e la Costituzione di questa Repubblica che deriverebbe anche solo dall’idea che, messa in cassaforte una sentenza di colpevolezza irrevocabile verso uno qualunque tra i 60 milioni d’italiani, tutti uguali davanti alla Legge (e non «tutti uguali tranne uno», per parafrasare l’infelicissima battuta del ministro alle Riforme Gaetano Quagliariello…), verdetto tra l’altro “consonante”, dello stesso segno (colpevolezza) non in uno ma in tutti i diversi gradi di giudizio!, questo soggetto possa essere impunemente sollevato dalle proprie responsabilità penali con l’escamotage del laticlavio “onorario”.

Ma la cosa più aberrante e schizoide che ritengo includa un devastante messaggio come quello propalato dall’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e da altri (in molti casi, oziosamente) riguarda la pesantissima sottovalutazione dei neosenatori a vita.

A mRenzo Pianoolti di questi microbi (politicamente e, spesso, umanamente) direi solo una cosa piccola piccola: signori, curricula sul tavolo. Parlerete solo dopo aver confrontato i vostri con quelli dei neonominati, ammesso che – arrossiti dalla vergogna – non vogliate volontariamente sparire nelle viscere della terra.

Personalmente, sapevo poco di Elena Cattaneo e delle sue formidabili ricerche sulle cellule staminali.
Posso però dire che Carlo Rubbia, Renzo Piano (vedi foto a sinistra) e Claudio Abbado sono nei settori della ricerca scientifica, dell’architettura e della musica delle strepitose eccellenze che tutto il mondo c’invidia.

Sarebbe perfino banale (…ma non meno vero!) “gridare all’untore”, sottolineando quanto Silvio Berlusconi abbia pochi meriti in questo stesso senso e altri politici, anche dello stesso colore politico, possano averne assai di più.
La Questione sta invece nella pochezza di parole che trucidano verbalmente la straordinaria e variegata ricchezza delle risorse umane di questo Paese; e arriva da un ambiente – la politica – che, grillini o radicali, “sinistri” o “destri”, ciancia molto spesso dell’urgenza di ribaltare l’assurda gerarchia di valori spesso vigente in Italia, cercando di tutelare e preservare la cultura e i suoi alfieri non diciamo “nobilmente”, ma almeno in maniera un attimo più decente.

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28 aprile 2013

Rosarnese l’attentatore di Palazzo Chigi. Ma lo psichiatra: “Persona lucida. E’ dramma della precarietà”

Filed under: a Roma dicono che... — mariomeliado @ 18:02

E’ di Rosarno, impreitiportantissimo centro della Piana di Gioia Tauro, Luigi Preiti, il 49enne incensurato che oggi ha sparato contro due carabinieri ferendone uno in modo serio (il brigadiere Giuseppe Giangrande, siciliano di Monreale: non correrebbe comunque pericolo di vita).

Da 20 anni Preiti s’era trasferito dalla città medmea a Predosa, in provincia di Alessandria: da poco era però tornato nella fascia tirrenica del Reggino in seguito alla perdita del lavoro e alla separazione dalla sua seconda moglie.

«Siamo tutti distrutti, non sappiamo darci pace. Chiediamo scusa ai carabinieri feriti, alle loro famiglie, alla donna colpita, a tutti i cittadini italiani. Nessuno di noi poteva supporre che cosa sarebbe successo», ha dichiarato a caldo il fratello Arcangelo, ribadendo che il proprio fratello Luigi «non è un terrorista, né un pazzo. Al contrario, è un ragazzo in gamba, sempre lucido».

Parole piene di dignità. Ma pure la migliore smentita, questa, per quanti avevano sostenuto “a caldo” che – in linea con certi dettami della “Santa” – i congiunti avessero minimizzato sulle condizioni psichiche di Luigi Preiti solo perché, negli anfratti meno evoluti di un “certo” Sud retrogrado, la pazzia di un parente è considerata una vergogna per l’intera famiglia.

In realtà, dopo il suo eclatante e terribile gesto proprio negli attimi in cui giuravano i ministri del governo Letta, Preiti avrebbe tentato di sopprimersi ma, ha riferito il neovicepremier e neoministro dell’Interno Angelino Alfano, «non c’è riuscito perché aveva finito il caricatore». 

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25 febbraio 2013

Affluenza e riverberi sulle percentuali

Poche ore anccabinaòra e sapremo molte cose. Prima di sapere molte di queste, però, ne sapremo delle altre. E cioè, per partire, sapremo finalmente il dato effettivo sull’affluenza.

E’ noto che – da quando è stato reintrodotto il voto “spezzato” in due giornate, la prima festiva e la seconda metà feriale, l’intero corpo della Pubblica amministrazione (più o meno) è tornato a votare molto molto volentieri di lunedì… E questo già ci dice qualcosa sulla relativa inaffidabilità dei dati intermedi, che a fine domenica ci offrono un poco edificante -7,38% rispetto al dato già non esaltante delle Politiche 2008 (55,17% oggi, contro il 62,55% di 5 anni fa).

Ma la cosa più rilevante non mi sembra questa, bensì l’analisi di flusso: tra pochissime ore scopriremo quanti saranno rimasti a casa, ma qualche ora dopo sarà svelato anche quali partiti se ne saranno realmente avvantaggiati.

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28 gennaio 2013

Scandalo Mps, il Pd adesso rischia davvero

Certo, non deve averci creduto neppure Silvio, alla deflagrazione di uno dei più clamorosi scandali bancari di sempre nel bel mezzo di Politiche che lui e il Pdl parevano assolutamente destinati a perdere.

E, cosa incredibile, non c‘è autogol che tenga (basti pensare alle insensate dichiarazioni, quantomeno insensate per uno che ritiene di guardare all’elettorato moderato…, su BMussarienito Mussolini nel giorno della Memoria): Berlusconi sembra pazzescamente rimesso in pista dall’affaire-Montepaschi.

In cui, com’è noto, c’è un bel bel pezzo di Calabria, considerato che l’ex n.1 Mps e ormai anche ex capataz dell’Abi è un catanzarese “doc”, Giuseppe Mùssari.

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10 gennaio 2013

Il “caso Reggio”? Siam magistrati contabili: niente dissesto…

corteconti2La Corte dei conti ha deciso: per il momento, il Comune di Reggio Calabria non andrà in dissesto finanziario, malgrado il notevole “buco” nelle casse di Palazzo San Giorgio.

Va detto sùbito che non si tratta di alcuna riabilitazione di merito o di particolari apprezzamenti positivi né verso l’operato della giunta Arena (l’ultima operante, al momento dello scioglimento dell’Ente per «contiguità mafiose») né della Commissione straordinaria Panico-Castaldo-Piazza.  Dunque, nessun motivo d’esultanza per nessuno; se non pensando ai disastrosi effetti che – oggettivamente – una dichiarazione di dissesto dell’Ente avrebbe sulla comunità reggina.

Non di meno, va detto pure che non sono state le Sezioni unite a pronunciarsi, ma la Sezione autonomie della Corte dei conti (Giampaolinoche le norme espressamente prevedono sia presieduta dallo stesso presidente della Corte, nello specifico Luigi Giampaolino), con un verdetto, la deliberazione n. 1 del 3 gennaio 2013, che comunque farà giurisprudenza.

E la risposta offerta alla “questione di massima” sollevata dalla Sezione regionale di controllo della Calabria non “farà giurisprudenza” per modo di dire… Nello stesso dispositivo, uno dei commi recita che «ai criteri d’orientamento» fissati «si conformano tutte le Sezioni regionali di controllo».

IL QUESITO Nel merito, il punto-chiave è la deliberazione del Piano di riequilibrio previsto nel Tuel (il Testo unico Enti locali, che nel Titolo Ottavo della Parte Seconda si occupa di «Enti locali deficitari o dissestati») per come modificato dalla legge n. 213 dello scorso anno. Averlo deliberato comporta sospensione?, interruzione?, «arresto tout court» della procedura di dissesto guidato anche in caso d’inadempienza rispetto alle «misure correttive» precedentemente formulate?

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31 ottobre 2012

Spending review: ultime settimane d’agonia per le Province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone

Salvi improbabili colpi di scena o non meno ardui successi in chiave giudiziaria davanti alla magistratura amministrativa, siamo alle ultime settimane di vita per tre Province calabresi: parliamo di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone (nella foto, il Palazzo della Provincia della città pitagorica).

E’ quanto appena sancito dal Governo centrale nel decreto legge di riforma delle Province: lo stesso ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi ha “lanciato” la notizia dell’approvazione del provvedimento, in modo consono alla modernità del Governo tecnico in sella, attraverso un tweet su uno dei social network più diffusi, Twitter.

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