il Caffè di Meliadò

18 maggio 2014

Spigolature dell’operazione “Breakfast”. Quando Claudio (Scajola) bacchettava Silvio B.

Filed under: politica & processi — mariomeliado @ 08:45
Tags: , , , , , , ,

L’ex coordinatore nazionale di Forza Italia ClaArrestato da Dia Reggio Calabria ex ministro Scajolaudio Scajola – a sua insaputa, naturalmente – è stato arrestato l’8 maggio scorso nell’àmbito dell’operazione Breakfast della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. E giusto adesso il pm che concretamente ha animato il fascicolo sfociato nelle otto misure di custodia cautelare – il magistrato antimafia reggino Giuseppe Lombardo – e il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Francesco Curcio hanno interrogato per lunghe ore l’ex pluriministro, in un faccia-a-faccia poi secretato.

Il tema è quello del favoreggiamento della latitanza dell’ex parlamentare reggino berlusconiano Amedeo Matacena, condannato irrevocabilmente a 5 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa in un troncone del maxiprocesso di ‘ndrangheta Olimpia (qui lo vediamo con la moglie Chiara Rizzo). Ma pure quello della ventilata esistenza di una “cupola” plmatarizzouto-massonica che avrebbe fatto affari con la ‘ndrangheta, intessendo appunto con la criminalità organizzata calabrese una sorta di network in cui ci si scambiava appoggi per le latitanze, conoscenze altolocate, consenso per provvedimenti normativi di favore…

…Tuttavia, la vicenda è deflagrata come un rotolo di Semtex-H su scala nazionale per via dei tanti, peculiari “ingredienti” tutti insieme nello stesso paiolo…
Il potente.
L’armatore.
La bellissima.
La latitanza – esilio dorato a Dubai.
Montecarlo.
Il Libano.
Il sexcrime.
Miss Italia (è la madre di Matacena, Raffaellde carolisa De Carolis: in foto, splendida 19enne nel ’62, l’anno della sua incoronazione come reginetta di bellezza).
Amin Gemayel.
La pluriterritorialità: Roma e Costa Azzurra, Calabria, Liguria e Medioriente…
La modella convinta di poter tornare in Italia quasi da turista.
E molti altri…

Certo però, è stato relativamente non battuto un aspetto singolare dell’intera questione: il motivo per cui l’indagine (al di là degli indiscutibili meriti e delle intuizioni di investigatori e inquirenti) non ha avuto ostacoli esogeni, cioè la mancata esistenza in capo a Scajola di cariche elettive e di candidature pendenti di qualsiasi tipo.
(more…)

Annunci

6 gennaio 2013

Se la subcultura mafiosa ha invaso il Nord

Non poteva fare un esempio migliore Enzo Ciconte (nessun legame con questo o quel politico: parliamo dello strepitoso storico della mciconteafia che insegna Storia della criminalità organizzata a Roma Tre, già deputato pci), per tentare di far comprendere in maniera “definitiva” quanto la ‘ndrangheta sia ormai da tempo un problema non solo calabrese, ma di tutto il Paese.

L’esempio prescelto è stato quello relativo all’operazione Minotauro; o meglio, a ciò che è venuto dopo l’operazione della Direzione distrettuale antimafia di Torino…

(more…)

8 luglio 2012

A Genova, salta il processo alla ‘ndrangheta da export. L’inteprete dal calabrese? Si trova… solo a 1.000 km!!!

Ieri, nelle edicole genovesi, sulla “prima” del popolarissimo Secolo XIX spiccava una notizia che, più che di pesto, profuma di peperoncino…

Riguarda il processo Maglio 3, che già odora di Calabria in quanto derivata dall’omonima operazione messa a segno dai carabinieri del Ros (il Raggruppamento operativo speciale) su input della Dda di Genova, appunto: oggetto, dunque, le ormai notissime (specie dopo lo scioglimento del Comune di Ventimiglia per infiltrazioni mafiose…) commistioni tra ‘ndrangheta e apparati pubblici in Liguria.

Tra gli altri, sono stati coinvolti e arrestati nell’ambito di Maglio 3 i presunti capibastone Mimmo Gangemi (….ma la signora di Ellis Island non c’entra niente!, mi raccomando) e Onofrio Garcea più una lunga serie d’altri soggetti, tra destinatari di misure cautelari e indagati a piede libero; l’organizzazione aveva contaminato tutt’e 4 le province liguri, a Ventimiglia era Michele Circosta – stando agli inquirenti – l’indiscusso capoclan.

Beh, la notizia per una volta non è questa, ma porta al sorriso.

Infatti la prossima udienza del processo ai boss delle ‘ndrine importate all’ombra della Lanterna salta… perché non s’è trovato un interprete calabrese-ligure (o calabrese-italiano, fate voi).

Giuro.

(more…)

21 maggio 2012

Torna in carcere per presunta contiguità al clan Commisso di Siderno l’ex consigliere regionale Cosimo Cherubino

Nuova megaoperazione che scuote dal profondo il nostro territorio per via dei presunti legami tra ‘ndrangheta e politica… Lo si capisce fin dall’evocativo nome tributato alla stessa operazione: La falsa politica. Quindici presunti membri della ‘ndrina sidernese dei Commisso sono stati infatti arrestati nella notte dagli agenti della Squadra mobile della Questura di Reggio Calabria in collaborazione con gli uomini del Commissariato di Siderno e dello stesso Sco, il Servizio centrale operativo della Polizia, in ottemperanza a un mandato del giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria (in accoglimento della conforme richiesta della Direzione distrettuale antimafia reggina). E tra gli arrestati ci sono alcuni nomi “eccellenti” della politica calabrese…

(more…)

21 novembre 2010

Universitòpoli / Lettera a docenti e impiegati della “Mediterranea” di Reggio Calabria

Cari docenti e funzionari di Architettura, o meglio: cari docenti e funzionari dell’intera Università “Mediterranea”, in un momento così difficile ci sono poche brevi parole che noi vorremmo rivolgervi, a mo’ di lettera aperta.

 

Innanzitutto, sappiamo bene come la stragrande maggioranza di voi siano persone perbene, con la schiena dritta e che non hanno nemmeno mai immaginato di piegarsi a minacce e lusinghe del crimine organizzato. E’ importante ribadirlo, nel momento in cui si solleva il polverone di un autentico – e secondo noi giustificatissimo – caso mediatico nazionale.

 

In seconda battuta, sarà il caso di distinguere tra pandette ed etica, insomma tra eventuali responsabilità penali e questione morale.

E quel che stando all’accusa è successo, ha per teatro non una panetteria ma un luogo d’alta formazione, dove si creano menti e destini dei giovani, in un contesto socio-territoriale pesantemente involuto da generazioni.

 

E allora, noi vorremmo lasciare da parte i doverosi accertamenti della magistratura, ma pure lo sgomento collettivo; e rivolgerci ai singoli.

 

Ognuno di voi sa se davvero ha compiuto atti inammissibili per un dipendente di un presidio accademico o a maggior ragione per un docente universitario. Se davvero ha falsificato esami o li ha svolti alla carlona per un’intimidazione, se è stato connivente, se ha agevolato operazioni inconcepibili, se “sapeva” e ha taciuto.

 

Al di là del futuro verdetto dei magistrati, chi di voi avesse fatto tutto questo, a nostro avviso già nelle prossime ore deve fare solo una cosa: ammettere tutto pubblicamente, fare fagotto e lasciare immediatamente l’Università.

 

Il futuro della Calabria è incompatibile con questi esempi, il modello da offrire ai giovani che coraggiosamente decidono di rimanere a studiare e, se mai troveranno un’occupazione, a lavorare qui è incompatibile con questi comportamenti.

Per la coscienza di chi davvero avesse ceduto alle pressioni dei clan non ci sarà mai archiviazione.

3 novembre 2010

….”cosa Sua”! Chi non vuole appalti trasparenti & efficienti in Calabria??

Ma chi è che “davvero” danneggia la trasparenza negli appalti e la razionalizzazione d’importanti economie di scala sul fronte pubblico, in Calabria?

La domanda è solo apparentemente peregrina: in realtà, prende spunto dalla cronaca. Già, perché in questi giorni, in seguito ad alcuni importantissimi arresti che hanno inciso nel profondo sugli equilibri mafiosi e paramafiosi nella zona Sud della città (cosche Borghetto-Zindato-Libri), insieme alla riflessione sulla sorprendente (??) reviviscenza dei potenti legami ‘ndrangheta-politica-affari, sono finite sotto la lente alcune preoccupanti infiltrazioni mafiose quanto ad alcuni appalti pubblici. Nonché gli appetiti di un presunto white collar: l’ingegner Demetrio Cento che – tra l’altro – in alcune intercettazioni con personaggi non particolarmente commendevoli si preoccupava di come poter arraffare questa e quella gestione (in questione, centri ricreativi etc.). Rispetto a tutto ciò, sarebbe stato facilitato – tutto da appurare, of course – dal legame con l’assessore comunale alle Politiche sociali Tilde Minasi, già candidata alle Regionali di marzo.

Ora, accade che molti punti interrogativi abbiano riguardato – ad opera di questo o quell’osservatore – la capacità di screening e d’effettivo controllo in capo alla Sua o alla Suap (rispettivamente, Stazione unica appaltante ovvero lo stesso organismo di rango non regionale, ma provinciale).

Per una volta, a un quesito questo blog risponde …con altri due punti interrogativi: cosa pensa di fare l’Ordine degli ingegneri, nelle more di un processo che ci si attende di consueta lentezza, nei confronti del suo “pregevole” iscritto? E poi: già, chi è che veramente non ha a cuore le capacità di screening della Sua?

Facciamo qualche passo indietro….

Giusto quando aveva preso la velocità di crociera e fatto risparmiare alla Regione quasi 70 milioni di euro in un colpo solo, la Stazione unica appaltante si ritrova con una notevole “grana” da sbrogliare: bisognerà cambiare le modalità per finanziarla. L’ha deciso il Governo, impugnando la norma vigente.

La vecchia consiliatura, per la Sua, s’era chiusa con un “giallo”: in campagna elettorale, l’oggi Governatore Giuseppe Scopelliti ne aveva infatti asserito la conclamata inutilità, dicendosi intenzionato – una volta eletto – ad abolire l’organismo guidato dal commissario Salvo Boemi (per lunghi anni, fra i più determinati magistrati d’Italia “in prima linea” contro le cosche: vedi foto).

Tutto rientrato all’inizio del mandato di Scopelliti: proprio grazie alla Sua, a seguito del bando di gara unica regionale «a procedura aperta con modalità telematica per la fornitura triennale di farmaci, emoderivati, soluzioni galeniche e infusionali, mezzi di contrasto per le Aziende sanitarie e ospedaliere» la Regione ha risparmiato 69,2 milioni di euro a fronte di una base d’asta poco sotto il mezzo miliardo (498,8 milioni), con l’aggiudicazione dell’84,33% dei 2.074 lotti omogenei disegnati in ambito regionale. Una performance «mai registrata fin qui», in termini di razionalizzazione ed efficienza della spesa di settore.

Due dati su tutti: 1) lo stesso risparmio programmato nel Piano di rientro dal debito in Sanità è stato superato di 17,3 milioni di euro (+ 33,3%), e  2) per la prima volta i prezzi d’aggiudicazione sono risultati uniformi sull’intero scenario calabrese.

Proprio il Piano di rientro adottato dalla Giunta regionale – al tempo, guidata da Agazio Loiero – con delibera n. 845 del 16 dicembre 2009 preannunciava però che entro fine 2010 un’ulteriore decisione dell’esecutivo avrebbe modificato lo strumento di finanziamento della Stazione unica appaltante, delineando «un budget prefissato» per il suo funzionamento e non più un’incognita, variabile in relazione a numero e importi degli appalti esaminati.

La legge regionale n. 16, varata nel luglio scorso, sancì che «per tutto il periodo d’attuazione del piano di rientro», i modi per finanziare la Stazione unica appaltante sarebbero stati definiti dalla Giunta, «anche in deroga» al primo comma dell’art. 10 della legge regionale 26/2007, «con gli oneri a carico del fondo sanitario regionale».

Parliamo della legge che, il 7 dicembre di tre anni fa, istituì la Sua: l’art. 10, normando il funzionamento di Stazione unica e Osservatorio, prevedeva che per fronteggiare spese d’organizzazione e di funzionamento si destinasse l’1% dell’importo d’ogni singola gara e che per l’eventuale spesa «eccedente le entrate» si provvedesse con fondi della Regione.

Senonché, il 17 settembre scorso il Consiglio dei ministri – su proposta del ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto ha impugnato la “legge 16”, ritenuta illegittima nella parte in cui sancisce «impegni di spesa che non sono in linea con quanto disposto nel Piano di rientro». Ad avviso del Governo centrale, vi risulterebbero violati «i principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica di cui all’art. 117, terzo comma, della Costituzione», che sancisce come «tutela della salute» e «armonizzazione dei bilanci pubblici»  rientrino tra le materie di legislazione concorrente tra Stato e Regioni.

La ritenuta incostituzionalità deriverebbe dalla mancata chiarezza sui «criteri che la Giunta dovrà seguire nella definizione del finanziamento» e intorno alle «condizioni che possano permettere la deroga» alla “legge 26”.
Adesso bisognerà dunque ridefinire legislativamente il tema.

Questione spinosa, a pensare che nel solo 2009 l’organismo guidato dal commissario Boemi ha vagliato 1.015 gare d’appalto per un controvalore da 660 milioni di euro, malgrado la perdurante mancanza di una sede e una lamentata scopertura d’organico pari a 98 unità su 120, cioè l’81,6% del totale: solo 22, secondo gli ultimi dati diffusi, i dipendenti regionali in forza alla Stazione unica.

25 aprile 2010

Come le ‘ndrine scalano il Duomo

La ‘ndrangheta, fenomeno internazionale. L’associazione mafiosa più potente del mondo, come in varie riprese evidenziato da magistrati ‘in prima linea’ (vedi il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri).

Ma, per intanto, fenomeno non locale bensì autenticamente nazionale: ecco un interessante resoconto sull’assedio Risiko-style a Milano & dintorni….

3 gennaio 2010

Bomba alla Procura generale di Reggio Calabria. Una “sfida allo Stato”?

Un gesto gravissimo ed emblematico, quasi dal sapore eversivo: intorno alle 5 di stamattina, un ordigno – una bombola di gas sormontata da un panetto di tritolo – è esploso nel cuore di Reggio Calabria, a un passo dal Castello Aragonese che è fra i simboli della città, e soprattutto davanti agli uffici della Procura generale presso la Corte d’appello reggina, da una manciata di giorni retta dal neopg Salvatore Di Landro.

Per fortuna nessun danno alle persone – le sole schegge avrebbero potuto determinare un dramma – e, in fondo, assai limitati quelli alle cose (temporaneamente scardinato il portone d’accesso alla Procura generale, annerito dalla vampata il prospetto dell’edificio); ma in un caso del genere, dire che siamo alla “resa dei conti” tra Stato e ‘ndrangheta è drammaticamente poco.

Alla luce della riunione del Cosp (il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica), la matrice mafiosa del ‘selvaggio’ atto intimidatorio . Una sorta di sfida alla Nazione e all’ordine costituito, secondo lo stesso Di Landro, l’avvocato generale Franco Scuderi, il procuratore della Repubblica (e capo della Dda reggina) Giuseppe Pignatone e il procuratore aggiunto Michele Prestipino, che hanno preso parte al vertice insieme ai massimi responsabili locali delle forze dell’ordine. , ha avuto modo di dire proprio Salvatore Di Landro.

E mentre si stanno visionando con estrema attenzione le riprese delle telecamere a circuito chiuso, il Cosp ha già disposto inediti, più stringenti controlli per garantire la sicurezza di chi è “in prima linea” nella lotta al crimine organizzato.

Già, perché mentre si susseguono gli angosciati commenti di esponenti delle istituzioni, della politica e delle forze sociali, la domanda di fondo è una sola: perché?

Il fascicolo sarà automaticamente trasferito alla Procura della Repubblica di Catanzaro (sede distrettuale limitrofa, competente a indagare su fatti che coinvolgano uffici giudiziari e magistrati della sede distrettuale reggina); ma gli inquirenti evidenziano, intanto, come siano all’attenzione della Procura generale di Reggio Calabria delicatissime questioni relative a confische ai danni di potenti clan della ‘ndrangheta locale e alcune avocazioni relative a serie vicende processuali. Ma soprattutto, nella Procura generale lavora il sostituto pg Francesco Neri, che da lunghi anni tenta in solitudine di dare nomi e coordinate precise alle vicende connesse alle ‘navi dei veleni’, da vari mesi tornate d’attualità con l’enigma-Cunsky nell’alto Cosentino e la riesumazione, nella Jonica reggina, del caso-Rigel.

…E ancora bisognerà appurare ogni cosa – è chiaro –, ma “a naso” non pare poi così casuale che esattamente con le stesse modalità siano stati piazzati altri due ordigni…

Uno a un’avviata pescheria nella zona Nord della città, l’altro – assai più rilevante, all’apparenza… – nel mese di dicembre a un bar, sempre a Reggio città, di proprietà dei parenti del “pentito” Emilio Di Giovine, il secondo collaboratore di giustizia in ordine cronologico, dopo il bovalinese Francesco Fonti (parzialmente screditato, dopo le incongruenze sul “Cunsky”), ad aver prodotto rivelazioni importanti sulle navi che potrebbero avere, nella stiva, fusti contenenti sostanze tossico-nocive.

Nel pomeriggio, è già programmata una manifestazione di solidarietà promossa dalla Cvx, la Comunità di vita cristiana retta dal battagliero padre Giovanni Ladiana.

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.