il Caffè di Meliadò

7 luglio 2014

Reggio Calabria, le Primarie hanno deciso: il candidato sindaco è Falcomatà (Pd)

È Peppe Falcomatà, l’ex capogruppo del Partito democratico a Palazzo San Giorgio, il candidato della coalizione di centrosinistra selezionato attraverso le primarie di schieramento
tenutesi quest’oggi. 

In teoria, dalle 9 alle 21; in pratica, dalle 8 alle 22, perché quasi tutti i 15 seggi – allestiti presso le sedi delle ex Circoscrizioni di Reggio Calabria – sono stati “presi d’assalto” sin dal mattino presto.

E, quanto alla chiusura delle urne, intorno alle 19,30 la Commissione di garanzia ha deciso d’urgenza di procrastinarla alle 22 (anziché alle 21) per consentire al maggior numero di persone d’esprimere il proprio suffragio per il candidato preferito tra Enzo Amodeo (Centro democratico, già consigliere provinciale), Mimmo Battaglia (consigliere provinciale del Pd), Filippo Bova (ex Cittadinanza mediterranea) e Peppe Falcomatà (ex capogruppo piddino a Palazzo di città).

Primarie “aperte”, va detto. Di fronte al versamento di un euro e alla presentazione di un documento d’identità valido, ha potuto votare chiunque, insomma; non i soli iscritti a uno dei partiti o movimenti della coalizione di centrosinistra.

Nei fatti, però, a queste singolari primarie i Grandi Assenti sono stati proprio i partiti, o comunque le forze politiche organizzate, se si pensa che il solo Centro democratico ha avuto forza e idee da contrapporre ufficialmente ai candidati piddini (originariamente ben tre!, prima che l’attivista del circolo di Cannavò Antonino Calluso ritirasse la propria candidatura).

Anche qui, c’è molta teoria e poi…
(more…)

Annunci

9 gennaio 2011

Il “caso Perugini”. Un paradigma per un’intera coalizione e un’intera classe dirigente (2)

(segue)

Nel 2010, quand’era ormai digerito il dato che l’Udc avrebbe supportato la “corazzata”-Scopelliti e che non sarebbe stato il centrista Roberto Occhiuto ma lo stesso Loiero il candidato-Presidente del centrosinistra, si volle a tutti i costi (perfino con una becera finzione, dopo il sostanziale accordo di Caposuvero) proteggere il teorico pluralismo del Pd attraverso le note finte-primarie vinte proprio da Agazio Loiero su Peppe Bova e Brunello Censore (Doris Lo Moro s’era ormai ritirata). Ci fossero state primarie “di coalizione”, il Governatore uscente avrebbe senz’altro dovuto fronteggiare ulteriori rivali per la nomination relativa al centrosinistra.

Il primo quesito fu: ma è giusto?

Noi, sul punto, ripetemmo quel che andiamo dicendo da anni e anni: benissimo il rispetto del cittadino-elettore, ma proprio per questo motivo l’uscente dev’essere assolutamente e sempre ricandidato dalla coalizione che riuscì a farlo eleggere. Perché in forza del principio di responsabilità politica, se l’elettore è contento del suo operato lo rivota; se ne è scontento, lo manda a casa. Un giudizio doveroso, semplice, chiaro.

Invece, se la coalizione ha malgovernato (…anche con l’elezione diretta, le responsabilità non sono e non saranno mai di una persona sola…), con l’espediente di “cambiare cavallo” magari perde lo stesso, però sfugge (e l’uscente con lei) a una precisissima valutazione di merito. E può, così, bellamente attribuire la responsabilità della sconfitta al fatto d’aver cambiato, allo spiazzamento degli elettori, alla minor esperienza del “nuovo” candidato etc. etc.

Ma il Pd ha appena deciso che non ricandiderà diversi uscenti: il punto primo, dunque, è superato.

Evidentemente, per il Partito democratico non è molto importante che siano i cittadini a giudicare se un suo eletto ha governato bene oppure no. Ovvero, per il Pd ci sono cose più importanti.

(2 – continua)

2 novembre 2010

“Cheeeee? Bova e Adamo come Pintor e la Rossanda? Caro Sansonetti, vorrei dirti che…”. Firmato Fernanda Gigliotti

 <Caro direttore Sansonetti, da tempo pensavo di scriverLe per darLe il benvenuto in Calabria>… Questo l’ “incipit”, graffiante come sempre, di una missiva inviata al direttore di “Calabria Ora” Piero Sansonetti (e divulgata tramite il social network Facebook) da Fernanda Gigliotti (vedi foto), esponente calabrese di punta dell’ “area Marino” del Partito democratico, già candidata alla segreteria regionale sempre del Pd.

<Paola Concia, mia cara amica, mi aveva preannunciato il Suo incarico a Calabria Ora e ho gioito, insieme a tanti altri, perché ho sempre apprezzato il suo giornalismo libero e leale – scrive la Gigliotti –. Sta di fatto, però, che da quando Lei ha assunto il ruolo di direttore nessuna delle note stampa, degli articoli, dei commenti, delle agenzie, a firma mia o del Gruppo PD – Calabri 25 Aprile, hanno più trovato spazio nelle pagine del Suo giornale. Almeno fino a quando non è arrivata Paola Concia in Calabria, il 23 e 24 ottobre scorso, quando finalmente si è rotto l’incantesimo e abbiamo ritrovato spazio, abbondante ed importante, sulle pagine di Calabria Ora.

Poi, di nuovo il nulla>.

<Personalmente non mi scandalizzo – aggiunge l’esponente piddina – e non ci trovo nulla di strano, se la proprietà di un giornale difende se stessa e i suoi interessi politici ed economici. La stranezza sta invece nel fatto che questa “editoria”, questa “proprietà”, spesso ha imposto la trasformazione di un giornale da “organo di informazione” in strumento di “disinformazione”, tacendo pezzi di verità scomode, soprattutto quando si è trattato di parlare di Partito Democratico.

Anche la Sua firma, sotto un editoriale di qualche settimana fa, di aspra critica all’attività del commissario del Pd, ha il sapore del pregiudizio. Forse un confronto preventivo l’avrebbe aiutata a capire meglio i fatti così da evitare l’errore marchiano di avere equiparato l’uscita dal Pd di Adamo e Bova a quella della Rossanda (vedi foto) e di Pintor dal vecchio Pci. Queste ultime sono altre storie, altre vite, altri spessori culturali, umani e politici. Praticamente un altro mondo>.

<In Calabria il Pd sta cercando, invece, di scrivere la parola “fine” ad un modo familistico e personale di fare politica – è la distintissima valutazione politica della Gigliotti –, intriso di faide e lotte personali che molto hanno mutuato nei metodi, nello stile, nelle evoluzioni, da altre associazioni non democratiche. Un sistema oligarchico in cui il rinnovamento è passato da padre in figlio, da marito in moglie, da fratello a fratello. Uno ius sanguinis che è proprio delle società criminali. Un mondo senza passioni ideali.

Certo, conoscere la storia politica, professionale e personale degli ultimi venti anni di tutta la classe dirigente calabrese è forse chiederLe troppo. Ma sarebbe bastato conoscere i fatti politici accaduti in Calabria anche solo dell’ultimo lustro, il fallimento delle proposte di governo degli ultimi anni, per comprendere che le decisioni assunte nel Pd non solo erano giuste sotto il profilo “formale burocratico”, ma “necessarie e non più rinviabili” sotto l’aspetto politico, per la responsabilità “dolosa” dei suoi “ex giovani, combattivi e brillanti di tanti anni fa”, nella sconfitta elettorale del 28 marzo 2010>.

Non manca uno spunto tutto incentrato sull’ottimismo e la propositività, rispetto al futuro dei “dèmocrat” come pure della sfida informativa di “Calabria Ora”: <Spero e Le auguro che nel prossimo futuro vorrà conoscere un pezzo di calabresità che forse ancora Le manca – si legge ancora nella lettera inviata da Fernanda Gigliotti – e che sarebbe felice di incontrarLa e di conoscerLa, perché ritiene che Lei, al di la delle polemiche, è e rimane un esempio di giornalismo libero e garantista in un’Italia sempre più vittima di populismi che usano il giustizialismo e il garantismo ad orologeria a seconda del bisogno del momento. Noi, invece, vorremmo che tra il berlusconismo e il dipietrismo ci fosse un proposta democratica autentica e una classe dirigente credibile, capace di arrivare prima di ogni avviso di garanzia e di ogni bomba intimidatoria>.

18 settembre 2010

Pd, -5 al commissariamento nelle province. Pdl, Totò Caridi per Reggio?

Aspettiamoci smentite….. Tuttavia, adesso della volontà del commissario regionale Adriano Musi di chiedere al “numero 1” dei garanti del Partito democratico, Luigi Berlinguer, il subcommissariamento anche per alcune (o tutte?) le province calabresi si sa anche la probabile data: mettiamoci un bel condizionale – oltre ai riscontri incrociati che, lo diciamo per ogni eventuale <lezione di giornalismo> fosse impellente impartire da parte di chiunque, già abbiamo ovviamente incamerato sul punto – l’incontro avverrebbe giovedì 23 settembre e, salve novità, per Reggio Calabria e Catanzaro in particolare , “non c’è salvezza”, asserisce qualcuno.

Ripetiamo, come già s’era detto: il punto interrogativo attiene più che altro a Crotone, dove il segretario provinciale è quel Francesco Sulla – ex assessore regionale alle Attività produttive e attuale consigliere regionale-questore di minoranza – che fin qui parrebbe tra i “recuperabili”. A patto ovviamente di essere tra quanti, già all’interno del movimento “A testa alta per la Calabria”, riterranno di non seguire Peppe Bova fuori dal partito e nell’avventura, che pure elettoralmente pare imminente, dei Riformisti democratici per la Calabria: in caso contrario, il “cartellino rosso” pare già pronto.

Oh, a proposito d’espulsioni… Il discorso si fa importante, perché dopo il nugolo d’amministratori pubblici più o meno importanti, tra il Catanzarese e il Cosentino, che hanno invocato la clemenza di Musi (o meglio degli organi deputati a formalizzare l’espulsione dal Partito democratico) per l’ex viceGovernatore Nicola Adamo, in questi giorni s’è notato che anche rispetto a Bova qualche voce, incluso qualche consigliere comunale piddino (Frank Benedetto, da ultimo un ex “boviano-di-ferro” come Gianni Minniti) ha suggerito di non gettare il bambino con l’acqua sporca. Peccato che (absit iniuria verbis), come ha illustrato molto molto bene in un intervento al curaro nientemeno che il “ribelle dei ribelli”, Walter Veltroni (dunque la sua non poteva essere una censura a Bova che si ribella a Roma, considerato che a Pierluigi Bersani si sta ribellando lui stesso che ne fu predecessore al timone dei dèmocrat), una buona fetta di partito ritenga che “l’acqua sporca” (o la <statua di sale>: fate voi) sia proprio quel che altri ritengono “il bambino”; e viceversa…

A ogni buon conto. L’intervento di Gianni Minniti è a nostro avviso doppiamente importante. Perché da un lato abradedetto da un “compagno di strada”, oltre che da un vecchio “compagno”, crediamo sia più importante rispetto ad altre voci talora legittimamente interessate – ogni residuo possibile convincimento di Peppe Strangio di poter restare nella propria postazione di segretario del Pd reggino. In altre parole: se anche mai la Federazione reggina alla fine di tortuosi e inesplorabili percorsi non venisse commissariata (ne dubitiamo assai), i consiglieri comunali non lo vogliono lì perché, indipendentemente dal valore dell’ex capogabinetto dell’allora presidente del Consiglio regionale Bova, lasciarlo in quella postazione equivarrebbe tragicamente a “ripetere gli errori del passato, quelli che hanno accelerato processi di stillicidio interno al partito a Reggio e nella sua provincia”. Ma soprattutto, dall’altro lato la missiva del consigliere Minniti va al nocciolo della questione che, oggi, il Pd si trova davanti. Fa capire senza remore che un conto è la normalizzazione del partito, un conto è stupire tutti attraverso un ampio coinvolgimento della società civile e altri “colpi di tacco” più o meno mediatici, un conto è la selezione del personale politico (per esempio attraverso le Primarie, che il commissario Adriano Musi vuole fortemente per ogni carica apicale)… tutt’altro conto è vincere una competizione elettorale.

Questo lo sanno tutti, già; eppure, questo è il nodo.

Il centrodestra, per esempio, sa che in teoria il Comune di Reggio Calabria è un Ente “AAA”: tripla A, praticamente impossibile da perdere nelle valutazioni dei sondaggisti e degli analisti di settore, come certi collegi alle Politiche ai tempi del maggioritario uninominale (che, se tornasse…. a fronte del incarnato dal “Porcellum” ovvero dall’eventualità di un proporzionale puro rivendicato da molti che riproietterebbe largamente il Paese verso l’ingovernabilità… beh, se tornasse non sarebbe poi così male: o no?). Ora, le spaccature del centrodestra lasciano ipotizzare che alcuni nomi, per esempio di “fedelissimi scopellitiani” (Franco Zoccali, Demy Arena), siano difficilmente compatibili con l’iceberg elettorale che c’è di fronte: la coalizione di centrodestra, se vuole vincere con certezza, deve vincere al primo turno. Perché se si va sotto il 50,1% dei voti validi, sinceramente, con tutto quel che è accaduto all’interno del Popolo della libertà e le frizioni con diversi alleati e una città che – una tantum! – sente palpabile la pressione del crimine organizzato su di sé e sui Palazzi, al ballottaggio potrebbe accadere davvero ogni cosa.

“Quindi”, serve un macinavoti di primissima scelta. E guardando indietro, alle Regionali del marzo scorso: chi, se non l’attuale assessore regionale alle Attività produttive Antonio Caridi?

Caridi, più che ex-udc diremmo ex-ccd (e ben lo prova l’appartenenza al gruppo di Pino Galati dei Popolari Europei poi confluito nel Pdl, area che oggi vanta vari consiglieri regionali e ben due assessori, cioè appunto Caridi e il catanzarese Mimmo Tallini), “sa come si fa”. Dal punto di vista della canalizzazione del consenso, del coinvolgimento di un’area vasta della coalizione e del provare a marciare compatti verso un muro difficilissimo da scalare: oltre metà dei consensi disponibili in città sul suo nome. Non mancano, in verità, consistenti riserve: è evidente che dopo tutto quel che è successo neppure Mazinga potrebbe scartare senza danni tutto quello che Peppe Raffa e gli elementi a lui vicini rappresentano, né certi problemini ben noti alla base del Pdl che il sindaco facente funzioni e il suo tortuoso percorso recente hanno semplicemente messo a nudo (come spiegare, altrimenti, gli asperrimi contrasti assessori-consiglieri sulla nobilissima questione delle ….deleghe consiliari?).  E poi, proprio in casa-Pdl, sono in tanti a mormorare che, un giorno dopo l’elezione, con Totò Caridi sindaco la città potrebbe conoscere una pagina amministrativa non memorabile: abbiano ragione o meno, l’esistenza (e insistenza) di considerazioni di questo tipo è un altro fattore che chi sceglierà il candidato e il diretto interessato, a tempo debito, dovranno valutare con attenzione.

Ci sarebbe un’altra carta più che spendibile: il leader nazionale del Pri Franco Nucara.

Dal punto di vista della qualità, riteniamo ci sarebbe veramente poco da ridire su un nome come quello dell’ex ministro junior all’Ambiente. Certo però adesso sul suo nome pesa negativamente (così come, in caso di successo, avrebbe pesato assai e in positivo) l’aborto del gruppo parlamentare dei “responsabili”; per non parlare delle critiche giuntegli dall’interno del suo stesso pur “micro”partito (basterà per tutti Giorgio La Malfa: “E’ una vergogna”, con Nucara a rintuzzare, senza mai nominarlo: “Per me, è più vergognoso aver appoggiato uno come Prodi”). Soprattutto, è agevole identificarlo come il “ragionatore”, un kingmaker abile e intelligente; meno, come il trascinatore elettorale in grado di convincere 100mila persone che scegliere lui sarebbe un buon contratto per il futuro di Reggio Calabria.

9 maggio 2010

L’imbarbarimento della crisi del Pd calabrese? Chiedere a Bersani, please…

 <…L’unico atto di responsabilita’, in particolare da parte di chi ha avuto ruoli di primo piano in questi anni nella politica regionale e nella direzione del partito sarebbe quello di fare un passo indietro e di non riproporsi in ruoli di direzione>. Così Mimmo Bevacqua, vicepresidente della giunta Oliverio che guida l’Amministrazione provinciale di Cosenza, per la verità a sua volta candidato alle ultime controverse Regionali.

Secondo il politico piddino d’estrazione rutelliana, <il primo messaggio che bisogna mandare ai cittadini> riguarda la <capacità di mettere in campo un nuovo progetto di crescita della Calabria ed una classe dirigente libera da vecchi vizi, che tanto danno hanno prodotto>.

Dunque, commissariamento del Partito democratico calabrese sì!, secondo Bevacqua. Perché, semplicemente, il ricorso a <personaggi ampiamente sperimentati e conosciuti> (non sarà difficile ipotizzarne nomi & cognomi) <in funzione ed in ruoli di responsabilità in questi anni in Calabria sarebbe davvero disastroso>.

 …Sarà vero? Mah.

Resta la grande perplessità: da un lato c’è chi ritiene sempre valido l’antico brocardo medice, cura te ipsum. Dall’altro, esiste però un ampio – potenzialmente enorme – popolo dèmocrat che ne ha piene le tasche di cencellismo, dietrologie, guerre di finta-avanguardia combattute, possibilmente, dopo aver perso tutte le battaglie intermedie in seguito a tattiche maldestre e dagli esiti disastrosi.

 Una cosa, certo, va chiarita fin d’ora.

Rispetto a un eventuale imminente commissariamento, il corpaccione della base piddina non pensa proprio a certi ‘alti papaveri’ – diciamo così –trapiantati chi a Catanzaro, chi a Roma per prendere le redini del Pd e affossarlo definitivamente

Anche se i commissariamenti difficilmente fanno bene a un soggetto politico (ed extrapolitico, se è per questo), come evidenziato nei giorni scorsi dal presidente regionale pd Pino Caminiti, questo è il momento per sfoderare un minimo di decisionismo da parte di quella segreteria Bersani che, dopo aver vinto e stravinto la disputa congressuale sul territorio calabrese (in modo francamente vergognoso, per il convergere sul suo nome di personalità che prima e, come s’è visto, anche adesso invece si stavano scannando, gettando il partito alle ortiche), ha incarnato una delle più clamorose, plastiche rappresentazioni di leadership imbelle dal dopoguerra, coi risultati ben noti.

Come sempre, la storia non si fa con i ‘se’.

Però è stuzzicante, ipotizzare cosa sarebbe potuto accadere nella Calabria-ai-tempi-di-Scopelliti se Pierluigi Bersani, sostanziale ‘dominus’ del partito a vocazione maggioritaria nel centrosinistra, invece di fregarsene altamente e promettere <i conti in Calabria li faremo dopo le elezioni> a seguito delle assurde scintille tra ‘big’ piddini come Agazio Loiero e Peppe Bova, avesse preso in mano le redini della questione schiodandone le amabili terga dalle rispettive postazioni, istituzionali e di partito senza alcuna differenza.

Secondo una buona fetta della base piddina oggi, probabilmente, dovrebbe farlo. Tardivamente.

26 dicembre 2009

Regionali, per il centrosinistra dèbacle annunciata? (1)

E’ chiaro: sembra incredibile, ‘dover’ assistere al disfacimento del centrosinistra nel centroSud.

Però ci sono alcuni indizi che fanno ipotizzare qualcosa del genere, in vista delle Regionali di fine marzo… Prendiamo, per esempio, la candidatura degli uscenti in Campania, Calabria, Puglia e Lazio: il centrodestra parrebbe dover solo decidere chi far eleggere.

Il problema in Puglia non sta nella debolezza del centrosinistra ma, al solito, nelle lacerazioni: Nichi Vendola deve vedersela con la congettura piddina di non candidare lui, ma il sindaco di Bari Michele Emiliano, peraltro guida dei Democrat pugliesi (metterebbe Udc e dipietristi, che assolutamente osteggiano il leader nazionale di Sinistra ecologia e libertà, nelle condizioni d’allearsi col Pd; e al tempo stesso, libererebbe la ‘casella’ della sindacatura del capoluogo della Puglia); in Campania, qualsiasi nome nel post-Antonio Bassolino sembra spacciato; in Lazio, per ragioni del tutto analoghe, è difficile perfino rastrellare il nome di un candidato a succedere al volto Rai Piero Marrazzo, le cui disavventure sono ormai perfino troppo note.

Quanto alla Calabria, la candidatura di Agazio Loiero è fortemente posta in discussione dalle Primarie in cui sarà sfidato dal presidente del Consiglio regionale Peppe Bova, dal deputato Doris Lo Moro e dal consigliere regionale piddino Brunello Censore.
Epperò, esiste un meccanismo di “ripescaggio” più che possibile: non considerare vincolante l’esito di questo strumento per la scelta del candidato-Governatore.
Non tanto ad opera dei diretti protagonisti, quanto dei partiti loro sostenitori…

(1 – continua)

9 dicembre 2009

Tonino, addio

Questa che segue è la commemorazione diramata dall’Ufficio stampa del Consiglio regionale di Tonino Acri, per anni presidente della Provincia di Cosenza e fin qui consigliere regionale. La seconda metà di questa legislatura regionale, per chi ha frequentato Palazzo Campanella, porta indiscutibilmente (anche) il volto della sua malattia, della lotta contro il male di questo Politico Gentiluomo.

….Addio, Tonino.

* * * * * * * * * * * * * * * * *

“Scompare con Antonio Acri, una figura limpida che ha arricchito le Istituzioni con la politica dal volto umano, densa di passione civile e con la stella polare dei problemi della Calabria onesta e laboriosa”.

Lo ha affermato oggi il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Bova, apprendendo del decesso di Antonio Acri, consigliere regionale del Pd.

Nel corso di questa legislatura, Acri ha rivestito incarichi importanti, prima come Presidente del Comitato per la qualità e fattibilità delle leggi, poi come presidente della quarta Commissione consiliare “Assetto, utilizzazione del territorio – Protezione dell’Ambiente”.

Finchè le forze glielo hanno consentito, ha svolto con passione e puntualità gli incarichi ricoperti.

Dal dicembre del 2000, è stato Vice Presidente della Lega Nazionale delle Autonomie Locali oltre che Presidente della Lega Regionale.

Antonio Acri era nato a San Giovanni in Fiore il 2 dicembre del ’42. Sposato dal ‘72, padre di due figli e dal 2002 anche nonno, si era laureato in Scienze motorie all’Isef di Napoli.

Il suo impegno politico inizia da giovanissimo nelle file dell’allora Pci. Ultratrentennale la sua presenza nelle istituzioni: nel 1975 viene eletto nel Consiglio comunale di San Giovanni in Fiore, diventando prima assessore e poi sindaco nell’81.

Dal 1980 viene eletto, ininterrottamente, consigliere dell’Amministrazione provinciale di Cosenza e ricopre gli incarichi di capogruppo Consiliare del P.D.S., poi più volte di assessore e infine, nel ’94, di Presidente della Provincia. Nel ’95 è eletto a mezzo di elezione diretta e cinque anni dopo è riconfermato Presidente al primo turno nelle competizioni del Giugno 1999.

Era entrato per la prima volta in Consiglio regionale, eletto il 4 aprile 2005 con 6.765 voti nella lista Ds della circoscrizione di Cosenza; il 1 gennaio 2008, Acri aderisce al neocostituito gruppo consiliare del Partito Democratico.

Fino al 31 gennaio 2008, ha rivestito la carica di segretario della Commissione consiliare regionale contro il fenomeno della mafia in Calabria.

Nella seduta consiliare dell’8 luglio 2005, è stato eletto membro degli Istituti regionali Ricerca Sperimentazione ed aggiornamenti educativi

(I.R.R.S.A.E.) presso il Ministero della Pubblica Istruzione.

Appassionato di sport, è stato calciatore e allenatore di 3a categoria, e ha praticato anche il pugilato. Amava viaggiare e leggere libri di saggistica storica e politica.

20 luglio 2009

Il Pd e i suoi mille guai. Prendiamone “uno”…… Mario Meliadò intervista Mario Adinolfi, candidato alla segreteria nazionale (2)

(DUE – segue)

Una cosa molto importante – non sempre tenuta d’occhio, per la verità – è lo “spirito delle Primarie”. Sempre discusse; anche in qualche Regione che (vedi la Calabria) sta per vararle come meccanismo-base per la selezione della classe dirigente. Tu con che spirito partecipi alle Primarie del Pd?

<Al di là di quello che sarà il risultato finale, prendo parte alle Primarie piddine con uno spirito molto serio. Determinato. Non ritengo di partecipare a una scampagnata goliardica, voglio dire, ma a una battaglia politica, che in quanto tale è imperniata su due fattori: le idee ppd bandiere in festaolitiche, e quelle ci sono e mi auguro si fortificheranno; e poi l’organizzazione del consenso…>.

Ecco… l’organizzazione del consenso. Al di là della distanza che tu ravvisi rispetto ai programmi e al “modus” politico di Bersani o Franceschini, il risultato e la forza interna al Pd che ti andrai a ritagliare vorrai tradurli in candidature alle Regionali 2010, attese in 17 Regioni su 20?

<…Ma sicuramente sì. Si pensa al presente, ma anche al futuro… Ricorderai le liste “Generazione U” delle primarie 2007: al di là della sfida per la leadership adesso molti di quei “miei” candidati siedono nei Consigli comunali, nelle Circoscrizioni, io stesso sono stato candidato alla Camera e per Montecitorio sono risultato primo dei non eletti… Certamente, nel 2010, per le Regionali ci saranno ovunque candidati pd espressione della nostra mozione di oggi>.

Parliamo di Calabria.

Il 14 ottobre di 2 anni fa, alle primarie che individuarono in Veltroni il “segretario giusto” (?), qui il Pdm (Partito democratico meridionale, “inventato” di sana pianta dal Governatore Agazio Loiero e gemellato con Rosy Bindi) prese il 40% dei voti; e più o meno gli stessi voti prese A testa alta per la Calabria, altra corrente locale graniticamente dalemiana (che si rifà al presidente del Consiglio Giuseppe Bova).

Simili fenomeni ti sembrano un modo come un altro per spartirsi i voti?, la sapiente intuizione di precursori dell’autonomismo insito nel nascente Partito del Sud?, il rigurgito di antichi cacicchi?

<Non è troppo difficile spiegarsi come si verifichino episodi di questo tipo in un Sud verso il quale, però, all’interno del Partito democratico troppo spesso “leggo” un atteggiamento diffidente, quasi razzista… E invece no: i problemi del Mezzogiorno sono reali, non si può liquidare tutto con superficialità né tantomeno lasciare che se ne “occupi” il clientelismo del Pdl. Certo però, secondo me, un futuro Partito del Sud non attecchirebbe mai come forza politica geografica di maggioranza relativa, perché nel Mezzogiorno è palpabile una forte volontà di sentirsi inclusi in processi di tenore nazionale. Anche in chiave-Primarie, mi preme allora evidenziare che la contromisura migliore a questi mille guai sta nella qualità anche anagrafica della proposta. Io spero insomma che alle Primarie in sede locale e al Congresso nazionale si possa veder crescere quella nuova generazione di politici che oggi hanno 20, 25, 32 anni, figli di nuove logiche e non di quelle stantie che dominano, sterilmente, da troppi anni. Serve una nuova generazione gravida d’impegno civile, sulla scia del magnifico esempio dei “ragazzi di Locri”, che recuperi un senso e una direzione mirata all’impegno per il Sud d’Italia>.

(DUE – continua)

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.