il Caffè di Meliadò

2 settembre 2014

Il filo della provocazione nella fotografia. E a volte, il beffato è il fotografo…

Sarà che la Calabria è stata sempre terra fertile per i provocatori (…l’esperienza di Gerald Brtoscani & calabresiuneau e del boa fucsia con cui ha “agghindato” i Bronzi di Riace insegna). Ma a questo blogger pare passata una vita, e del resto sono veramente passati già sette lunghissimi anni da quando, su altro blog e altra piattaforma, quasi “in presa diretta” dopo avere incontrato Oliviero Toscani al lavoro sul Lungomare di Reggio Calabria scriveva del nuovo “schiaffo mediatico” firmato dal grande, controverso fotografo.

«Terroni? Sì, siamo calabresi». «Incivili? Sì, siamo calabresi», aveva scritto il geniale fotografo divenuto famoso in tutto il pianeta per le foto-shock delle ripetute campagne pubblicitarie per Benetton. Ne venne fuori un manicomio mai finito di dichiarazioni, d’invettive, di giaculatorie contro chi pur impiegando il volto pulito di tanti giovani calabresi aveva “osato” ribadire i cliché negativi sulla Calabria (che in realtà quella campagna di comunicazione aveva l’intenzione di sovvertire, utilizzando come leva l’autoironia) e per di più a spese della Regione, cioè degli stessi cittadini calabresi.

Per la verità, le cose che davvero diedero fastidio a questo blogger di quella campagna istituzionale furono le scritte sgrammaticate («Si, siamo calabresi» anziché l’ovviamente corretto «, siamo calabresi»). Considerate le centinaia di migliaia di euro utilizzate per veicolare il messaggio e le pochissime parole di testo inserite, crediamo che il correttore di bozze abbia attinto davvero troppo – lui sì – alle tasche dei calabresi.
…Fatto sta che, a ripensarci, davvero la fotografia pare uno strumento privilegiato per le provocazioni di carattere politico-sociale.

Stavofdilta però, a essere “beffato” è stato direttamente il fotografo… Proprio una foto di Toscani è stata infatti presa – del tutto a sua insaputa – e manipolata da Fratelli d’Italia – Alleanza nazionale per una discutibile campagna mediatica contro le adozioni gay (in relazione alla recentissima, controversa sentenza del Tribunale dei minori di Roma che, per la prima volta in Italia, ha riconosciuto il diritto all’adozione da parte di due donne unite da una relazione sentimentale. Un caso classico di adozione semipiena, come illustra l’articolo di Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, che è linkato qui).

La reazione del “maestro” – il provocatore per eccellenza temporaneamente beffato, espropriato di un’immagine frutto della sua inventiva e della sua arte – nei confronti della campagna di comunicazione ritenuta un concentrato d’omofobia non s’è fatta attendere.

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5 luglio 2011

Le confessioni (non di un malandrino, non di Sant’Agostino ma…) di Grazioso Manno

Il giorno dopo Miss Italia nel Mondo, vinta da una delle ragazze cui negli ultimi tempi la parola «splendida» sembra attagliarsi realmente bene, l’amazzonica Silvia Novais, qualcuno pensa. E ripensa. E rimugina. 

In questo senso, non può che fare notizia l’autodafè di Grazioso Manno, “deus ex machina” dei Consorzi di bonifica in Calabria, che a nostro avviso giustamente lo definisce «un “atto di sfida” soprattutto a me stesso».

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9 gennaio 2011

Il “caso Perugini”. Un paradigma per un’intera coalizione e un’intera classe dirigente (2)

(segue)

Nel 2010, quand’era ormai digerito il dato che l’Udc avrebbe supportato la “corazzata”-Scopelliti e che non sarebbe stato il centrista Roberto Occhiuto ma lo stesso Loiero il candidato-Presidente del centrosinistra, si volle a tutti i costi (perfino con una becera finzione, dopo il sostanziale accordo di Caposuvero) proteggere il teorico pluralismo del Pd attraverso le note finte-primarie vinte proprio da Agazio Loiero su Peppe Bova e Brunello Censore (Doris Lo Moro s’era ormai ritirata). Ci fossero state primarie “di coalizione”, il Governatore uscente avrebbe senz’altro dovuto fronteggiare ulteriori rivali per la nomination relativa al centrosinistra.

Il primo quesito fu: ma è giusto?

Noi, sul punto, ripetemmo quel che andiamo dicendo da anni e anni: benissimo il rispetto del cittadino-elettore, ma proprio per questo motivo l’uscente dev’essere assolutamente e sempre ricandidato dalla coalizione che riuscì a farlo eleggere. Perché in forza del principio di responsabilità politica, se l’elettore è contento del suo operato lo rivota; se ne è scontento, lo manda a casa. Un giudizio doveroso, semplice, chiaro.

Invece, se la coalizione ha malgovernato (…anche con l’elezione diretta, le responsabilità non sono e non saranno mai di una persona sola…), con l’espediente di “cambiare cavallo” magari perde lo stesso, però sfugge (e l’uscente con lei) a una precisissima valutazione di merito. E può, così, bellamente attribuire la responsabilità della sconfitta al fatto d’aver cambiato, allo spiazzamento degli elettori, alla minor esperienza del “nuovo” candidato etc. etc.

Ma il Pd ha appena deciso che non ricandiderà diversi uscenti: il punto primo, dunque, è superato.

Evidentemente, per il Partito democratico non è molto importante che siano i cittadini a giudicare se un suo eletto ha governato bene oppure no. Ovvero, per il Pd ci sono cose più importanti.

(2 – continua)

17 settembre 2010

E adesso, di liste-bandiera, fatene altre… mi raccomando!

Il gran movimento verificatosi in questi mesi a Palazzo Campanella, dopo le elezioni regionali dello scorso mese di marzo, ad avviso di questo blogger serve soprattutto a una cosa: a far capire in via definitiva che, a differenza di quanto accade con la Destra (dove, in sintonia coi temi-di-casa, si ha un controllo ‘militare’ di liste e partitini, singoli e movimentucoli vari), a Sinistra la proliferazione dei soggetti politici ben difficilmente ‘paga’.

Il riferimento #1 non può che essere il “partito del Presidente” messo in campo appunto alle ultime Regionali: “Autonomia e diritti”.

1) IL PASSATO PROSSIMO. Ma se già un ‘movimento del Presidente’ e cioè il Partito democratico meridionale (Pdm) aveva creato una marea di polemiche, al limite dell’impeachment nei confronti dell’allora Governatore in carica per il centrosinistra Agazio Loiero, ma come si sarebbe potuto mai pensare seriamente che gli alleati e soprattutto la composita galassia degli appartenenti al Pd fosse in grado di digerire amabilmente la discesa in campo di una lista-partito che, oltretutto, in varie province è andata a setacciare uomini piddini importanti direttamente nelle istituzioni?

2) IL PRESENTE. AD (Autonomia e diritti), oltre ad avere infelicemente una sigla che rimanda all’Architectural’s Digest – prezioso baedeker di ogni amante dell’architettura e degli splendidi interni che si rispetti -, infelice perché mentre il giornale AD ci mostra il bello così il partito Ad ci ha mostrato cose quasi sempre inguardabili, ha segnato un punto-di-non-ritorno rispetto al “prima”.
Prima del marzo 2010, infatti, si riteneva che l’ex ministro Loiero fosse in qualche modo un re Mida della politica, in grado di trasformare non diciamo in argento, ma almeno in silverplate tutto il materiale politico, non sempre di prima qualità……, che toccava. Adesso, al di là d’essere stato maciullato dall’eurostar elettorale Scopelliti, Agazio Loiero ha prodotto nei terzi la certezza che il materiale politico che coinvolge in qualche progetto è destinato a fare una pessima fine e, spesso, a farla fare ad altri.

Il progetto-Ad è fallito una prima volta nel marzo 2010. Molti (…vero, Franco Petramala??) erano convintissimi che avrebbe raccolto grandi consensi nella politica organizzata ma penalizzata – su vari livelli – dal Pd ‘casamadre’ e anche nella società civile assai vicina al centrosinistra epperò non organica a tale coalizione, trainando l’uscente verso la riconferma. Non è andata affatto così e Autonomia e diritti ha conquistato suffragi decenti, “salvandosi” sotto il profilo di una valutazione meramente elettorale per il solo frangente di essere l’unico altro soggetto politico dell’intero centrosinistra “andato a seggi”, oltre ai ‘tradizionali’ Pd e Fds, e conquistandone tra l’altro ben 4. Malgrado i 4 seggi, la valutazione non va oltre il risultato <decente> per l’ovvio raffronto da eseguire con l’altra “lista del Presidente“: Scopelliti Presidente ha attinto in modo assai più significativo a espressioni della società civile e non organiche ai partiti già presenti. E il suo risultato elettorale e d’immagine è stato a dir poco devastante (considerando, soprattutto, gli elevatissimi suffragi ben fuori dalla provincia d’appartenenza del Governatore neoeletto, Reggio Calabria).

Il progetto-Ad è fallito una seconda volta (e Loiero sapeva benissimo tutto in anticipo, avendolo architettato anche se…. ops!, questo non si può dire, se no s’arrabbia!) quando i Democratici hanno amaramente capito l’antifona: altro che valore aggiunto!, i 4 consiglieri di Ad sarebbero rimasti per i fatticelli propri. Con tanto di gruppo autonomo. E, inevitabilmente, facendo pesare assai meno il Pd a Palazzo Campanella.

Il progetto-Ad è fallito una terza volta nel momento in cui s’è capito che neppure Loiero costituiva più il vero collante di Autonomia e diritti: ed ecco il vibonese Ottavio Bruni prendere pubblicamente le distanze dal “suo” Presidente (ricordiamo che fino a una manciata di giorni prima era “solamente” il capogabinetto della sua Giunta regionale……………); il rendese Rosario Mirabelli (qui in foto) prima transfuga nell’Api e dopo un paio di giorni destinatario di un avviso di garanzia accompagnato da pregnante misura restrittiva (francamente, non sappiamo quale dei due eventi abbiamo destato più sconcerto… ma sappiamo che difficilmente sarebbe rimasto nel gruppo di un Pd che ha per capogruppo quel Sandro Principe contro il quale per ben due volte aveva tentato, invano, la scalata alla sindacatura di Rende. Tantopiù, ben sapendo che l’aveva fatto da uomo di Alleanza nazionale, come dire: un po’ distante dal Pd, ecco…), ecco Mario Franchino tornare a casa-base dopo l’ultimatum del commissario regionale piddino Adriano Musi. E il solo Enzo Ciconte restare sulle posizioni di Ad di cui, a questo punto, detiene un indiscusso quanto vuoto monopolio.

Il progetto-Ad è fallito una quarta volta, soprattutto!, quando è stato “alibi perfetto” per l’exit-strategy di Peppe Bova e Nicola Adamo. E lì ci si potrebbe scrivere un film: <Visto che voi cattivoni avete lasciato il Pd alla Regione sostazialmente nelle mani di chi, Loiero, ci ha condotto alla sconfitta del marzo scorso e contemporaneamente ha le mani in pasta in un altro soggetto politico…>.

Chiaro, no? E che importa se quest'<altro soggetto politico> s’è liquefatto come neve al sole. Tanto, era tutto scontato come i prezzi durante i saldi.

9 maggio 2010

L’imbarbarimento della crisi del Pd calabrese? Chiedere a Bersani, please…

 <…L’unico atto di responsabilita’, in particolare da parte di chi ha avuto ruoli di primo piano in questi anni nella politica regionale e nella direzione del partito sarebbe quello di fare un passo indietro e di non riproporsi in ruoli di direzione>. Così Mimmo Bevacqua, vicepresidente della giunta Oliverio che guida l’Amministrazione provinciale di Cosenza, per la verità a sua volta candidato alle ultime controverse Regionali.

Secondo il politico piddino d’estrazione rutelliana, <il primo messaggio che bisogna mandare ai cittadini> riguarda la <capacità di mettere in campo un nuovo progetto di crescita della Calabria ed una classe dirigente libera da vecchi vizi, che tanto danno hanno prodotto>.

Dunque, commissariamento del Partito democratico calabrese sì!, secondo Bevacqua. Perché, semplicemente, il ricorso a <personaggi ampiamente sperimentati e conosciuti> (non sarà difficile ipotizzarne nomi & cognomi) <in funzione ed in ruoli di responsabilità in questi anni in Calabria sarebbe davvero disastroso>.

 …Sarà vero? Mah.

Resta la grande perplessità: da un lato c’è chi ritiene sempre valido l’antico brocardo medice, cura te ipsum. Dall’altro, esiste però un ampio – potenzialmente enorme – popolo dèmocrat che ne ha piene le tasche di cencellismo, dietrologie, guerre di finta-avanguardia combattute, possibilmente, dopo aver perso tutte le battaglie intermedie in seguito a tattiche maldestre e dagli esiti disastrosi.

 Una cosa, certo, va chiarita fin d’ora.

Rispetto a un eventuale imminente commissariamento, il corpaccione della base piddina non pensa proprio a certi ‘alti papaveri’ – diciamo così –trapiantati chi a Catanzaro, chi a Roma per prendere le redini del Pd e affossarlo definitivamente

Anche se i commissariamenti difficilmente fanno bene a un soggetto politico (ed extrapolitico, se è per questo), come evidenziato nei giorni scorsi dal presidente regionale pd Pino Caminiti, questo è il momento per sfoderare un minimo di decisionismo da parte di quella segreteria Bersani che, dopo aver vinto e stravinto la disputa congressuale sul territorio calabrese (in modo francamente vergognoso, per il convergere sul suo nome di personalità che prima e, come s’è visto, anche adesso invece si stavano scannando, gettando il partito alle ortiche), ha incarnato una delle più clamorose, plastiche rappresentazioni di leadership imbelle dal dopoguerra, coi risultati ben noti.

Come sempre, la storia non si fa con i ‘se’.

Però è stuzzicante, ipotizzare cosa sarebbe potuto accadere nella Calabria-ai-tempi-di-Scopelliti se Pierluigi Bersani, sostanziale ‘dominus’ del partito a vocazione maggioritaria nel centrosinistra, invece di fregarsene altamente e promettere <i conti in Calabria li faremo dopo le elezioni> a seguito delle assurde scintille tra ‘big’ piddini come Agazio Loiero e Peppe Bova, avesse preso in mano le redini della questione schiodandone le amabili terga dalle rispettive postazioni, istituzionali e di partito senza alcuna differenza.

Secondo una buona fetta della base piddina oggi, probabilmente, dovrebbe farlo. Tardivamente.

5 maggio 2010

Dardi avvelenati nel Pd

Il segretario calabrese dell’Udc Franco Talarico è appena stato eletto presidente del Consiglio regionale coi voti della maggioranza di centrodestra (più due dell’opposizione non meglio precisati, per la verità…). Insieme al politico lametino, eletti i vicepresidenti dell’Assemblea Sandro Nicolò (Pdl) e Pierino Amato (Pd) e i consiglieri-questori Gianni Nucera (Pdl) e Francesco Sulla (Pd).

La giornata però rimarrà impressa nell’agenda della politica più che altro per la frattura tremenda – francamente nell’aria già da molto tempo, ma in queste ore ‘finalmente’ formalizzata – all’interno del Partito democratico: i gruppi consiliari d’area, a Palazzo Campanella, saranno non uno ma due, quello ‘ufficiale’ piddino e quello di Autonomia e Diritti.

Quest’ultima scelta si rivela – almeno agli occhi dei neofiti della politica… – per più versi criptica: i “loieriani” (sono i 4 eletti della lista-bandiera che sorse attorno, per volontà e su impulso del presidente uscente Agazio Loiero) decidono infatti di adottare un comportamento del tutto differente da quello, almeno pubblicamente, adottato dal loro stesso (ex?) conducatòr.

La linea è: ci piacerebbe poter stare dentro un gruppo unico del Pd, ma “non possiamo” per “rispetto” dei 75mila calabresi che hanno votato Autonomia e Diritti anziché Pd, un <simbolo neutro>, consegnando all’Assemblea ben 4 consiglieri regionali. E aggiunge Ottavio Bruni (già fedelissimo di Loiero da Presidente della Provincia di Vibo Valentia; nel Pdm; quale parlamentare ‘in pectore’ salvo poi non essere candidato per la ‘fronda’ antiloieriana, infine quale capogabinetto del Governatore uscente negli ultimi mesi della consiliatura precedente…): <La vera amarezza per me sarebbe non poter più condividere scelte e percorsi con Loiero… Speriamo di poter percorrere insieme un altro tratto di strada: ma questo dipende da lui, non da me>.

Dire che frasi del genere preludono a un allontanamento dal Partito democratico alla velocità della luce è ancora poco. Gli scismi sono dietro l’angolo… e la cosa più incredibile è che – a dispetto d’incavolature ‘di facciata’ – che l’ex ministro in realtà ne sia artefice o almeno fomentatore è più che un sospetto. Resta un dato, sottolineato con grande tristezza giusto 48 ore dall’ex vice di Loiero in Giunta regionale, Nicola Adamo: a tutt’oggi, l’errore vero (al di là della nettissima sconfitta elettorale) per il Pd pare l’aver accettato che alla platea di cittadini-elettori fossero presentati, in quota piddina, anche altri simboli (c’è chi, nel conto, piazza anche la ‘professorale’ Slega la Calabria) sapendo molto molto bene quale fosse il rischio finale. Puntualmente diventato realtà, anzi: politica tribale.

26 dicembre 2009

Regionali, per il centrosinistra dèbacle annunciata? (3)

(segue)

Esiste comunque almeno un altro punto interrogativo da porsi.

Ma perché non c’è alcun territorio in cui il Governatore uscente sia considerato immeritevole? 

In primis, esiste una questione statistica: per la legge dei grandi numeri, su 20 regioni d’Italia, considerato un certo periodo (esempio: quinquennio 2005-2009), ci sarà stato qualche Governatore meno valido degli altri.

Proprio per la stessa ragione, non è possibile che questo ‘scarso rendimento’ coinvolga sempre e comunque “gli altri”, cioè chi governa ma ha una casacca differente…

Eppure, un singolo partito (oggi, diremmo il Pd; o il Pdl; o altre forze, come dire?, non “a vocazione maggioritaria”) non dice mai chiaro e tondo “questo Presidente e questa Giunta non li ripropongo, perché hanno malgovernato”.

I motivi di questo sono tanti e, in parte, intuibili.

 Allora, direte voi, gli uscenti – non foss’altro che per motivi “di bandiera” – saranno riproposti sempre e comunque!

…Eccoci alla seconda considerazione: non è così. A volte, i Governatori (ma anche i Presidenti di Provincia o i sindaci) uscenti non vengono riproposti affatto.

E visto che (tornare al punto 1) ‘per definizione’ questi governanti non sono mai scadenti o deficitari, in qualche modo siamo tornati al nodo originario: ma se andavano così bene, perché “quei” Presidenti non vengono riproposti?

 Questione numero tre: vadano bene oppure no, i Presidenti uscenti non ‘dovrebbero’ forse essere riproposti in ogni caso?

Anche qui, ci sono molte correnti di pensiero… Comunque la si pensi, resta un dato inconfutabile: riproporre il Governatore (o sindaco, o presidente della Provincia…) uscente è anche l’unico modo per consentire al popolo ‘sovrano’ di declinare il principio di responsabilità politica. Cioè, di dire al Presidente e alla coalizione che – nel caso – hanno male amministrato: “Cari, andatevene a casa”.

Altre valutazioni sul loro operato saranno sempre e comunque di minor impatto.

Eppure, in Italia quando le cose non sono magari andate bene, c’è sempre qualcuno che pensa di “cambiare cavallo” senza alcuna valutazione di merito sul passato.

Ecco allora che le Primarie scricchiolano la prima volta: sarà il caso d’ideare una ‘franchigia’ (non per Agazio Loiero, tornando al caso-Calabria, ma sempre & comunque) per gli uscenti, in modo che fuori dalle convenienze e dal ‘politichese’ siano gli elettori a poter sempre dare il loro giudizio, positivo o anche rude?

E comunque: se il Pd ‘boccerà’ Vendola, perché non dire esplicitamente che quest’esperienza non è (per i Democrat) andare bene, assumendosene le responsabilità (per esempio, di mandare probabilmente a monte su scala nazionale l’intesa con la giovane Sel)?

(3 – fine.)

Regionali, per il centrosinistra dèbacle annunciata? (1)

E’ chiaro: sembra incredibile, ‘dover’ assistere al disfacimento del centrosinistra nel centroSud.

Però ci sono alcuni indizi che fanno ipotizzare qualcosa del genere, in vista delle Regionali di fine marzo… Prendiamo, per esempio, la candidatura degli uscenti in Campania, Calabria, Puglia e Lazio: il centrodestra parrebbe dover solo decidere chi far eleggere.

Il problema in Puglia non sta nella debolezza del centrosinistra ma, al solito, nelle lacerazioni: Nichi Vendola deve vedersela con la congettura piddina di non candidare lui, ma il sindaco di Bari Michele Emiliano, peraltro guida dei Democrat pugliesi (metterebbe Udc e dipietristi, che assolutamente osteggiano il leader nazionale di Sinistra ecologia e libertà, nelle condizioni d’allearsi col Pd; e al tempo stesso, libererebbe la ‘casella’ della sindacatura del capoluogo della Puglia); in Campania, qualsiasi nome nel post-Antonio Bassolino sembra spacciato; in Lazio, per ragioni del tutto analoghe, è difficile perfino rastrellare il nome di un candidato a succedere al volto Rai Piero Marrazzo, le cui disavventure sono ormai perfino troppo note.

Quanto alla Calabria, la candidatura di Agazio Loiero è fortemente posta in discussione dalle Primarie in cui sarà sfidato dal presidente del Consiglio regionale Peppe Bova, dal deputato Doris Lo Moro e dal consigliere regionale piddino Brunello Censore.
Epperò, esiste un meccanismo di “ripescaggio” più che possibile: non considerare vincolante l’esito di questo strumento per la scelta del candidato-Governatore.
Non tanto ad opera dei diretti protagonisti, quanto dei partiti loro sostenitori…

(1 – continua)

24 luglio 2009

Partito del Sud? No, Democratici per il Mezzogiorno

Nella vicenda congressuale d’ottobre i Democratici meridionali vogliono “contare”, stravolgendo l’ottica del nascente Partito del Sud.
Un primo tentativo è arrivato con la candidatura in extremis alla segreteria nazionale del Pd da parte di un calabrese/campano ad honorem conicolini r.me Renato Nicolini. E’ vero, il suo passato è ancorato alla stagione dell’ “effimero” a Roma; ma analogo sforzo creativo fu profuso a Napoli, e il suo presente lo vede da anni docente all’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, già guidata da Alessandro Bianchi.

Proprio l’ex ministro dei Trasporti di Romano Prodi ha appena gettato sul Bova & Sandro Bianchitavolo verde della politica piddina una nuova fiche, fondando insieme a gente del calibro dello storico Lucio Villari, la “regina della liquirizia” Pina Amarelli e Pino Soriero (viceministro al ramo di altro governo Prodi, con un recente “passaggio” dipietrista) il movimento Democratici per il Mezzogiorno.

(more…)

20 luglio 2009

Il Pd e i suoi mille guai. Prendiamone “uno”…… Mario Meliadò intervista Mario Adinolfi, candidato alla segreteria nazionale (2)

(DUE – segue)

Una cosa molto importante – non sempre tenuta d’occhio, per la verità – è lo “spirito delle Primarie”. Sempre discusse; anche in qualche Regione che (vedi la Calabria) sta per vararle come meccanismo-base per la selezione della classe dirigente. Tu con che spirito partecipi alle Primarie del Pd?

<Al di là di quello che sarà il risultato finale, prendo parte alle Primarie piddine con uno spirito molto serio. Determinato. Non ritengo di partecipare a una scampagnata goliardica, voglio dire, ma a una battaglia politica, che in quanto tale è imperniata su due fattori: le idee ppd bandiere in festaolitiche, e quelle ci sono e mi auguro si fortificheranno; e poi l’organizzazione del consenso…>.

Ecco… l’organizzazione del consenso. Al di là della distanza che tu ravvisi rispetto ai programmi e al “modus” politico di Bersani o Franceschini, il risultato e la forza interna al Pd che ti andrai a ritagliare vorrai tradurli in candidature alle Regionali 2010, attese in 17 Regioni su 20?

<…Ma sicuramente sì. Si pensa al presente, ma anche al futuro… Ricorderai le liste “Generazione U” delle primarie 2007: al di là della sfida per la leadership adesso molti di quei “miei” candidati siedono nei Consigli comunali, nelle Circoscrizioni, io stesso sono stato candidato alla Camera e per Montecitorio sono risultato primo dei non eletti… Certamente, nel 2010, per le Regionali ci saranno ovunque candidati pd espressione della nostra mozione di oggi>.

Parliamo di Calabria.

Il 14 ottobre di 2 anni fa, alle primarie che individuarono in Veltroni il “segretario giusto” (?), qui il Pdm (Partito democratico meridionale, “inventato” di sana pianta dal Governatore Agazio Loiero e gemellato con Rosy Bindi) prese il 40% dei voti; e più o meno gli stessi voti prese A testa alta per la Calabria, altra corrente locale graniticamente dalemiana (che si rifà al presidente del Consiglio Giuseppe Bova).

Simili fenomeni ti sembrano un modo come un altro per spartirsi i voti?, la sapiente intuizione di precursori dell’autonomismo insito nel nascente Partito del Sud?, il rigurgito di antichi cacicchi?

<Non è troppo difficile spiegarsi come si verifichino episodi di questo tipo in un Sud verso il quale, però, all’interno del Partito democratico troppo spesso “leggo” un atteggiamento diffidente, quasi razzista… E invece no: i problemi del Mezzogiorno sono reali, non si può liquidare tutto con superficialità né tantomeno lasciare che se ne “occupi” il clientelismo del Pdl. Certo però, secondo me, un futuro Partito del Sud non attecchirebbe mai come forza politica geografica di maggioranza relativa, perché nel Mezzogiorno è palpabile una forte volontà di sentirsi inclusi in processi di tenore nazionale. Anche in chiave-Primarie, mi preme allora evidenziare che la contromisura migliore a questi mille guai sta nella qualità anche anagrafica della proposta. Io spero insomma che alle Primarie in sede locale e al Congresso nazionale si possa veder crescere quella nuova generazione di politici che oggi hanno 20, 25, 32 anni, figli di nuove logiche e non di quelle stantie che dominano, sterilmente, da troppi anni. Serve una nuova generazione gravida d’impegno civile, sulla scia del magnifico esempio dei “ragazzi di Locri”, che recuperi un senso e una direzione mirata all’impegno per il Sud d’Italia>.

(DUE – continua)

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