il Caffè di Meliadò

6 gennaio 2013

Se la subcultura mafiosa ha invaso il Nord

Non poteva fare un esempio migliore Enzo Ciconte (nessun legame con questo o quel politico: parliamo dello strepitoso storico della mciconteafia che insegna Storia della criminalità organizzata a Roma Tre, già deputato pci), per tentare di far comprendere in maniera “definitiva” quanto la ‘ndrangheta sia ormai da tempo un problema non solo calabrese, ma di tutto il Paese.

L’esempio prescelto è stato quello relativo all’operazione Minotauro; o meglio, a ciò che è venuto dopo l’operazione della Direzione distrettuale antimafia di Torino…

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8 luglio 2011

Racket & usura, il finto scandalo. I commercianti non denunciano. E lo Stato……

Il tema in Calabria è di quelli potenti.  «Non ci sono imprenditori che fanno la fila ai nostri uffici per denunciare… non siamo credibili, ecco il punto!», aveva sbottato pochissimo tempo fa il procuratore aggiunto della Dda reggina Nicola Gratteri in relazione a due fenomeni perversamente intrecciati fra loro e alla ‘ndrangheta: racket e usura.

Per la verità, sul punto le “verità rivelate” nell’ambito della Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza tenutasi a Reggio appena 24 ore fa, praticamente, nulla aggiungono e nulla tolgono. Anche perché Sos Usura e altre significativissime associazioni di settore da anni fanno sempre la stessa predica: il problema non è sensibilizzare, il problema non è contrastare o reprimere…. il problema è denunciare.

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25 aprile 2010

Come le ‘ndrine scalano il Duomo

La ‘ndrangheta, fenomeno internazionale. L’associazione mafiosa più potente del mondo, come in varie riprese evidenziato da magistrati ‘in prima linea’ (vedi il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri).

Ma, per intanto, fenomeno non locale bensì autenticamente nazionale: ecco un interessante resoconto sull’assedio Risiko-style a Milano & dintorni….

3 gennaio 2010

Bomba alla Procura generale di Reggio Calabria. Una “sfida allo Stato”?

Un gesto gravissimo ed emblematico, quasi dal sapore eversivo: intorno alle 5 di stamattina, un ordigno – una bombola di gas sormontata da un panetto di tritolo – è esploso nel cuore di Reggio Calabria, a un passo dal Castello Aragonese che è fra i simboli della città, e soprattutto davanti agli uffici della Procura generale presso la Corte d’appello reggina, da una manciata di giorni retta dal neopg Salvatore Di Landro.

Per fortuna nessun danno alle persone – le sole schegge avrebbero potuto determinare un dramma – e, in fondo, assai limitati quelli alle cose (temporaneamente scardinato il portone d’accesso alla Procura generale, annerito dalla vampata il prospetto dell’edificio); ma in un caso del genere, dire che siamo alla “resa dei conti” tra Stato e ‘ndrangheta è drammaticamente poco.

Alla luce della riunione del Cosp (il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica), la matrice mafiosa del ‘selvaggio’ atto intimidatorio . Una sorta di sfida alla Nazione e all’ordine costituito, secondo lo stesso Di Landro, l’avvocato generale Franco Scuderi, il procuratore della Repubblica (e capo della Dda reggina) Giuseppe Pignatone e il procuratore aggiunto Michele Prestipino, che hanno preso parte al vertice insieme ai massimi responsabili locali delle forze dell’ordine. , ha avuto modo di dire proprio Salvatore Di Landro.

E mentre si stanno visionando con estrema attenzione le riprese delle telecamere a circuito chiuso, il Cosp ha già disposto inediti, più stringenti controlli per garantire la sicurezza di chi è “in prima linea” nella lotta al crimine organizzato.

Già, perché mentre si susseguono gli angosciati commenti di esponenti delle istituzioni, della politica e delle forze sociali, la domanda di fondo è una sola: perché?

Il fascicolo sarà automaticamente trasferito alla Procura della Repubblica di Catanzaro (sede distrettuale limitrofa, competente a indagare su fatti che coinvolgano uffici giudiziari e magistrati della sede distrettuale reggina); ma gli inquirenti evidenziano, intanto, come siano all’attenzione della Procura generale di Reggio Calabria delicatissime questioni relative a confische ai danni di potenti clan della ‘ndrangheta locale e alcune avocazioni relative a serie vicende processuali. Ma soprattutto, nella Procura generale lavora il sostituto pg Francesco Neri, che da lunghi anni tenta in solitudine di dare nomi e coordinate precise alle vicende connesse alle ‘navi dei veleni’, da vari mesi tornate d’attualità con l’enigma-Cunsky nell’alto Cosentino e la riesumazione, nella Jonica reggina, del caso-Rigel.

…E ancora bisognerà appurare ogni cosa – è chiaro –, ma “a naso” non pare poi così casuale che esattamente con le stesse modalità siano stati piazzati altri due ordigni…

Uno a un’avviata pescheria nella zona Nord della città, l’altro – assai più rilevante, all’apparenza… – nel mese di dicembre a un bar, sempre a Reggio città, di proprietà dei parenti del “pentito” Emilio Di Giovine, il secondo collaboratore di giustizia in ordine cronologico, dopo il bovalinese Francesco Fonti (parzialmente screditato, dopo le incongruenze sul “Cunsky”), ad aver prodotto rivelazioni importanti sulle navi che potrebbero avere, nella stiva, fusti contenenti sostanze tossico-nocive.

Nel pomeriggio, è già programmata una manifestazione di solidarietà promossa dalla Cvx, la Comunità di vita cristiana retta dal battagliero padre Giovanni Ladiana.

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