il Caffè di Meliadò

24 ottobre 2013

Così è (Meliadò), se vi pare. E votate il sondaggio…………

Così è (Meliadò), se vi pare

Questa caricatura,

che spero non faccia storcere troppo il naso

ai frequentatori di questo web-log,

segna l’inizio della collaborazione

con “Il Caffè di Meliadò”

del caro, bravissimo Domenico Loddo,

vignettista ufficiale del blog,

che ringraziamo fin d’ora per il suo arguto contributo.

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23 settembre 2013

Separati alla nascita (1) – Cerrato vs. Naccarato

Come non notare alcune somiglianze, specie tra “uomini pubblici”?

Ecco, per cominciare, il confronto tra un rappresentante apicale di una delle più importanti istituzioni giornalistiche e un politico assai noto in Calabria, ma anche fuori dai confini calabresi in quanto a lungo amico (e considerato “delfino”) dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

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9 febbraio 2013

Fini a Reggio: lodi per Rosanna Scopelliti, “bastone e carota” per la Napoli

Il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini torna in Calabria, e a Reggio, evidentemente con una situazione un po’ difinifiniversa dalle ultime volte.

Al contempo, nel corso della conferenza stampa di poco fa in riva allo Stretto, accanto naturalmente a una serie d’altre considerazioni “nazionali” (ma pure sulla «difficoltà a valutare» “da lontano” l’operato di un suo ex-delfino come Peppe Scopelliti, che al momento della scissione, a dispetto del forte legame, preferì rimanere nel Pdl), è stato lo stesso fondatore di Futuro e libertà a rievocare le «caterve di voti raccolti al Sud e in Calabria… Non posso dimenticare – ha aggiunto Fini – “che cos’era” piazza Italia, in certi frangenti», nella città di Ciccio Franco.

Ecco lo spunto per un parallelismo-flash non rispetto alla Reggio Calabria dei Fatti del ’70 (…quanto a valori e popolarità della Destra, sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa…), ma nei riguardi di una delle più memorabili iniziative territoriali di Fli.

Non molto dopo il celeberrimo e celebrato «Che fai, mi cacci?», l’ex ministro degli Esteri tenne infatti all’auditorium “Calipari” di Palazzo Campanella una gremitissima assemblea fondativa del partito calabrese.

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26 gennaio 2013

Monti, Udc e Fli: dopo il voto, ognuno per sé. Specie in Calabria

Gente pochina, ieri all’inaugurazione della sede reggina di Scelta civica, la lista del premier in carica Mario Monti nell’àmbito della coalizionQuintieri, Siviglia, Zagami (Scelta Civica)e a supporto della riproposizione per Palazzo Chigi dell’ex rettore della Bocconi.

Un piccolo passo falso, considerato che il momento era relativamente solenne: oltre ai candidati reggini per Montecitorio (Paolo Zagami e Agostino Siviglia, avvocati entrambi; il primo esponente dell’ala-Montezemolo di Italia Futura, il secondo vice di Giuseppe Tuccio nell’ufficio del Garante del Comune di Reggio Calabria per i diritti dei detenuti) e accanto a qualche elemento in lista di altre province, ma pure in posizione non eleggibile (Adriano Serafini e Carmen Mazzullo), c’era lo stesso capolista montiano per la Camera dei deputati: Beniamino Quintieri, economista che presiede la facoltà d’ Economia dell’Università romana di Tor Vergata. (Curiosità: si tratta della facoltà che nelle scorse settimane, già in occasione delle Primarie del centrosinistra per la premiership, varò in partenariato con Sky la sperimentazione italiana del fact checking, cioè la “verifica dei fatti” esposti dal politico di turno, che nei Paesi anglosassoni è un must ineludibile da anni in ogni tornata elettorale).

Diciamo che lo stile pacato di Quintieri – «moderato nei toni ma radicale nelle proposte», come lo definiscono a Scelta civica – ha dovuto tentare di offrire controelementi adeguati alle diverse presunte contraddizioni che caratterizzerebbero la candidatura del docente universitario.

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24 gennaio 2013

Silvio, Reggio e il turiiiiiiiiiiissssssssmmmmmmmoooooooo

Sì, a volte bemaritornano.

Stavolta non è un film horror (…anche se alcuni osservatori ritengono di sì), ma è politica: torna a Reggio Calabria Silvio Berlusconi, dopo l’ormai “storica” prima seduta in Calabria del Consiglio dei ministri, quel 28 gennaio 2010 in cui vennero varate tra l’altro fondamentali misure antimafia (per la cronaca: neanche tre anni dopo il Comune reggino, peraltro guidato giusto dal “suo” centrodestra, “purtroppamente” venne sciolto per contiguità mafiose… rischi del mestiere!, ndb).

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23 gennaio 2013

Tutto-Scilipoti: sul candidato pdl al Senato, l’ombra di una presunta truffa (e di amicizie un po’ così…)

 Giusto, la candidatura dell’ex idv Mimmo Scilipoti a Palazzo Madama nella lista pidiellina calabrese è un caso nazionale. Una «scelta scellescylrata», per il coordinatore regionale del partito (e Governatore) Peppe Scopelliti. Abbastanza per far ammattire il leader nazionale del Pri Franco Nucara, già eletto nelle liste pidielline, stavolta lesto a gridare: gli elettori repubblicani non diano il proprio suffragio a “questo” Popolo della libertà.

Basta così? …No. E’ anche di più.

E’ – ad esempio – la candidatura di un, come dire?, presunto cattivo pagatore

Questo, almeno, sostiene il management del Grand Hotel Palazzo della Fonte: la prestigiosa struttura alberghiera di Fiuggi asserisce che l’ex dipietrista di Barcellona Pozzo di Gotto deve ancòra pagare (dal novembre scorso…) un conto da 10mila euro.

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17 Mag 2012

Intervista a Leonardo “Dodo” Boriani, direttore del Vostro.it / 3 – “Il Movimento Cinquestelle e Beppe Grillo mi ricordano tanto la Lega e il Senatùr…”

(segue)

Ma a proposito di politica. Lega Nord e Movimento Cinquestelle, secondo vari analisti e protagonisti della vita politica, hanno qualcosa in comune. E non solo il “vento della protesta”…

«La Lega ha uno zoccolo durissimo e l’ha espresso chiaramente alle ultime Amministrative in cui ha perso ma, passami il paradosso, ha “resistito”… Quello è lo zoccolo duro su cui ricostruire tutto. Non va dimenticato che la Lega Nord nasceva, vent’anni fa, come grande movimento di protesta e si faceva portavoce di un anelito di libertà, di una rivoluzione culturale, strategica, storica… tutto quel terreno abbandonato dal Carroccio in questi ultimi mesi, è stato occupato. Non a caso, proprio negli ultimi periodi di campagna elettorale Beppe Grillo ha ripreso slogan che hanno molto del leghismo d’antan, dei primi periodi».

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6 aprile 2012

Il suicidio di Barbara, 53 anni, giornalista, disoccupata, c’interroga tutti

La morte di Barbara Dolza dovrebbe porre a tutti noi numerosi interrogativi.

Il primo, scontato ma giusto: chi è, anzi chi era Barbara?
Barbara era una di noi. Noi, gente comune; e noi, giornalisti.
Sì, io credo che in qualche misura questo pazzesco suicidio della collaboratrice del “Giornale di Chieri”, a 53 anni, sconcerti l’intera comunità per due ragioni almeno.

La prima: le modalità assurde. La povera collega, forse sconvolta dal suo stato di disoccupazione, s’è bruciata viva nel modo più orrido: tracciando un cerchio attorno a sé con la benzina e poi appiccando il fuoco, che piano piano le è giunto vicino fino a straziarla in un rogo quasi rituale. Il suo corpo è stato ritrovato semicarbonizzato a Villa Faraldi – nella campagna sopra San Bartolomeo al Mare, dove un tempo i suoi genitori avevano una casa – dai carabinieri di Diano Marina.

La seconda ragione: nessuno vuol prendere atto che creare lavori atipici significa anche, necessariamente, per forza di cose, creare problemi atipici.
Perché la stragrande maggioranza dei giovani dice di voler fare da grande il giornalista, prendendo a modello una professione che (in termini di guadagni e benefit, in termini di mobilità e conoscenza del mondo worldwide, per molti amici e colleghi perfino in termini di libertà) in concreto non esiste più, mentre nessuno ci tiene a far sapere che blasonatissimi giornali pagano i loro collaboratori 3 euro al pezzo; altre testate un po’ meno blasonate promettono mezzo euro al pezzo ma poi non corrispondono un centesimo per due, anche tre anni; altre ancora fanno fulcro sullo specchietto per le allodole della mera iscrizione a un Ordine che secondo molta parte degli stessi iscritti andrebbe piuttosto abolito?

Basta allora fare castelli-di-carta, il terribile atto autolesionistico di Barbara almeno ci aiuti a squarciare il velo dell’ipocrisia.
Va bene che ci siano tante voci nuove, ma SOLO senza sfruttamento selvaggio di redattori e collaboratori; altrimenti sia il mercato ad agire, decimando testate in molti casi assurde, prive d’alcun valore aggiunto e che non hanno motivo d’esistere, per consentire – possibilmente – di resistere sul mercato solo a voci autorevoli e in grado di far vivere decorosamente gli operatori del settore.

Mai più un suicidio come quello di Barbara Dolza; ….altro che articolo 18.

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