il Caffè di Meliadò

30 aprile 2015

Il mondo festeggia la Giornata del jazz… E secondo Rava “tutto ok, purché se ne parli”

Filed under: cultura,musica — mariomeliado @ 20:27
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Si celebra in queste ore la Giornata internazionale del jazz.
Parigi la guest city (ma altre importanti piazze per questa quarta edizione 2015 sono New York e Tokyo), sotto il segno del Goodwill ambassador Unesco Herbie Hancock, compositore strepitoso e vero mito del piano jazz (ma anche della fusion, dell’elettrodance, della disco…).
In realtà, sono giorni che, in tutte le città del mondo, numerosissimi live scandiscono l’imminente scoccare del 30 aprile. 

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Dell’importantissimo evento culturale e musicale abbiamo parlato con l’immenso trombettista Enrico Rava… (nelle foto).

 

Rava, lei è considerato tra i maggiori compositori e performer jazz di tutt’Europa. Perché è importante la Giornata internazionale del jazz?

«Secondo me, la cosa più importante della Giornata del jazz è che si torna a parlare di jazz… e questo è già un valore importante di per sé, perché in genere ormai non se ne parla molto. Poi, che possa dare risultati pratici… non credo: è come la Giornata del papà, la Giornata della nonna… la Giornata della melanzana… Ma l’importante è che se ne parli. Negli ultimi anni, il jazz è diventato una specie di Cenerentola: il pubblico c’è sempre, ma ad esempio i media oggi ne parlano ben poco. Per esempio, negli anni ’80 sui giornali importanti c’era spessissimo almeno una pagina sul jazz; oggi, questo è ormai un fenomeno rarissimo. Le televisioni, a parte qualche volta Radio3 grazie anche all’impegno e ai live trasmessi da Pino Saulo, praticamente ignorano questo genere musicale… fino a 6-7 anni fa non era così. Ecco allora che la Giornata internazionale del jazz fa in modo che un po’ se ne riparli, che torni l’attenzione su questa musica straordinaria».

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21 aprile 2015

SANITA’/1 – Asp 5 “choc”: «Smaltiti debiti per 450 milioni in 5 anni»

Sarà l’aria da spending review che connota ogni angolino delle istiasprctuzioni, e dunque pure la Regione (specie nelle ore del varo del bilancio 2015!) e a maggior ragione tutti i meandri di una Sanità che da decenni fa della Calabria una Regione “canaglia”. Ma questa mattina, al primo vertice tra le forze sociali e la direzione strategica al gran completo (il neocommissario Santo Gioffrè, il nuovo direttore sanitario Salvatore Barillaro, fin qui responsabile di distretto per la Tirrenica reggina ossia il comprensorio relativo all’ex Asl 10 di Palmi, e il nuovo direttore amministrativo Giovanni Tringàli) dell’Asp 5 di Reggio Calabria, di clima disteso non c’era traccia…

Questo primo approccio è stato caratterizzato innanzitutto da un’ampia sordina apposta al Tema dei Temi:

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1 novembre 2014

Verso la giunta Falcomatà, con un vicesindaco tabacciano, 4 esterne, un po’ di scontenti. E qualche sorpresa

Alla fine, saranno ugualmente quattro le donne nella giunta Falcomatà che vePFrrà annunciata nelle prossime ore a Reggio Calabria (più probabilmente, secondo i soliti beneinformati, lunedì 3 novembre). Al di là del Tuel, che all’art. 47 comma 4 prevede che «nei Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti lo Statuto può prevedere la nomina ad assessore di cittadini non facenti parte del Consiglio e in possesso dei requisiti di candidabilità, eleggibilità e compatibilità alla carica di consigliere», la fonte necessaria richiamata appunto dal Testo unico Enti locali, ossia lo Statuto comunale reggino – per come modificato con deliberazione n. 49 del 28 agosto 2007 – al primo comma dell’art. 68 prevede sobriamente che «il sindaco può nominare assessori cittadini in possesso dei requisiti di legge per l’elezione a consigliere comunale». Senza alcun limite numerico, dunque (in teoria, potrebbero essere indicati pure 9 assessori esterni su 9).

Sul “quando” precisamente arriverà l’annuncio incide, com’è ovvio, anche il momento della formalizzazione dei consiglieri; esiste ancòra un margine d’incertezza in varie liste (Pd, ma non solo) in cui ultimi degli eletti e primi dei non eletti quasi “si toccano”, la Commissione elettorale è al lavoro.

Accertata l’inesistenza di un vincolo normativo circa il “tetto” di esterni nominabili, alla rinuncia della dèm Nancy Iachino (unica consigliera di maggioranza) il primo cittadino ha preferito ovviare “a modo suo”: rispettando cioè alla lettera il vincolo del 40% almeno di assessori di ciascun sesso sancito dal ddl Delrio e non ampliando la platea degli eletti rispetto agli esterni.
Questo significa due cose: da un lato il numero complessivo degli assessori rimarrà di nove elementi (contrariamente a chi pure aveva suggerito di lasciare solo tre donne “esterne” e rispettare gli equilibri-Delrio facendo scendere a otto il numero complessivo di assessori), dall’altro però il peso degli esterni crescerà. Saranno quattro (tutte donne, appunto) contro cinque soli assessori pescati tra i consiglieri eletti a Palazzo San Giorgio.

…Tutto questo, chiaro, ha pure ulteriori riverberi.
Vediamo un po’ insieme cosa dicono le indscrezioni più accreditate, allo stato dell’arte.

Intanto nella formazione della Giunta sono stati presto enucleati quattro criteri.

  • la concertazione “di primo livello” – dunque i colloqui col primo cittadino – avrebbe riguardato solo le otto liste che hanno ottenuto almeno un seggio;
  • avrebbero ricevuto un assessorato, per motivi strettamente numerici, solo le 5 liste che hanno ottenuto più di un seggio;
  • quanto agli assessori esterni di sesso femminile, si sarebbe posta come condicio sine qua non una sicura competenza professionale, del tutto esterna alla politica, coniugata a una ragionevole certezza di avere elementi di Giunta «immediatamente operativi», sulla scorta dell’accelerazione Renzi-style fortemente nelle intenzioni di Peppe Falcomatà. Dunque donne con un curriculum vitae davvero significativo, da prelevarsi magari dagli organi apicali di società importanti o di rilevanti Amministrazioni pubbliche;
  • sempre per le “assessore”, categorico niet all’ipotizzato ripescaggio di aspiranti al Consiglio non premiate dalle urne.

Il primo punto significa, intanto, che già ieri sono stati svolti praticamente tutti i vis-à-vis previsti (solo A testa alta per Reggio ha visto oggi il confronto col primo cittadino) e che le tre liste rimaste “a secco” (in ordine di suffragi ottenuti: Sel, Pri e Sinistra per Reggio) saranno coinvolte solo nella “squadra” in senso ampio: prenderanno parte insomma al governo della città attraverso le articolazioni esterne a Consiglio e Giunta, tipicamente gli organi di sottogoverno. E la cosa non era scontata, soprattutto considerando il blasone dei soggetti coinvolti (i vendoliani, alleati “classici” del Pd, per esempio anche alle Regionali del 23 novembre; il Partito repubblicano d’antica tradizione e con segretario nazionale reggino, Franco Nucara; la Sinistra radicale che vedeva elementi significativi provenienti dal “calderone” Pdci + Rifondazione comunista + ex lista Tsipras).

Il secondo punto, a dispetto della “luna di miele” in corso con l’elettorato reggino, ha certo prodotto qualche motivo di frizione. Se Cambiare Reggio Cambia/Officina Calabria, in testa l’eletto Filippo Bova e gli ispiratori come Enzo Tromba, non sembra sfoggiare particolari recriminazioni, il discorso è un po’ diverso per Oltre (intanto perché ospita pure il Cdu di Lillo Manti e Pino Palmisani, in seconda battuta perché non va mai sottovalutata la necessità di “collanti” efficaci rispetto al consigliere provinciale Mimmo Battaglia che tra l’altro, dopo la risicata sconfitta alle Primarie di coalizione per le Comunali, di qui a pochissimi giorni avrà la “prova della verità” col voto per le Regionali nella lista dèmocrat) e soprattutto per il Partito socialista.

Per il Ps va operato un breve discorso a parte, in effetti. Intanto, nella pur ristretta base del glorioso partito c’è chi rammenta un presunto patto informale in base al quale Falcomatà jr., se eletto, avrebbe accordato ai socialisti la vicesindacatura, indipendentemente dagli esiti elettorali!, alla luce del sostegno alle Primarie del centrosinistra per la corsa a Palazzo San Giorgio. A molti è poi parso strano – e, per molti versi, è davvero così – che la minidelegazione ricevuta a Palazzo di città comprendesse il solo segretario provinciale Gianni Milana, senza includere come sarebbe apparso naturale almeno anche Antonio Ruvolo, segretario cittadino e unico eletto socialista. A questo si aggiungano voci incrociate stando alle quali il partito avrebbe chiesto l’assessorato per un esterno, ipotizzando nomi tra i quali lo stesso Milana, mentre il primo cittadino avrebbe ribattuto proponendo l’indicazione di un potenziale assessore esterno di sesso femminile. Insomma, un piccolo grande caos a fronte della sostanziale certezza che gli uomini di Riccardo Nencini non avranno un assessore di sesso maschile (interno o esterno che sia) né tantomeno la “seconda piazza” in Giunta.

Vediamo allora le cinque liste che esprimeranno assessori.

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31 ottobre 2014

Reggio Calabria, il sindaco terrebbe per sé “Decreto” e Beni confiscati. Vicesindaco un “moderato”?

Filed under: centrosinistra,in Calabria — mariomeliado @ 14:38
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Il neosindaco di Reggio Calabria Peppe Falcomatà potrebbe iniziare già fra qualche ora la sua sequenza d’incontri con le varie forze politiche che hanno contribuito al suo largo successo alle ComuRC - portonali del 26 ottobre.
Diciamo sùbito che i tempi saranno veloci ma difficlmente fulminei: a rallentare (almeno un pochino) i lavori ci sono due circostanze che attengono alle donne da inserire in Giunta.

Ha infatti detto “no” Nancy Iachino, recordwoman di preferenze ma anche unica consigliera eletta fra i 22 membri di maggioranza: almeno due i motivi, da un lato l’inesperienza (è al primo mandato) e il pur garbato pressing che le sarebbe stato rivolto, considerato che gli assessori piddini “doc” (cioè non solo appartenenti al Partito democratico ma anche inseriti nella relativa lista) dovrebbero essere comunque al massimo due.
Restando ancòra sulla rappresentanza femminile, c’è poi il nodo circa le esterne. Tre, aveva detto il primo cittadino. Ma a questo punto dei 9 assessori (numero massimo, che Falcomatà jr. intende peraltro raggiungere) quante saranno le donne? Visto il rifiuto dell’unica eletta, si supporrebbe sempre quattro – per rispettare le proporzioni stabilite dal “ddl Delrio”, che ha modificato il comma 2 dell’art. 46 del Tuel stabilendo che ogni sesso dev’essere rappresentato con almeno il 40% del totale degli assessori –, senonché rispettare perfettamente questo principio a questo punto vorrebbe dire violarne un altro. Cioè l’impossibilità di nominare più di tre assessori esterni.
Ecco allora la concreta certezza che (dopo aver fatto mettere nero su bianco alla Iachino la propria rinuncia motivata, per poter poi esibire un atto congruente in caso di ricorsi per violazione del principio paritario…) il primo cittadino nominerà 6 assessori maschi e 3 femmine, queste ultime ovviamente tutte esterne.

Certezze ancòra non ce ne sono, ma quanto alle possibili “assessore” l’intenzione sarebbe di scandagliare attentamente le rose di nomi che saranno fornite in particolare da parti sociali, associazioni e ambienti universitari (che hanno visto anche alcune esponenti significative candidarsi direttamente o rinunciare a un impegno diretto addirittura alla sindacatura: potrebbe essere l’occasione per un “ripescaggio”, in termini però tutti da verificare). A quanto sembra però in pole position per esprimere una donna almeno ci sarebbe il sindacato: uno dei ragionamenti coinvolge le figure apicali, con possibilità di schierare donne impegnate a livelli regionali (la cislina Rosy Perrone?) o l’unica donna in atto con funzioni di segretario provinciale generale (parleremmo della cigiellina Mimma Pacifici, che peraltro non è reggina ma locridea; ostacolo questo, comunque, non certo invalicabile). Altri indicano qualche elemento che svolge o comunque ha svolto ruoli importanti in organismi paritari.

Per carità, boatos… anche se provenienti da ambienti qualificati.
Qualcuno poi ha bisbigliato il nome di qualche donna d’esperienza: tra queste non manca una professionista della Sanità e amministratrice di lungo corso come Maria Pia Porcino (i 525 raccolti col Centro democratico non sono bastati, stavolta, per l’elezione), in Giunta pure ai tempi di Falcomatà senior.
L’elenco peraltro sarebbe molto più lungo: basterà guardare, ad esempio, anche a elementi assai rilevanti nel mondo della scuola che potrebbero assolvere con grande competenza a un assessorato a Istruzione Cultura … e Sport, come pare vada profilandosi (sì, perché come già s’è visto scendere da 14 a 9 assessori comporta ovviamente un superlavoro in termini d’accorpamento e le deleghe andranno quasi certamente ridisegnate nel  loro complesso).

Per il resto, 6 assessori maschi.
Proviamo a entrare nel merito.

Un primo elemento riguarda appunto le deleghe assessorili che il sindaco terrà per sé: dovrebbero esserci quantomeno Politiche comunitarie (strategiche), Beni confiscati (difficile scordare che Peppe Falcomatà ha lavorato nel settore proprio all’Agenzia nazionale ubicata a Tremulini) e “Decreto Reggio” (delega pesantissima e gravosissima, che in questa fase ben difficilmente si potrebbe ipotizzare affidata a soggetti altri dal sindaco della città).

Le liste che hanno portato elementi a Palazzo di città sono complessivamente otto, sulle undici dello schieramento: le tre rimaste “a secco”, ma pure Oltre, Cambiare Reggio cambia/Officina Calabria e il redivivo Partito socialista resterebbero fuori dalla Giunta e dovrebbero ottenere un coinvolgimento esclusivamente in termini di ufficio di Presidenza d’Assemblea, presidenze di Commissione e nomine di sottogoverno.

I sei assessori maschi andrebbero quindi ripartiti tra le uniche 5 liste che hanno ottenuto più di un seggio.

Il Partito democratico – prima forza politica in città – coi suoi 7 consiglieri eletti sarebbe anche l’unica formazione cui toccherebbero due assessori, con l’avvertenza che se si rispetterà questo numero difficilmente il Pd andrebbe a esprimere il vicesindaco o deleghe tutte pesantissime, considerato che il partito già esprime il sindaco.
Com’è ovvio, tanti in pista. Per motivi vari incrociati – esperienze, anagrafe… – i maggiormente indiziati sono tre: Peppe Marino (il consigliere più votato in assoluto, già vicepresidente del Consiglio comunale: di fatto, “blindato”), Demetrio Delfino (giovane ma già di notevolissima esperienza a Palazzo di città, attivissimo, sopra “quota mille” voti e con un atout importante: il neosindaco già in campagna elettorale aveva pubblicamente dichiarato che in caso d’elezione avrebbe gradito averlo in “squadra”) e Gianni Minniti (già assessore per il centrosinistra ma, parrebbe, con qualche chance in meno).
E qui, la rinuncia di Nancy Iachino tingerà automaticamente di rosa il Consiglio perché a subentrare al prescelto ci sarebbe Paola Serranò, cuore dell’Hospice “Via delle Stelle”, oltre al giovane Marco Schirripa.

Circostanza non scontata, le due “liste del sindaco” avranno – a quanto pare – un assessore a testa: non è automatico perché su un piatto della bilancia, e chiaramente, c’è l’enorme peso elettorale, visto che sommandole superano i voti piddini!, ma sull’altro la circostanza che sindaco + deleghe del sindaco + 2 assessori delle liste del sindaco = “supervertice” di stretta osservanza falcomatiana.

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28 ottobre 2014

Tocco “rosa” a Palazzo San Giorgio: sarà per la prossima volta…?

…Ha fatto solo danni.
Parliamo di lei: la preferenza doppia di genere, il 26 ottobre scorso alla prima applicazione assoluta alle Comunali di Reggio Calabria.

Nel suo Dna, è la sorellastra delle “quote rosa”: mentre le controverse quseggiote rappresentano appunto delle riserve (di volta in volta sul numero complessivo degli eletti oppure sul numero dei candidati da inserire in ciascuna lista in una competizione elettorale), la preferenza doppia lascia un asso in più nella manica della coscienza individuale. Perché delega al singolo elettore la scelta se esercitare o meno una facoltà che, in potenza, ha uno straordinario valore paritario.

Di che si tratta in concreto?
La norma è abbastanza chiara ma, ahinoi!, assai poco conosciuta.

Di fondo, rimane il vecchio canovaccio della “preferenza unica”: si parte col concetto che si può votare (al di là del candidato sindaco, opzionabile anche col voto disgiunto) per una certa lista e, all’interno dei suoi aspiranti a uno dei 32 scranni a Palazzo San Giorgio, attribuire una sola preferenza a uno qualsiasi di loro, uomo o donna che sia.
La novità è che stavolta era possibile bissare la preferenza, a condizione che s’indicasse un aspirante consigliere di sesso differente rispetto a quello prescelto col primo suffragio. Quindi, fermo restando che occorreva sempre pescare tra i candidati della lista “x” per cui s’era votato, se la prima preferenza era andata a una candidata si poteva aggiungere una seconda preferenza da tributare a un candidato di sesso maschile, se invece la prima preferenza era andata a un candidato si poteva aggiungere un’altra preferenza da assegnare a una tra le donne in lista.

…Dal dire al fare, però, c’è di mezzo il mare.
E

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27 ottobre 2014

Falcomatà jr. sindaco di Reggio Calabria

E’ l’ex capogruppo pd a Palazzo Falcomatà ha vintoSan Giorgio Peppe Falcomatà, figlio dell’indimenticabile (e indimenticato) Italo, il nuovo sindaco di Reggio Calabria. 

Il 60,99% dei suffragi – certificato solo molte ore dopo la chiusura delle urne – gli regala un’inebriante vittoria al primo turno, che giunge peraltro con modalità a dir poco inedite (basti pensare che tranne il centrodestra tutte le altre coalizioni restano fuori, senza neppure un seggio da consigliere d’opposizione).

Adesso viene il difficile: governare (bene) il Comune reggino, dopo 2 anni di commissariamento per mafia e con altri 8 del Piano decennale di riequilibrio che questa (e la prossima) Amministrazione ancòra dovranno affrontare e far rispettare, pena il dissesto finanziario dell’Ente.

12 settembre 2014

La “nuova-vecchia” legge elettorale regionale lascia tutti con l’amaro in bocca

La “nuova” legge elettorale in realtà nasce vecchia. Decrepita.

Come già avevamo avuto occasione di scrivere, il punctum dolens sta nell’esser tornati indietro, in due punti-chiave: 1) il premio di maggioranza, ridotto dal 60 al preesistente 55% dei seggi per la coalizione vincente, ma soprattutto 2) la soglia di sbarramento, che per le liste inserite in qualche schieramento era ed è rimasta al 4% mentre è scesa vertiginosamente dal 15 all’8% per evitare i prevedibilissimi colpi della Corte costituzionale, dopo la fin troppo ovvia impugnazione da parte del Governo centrale. E basta.
Tutto questo ci precipita in una certa cupezza. Essere tra quanti “l’avevano detto” non migliora la sensazione.

Il centrodestra aveva infatti a disposizione un’occasione: quella di migliorare “realmente” la vecchia legge elettorale e – al contempo – farsi perdonare per aver fatto, a nostro avviso dolosamente, perdere ai calabresi tanti mesi utili per il rinnovo di un’Amministrazione regionale la cui ultra-attività in prorogatio è parsa una sorta d’accanimento terapeutico su un malato terminale tenuto in vita solo con le “macchine”.

In particolare, la cosa più squallida della consiliatura è stata l’aver sostenuto molti elementi di maggioranza che anche dopo le (sospiratissime…) dimissioni dell’ex presidente della Giunta regionale Peppe Scopelliti in sèguito alla nota condanna per il “processo Fallara” occorreva tener duro per fare qualcosa d’importante per i calabresi. Come se l’inerzia in segmenti-chiave della vita dell’Ente nei quattro lunghissimi anni precedenti non andasse contabilizzata in aadam
lcun modo, come se quel quadriennio nulla valesse (salve le indennità di consiglieri e assessori, naturalmente…).

…Invece, no. L’occasione di portare a casa una legge elettorale realmente degna di questo nome, come chiesto a gran voce dal piddino Nicola Adamo (foto a destra), è stata gettata alle ortiche, e sapete perché? Per un rigurgito di nobile “senso di responsabilità”… purtroppo, del tutto fuori tempo massimo.
Se senso di responsabilità ci fosse stato, mai e poi mai si sarebbe dovuta votare una legge elettorale rispetto alla quale tutti i giuristi interpellati hanno chiaramente fatto sapere, già prima del varo, che il governo Renzi non avrebbe avuto alternativa al ricorso alla Corte costituzionale rispetto a una soglia-monstre d’accesso al riparto-seggi come quella del 15 per cento. S’è preferito un “sì” strumentale per allungare l’agonia dell’Ente e, ormai, va perfino bene così.

Ma ora la possibilità di far qualcosa di meglio con la normativa elettorale
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21 aprile 2015

COMUNE / B – Unioni civili, passo per passo il testo “della discordia”

Aveva detto che il Registro delle Unioni civili sarebbe stata realtà,gf al Comune di Reggio Calabria, entro il 17 maggio. Quantomeno il timing scandito dal sindaco Giuseppe Falcomatà (nella foto) in atto è pienamente rispettato, non c’è che dire: l’intertempo del varo in commissione consiliare Statuto e regolamenti segna la data di martedì 21 aprile

Certo però, rimane il repentino inasprimento dei rapporti col centrodestra.
La minoranza (che ha preferito lasciare la commissione Statuto e Regolamenti anziché votare “no”, e già domani terrà una conferenza stampa sulle ragioni di questo gesto) in pratica accusa la coalizione di centrosinistra di scorrettezza: in particolare, il presidente Demetrio Martino non avrebbe chiamato per essere audite parecchie associazioni, mentre secondo i consiglieri di maggioranza le cose sono andate all’opposto.

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COMUNE / A – Reggio Calabria dice sì alle unioni civili (in commissione). Ma è “guerra”

Filed under: centrosinistra — mariomeliado @ 19:15
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A Reggio Calabria “via libera” a maggioranza, quantomeno in commissione Statuto e Regolamenti, (presidente, Mimmo Martino del Cgay1entro democratico) entro la data indicata dal primo cittadino Peppe Falcomatà (il quarto sindaco tra i più amati d’Italia, stando alla recente classifica del Sole 24-Ore).

Il Regolamento consiliare sulle Unioni civili, focus di quello

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19 aprile 2015

Comitato per la ricostruzione del centrodestra / 2 – Il silenzio di Scopelliti e il paragone di Arena col 25 aprile

Era
n20150418_184109o in tanti, ieri all’inaugurazione della sede – nuova di zecca – del Comitato per la ricostruzione del centrodestra. Una location a dir poco spettacolare, terrazza con vista sul tapis roulant a memoria di una delle più note (e discusse) realizzazioni dell’Amministrazione comunale di centrodestra: uno schieramento che oggi, però, ha enormi problematiche e

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contraddizioni al suo interno, su scala non solo locale.

Ecco che i fedelissimi dell’ex sindaco di Reggio Calabria ed ex Governatore calabrese Peppe Scopelliti tentano di fare quadrato e di proporre, dal cuore dello Stretto, un laboratorio politico per nuove idee e nuovi assetti “europei” del centrodestra italiano.

Con un problemino non da poco: l’assenza vistosa di tanti big che a vario titolo svolsero un ruolo da protagonisti durante l’era Scopelliti (da Gianni Bilardi ad Antonio Caridi, da Luigi Fedele a Candeloro Imbalzano a Tilde Minasi), dentro An o il Pdl o Ncd o formazioni “di complemento”, alcuni perché impossibilitati ma parecchi perché “scopellitiani della diaspora” oggi politicamente collocati altroSkopve; la presenza, comunque, di altri protagonisti ben noti della stessa epoca (da Pasquale Morisani a Peppe Sergi a Oreste Romeo), sebbene accompagnata dall’opzione di mettere in prima linea esponenti altri del Comitato; la scelta dello stesso leader indiscusso di quest’area, Peppe Scopelliti (qui lo vediamo nella graffiante, impagabile vignetta del caro Domenico Loddo che ci rimanda chiaramente alle mille polemiche sulla travagliata, pluriennale, controversa gestione di Palazzo San Giorgio da parte dell’ex leader nazionale del Fronte della Gioventù), di non rilasciare per il momento dichiarazioni pubbliche, preferendo appunto lasciare ad altri l’onere di chiarire dna e intenzioni del Crc (sigla nella quale ci viene spontaneo riassumere l’articolatissima denominazione del Comitato per la ricostruzione del centrodestra).

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18 aprile 2015

Comitato per la ricostruzione del centrodestra / 1 – Le foto

17 aprile 2015

Hai perso il telefonino o te l’hanno rubato? In aiuto arriva la tecnologia…

Hai perso il telefonino? Se non sei italiano, o comunque non vivi in Italia, puoi brindare!

…Il fatto è che prima o poi, a cybertecniche “antifurto”, ci si doveva arrivare. E come in molti altri casi Android e Google assicurano brillanti servizi su cui per prima è stata logo GoogleApple a mettere il “sigillo”… Per il momento, tuttavia, non per gli utenti italiani.

Proprio mentre (chissà perché…!) la creatura di Larry Page e Sergey Brin finisce nel mirino della Commissione Ue per due inchieste distinte che potrebbero vederla sanzionata per qualcosa come 7 miliardi di euro (!), viene pubblicizzata in molti Paesi del mondo una nuova, utilissima funzione

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13 aprile 2015

Se una mattina, un pozzo all’improvviso

Filed under: flash — mariomeliado @ 09:30
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Può S. Caterina allagata (7)capitare, in un qualsiasi lunedì. Senza alluvioni, né piogge torrenziali…

Ecco com’era ridotto improvvisamente, questa mattina, il cuore del popoloso quartiere di Santa Caterina, esattamente davanti a una freqS. Caterina allagata (6)uentatissima scuola elementare.

Un piccolo oceano di acqua e fango, che lato marciapiedi e agli incroci diventava una piscina insormontabile.

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11 aprile 2015

Centro democratico/2 – Alla Porcino il coordinamento (e le gatte da pelare)

L’ex assessore comuPorcino the othernale di Reggio Calabria all’Istruzione Maria Pia Porcino (vedi foto), centrista “di ferro”, è stata eletta questa mattina per acclamazione nuova coordinatrice provinciale del Centro democratico di Bruno Tabacci, nel corso del congresso provinciale reggino presieduto dal coordinatore nazionale e attuale commissario calabrese del partito Pino Bicchielli.

Diversi appuntamenti sono ora all’orizzonte: la fase congressuale è appena partita, le partite più importanti sono adesso i congressi negli altri territori (alcuni dei quali, a differenza del Reggino, ampiamente “responsabili” del flop alle Regionali scorse) e soprattutto il congresso regionale, già in programma per il 16 maggio prossimo. 

L’unanimità nella scelta dell’elemento apicale dice molto, di questo congresso.
E, anche se l’ex coordinatore provinciale Pasquale Tripodi (già assessore regionale e sindaco di Bova Marina) sulla carta passa la mano, dice parecchio anche su chi, in questo partito, abbia il “pallino” in mano; e ovviamente la bussola indica anche Siderno e il sindaco in pectore Pietro Fuda.

Ma non dice tutto

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Centro democratico/1 – La stagione dei congressi parte da Reggio

Solo poIMG-20150411-WA0007chi minuti fa ha preso il via da Reggio (come da foto) la stagione congressuale del Centro democratico di Bruno Tabacci in Calabria. Una fase sofferta al punto da essere partita con le dimissioni dell’ex coordinatore regionale Pietro Fuda – ex senatore oggi in corsa, da strafavorito, per la sindacatura nella “sua” Siderno – dopo il solenne “bagno” preso alle Regionali del novembre scorso in tutte le province, tranne appunto che nel Reggino (grazie soprattutto alla consueta spinta del coordinatore provinciale uscente, l’ex assessore regionale ai Trasporti Pasquale Tripodi). E che adesso è a un punto di svolta col congresso provinciale di Reggio Calabria, a tesseramento chiuso con oltre mille (!) iscritti tabacciani in più, obiettivo: andare a celebrare i congressi rapidamente pure nelle altre quattro province calabresi e uscire dalla fase del commissariamento restituendo Bicchielli alle sue responsabilità da coordinatore nazionale di Cd.

…Poteva mancare una bella botta di sana polemica politica? Naturalmente no…

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