il Caffè di Meliadò

28 ottobre 2013

Aurelio Chizzoniti “scala” Palazzo San Giorgio…

La notizia,1 - cfr. AC specie in questi tempi d’ambiguità e mille vocine sottotraccia, non è poi male: Aurelio Chizzoniti ha appena ufficializzato la propria candidatura a sindaco di Reggio Calabria, nel corso di una conferenza stampa alla sala “Giuditta Levato” di Palazzo Campanella.

Nel palazzo del Consiglio regionale, l’ex assessore ai Trasporti (oggi, è consigliere regionale e presidente della Commissione consiliare di Vigilanza), già presidente del Consiglio comunale di Reggio Calabria, artefice sommo del cosiddetto “caso Rappoccio” grazie alle sue innumerevoli e puntuali denunce, ha presentato infatti la lista “del sindaco” di cui da tempo si vociferava, cioè Reggio nel cuore.

Accanto a una serie di professionisti stimabili e personaggi di buona volontà,

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26 settembre 2013

“Caso Rappoccio”, l’ira di Chizzoniti contro i ‘tiepidi’ fra i magistrati: “Dal magma Giustizia a Reggio si uscirà solo con un pool d’ispettori”

Richiesta di ricusazione in capo ai magistrati che decisero la scarcerazione per Antonio Rappoccio. E ipotesi nei loro confronti d’aver violato la legge per “aiutare” l’ormai di nuovo “ex” cChizzoniti2onsigliere regionale. Su queste basi, s’è svolta nel pomeriggio di lunedì 24 settembre una conferenza stampa tenuta dall’appena reinsediatosi consigliere regionale Aurelio Chizzoniti, nell’aula “Levato” di Palazzo Campanella, quale ennesima tappa del “caso Rappoccio”.

L’ex presidente della Commissione consiliare di vigilanza ha voluto intanto porre una premessa: «Se qualcuno pensa che il mio ritorno in Consiglio regionale possa appagarmi e ridurmi al silenzio, si sbaglia di grosso... La mia è una battaglia di civiltà. Questo schifo che riguarda il processo Rappoccio – è stata la sua testuale esortazione – non contamini il resto della Giustizia!».

Ieri mattina, infatti, Chizzoniti ha poi depositato (per come annunciato poche ore prima) un esposto sul “caso Rappoccio” e intorno alle eventuali responsabilità del collegio che decise di scarcerare l’eletto di “Insieme per la Calabria” (lista per cui lo stesso Aurelio Chizzoniti, elettoralmente parlando, alle Regionali 2010 risultò invece primo dei non eletti nella circoscrizione provinciale reggina) rivolta al presidente della Corte d’appello di Reggio Giovanbattista Macrì, al procuratore distrettuale di CatanzaroVietti Vincenzo Lombardo, al procuratore generale presso la Corte di Cassazione Gianfranco Ciani, al vicepresidente del Csm Michele Vietti (vedi foto a destra), al ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri e, per conoscenza, al procuratore generale presso la Corte d’appello di Reggio Calabria Salvatore Di Landro, all’avvocato generale presso la stessa Corte d’appello reggina Antonio Scuderi, al presidente del Tribunale di Reggio Luciano Gerardis, ai vertici dell’Anm (l’Associazione nazionale magistrati, che è poi il “sindacato dei giudici”, per dire così, a differenza del Consiglio superiore della magistratura che è l’organo d’autogoverno dei giudici istituzionalmente deputato anche a irrogare loro eventuali sanzioni).

«Io sto ricusando il presidente del collegio che decise la scarcerazione di Rappoccio, Andrea Esposito, e gli altri due giudici che componevano tale organismo», cioè Luigi Varrecchione e Matteo Fiorentini, ha spiegato Chizzoniti in conferenza stampa, al contempo configurando nei loro confronti un’ipotesi di reato d’abuso e favoreggiamento reale a vantaggio di Rappoccio. E ha precisato, il consigliere regionale, di sperare che siano i magistrati interessati a «fare spontaneamente un passo indietro».

Com’è ovvio, l’ex presidente della Commissione regionale di Vigilanza ha condotto una sorta di cronistoria, per quanto avvenuto in precedenza rispetto alla tortuosa vicenda. E poi l’ulteriore gesto:

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24 settembre 2013

Animi “in fiamme” a Palazzo Campanella

La seduta consiliare di ieri a Palazzo Campanella s’è aperta e chiusa all’insegna di due distinti scontri verbali alquanto accesi e pregni di qualche significato.

Prima UNOOOOOOOOOOOOOOoccasione, in pieni “preliminari” di sessione d’aula: le due surroghe con cui l’Assemblea di ieri s’è aperta. L’ex segretario vibonese dell’Udc e vicesindaco di Vibo Valentia Salvatore Bulzomì (nella foto a sinistra, festeggiato al formale insediamento dal consigliere lametino del Pdl Mario Magno e dal collega di partito Gianluca Gallo) ha avvicendato l’ex assessore regionale al Lavoro Francescantonio Stillitani, da poco polemicamente dimessosi anche da consigliere regionale per la pretesa inutilità dell’incarico e la vacuità – sempre per Stillitani – delle politiche possibili in seno all’istituzione regionale. E anche l’ex assessore regionale ai Trasporti Aurelio Chizzoniti, primo dei non eletti per la lista “Insieme per la Calabria”, è tornato sugli scranni di Palazzo Campanella per via della nuova misura cautelare (divieto di soggiorno sul territorio regionale) disposto nelle scorse settimane su input della Procura distrettuale di Reggio Calabria ai danni di Antonio Rappoccio (che, dunque, tornato in sella neanche ha fatto in tempo a dimettersi come aveva prima annunciato e poi semi-smentito).

Giusto la surroga (temporanea) di Chizzoniti rispetto a Rappoccio, però, è stata scaturigine di un momento di tensione: il già presidente del Consiglio comunale, appena rientrato tra i banchi che l’hanno visto anche presidente della Commissione consiliare di Vigilianza, ha chiesto al presidente dell’Assemblea Franco Talarico di poter parlare a margine del suo reinsediamento in Consiglio.  Talarico però gli ha negato l’intervento: «La prassi dchiz2el Consiglio regionale non lo prevede. Altri consiglieri, debuttando in aula, avrebbero voluto dire qualche parola d’esordio ma non l’hanno potuto fare proprio per questo motivo: neanche lei, la volta scorsa, l’ha fatto».

Questa volta, però, Aurelio Chizzoniti (vedi foto) avrebbe voluto parlare “a tutti i costi”, perché di mezzo c’era la ritenuta scorrettezza nei comportamenti di una parte della magistratura reggina nel controverso “caso Rappoccio”. «Esiste uno “scandalo Giustizia”: io vorrei dirlo ora e qui – è sbottato l’avvocato reggino, rivolgendosi allo stesso Talarico –, se lei non me lo consente lo dirò domani in conferenza stampa, e mi parrebbe meno corretto». Ma il politically correct durava davvero pochi secondi: «Siamo a un passo dalla dittatura, se si perquisiscono le redazioni dei giornali (evidente il tacito riferimento a quanto accaduto alla redazione reggina dell’Ora della Calabria, ndb) e s’impedisce ai consiglieri regionali d’intervenire! Le storture della Giustizia in questa città – ha protestato con veemenza, urlando, l’ex presidente della Vigilanza –. Scarcerare le persone perché hanno o meno l’uso di una segreteria politica è una porcheria, e io lo devo denunciare in questa sede».  Lamentele cui il presidente Talarico, a quel punto, s’è limitato a replicare facendo cenno alle possibili tutele giuridiche in capo a Chizzoniti «per poter eccepire ogni errato comportamento sul fronte delle regole».

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26 luglio 2013

CASO RAPPOCCIO (2) // Chizzoniti: “Strategia infantile, ma spera in qualche magistrato”

(segue)

«Dimissioni paradossali». «Strategia infantile che insulta anche l’intelligenza di un bambino».

…È così che la pensa l’accusatore #1 di Antonio Rappoccio, cioè Aurelio Chizzoniti (accuratamente mai, mai, mai menzionato, neppure una volta, nel cochiz2rso dell’intera conferenza stampa di ieri pomeriggio dello stesso Rappoccio, pure sostanzialmente indagato prima e arrestato poi solo per le circostanziatissime denunce dell’ex presidente del Consiglio comunale di Reggio Calabria).

Chizzoniti, che fino a ieri pomeriggio in quanto ha rivestito l’incarico di consigliere regionale proprio al posto di Rappoccio – reintegrato nel ruolo giusto all’inizio della seduta consiliare del 24 luglio, terminata la sospensione dal suo scranno alla luce della scarcerazione –, ritiene che il “gioco” del ri-consigliere sia quantomai chiaro: la strategia di Antonio Rappoccio sarebbe «palesemente finalizzata a bizantineggiare», benché esista pur sempre la “spada di Damocle” dell’udienza del Tribunale della libertà del 7 agosto, che potrebbe comunque optare per la “revoca della revoca” dei domiciliari per l’ormai e esponente repubblicano.

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Resta una valutazione durissima (per quanto scontata fosse…) da parte dell’ex assessore regionale.

Le dimissioni di Antonio Rappoccio a partire dal 24 settembre prossimo, scelta che ieri questo blogger ha definito un comportamento da “dimissionario precario”,  «oltraggiano il Consiglio regionale perché – argomenta Chizzoniti – legittimano la consumazione di una moltitudine di reati della cui reiterazione nessun magistrato coinvolto inquirente o giudicante s’è minimamente preoccupato, sdoganando spericolatamente un consigliere che s’è esaltato strumentalizzando cinicamente il dramma della disoccupazione giovanile».

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19 settembre 2012

Ancòra su Rappoccio. Le tre “sciagure” in arrivo

Tre pessime notizie per il consigliere regionale Antonio Rappoccio.

La prima arriva dalla magistratura reggina e non è – ahilui – uno scoop sconvolgente: il Tribunale della libertà (presidente, Filippo Leonardo) ha infatti deciso che l’esponente del Pri non lascerà il penitenziario di San Pietro.

I motivi di rigetto dell’istanza di revoca dell’ordinanza di custodia cautelare verranno resi noti in un momento successivo.

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30 aprile 2010

L’etica dello sport viene premiata

A volte l’etica non è una fregnaccia. Perfino nello sport. Perfino nell’apparentemente inquinatissimo mondo del pallone (Calciòpoli, doping, caso-Lentini, plusvalenze truccate, scandalo scommesse… e per carità di patria ci fermiamo qui).

Così l’Amministrazione comunale di Reggio Calabria ha deciso di onorare adeguatamente il fantastico, quasi irripetibile gesto di fair play del quale si rese protagonista l’Ascoli – guidato, incidentalmente, dall’ex tecnico della Reggina Bepi Pillon (vedi foto), già guida tecnica del Chievo, che purtroppo in riva allo Stretto non ebbe uguale fortuna che nella città scaligera – nel girone d’andata del corrente campionato di serie B. Al “Del Duca”, i padroni di casa non si resero conto che il difensore amaranto Carlos Valdez era a terra, infortunato, e andarono a segnare facilmente fendendo una difesa, più che sguarnita, ferma. Questione di un attimo e il baffuto tecnico dei bianconeri – complici le veementi proteste degli ospiti – capì: piuttosto che macchiarsi di un’ “onta” sportiva, Pillon preferì richiamare immediatamente i suoi e chiedere a gran voce che lasciassero immediatamente pareggiare gli avversari.

E così la Reggina andò a segnare l’1-1 con Biagio Pagano, un gol “regalato” dai padroni di casa proprio in relazione all’estremo gesto di fair play fortemente voluto dal loro allenatore.

Adesso, la volontà della città tramite il presidente del Consiglio comunale Aurelio Chizzoniti e il vicesindaco Peppe Raffa di rendere omaggio a quell’impareggiabile gesto d’etica sportiva. Questa la motivazione del riconoscimento a Pillon, al capitano bianconero Vincenzo Sommese e allo stesso presidente dell’Ascoli Roberto Benigni: per <la lezione di etica impartita dall’Ascoli Calcio che ha fatto garrire alto il vessillo della correttezza e della lealtà, scandendo una pagina indelebile di sport e sportività>.

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