il Caffè di Meliadò

2 settembre 2014

Il filo della provocazione nella fotografia. E a volte, il beffato è il fotografo…

Sarà che la Calabria è stata sempre terra fertile per i provocatori (…l’esperienza di Gerald Brtoscani & calabresiuneau e del boa fucsia con cui ha “agghindato” i Bronzi di Riace insegna). Ma a questo blogger pare passata una vita, e del resto sono veramente passati già sette lunghissimi anni da quando, su altro blog e altra piattaforma, quasi “in presa diretta” dopo avere incontrato Oliviero Toscani al lavoro sul Lungomare di Reggio Calabria scriveva del nuovo “schiaffo mediatico” firmato dal grande, controverso fotografo.

«Terroni? Sì, siamo calabresi». «Incivili? Sì, siamo calabresi», aveva scritto il geniale fotografo divenuto famoso in tutto il pianeta per le foto-shock delle ripetute campagne pubblicitarie per Benetton. Ne venne fuori un manicomio mai finito di dichiarazioni, d’invettive, di giaculatorie contro chi pur impiegando il volto pulito di tanti giovani calabresi aveva “osato” ribadire i cliché negativi sulla Calabria (che in realtà quella campagna di comunicazione aveva l’intenzione di sovvertire, utilizzando come leva l’autoironia) e per di più a spese della Regione, cioè degli stessi cittadini calabresi.

Per la verità, le cose che davvero diedero fastidio a questo blogger di quella campagna istituzionale furono le scritte sgrammaticate («Si, siamo calabresi» anziché l’ovviamente corretto «, siamo calabresi»). Considerate le centinaia di migliaia di euro utilizzate per veicolare il messaggio e le pochissime parole di testo inserite, crediamo che il correttore di bozze abbia attinto davvero troppo – lui sì – alle tasche dei calabresi.
…Fatto sta che, a ripensarci, davvero la fotografia pare uno strumento privilegiato per le provocazioni di carattere politico-sociale.

Stavofdilta però, a essere “beffato” è stato direttamente il fotografo… Proprio una foto di Toscani è stata infatti presa – del tutto a sua insaputa – e manipolata da Fratelli d’Italia – Alleanza nazionale per una discutibile campagna mediatica contro le adozioni gay (in relazione alla recentissima, controversa sentenza del Tribunale dei minori di Roma che, per la prima volta in Italia, ha riconosciuto il diritto all’adozione da parte di due donne unite da una relazione sentimentale. Un caso classico di adozione semipiena, come illustra l’articolo di Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, che è linkato qui).

La reazione del “maestro” – il provocatore per eccellenza temporaneamente beffato, espropriato di un’immagine frutto della sua inventiva e della sua arte – nei confronti della campagna di comunicazione ritenuta un concentrato d’omofobia non s’è fatta attendere.

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8 agosto 2014

Bronzi “drag queen”: la verità di Gerald Bruneau / Parte 3 (fine)

E’, questa, la tebronziqueerGrza e ultima parte dell’ampia intervista rilasciata a questo blogger dal fotoreporter Gerald Bruneau.

Le foto “choc” scattate ai Bronzi di Riace non son piaciute quanto lo scatto “ispiratore” realizzato con la statua di Paolina Borghese-Bonaparte…

…Potrebbe davvero essere esperita un’azione risarcitoria da parte delle autorità culturali locali? Secondo il fotografo – che pure, nel merito dell’eventuale azione legale non entra – è improbabile, perché il motivo per il quale lui fu invitato dalla Regione Calabria nel febbraio scorso.

E alla gente di Reggio Calabria, Bruneau dice chiaramente che……
C’è modo di sentirlo, come sempre cliccando sul link o sulla foto, nella terza e ultima parte di quest’intervista, direttamente nelle parole dell’assistente prediletto di Andy Warhol.

5 agosto 2014

Bronzi “drag queen”: la verità di Gerald Bruneau / Parte 2

In questa seconda parte dBruneau 13ell’articolata intervista a noi rilasciata, Gerald Bruneau entra nel merito del making of delle contestatissime foto ai Bronzi di Riace. 

In particolare, quanto al regime autorizzativo, il fotografo autore di memorabili ritratti di star internazionali come Michael Schumacher o Luciano Pavarotti (ma anche politici come Francesco Cossiga) afferma di non aver avuto restrizioni preventive di sorta.

Soprattutto, l’artista mette in chiaro di non aver voluto dileggiare né nuocere ad alcuno.

E sulla circostanza, riferita dalla soprintendente archeologica per la Calabria Simonetta Bonomi, invece ci spiega che… 

…Ma sentiamolo direttamente dalla sua voce. 

Bronzi “drag queen”: la verità di Gerald Bruneau / Parte 1

Cari navigatori, in queste ore in Calabria quasi non s’è parlato d’altro che delle discutibili foto-scandalo ai Bronzi di Riace scattate in chiave queer dal grande Gerald Bruneau (allievo della Factory dell’immenso Andy Warhol, padre della Pop Art).

Questa è la prima parte dell’articolatabronziqueerB intervista rilasciataci in esclusiva dallo stesso Bruneau (si può cliccare sul link o sulla foto accanto): per la prima volta vi proponiamo la sua “verità”.

L’artista spiega la valenza degli scatti, che nella sua visione incarnano un gioco, ma anche un richiamo alla necessaria rivendicazione dei diritti degli omosessuali, specie in un territorio “difficile” come la Calabria.

E poi Gerald Bruneau dà la sua versione dei fatti circa il making of delle contestatissime foto: in sostanza, l’autorizzazione…
…ma sarà meglio sentiate direttamente dalla sua voce. 

28 aprile 2010

Reggio Calabria risponde così agli avvilenti applausi a Giovanni Tegano

Dopo i pochi, ma pur sempre tristissimi applausi tributati – sostanzialmente da amici e parenti: la sostanza, però, non cambia… – all’ormai ex superboss Giovanni Tegano, questa in un secondo sit-in di solidarietà, dopo il primo di ieri sera, la nuova risposta di Reggio Calabria.

Quella Calabria “libera” che (tra bandiere di partito, slogan, loghi associazionistici) non deflette e proprio non ce la fa a sentirsi accomunata a ‘certa gente’, quella degli applausi di solidarietà al boss. E che per questo ha voluto far vedere chiaramente e con nettezza da che parte sta: da quella della legalità!, manifestando sotto la Questura reggina per solidarizzare in modo plateale con forze dell’ordine e magistrati.

Altroché <Tegano uomo di pace>!, eccola qui – da Sinistra a Destra, politicamente parlando… – la risposta più acconcia: <I veri uomini di pace siete VOI>, cioè appunto gli operatori delle Giustizia, le forze dell’ordine, chi gravita nel pianeta della Legalità e non può, davvero non può sentir neppure accennare a stupidaggini del genere.

Né magari, con un silenzio temporaneo, avallare la tesi in base alla quale la Calabria “perbene” non c’è, o s’è voltata da un’altra parte.

25 aprile 2010

E in Sicilia si tenta di distruggere i simboli: vandalizzato l’ “albero di Falcone”

Continua a colpire i simboli, la stramaledetta mafia.

Stavolta parliamo proprio di Cosa Nostra: a Palermo la Piovra non ha trovato di meglio, nel tentativo di opporsi all’avanzata dello Stato, che scavare la terra sotto i piedi ai tantissimi cittadini di buona volontà che da tempo ormai  usano radunarsi davanti all’ “albero di Falcone”, dedicato cioè all’eroico magistrato antimafia Giovanni Falcone assassinato – com’è noto – nella strage di Capaci.

E in effetti è proprio quell’albero che è stato oggetto di assurda, mafiosa devastazione. L’albero in sé; il suo valore simbolico, soprattutto; e, a incarnarlo massimamente, i messaggi di pace e speranza, le foto, i disegnini che rappresentavano globalmente la fiducia in un futuro diverso e costantemente vi venivano depositati.

<In questi diciotto anni è diventato il simbolo della rinascita della società palermitana e dell’impegno per la legalità>, ricorda Maria Falcone – sorella del magistrato ‘simbolo’ trucidato dal crimine organizzato siculo -, commentando lo scempio che è stato perpetrato della magnolia di via Notarbartolo.

Il 23 maggio prossimo, saranno 18 anni senza Giovanni. Resistere resta obbligatorio; specie il 25 aprile.

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