il Caffè di Meliadò

17 settembre 2010

E adesso, di liste-bandiera, fatene altre… mi raccomando!

Il gran movimento verificatosi in questi mesi a Palazzo Campanella, dopo le elezioni regionali dello scorso mese di marzo, ad avviso di questo blogger serve soprattutto a una cosa: a far capire in via definitiva che, a differenza di quanto accade con la Destra (dove, in sintonia coi temi-di-casa, si ha un controllo ‘militare’ di liste e partitini, singoli e movimentucoli vari), a Sinistra la proliferazione dei soggetti politici ben difficilmente ‘paga’.

Il riferimento #1 non può che essere il “partito del Presidente” messo in campo appunto alle ultime Regionali: “Autonomia e diritti”.

1) IL PASSATO PROSSIMO. Ma se già un ‘movimento del Presidente’ e cioè il Partito democratico meridionale (Pdm) aveva creato una marea di polemiche, al limite dell’impeachment nei confronti dell’allora Governatore in carica per il centrosinistra Agazio Loiero, ma come si sarebbe potuto mai pensare seriamente che gli alleati e soprattutto la composita galassia degli appartenenti al Pd fosse in grado di digerire amabilmente la discesa in campo di una lista-partito che, oltretutto, in varie province è andata a setacciare uomini piddini importanti direttamente nelle istituzioni?

2) IL PRESENTE. AD (Autonomia e diritti), oltre ad avere infelicemente una sigla che rimanda all’Architectural’s Digest – prezioso baedeker di ogni amante dell’architettura e degli splendidi interni che si rispetti -, infelice perché mentre il giornale AD ci mostra il bello così il partito Ad ci ha mostrato cose quasi sempre inguardabili, ha segnato un punto-di-non-ritorno rispetto al “prima”.
Prima del marzo 2010, infatti, si riteneva che l’ex ministro Loiero fosse in qualche modo un re Mida della politica, in grado di trasformare non diciamo in argento, ma almeno in silverplate tutto il materiale politico, non sempre di prima qualità……, che toccava. Adesso, al di là d’essere stato maciullato dall’eurostar elettorale Scopelliti, Agazio Loiero ha prodotto nei terzi la certezza che il materiale politico che coinvolge in qualche progetto è destinato a fare una pessima fine e, spesso, a farla fare ad altri.

Il progetto-Ad è fallito una prima volta nel marzo 2010. Molti (…vero, Franco Petramala??) erano convintissimi che avrebbe raccolto grandi consensi nella politica organizzata ma penalizzata – su vari livelli – dal Pd ‘casamadre’ e anche nella società civile assai vicina al centrosinistra epperò non organica a tale coalizione, trainando l’uscente verso la riconferma. Non è andata affatto così e Autonomia e diritti ha conquistato suffragi decenti, “salvandosi” sotto il profilo di una valutazione meramente elettorale per il solo frangente di essere l’unico altro soggetto politico dell’intero centrosinistra “andato a seggi”, oltre ai ‘tradizionali’ Pd e Fds, e conquistandone tra l’altro ben 4. Malgrado i 4 seggi, la valutazione non va oltre il risultato <decente> per l’ovvio raffronto da eseguire con l’altra “lista del Presidente“: Scopelliti Presidente ha attinto in modo assai più significativo a espressioni della società civile e non organiche ai partiti già presenti. E il suo risultato elettorale e d’immagine è stato a dir poco devastante (considerando, soprattutto, gli elevatissimi suffragi ben fuori dalla provincia d’appartenenza del Governatore neoeletto, Reggio Calabria).

Il progetto-Ad è fallito una seconda volta (e Loiero sapeva benissimo tutto in anticipo, avendolo architettato anche se…. ops!, questo non si può dire, se no s’arrabbia!) quando i Democratici hanno amaramente capito l’antifona: altro che valore aggiunto!, i 4 consiglieri di Ad sarebbero rimasti per i fatticelli propri. Con tanto di gruppo autonomo. E, inevitabilmente, facendo pesare assai meno il Pd a Palazzo Campanella.

Il progetto-Ad è fallito una terza volta nel momento in cui s’è capito che neppure Loiero costituiva più il vero collante di Autonomia e diritti: ed ecco il vibonese Ottavio Bruni prendere pubblicamente le distanze dal “suo” Presidente (ricordiamo che fino a una manciata di giorni prima era “solamente” il capogabinetto della sua Giunta regionale……………); il rendese Rosario Mirabelli (qui in foto) prima transfuga nell’Api e dopo un paio di giorni destinatario di un avviso di garanzia accompagnato da pregnante misura restrittiva (francamente, non sappiamo quale dei due eventi abbiamo destato più sconcerto… ma sappiamo che difficilmente sarebbe rimasto nel gruppo di un Pd che ha per capogruppo quel Sandro Principe contro il quale per ben due volte aveva tentato, invano, la scalata alla sindacatura di Rende. Tantopiù, ben sapendo che l’aveva fatto da uomo di Alleanza nazionale, come dire: un po’ distante dal Pd, ecco…), ecco Mario Franchino tornare a casa-base dopo l’ultimatum del commissario regionale piddino Adriano Musi. E il solo Enzo Ciconte restare sulle posizioni di Ad di cui, a questo punto, detiene un indiscusso quanto vuoto monopolio.

Il progetto-Ad è fallito una quarta volta, soprattutto!, quando è stato “alibi perfetto” per l’exit-strategy di Peppe Bova e Nicola Adamo. E lì ci si potrebbe scrivere un film: <Visto che voi cattivoni avete lasciato il Pd alla Regione sostazialmente nelle mani di chi, Loiero, ci ha condotto alla sconfitta del marzo scorso e contemporaneamente ha le mani in pasta in un altro soggetto politico…>.

Chiaro, no? E che importa se quest'<altro soggetto politico> s’è liquefatto come neve al sole. Tanto, era tutto scontato come i prezzi durante i saldi.

25 aprile 2010

Sanità: assessore regionale o commissario?

In Calabria uno dei fronti di maggior dibattito regionale è attualmente l’assetto futuro prossimo della Sanità.

…E ci mancherebbe che non fosse così!, viste le decine di miliardi di euro preda dei rapaci più vergognosi, specie negli ultimi tempi… Adesso, da un lato il neoPresidente della Giunta regionale Peppe Scopelliti ha chiesto un urgente <gesto di responsabilità> (leggi: dimissioni) a tutti i top manager delle varie Asp e Aziende ospedaliere (ma a Cosenza un ‘nemico pubblico numero 1’ come il dg dell’Asp cosentina Franco Petramala, già candidato alle Amministrative col centrosinistra, non si poteva lasciare al proprio posto e dunque è stato cacciato di già). Dall’altro, pochi giorni fa ha annunciato – guardandosi bene dal farlo in campagna elettorale, eh – che chiederà lui stesso al governo Berlusconi di commissariare il comparto-chiave della società e della politica calabrese.

Sarà un atteggiamento adeguato? Sarà commissariando (tra l’altro, pochissimo tempo dopo un voto che, qualsiasi decisione si prendesse, la vedrebbe stra-stra-legittimata da uno ‘tsunami’ elettorale) che si potranno affrontare in maniera più proficua e diretta gli annosi problemi della Sanità calabra? Qualche dubbio è lecito; ma Scopelliti, proprio in quest’ottica, ha trattenuto anche questa delega (attenzione all’ “anche”: le deleghe fin qui non assegnate sono numerosissime e, in alcuni casi, anche molto delicate e onerose).

Per dire, secondo un “vecchio saggio” come il leader del movimento “Diritti civili” Franco Corbelli – uno diventato famoso in tutt’Italia (anche) grazie a strepitose e strepitanti battaglie intorno a eclatanti casi di malasanità -, in realtà <quello che occorre è un nuovo assessore alla sanità, competente, che non risponde a logiche di partito e di corrente, ma che operi solo per tutelare i diritti dei cittadini e dei pazienti>. Ovvero, <un assessore che nomini direttori generali capaci e vada negli ospedali a rendersi conto dei problemi, che incontri il personale medico e paramedico, gli stessi malati, per capire quali sono le esigenze, le emergenze, le priorità da affrontare subito…>.

Chi non vive né opera in Calabria potrà pensare: ma stiamo parlando di cose del tutto normali, l’abc dell’apprendista-stregone della Sanità. Eh no…, qui stiamo parlando di cose rare, come rare nel segmento sono state anche persone che fossero competenti, oneste o (addirittura!) entrambe le cose contemporaneamente (……..sarà il caso di ricordare che secondo atti giudiziari c’è stato qualche dirigente medico arrivato al punto da far cambiare lo stato dei luoghi, dentro una sala operatoria, dopo un intervento conclusosi con la morte del paziente?)

Non per nulla il ‘saggio’ Corbelli ammicca al nodo vero: <Questa è la svolta vera, reale, che si aspettano i calabresi>. Perché sa bene come il quadro sia che <pazienti aspettano mesi prima di essere sottoposti ad un esame negli ospedali. Nei nosocomi, anche quelli importanti regionali, si rompono le macchine per esami importanti che non vengono riparate e sostituite e i malati aspettano da settimane, in un lettino, addirittura nei corridoi, prima di essere sottoposti a test importanti e delicati>.

Forse non servono Superman. Forse serve ‘solo’ un pizzico di sana normalità… sarebbe già tantissimo.

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