il Caffè di Meliadò

31 ottobre 2014

Reggio Calabria, il sindaco terrebbe per sé “Decreto” e Beni confiscati. Vicesindaco un “moderato”?

Filed under: centrosinistra,in Calabria — mariomeliado @ 14:38
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Il neosindaco di Reggio Calabria Peppe Falcomatà potrebbe iniziare già fra qualche ora la sua sequenza d’incontri con le varie forze politiche che hanno contribuito al suo largo successo alle ComuRC - portonali del 26 ottobre.
Diciamo sùbito che i tempi saranno veloci ma difficlmente fulminei: a rallentare (almeno un pochino) i lavori ci sono due circostanze che attengono alle donne da inserire in Giunta.

Ha infatti detto “no” Nancy Iachino, recordwoman di preferenze ma anche unica consigliera eletta fra i 22 membri di maggioranza: almeno due i motivi, da un lato l’inesperienza (è al primo mandato) e il pur garbato pressing che le sarebbe stato rivolto, considerato che gli assessori piddini “doc” (cioè non solo appartenenti al Partito democratico ma anche inseriti nella relativa lista) dovrebbero essere comunque al massimo due.
Restando ancòra sulla rappresentanza femminile, c’è poi il nodo circa le esterne. Tre, aveva detto il primo cittadino. Ma a questo punto dei 9 assessori (numero massimo, che Falcomatà jr. intende peraltro raggiungere) quante saranno le donne? Visto il rifiuto dell’unica eletta, si supporrebbe sempre quattro – per rispettare le proporzioni stabilite dal “ddl Delrio”, che ha modificato il comma 2 dell’art. 46 del Tuel stabilendo che ogni sesso dev’essere rappresentato con almeno il 40% del totale degli assessori –, senonché rispettare perfettamente questo principio a questo punto vorrebbe dire violarne un altro. Cioè l’impossibilità di nominare più di tre assessori esterni.
Ecco allora la concreta certezza che (dopo aver fatto mettere nero su bianco alla Iachino la propria rinuncia motivata, per poter poi esibire un atto congruente in caso di ricorsi per violazione del principio paritario…) il primo cittadino nominerà 6 assessori maschi e 3 femmine, queste ultime ovviamente tutte esterne.

Certezze ancòra non ce ne sono, ma quanto alle possibili “assessore” l’intenzione sarebbe di scandagliare attentamente le rose di nomi che saranno fornite in particolare da parti sociali, associazioni e ambienti universitari (che hanno visto anche alcune esponenti significative candidarsi direttamente o rinunciare a un impegno diretto addirittura alla sindacatura: potrebbe essere l’occasione per un “ripescaggio”, in termini però tutti da verificare). A quanto sembra però in pole position per esprimere una donna almeno ci sarebbe il sindacato: uno dei ragionamenti coinvolge le figure apicali, con possibilità di schierare donne impegnate a livelli regionali (la cislina Rosy Perrone?) o l’unica donna in atto con funzioni di segretario provinciale generale (parleremmo della cigiellina Mimma Pacifici, che peraltro non è reggina ma locridea; ostacolo questo, comunque, non certo invalicabile). Altri indicano qualche elemento che svolge o comunque ha svolto ruoli importanti in organismi paritari.

Per carità, boatos… anche se provenienti da ambienti qualificati.
Qualcuno poi ha bisbigliato il nome di qualche donna d’esperienza: tra queste non manca una professionista della Sanità e amministratrice di lungo corso come Maria Pia Porcino (i 525 raccolti col Centro democratico non sono bastati, stavolta, per l’elezione), in Giunta pure ai tempi di Falcomatà senior.
L’elenco peraltro sarebbe molto più lungo: basterà guardare, ad esempio, anche a elementi assai rilevanti nel mondo della scuola che potrebbero assolvere con grande competenza a un assessorato a Istruzione Cultura … e Sport, come pare vada profilandosi (sì, perché come già s’è visto scendere da 14 a 9 assessori comporta ovviamente un superlavoro in termini d’accorpamento e le deleghe andranno quasi certamente ridisegnate nel  loro complesso).

Per il resto, 6 assessori maschi.
Proviamo a entrare nel merito.

Un primo elemento riguarda appunto le deleghe assessorili che il sindaco terrà per sé: dovrebbero esserci quantomeno Politiche comunitarie (strategiche), Beni confiscati (difficile scordare che Peppe Falcomatà ha lavorato nel settore proprio all’Agenzia nazionale ubicata a Tremulini) e “Decreto Reggio” (delega pesantissima e gravosissima, che in questa fase ben difficilmente si potrebbe ipotizzare affidata a soggetti altri dal sindaco della città).

Le liste che hanno portato elementi a Palazzo di città sono complessivamente otto, sulle undici dello schieramento: le tre rimaste “a secco”, ma pure Oltre, Cambiare Reggio cambia/Officina Calabria e il redivivo Partito socialista resterebbero fuori dalla Giunta e dovrebbero ottenere un coinvolgimento esclusivamente in termini di ufficio di Presidenza d’Assemblea, presidenze di Commissione e nomine di sottogoverno.

I sei assessori maschi andrebbero quindi ripartiti tra le uniche 5 liste che hanno ottenuto più di un seggio.

Il Partito democratico – prima forza politica in città – coi suoi 7 consiglieri eletti sarebbe anche l’unica formazione cui toccherebbero due assessori, con l’avvertenza che se si rispetterà questo numero difficilmente il Pd andrebbe a esprimere il vicesindaco o deleghe tutte pesantissime, considerato che il partito già esprime il sindaco.
Com’è ovvio, tanti in pista. Per motivi vari incrociati – esperienze, anagrafe… – i maggiormente indiziati sono tre: Peppe Marino (il consigliere più votato in assoluto, già vicepresidente del Consiglio comunale: di fatto, “blindato”), Demetrio Delfino (giovane ma già di notevolissima esperienza a Palazzo di città, attivissimo, sopra “quota mille” voti e con un atout importante: il neosindaco già in campagna elettorale aveva pubblicamente dichiarato che in caso d’elezione avrebbe gradito averlo in “squadra”) e Gianni Minniti (già assessore per il centrosinistra ma, parrebbe, con qualche chance in meno).
E qui, la rinuncia di Nancy Iachino tingerà automaticamente di rosa il Consiglio perché a subentrare al prescelto ci sarebbe Paola Serranò, cuore dell’Hospice “Via delle Stelle”, oltre al giovane Marco Schirripa.

Circostanza non scontata, le due “liste del sindaco” avranno – a quanto pare – un assessore a testa: non è automatico perché su un piatto della bilancia, e chiaramente, c’è l’enorme peso elettorale, visto che sommandole superano i voti piddini!, ma sull’altro la circostanza che sindaco + deleghe del sindaco + 2 assessori delle liste del sindaco = “supervertice” di stretta osservanza falcomatiana.

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28 ottobre 2014

Tocco “rosa” a Palazzo San Giorgio: sarà per la prossima volta…?

…Ha fatto solo danni.
Parliamo di lei: la preferenza doppia di genere, il 26 ottobre scorso alla prima applicazione assoluta alle Comunali di Reggio Calabria.

Nel suo Dna, è la sorellastra delle “quote rosa”: mentre le controverse quseggiote rappresentano appunto delle riserve (di volta in volta sul numero complessivo degli eletti oppure sul numero dei candidati da inserire in ciascuna lista in una competizione elettorale), la preferenza doppia lascia un asso in più nella manica della coscienza individuale. Perché delega al singolo elettore la scelta se esercitare o meno una facoltà che, in potenza, ha uno straordinario valore paritario.

Di che si tratta in concreto?
La norma è abbastanza chiara ma, ahinoi!, assai poco conosciuta.

Di fondo, rimane il vecchio canovaccio della “preferenza unica”: si parte col concetto che si può votare (al di là del candidato sindaco, opzionabile anche col voto disgiunto) per una certa lista e, all’interno dei suoi aspiranti a uno dei 32 scranni a Palazzo San Giorgio, attribuire una sola preferenza a uno qualsiasi di loro, uomo o donna che sia.
La novità è che stavolta era possibile bissare la preferenza, a condizione che s’indicasse un aspirante consigliere di sesso differente rispetto a quello prescelto col primo suffragio. Quindi, fermo restando che occorreva sempre pescare tra i candidati della lista “x” per cui s’era votato, se la prima preferenza era andata a una candidata si poteva aggiungere una seconda preferenza da tributare a un candidato di sesso maschile, se invece la prima preferenza era andata a un candidato si poteva aggiungere un’altra preferenza da assegnare a una tra le donne in lista.

…Dal dire al fare, però, c’è di mezzo il mare.
E

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27 ottobre 2014

Falcomatà jr. sindaco di Reggio Calabria

E’ l’ex capogruppo pd a Palazzo Falcomatà ha vintoSan Giorgio Peppe Falcomatà, figlio dell’indimenticabile (e indimenticato) Italo, il nuovo sindaco di Reggio Calabria. 

Il 60,99% dei suffragi – certificato solo molte ore dopo la chiusura delle urne – gli regala un’inebriante vittoria al primo turno, che giunge peraltro con modalità a dir poco inedite (basti pensare che tranne il centrodestra tutte le altre coalizioni restano fuori, senza neppure un seggio da consigliere d’opposizione).

Adesso viene il difficile: governare (bene) il Comune reggino, dopo 2 anni di commissariamento per mafia e con altri 8 del Piano decennale di riequilibrio che questa (e la prossima) Amministrazione ancòra dovranno affrontare e far rispettare, pena il dissesto finanziario dell’Ente.

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