il Caffè di Meliadò

21 aprile 2015

COMUNE / B – Unioni civili, passo per passo il testo “della discordia”

Aveva detto che il Registro delle Unioni civili sarebbe stata realtà,gf al Comune di Reggio Calabria, entro il 17 maggio. Quantomeno il timing scandito dal sindaco Giuseppe Falcomatà (nella foto) in atto è pienamente rispettato, non c’è che dire: l’intertempo del varo in commissione consiliare Statuto e regolamenti segna la data di martedì 21 aprile

Certo però, rimane il repentino inasprimento dei rapporti col centrodestra.
La minoranza (che ha preferito lasciare la commissione Statuto e Regolamenti anziché votare “no”, e già domani terrà una conferenza stampa sulle ragioni di questo gesto) in pratica accusa la coalizione di centrosinistra di scorrettezza: in particolare, il presidente Demetrio Martino non avrebbe chiamato per essere audite parecchie associazioni, mentre secondo i consiglieri di maggioranza le cose sono andate all’opposto.

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11 aprile 2015

Centro democratico/2 – Alla Porcino il coordinamento (e le gatte da pelare)

L’ex assessore comuPorcino the othernale di Reggio Calabria all’Istruzione Maria Pia Porcino (vedi foto), centrista “di ferro”, è stata eletta questa mattina per acclamazione nuova coordinatrice provinciale del Centro democratico di Bruno Tabacci, nel corso del congresso provinciale reggino presieduto dal coordinatore nazionale e attuale commissario calabrese del partito Pino Bicchielli.

Diversi appuntamenti sono ora all’orizzonte: la fase congressuale è appena partita, le partite più importanti sono adesso i congressi negli altri territori (alcuni dei quali, a differenza del Reggino, ampiamente “responsabili” del flop alle Regionali scorse) e soprattutto il congresso regionale, già in programma per il 16 maggio prossimo. 

L’unanimità nella scelta dell’elemento apicale dice molto, di questo congresso.
E, anche se l’ex coordinatore provinciale Pasquale Tripodi (già assessore regionale e sindaco di Bova Marina) sulla carta passa la mano, dice parecchio anche su chi, in questo partito, abbia il “pallino” in mano; e ovviamente la bussola indica anche Siderno e il sindaco in pectore Pietro Fuda.

Ma non dice tutto

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2 aprile 2015

Rabarama ne inventa un’altra. Dallo Stretto… all’ultima frontiera della body art

Questa, fRaba1orse la ricordate, è una delle tre opere di Rabarama (al secolo, Paola Epifani) circa le quali si gridò allo scandalo per l’acquisto da parte del Comune di Reggio Calabria per la “piccolezza” di 660mila euro.

Quelle polemiche sono acqua passata, e Rabarama resta senz’altro una delle artiste più acclamate del Paese nel suo genere.

Adesso, però, la scultrice ha deciso di tirar fuori un’altra installazione per parecchi versi suggestiva, integralmente basata sull‘intreccio dei corpi. Quello di una sua “tipica” creatura arlecchinata

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1 novembre 2014

Verso la giunta Falcomatà, con un vicesindaco tabacciano, 4 esterne, un po’ di scontenti. E qualche sorpresa

Alla fine, saranno ugualmente quattro le donne nella giunta Falcomatà che vePFrrà annunciata nelle prossime ore a Reggio Calabria (più probabilmente, secondo i soliti beneinformati, lunedì 3 novembre). Al di là del Tuel, che all’art. 47 comma 4 prevede che «nei Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti lo Statuto può prevedere la nomina ad assessore di cittadini non facenti parte del Consiglio e in possesso dei requisiti di candidabilità, eleggibilità e compatibilità alla carica di consigliere», la fonte necessaria richiamata appunto dal Testo unico Enti locali, ossia lo Statuto comunale reggino – per come modificato con deliberazione n. 49 del 28 agosto 2007 – al primo comma dell’art. 68 prevede sobriamente che «il sindaco può nominare assessori cittadini in possesso dei requisiti di legge per l’elezione a consigliere comunale». Senza alcun limite numerico, dunque (in teoria, potrebbero essere indicati pure 9 assessori esterni su 9).

Sul “quando” precisamente arriverà l’annuncio incide, com’è ovvio, anche il momento della formalizzazione dei consiglieri; esiste ancòra un margine d’incertezza in varie liste (Pd, ma non solo) in cui ultimi degli eletti e primi dei non eletti quasi “si toccano”, la Commissione elettorale è al lavoro.

Accertata l’inesistenza di un vincolo normativo circa il “tetto” di esterni nominabili, alla rinuncia della dèm Nancy Iachino (unica consigliera di maggioranza) il primo cittadino ha preferito ovviare “a modo suo”: rispettando cioè alla lettera il vincolo del 40% almeno di assessori di ciascun sesso sancito dal ddl Delrio e non ampliando la platea degli eletti rispetto agli esterni.
Questo significa due cose: da un lato il numero complessivo degli assessori rimarrà di nove elementi (contrariamente a chi pure aveva suggerito di lasciare solo tre donne “esterne” e rispettare gli equilibri-Delrio facendo scendere a otto il numero complessivo di assessori), dall’altro però il peso degli esterni crescerà. Saranno quattro (tutte donne, appunto) contro cinque soli assessori pescati tra i consiglieri eletti a Palazzo San Giorgio.

…Tutto questo, chiaro, ha pure ulteriori riverberi.
Vediamo un po’ insieme cosa dicono le indscrezioni più accreditate, allo stato dell’arte.

Intanto nella formazione della Giunta sono stati presto enucleati quattro criteri.

  • la concertazione “di primo livello” – dunque i colloqui col primo cittadino – avrebbe riguardato solo le otto liste che hanno ottenuto almeno un seggio;
  • avrebbero ricevuto un assessorato, per motivi strettamente numerici, solo le 5 liste che hanno ottenuto più di un seggio;
  • quanto agli assessori esterni di sesso femminile, si sarebbe posta come condicio sine qua non una sicura competenza professionale, del tutto esterna alla politica, coniugata a una ragionevole certezza di avere elementi di Giunta «immediatamente operativi», sulla scorta dell’accelerazione Renzi-style fortemente nelle intenzioni di Peppe Falcomatà. Dunque donne con un curriculum vitae davvero significativo, da prelevarsi magari dagli organi apicali di società importanti o di rilevanti Amministrazioni pubbliche;
  • sempre per le “assessore”, categorico niet all’ipotizzato ripescaggio di aspiranti al Consiglio non premiate dalle urne.

Il primo punto significa, intanto, che già ieri sono stati svolti praticamente tutti i vis-à-vis previsti (solo A testa alta per Reggio ha visto oggi il confronto col primo cittadino) e che le tre liste rimaste “a secco” (in ordine di suffragi ottenuti: Sel, Pri e Sinistra per Reggio) saranno coinvolte solo nella “squadra” in senso ampio: prenderanno parte insomma al governo della città attraverso le articolazioni esterne a Consiglio e Giunta, tipicamente gli organi di sottogoverno. E la cosa non era scontata, soprattutto considerando il blasone dei soggetti coinvolti (i vendoliani, alleati “classici” del Pd, per esempio anche alle Regionali del 23 novembre; il Partito repubblicano d’antica tradizione e con segretario nazionale reggino, Franco Nucara; la Sinistra radicale che vedeva elementi significativi provenienti dal “calderone” Pdci + Rifondazione comunista + ex lista Tsipras).

Il secondo punto, a dispetto della “luna di miele” in corso con l’elettorato reggino, ha certo prodotto qualche motivo di frizione. Se Cambiare Reggio Cambia/Officina Calabria, in testa l’eletto Filippo Bova e gli ispiratori come Enzo Tromba, non sembra sfoggiare particolari recriminazioni, il discorso è un po’ diverso per Oltre (intanto perché ospita pure il Cdu di Lillo Manti e Pino Palmisani, in seconda battuta perché non va mai sottovalutata la necessità di “collanti” efficaci rispetto al consigliere provinciale Mimmo Battaglia che tra l’altro, dopo la risicata sconfitta alle Primarie di coalizione per le Comunali, di qui a pochissimi giorni avrà la “prova della verità” col voto per le Regionali nella lista dèmocrat) e soprattutto per il Partito socialista.

Per il Ps va operato un breve discorso a parte, in effetti. Intanto, nella pur ristretta base del glorioso partito c’è chi rammenta un presunto patto informale in base al quale Falcomatà jr., se eletto, avrebbe accordato ai socialisti la vicesindacatura, indipendentemente dagli esiti elettorali!, alla luce del sostegno alle Primarie del centrosinistra per la corsa a Palazzo San Giorgio. A molti è poi parso strano – e, per molti versi, è davvero così – che la minidelegazione ricevuta a Palazzo di città comprendesse il solo segretario provinciale Gianni Milana, senza includere come sarebbe apparso naturale almeno anche Antonio Ruvolo, segretario cittadino e unico eletto socialista. A questo si aggiungano voci incrociate stando alle quali il partito avrebbe chiesto l’assessorato per un esterno, ipotizzando nomi tra i quali lo stesso Milana, mentre il primo cittadino avrebbe ribattuto proponendo l’indicazione di un potenziale assessore esterno di sesso femminile. Insomma, un piccolo grande caos a fronte della sostanziale certezza che gli uomini di Riccardo Nencini non avranno un assessore di sesso maschile (interno o esterno che sia) né tantomeno la “seconda piazza” in Giunta.

Vediamo allora le cinque liste che esprimeranno assessori.

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31 ottobre 2014

Reggio Calabria, il sindaco terrebbe per sé “Decreto” e Beni confiscati. Vicesindaco un “moderato”?

Filed under: centrosinistra,in Calabria — mariomeliado @ 14:38
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Il neosindaco di Reggio Calabria Peppe Falcomatà potrebbe iniziare già fra qualche ora la sua sequenza d’incontri con le varie forze politiche che hanno contribuito al suo largo successo alle ComuRC - portonali del 26 ottobre.
Diciamo sùbito che i tempi saranno veloci ma difficlmente fulminei: a rallentare (almeno un pochino) i lavori ci sono due circostanze che attengono alle donne da inserire in Giunta.

Ha infatti detto “no” Nancy Iachino, recordwoman di preferenze ma anche unica consigliera eletta fra i 22 membri di maggioranza: almeno due i motivi, da un lato l’inesperienza (è al primo mandato) e il pur garbato pressing che le sarebbe stato rivolto, considerato che gli assessori piddini “doc” (cioè non solo appartenenti al Partito democratico ma anche inseriti nella relativa lista) dovrebbero essere comunque al massimo due.
Restando ancòra sulla rappresentanza femminile, c’è poi il nodo circa le esterne. Tre, aveva detto il primo cittadino. Ma a questo punto dei 9 assessori (numero massimo, che Falcomatà jr. intende peraltro raggiungere) quante saranno le donne? Visto il rifiuto dell’unica eletta, si supporrebbe sempre quattro – per rispettare le proporzioni stabilite dal “ddl Delrio”, che ha modificato il comma 2 dell’art. 46 del Tuel stabilendo che ogni sesso dev’essere rappresentato con almeno il 40% del totale degli assessori –, senonché rispettare perfettamente questo principio a questo punto vorrebbe dire violarne un altro. Cioè l’impossibilità di nominare più di tre assessori esterni.
Ecco allora la concreta certezza che (dopo aver fatto mettere nero su bianco alla Iachino la propria rinuncia motivata, per poter poi esibire un atto congruente in caso di ricorsi per violazione del principio paritario…) il primo cittadino nominerà 6 assessori maschi e 3 femmine, queste ultime ovviamente tutte esterne.

Certezze ancòra non ce ne sono, ma quanto alle possibili “assessore” l’intenzione sarebbe di scandagliare attentamente le rose di nomi che saranno fornite in particolare da parti sociali, associazioni e ambienti universitari (che hanno visto anche alcune esponenti significative candidarsi direttamente o rinunciare a un impegno diretto addirittura alla sindacatura: potrebbe essere l’occasione per un “ripescaggio”, in termini però tutti da verificare). A quanto sembra però in pole position per esprimere una donna almeno ci sarebbe il sindacato: uno dei ragionamenti coinvolge le figure apicali, con possibilità di schierare donne impegnate a livelli regionali (la cislina Rosy Perrone?) o l’unica donna in atto con funzioni di segretario provinciale generale (parleremmo della cigiellina Mimma Pacifici, che peraltro non è reggina ma locridea; ostacolo questo, comunque, non certo invalicabile). Altri indicano qualche elemento che svolge o comunque ha svolto ruoli importanti in organismi paritari.

Per carità, boatos… anche se provenienti da ambienti qualificati.
Qualcuno poi ha bisbigliato il nome di qualche donna d’esperienza: tra queste non manca una professionista della Sanità e amministratrice di lungo corso come Maria Pia Porcino (i 525 raccolti col Centro democratico non sono bastati, stavolta, per l’elezione), in Giunta pure ai tempi di Falcomatà senior.
L’elenco peraltro sarebbe molto più lungo: basterà guardare, ad esempio, anche a elementi assai rilevanti nel mondo della scuola che potrebbero assolvere con grande competenza a un assessorato a Istruzione Cultura … e Sport, come pare vada profilandosi (sì, perché come già s’è visto scendere da 14 a 9 assessori comporta ovviamente un superlavoro in termini d’accorpamento e le deleghe andranno quasi certamente ridisegnate nel  loro complesso).

Per il resto, 6 assessori maschi.
Proviamo a entrare nel merito.

Un primo elemento riguarda appunto le deleghe assessorili che il sindaco terrà per sé: dovrebbero esserci quantomeno Politiche comunitarie (strategiche), Beni confiscati (difficile scordare che Peppe Falcomatà ha lavorato nel settore proprio all’Agenzia nazionale ubicata a Tremulini) e “Decreto Reggio” (delega pesantissima e gravosissima, che in questa fase ben difficilmente si potrebbe ipotizzare affidata a soggetti altri dal sindaco della città).

Le liste che hanno portato elementi a Palazzo di città sono complessivamente otto, sulle undici dello schieramento: le tre rimaste “a secco”, ma pure Oltre, Cambiare Reggio cambia/Officina Calabria e il redivivo Partito socialista resterebbero fuori dalla Giunta e dovrebbero ottenere un coinvolgimento esclusivamente in termini di ufficio di Presidenza d’Assemblea, presidenze di Commissione e nomine di sottogoverno.

I sei assessori maschi andrebbero quindi ripartiti tra le uniche 5 liste che hanno ottenuto più di un seggio.

Il Partito democratico – prima forza politica in città – coi suoi 7 consiglieri eletti sarebbe anche l’unica formazione cui toccherebbero due assessori, con l’avvertenza che se si rispetterà questo numero difficilmente il Pd andrebbe a esprimere il vicesindaco o deleghe tutte pesantissime, considerato che il partito già esprime il sindaco.
Com’è ovvio, tanti in pista. Per motivi vari incrociati – esperienze, anagrafe… – i maggiormente indiziati sono tre: Peppe Marino (il consigliere più votato in assoluto, già vicepresidente del Consiglio comunale: di fatto, “blindato”), Demetrio Delfino (giovane ma già di notevolissima esperienza a Palazzo di città, attivissimo, sopra “quota mille” voti e con un atout importante: il neosindaco già in campagna elettorale aveva pubblicamente dichiarato che in caso d’elezione avrebbe gradito averlo in “squadra”) e Gianni Minniti (già assessore per il centrosinistra ma, parrebbe, con qualche chance in meno).
E qui, la rinuncia di Nancy Iachino tingerà automaticamente di rosa il Consiglio perché a subentrare al prescelto ci sarebbe Paola Serranò, cuore dell’Hospice “Via delle Stelle”, oltre al giovane Marco Schirripa.

Circostanza non scontata, le due “liste del sindaco” avranno – a quanto pare – un assessore a testa: non è automatico perché su un piatto della bilancia, e chiaramente, c’è l’enorme peso elettorale, visto che sommandole superano i voti piddini!, ma sull’altro la circostanza che sindaco + deleghe del sindaco + 2 assessori delle liste del sindaco = “supervertice” di stretta osservanza falcomatiana.

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7 luglio 2014

Reggio Calabria, le Primarie hanno deciso: il candidato sindaco è Falcomatà (Pd)

È Peppe Falcomatà, l’ex capogruppo del Partito democratico a Palazzo San Giorgio, il candidato della coalizione di centrosinistra selezionato attraverso le primarie di schieramento
tenutesi quest’oggi. 

In teoria, dalle 9 alle 21; in pratica, dalle 8 alle 22, perché quasi tutti i 15 seggi – allestiti presso le sedi delle ex Circoscrizioni di Reggio Calabria – sono stati “presi d’assalto” sin dal mattino presto.

E, quanto alla chiusura delle urne, intorno alle 19,30 la Commissione di garanzia ha deciso d’urgenza di procrastinarla alle 22 (anziché alle 21) per consentire al maggior numero di persone d’esprimere il proprio suffragio per il candidato preferito tra Enzo Amodeo (Centro democratico, già consigliere provinciale), Mimmo Battaglia (consigliere provinciale del Pd), Filippo Bova (ex Cittadinanza mediterranea) e Peppe Falcomatà (ex capogruppo piddino a Palazzo di città).

Primarie “aperte”, va detto. Di fronte al versamento di un euro e alla presentazione di un documento d’identità valido, ha potuto votare chiunque, insomma; non i soli iscritti a uno dei partiti o movimenti della coalizione di centrosinistra.

Nei fatti, però, a queste singolari primarie i Grandi Assenti sono stati proprio i partiti, o comunque le forze politiche organizzate, se si pensa che il solo Centro democratico ha avuto forza e idee da contrapporre ufficialmente ai candidati piddini (originariamente ben tre!, prima che l’attivista del circolo di Cannavò Antonino Calluso ritirasse la propria candidatura).

Anche qui, c’è molta teoria e poi…
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9 aprile 2014

Del nodo-Gratteri, o anche: il Pd e una candidatura “difficile”

Doveva essere ministro. Della Giustizia, of coursegratteri: peccato non aver pensato al “dettaglio” che si sarebbe trattato del primo magistrato mai passato da magistrato in carica a Guardasigilli senza soluzione di continuità (e senza volersi neanche dimettere dal corpo magistratuale; non nell’immediato, almeno). Poi l’idea era di farne il presidente della Giunta regionale calabrese; ovviamente, senza passare dal giogo delle primarie di partito / di coalizione, ritenute da lui ma soprattutto “per” lui particolarmente rischiose e inadatte.

Adesso, l’ultima perla del Pd per il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri è di «chiedergli un sacrificio per la città di Reggio». E cioè, in sostanza, di candidarlo a primo cittadino di Reggio Calabria.
Una posizione, quella del Partito democratico, che ci sembra particolarmente velleitaria e poco convincente.

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4 settembre 2013

Museo nazionale, i commissari del Comune di Reggio chiamano i partiti a raccolta

Ha fatto discutere a lungo, a Reggio Calabria, il progetto per la sistemazione di piazza De Nava in relazione all’ingresso principmuseumplazaale del “nuovo” Museo nazionale della Magna Grecia bandito nel novembre 2010.

Come si ricorderà, all’inizio dell’anno successivo, rispetto ai nove studi (invitati e) partecipanti al bando, fu proclamato vincitore il progetto presentato da Nicola Di Battista, dell’Università di Cagliari (vedi rendering).

Sono state molte le remore di associazioni di lungo corso come gli Amici del Museo in relazione ai più che probabili rinvenimenti archeologici non appena si andasse a scavare dirimpetto a Palazzo Piacentini. Tantissimi i punti critici sollevati da Vincenzo Panuccio & C., in particolare circa l’edificazione dell’enorme Sala ipogea – 50 metri di lunghezza per 22 di larghezza per 10 di profondità, da ricavare nel sottosuolo del corso Garibaldi -, sia per gli scavi, sia per il vincolo archeologico che “comunque” li vieterebbe, sia per la necessaria (epperò d’imponderabile durata) chiusura totale della piazza e di un ampio tratto dell’arteria principale della città al fine d’effettuare i lavori.

In relazione a queste e a molte altre censure, il 27 luglio – dopo il forum di metà mese con 30 realtà associative reggine – l’associazione scrisse un’accorata lettera al Ministero per i Beni culturali invocando l’immediato stop all’appalto e l’apertura di un “tavolo” di confronto sulle modifiche e le integrazioni da apportare a Palazzo Piacentini.

Anche per questo motivo, in data 30 agosto la Commissione straordinaria alle redini di Palazzo San Giorgio ha inviato una missiva rivolta alle forze politiche della città.

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9 agosto 2013

Comune di Reggio Calabria, l’incandidabilità “di massa” apre la campagna elettorale

In assoluto, non si può certo definire una sorpresa il verdetto con cui la prima Sezione civile del Tribunale di Reggio Calabria (presidente, Rodolfo Palermo) ha sancito l’incandARENA Demyidabilità «alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali» (che, pure, a Reggio non si terranno in quanto anche tale Comune rientra fra i tantissimi ormai privi dei requisiti per potersi munire di consigli di zona), per otto ex amministratori comunali reggini.
Alcune cose vanno però puntualizzate, per correttezza innanzitutto verso la pubblica opinione, che dal 9 ottobre 2012 –data in cui il Comune di Reggio è stato sciolto per «contiguità mafiose» – è stata frastornata da molte bugie dolose, parecchie inesattezze e certamente da un buon numero di strumentalizzazioni, tentate o riuscite.

Intanto, nel metodo: non è un verdetto “massivo”. Vero è che quasi tutti i “convenuti” sono stati colpiti dalla sentenza di ieri, ma questo non può senz’altro ingenerare il dubbio che la sanzione abbia colpito tutti indiscriminatamente. Anzi.
È stato rigettato, infatti, il ricorso nei confronti di Bruno Bagnato (capogruppo Udc), Nicola Irto (Pd, unico esponente del centrosinistra interessato al procedimento) e Nicola Paris (Reggio Futura), tra i quali e il Ministero dell’Interno è però disposta – forse discutibilmente – la compensazione delle spese. Ma l’esito negativo per tre degli ex amministratori menzionati in relazione sui complessivi 11 attesta che i giudici, com’era da attendersi, hanno operato coscienziosamente, vagliando caso per caso; al di là, chiaramente, della condivisione o meno dei singoli esiti.

Ci sono poi gli otto ex amministratori dichiarati incandidabili, in testa l’ex primo cittadino Demy Arena (in atto, assessore regionale alle Attività produttive nella Giunta guidata dal predecessore alle redini di Palazzo San Giorgio, Peppe Scopelliti), condannandoli inoltre a pagare in solido (cioè tutti insieme ovvero a partire da uno solo di loro, salvo il diritto di rivalsa) cinquemila euro per spese di giudizio.
Fondamentale capire di cosa stiamo parlando.

Intanto, non si tratta certo di una condanna che lambisce “di striscio” l’Amministrazione comunale sciolta esattamente 10 mesi fa. Infatti il verdetto centra in pieno l’ex sindaco e l’ex presidente dell’Assemblea, quattro ex assessori (Walter Curatola di Reggio Futura – Sport, Spettacolo e Patrimonio edilizio; Giuseppe Martorano del Partito repubblicano – Anagrafe, Decentramento e Protezione civile; Pasquale Morisani di Scopelliti Presidente – Lavori pubblici; Luigi Tuccio, esterno – Urbanistica) e due ex consiglieri comunali (Peppe Eraclini e Pino Plutino, entrambi del Pdl).

La sentenza coinvolge, dunque, in pieno l’intera “cabina di regia” del Comune tra il 2011 e il 2012.
E stavolta, profilo da non trascurare, l’esito sfavorevole (in questo caso giudiziario) non arriva da Roma, che parte della politica reggina considerò “matrigna” il 9 ottobre dello scorso anno, quando per la prima volta in Italia un ministro dell’Interno (l’oggi Guardasigilli Annamaria Cancellieri) decise di sciogliere il Consiglio comunale di un capoluogo di provincia.

Né mancano interessanti “spigolature”.

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5 giugno 2013

Comune di Reggio: la Peo, Arena, la Commissione e i sindacati (1)

La Triplice sindacale? Non è «mai stata lontana dai lavoratori». Parola dei vertici della Funzione pubblica di Cgil (il segretariotripl regionale Alfredo Iorno), Cisl (il segretario provinciale Luciana Giordano) e Uil (il segretario provinciale Nuccio Azzarà), che proprio nella sede cislina hanno incontrato i giornalisti.

La data non può ingannare: è il giorno dopo il deposito del reclamo contro l’ordinanza del Giudice del lavoro reggino Patrizia Morabito, che in veste monocratica ha accolto il ricorso d’urgenza (ex art. 700 cpc) da parte della Commissione straordinaria guidata dal prefetto Vincenzo Panico per procedere all’immediata sospensione (delle qualifiche e) degli emolumenti collegati all’erogazione di cinque progressioni economiche orizzontali dal ’99 a oggi a un’ampia platea delle maestranze di Palazzo San Giorgio.

Questo, prendendo in esame i lavoratori di categoria D, porterebbe a una decurtazione media di 350 euro al mese.

Il fatto, ha argomentato la Giordano, è che le somme in questione sono «frutto dell’autonomia negoziale che, per quanto ci riguarda, non dev’essere messa in discussione». E, cosa non da poco, la segretaria Cisl-Fps ha puntato l’indice anche contro Palazzo del Governo: «Avevamo chiesto alla Prefettura la procedura di raffreddamento dei conflitti, che non è mai stata attivata», e per questo è stato proclamato lo sciopero dell’11 giugno. (Un’astensione dal lavoro su cui non c’è alcuna «rincorsa», ha sottolineato tra l’altro Azzarà, perché fin dall’inizio le parti sociali hanno sposato «convintamente» la causa dei dipendenti del Comune reggino).

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