il Caffè di Meliadò

20 marzo 2013

Napolitano, Bersani, Renzi e Grillo. Due o tre cosette che il Pd non sembra aver capito, ma gli italiani sì

Filed under: centrosinistra,grillini — mariomeliado @ 16:25
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Poche ore, e il dilemma circa la formazione del nuovo Governo sarà sciolto: giusto domani i “big” (prima Beppe Grillo, poi Silvio Berlusconi, quindi Pierluigi Bersani) si recheranno al Quirinale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la seconda, ultima giornata delle consultazioni.

Raro, ma stavolta la prima giornata di questo “giro” s’è rivelata però ben più decisiva della seconda: appena scesi dal Colle, i presidenti di Camera e Senato (Laura Boldrini e Piero Grasso rispettivamente) hanno parlato senza locuzioni tortuose di assoluta necessità di dare un Governo al Paese. Questo presumibilmente si può tradurre così: il mandato a Bersani sarà soltanto “esplorativo”, visto che Cinquestelle non lo voterà mai e specie a Palazzo Madama non c’è altra sponda cui affidarsi. E poi ci sarà il tentativo dell’ex Procuratore nazionale antimafia.

Due annotazioni sul punto: intanto, gli elettori pd (non parliamo di altri….) dovrebbero caldamente sconsigliare, da sùbito, al loro segretario nazionale di tentare pastrocchi improponibili, tipo varare “a tutti i costi” un esecutivo che però non abbia una reale e solida maggioranza in una delle due Camere ma, al Senato, s’arrischi a fidare sullo smunto drappello dei senatori del premier uscente Mario Monti e, addirittura, sul risicato drappello dei senatori a vita, soprattutto perché contare persino su questi suffragi come voti ineliminabili per la sopravvivenza del Governo centrale sarebbe chiaramente da avventurieri. L’esatto bisogno di cui il Paese – specie agli occhi dell’Europa… – ha oggi bisogno. Poi però, un’altra cosa: sarebbe bene che fin da ora i cinquestellini chiarissero se un ipotetico governo Grasso potrebbe davvero vederli in maggioranza, senza far affondare la Nave Italia o comunque tornare al voto nel giro di un mucchietto di settimane. E, soprattutto, dovrebbe il centrosinistra chiarire se un esecutivo del genere sarebbe o no sorretto convintamente… Anche perché, diciamolo, non si può giocare con chi ha avuto in mano i destini della lotta alla ‘ndrangheta e alle altre mafie, non si può neanche pensare d’inviarlo a fare un “giretto esplorativo” con la riserva mentale di tornare alle urne anche se poi una maggioranza ci fosse. E abbiamo il fondato sospetto che il primo a respingere al mittente un ragionamento impolitico di questo tipo sarebbe giusto Piero Grasso.

Perché bisogna rispondere ora? Ma perché il centrosinistra, e il Pd in particolare…, non sembra aver messo molto bene a fuoco due-tre cosette che, invece, gli italiani hanno chiarissime.

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31 ottobre 2012

Spending review: ultime settimane d’agonia per le Province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone

Salvi improbabili colpi di scena o non meno ardui successi in chiave giudiziaria davanti alla magistratura amministrativa, siamo alle ultime settimane di vita per tre Province calabresi: parliamo di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone (nella foto, il Palazzo della Provincia della città pitagorica).

E’ quanto appena sancito dal Governo centrale nel decreto legge di riforma delle Province: lo stesso ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi ha “lanciato” la notizia dell’approvazione del provvedimento, in modo consono alla modernità del Governo tecnico in sella, attraverso un tweet su uno dei social network più diffusi, Twitter.

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17 ottobre 2012

Il Guardasigilli Paola Severino cala la mannaia: “I politici condannati non potranno essere candidati”

«Con assoluta tempestività il governo interverrà anche sulla materia della incandidabilità» dei condannati…

Dopo queste parole, ho deciso che amerò per sempre il ministro della Giustizia Paola Severino, qualsiasi enorme minchiata dovesse fare successivamente (com’è altamente probabile).

27 settembre 2012

L’ipoteca di SuperMario: “Un ulteriore impegno dopo le prossime Politiche? Non precludo nulla”

Ha scelto New York, Mario Monti.

Si sapeva benissimo che – prima o poi… – una parola “vera” sull’ipotesi da tanti temuta e da tanti (Grande Centro in testa) agognata, il Monti-bis, l’ex rettore della “Bocconi” l’avrebbe detta.

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10 gennaio 2011

Il “caso Perugini”. Un paradigma per un’intera coalizione e un’intera classe dirigente (3)

(segue)

…ma eccoci nel cuore di questa seconda questione. Quali sono, queste cose più importanti per il Pd o, comunque, per un partito che a dare una parola decisiva agli elettori preferisca revocare fiducia al “suo” eletto?

Una risposta potrebbe essere: il pluralismo.

Però manifestamente non è così!, visto che i Democratici negano all’atto pratico in moltissimi casi quelle primarie che pure, erano chiaramente il loro “mito fondativo”, come qualcuno ha giustamente scritto. A maggior ragione, nel momento in cui non solo rigettano la loro idea-Dna di primarie di partito, ma rifiutano perfino la sintesi garantita da primarie di coalizione: e qui basterà evocare il nome di Vendola (o di Pisapia, più di recente) per capire il perché.

Allora, forse, la cosa più importante è la coerenza politico-programmatica… Ma anche quest’assunto è più che fasullo. Anzi: diciamo che la volubilità di alleanze e programmi è tale (a tal punto da proporre alleanze e programmi differenti magari con identica squadra di governo!), da renderlo del tutto improponibile.

Forse, in fondo, la cosa ritenuta più importante è vincere le elezioni.

Uno psicodramma vecchio quanto il mondo: a che serve vincere, se poi non si è in grado di governare? Anzi: a che serve vincere, se poi non si è in grado di governare bene? Ma, d’altro canto: a che serve elaborare il miglior programma, le migliori alleanze, la miglior squadra di governo possibili, se poi non si vince e tutto questo bel pensare va in fumo?

Però, il punto adesso è questo: se parliamo di un primo mandato va benissimo tutto. Dove una prioritizzazione convince meno, è l’ipotesi di ricandidare o non ricandidare un amministratore uscente.

Decliniamo l’ipotesi in concreto.

Perugini non è un primo cittadino “qualunque”: è il sindaco di una Cosenza “rossa” ormai a senso alterno (micidiale lo schianto destrorso alle ultime Regionali). E’ l’emblema negativo di come si possa essere percepiti come pessimi amministratori anche quando il tessuto ti favorisce in maniera spudorata (Salvatore Perugini è stato in questi anni instancabilmente in fondo alle classifiche di gradimento dei sindaci italiani, mentre negli stessi anni il presidente della Provincia della “sua” Cosenza, Mario Oliverio, “svettava” ai primissimi posti per gradimento: un ossimoro poco simpatico per chi, dei due, portava la fascia tricolore). Cosa da non trascurare, il centrosinistra ha – almeno apparentemente – ritenuto che il suo fosse un buon governo, a tal punto da consegnargli le chiavi dell’Anci calabrese.

E’ chiaro, il messaggio, no? Su 409 Comuni calabresi, molti dei quali governati dal centrosinistra, per quella coalizione almeno la best practice dell’amministrare negli Enti locali andava ravvisata nella giunta Perugini, a tal punto da indicare nel sindaco di Cosenza il presidente regionale dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani. La domanda a questo punto è: il partito, per caso, ha ritenuto di prendere per i fondelli – e per diversi anni – elettori, iscritti e dirigenza dell’Anci?

In alternativa: le più o meno alte prospettive di vittoria possono essere sufficienti a “scaricare” un eletto che ha governato bene (ammesso che le cose stiano così)?

(3 – continua)

30 ottobre 2010

Il 28 novembre, in tutt’Italia, si vota solo a Rosarno. Dopo lo scioglimento per mafia, però, niente simbolo dell’Udc

Lamezia Terme (Catanzaro). “Fumata nera” per l’Unione di centro, ieri, all’ “Hotel T” di Lamezia Terme.

Era attesa in giornata la nomina dei commissari (e dei presidenti) nelle 5 province calabresi da parte del coordinamento, composto dal neocommissario regionale (e sindaco di Acri, nel Cosentino) Gino Trematerra (vedi foto) e dalla presidente dello scudocrociato Marisa Fagà, dai due deputati Mario Tassone e Roberto Occhiuto e dalla senatrice Dorina Bianchi, dai consiglieri regionali casiniani Alfonso Dattolo, Gianluca Gallo, Francescantonio Stillitani (che è anche assessore al Lavoro), Franco Talarico (presidente del Consiglio regionale in carica e fino a pochi giorni fa segretario calabrese dell’Udc), Michele Trematerra (pure assessore alle Politiche agricole) e Pasquale Tripodi (capogruppo a Palazzo Campanella) e dal coordinatore regionale dei giovani del partito, il rosarnese Peppe Idà.

Invece, l’organismo di coordinamento ha fissato esclusivamente i criteri da adottare. In particolare, com’è stato fatto in tutt’Italia e secondo l’indicazione, del resto, seguita pure nella composizione dell’organo commissariale su scala regionale, anche nelle varie province calabresi accanto alla figura “operativa” del commissario sarà nominato un presidente, figura più spiccatamente “di rappresentanza” e che però consentirà – fra l’altro – di avere una proiezione più ampia, negli organismi di raccordo col territorio, delle varie “anime” del partito.

A Reggio, per dire, si dà per scontato che il commissario sarà espresso dal gruppo che fa capo all’ex assessore Tripodi, ma per la figura del presidente si attingerà quasi certamente ad altre aree (magari quella che fa riferimento all’ex segretario provinciale Franco Candia o al sindaco di Gioiosa Jonica Mario Mazza).

Le criticità più severe riguardano però alcune altre province: su tutte Cosenza (dove il gruppo dei Trematerra “padre e figlio” è assai significativo, ma dovrebbe lasciare spazio agli Occhiuto-boys anziché “maramaldeggiare”, visto che ha già ottenuto la leadership regionale quantomeno fino alle prossime Amministrative) e Catanzaro, dove il vicesegretario nazionale dell’Unione di centro Mario Tassone ha tutta l’intenzione di piazzare dei sicuri “paletti” organizzativi ma dovrà certo scontrarsi con l’ovvia ambizione di Franco Talarico – anche quale segretario regionale uscente – d’incidere in profondità sugli assetti udiccini, e non solo nella provincia di propria estrazione territoriale.

Stabiliti comunque i criteri, per i nomi occorrerà attendere una settimanella: venerdì prossimo dovrebbe arrivare il “disco verde”.

All’ “Hotel T” invece – a quanto pare, in recepimento di precise direttive nazionali – si è entrati nel merito di una rilevante, imminente occasione elettorale: le Comunali che si terranno il 28 e 29 novembre a Rosarno (unico comune calabrese e dell’intero Paese al voto fra un mese, dopo il doloroso scioglimento dell’Ente locale per infiltrazioni mafiose).
Le laceranti spaccature locali all’interno dei centristi – ma, in realtà, anche questioni legate alle delicatissime peculiarità non solo elettorali di questo importante angolo della Piana – hanno “suggerito” a Gino Trematerra & C. di confermare l’inopportunità di schierare lo scudocrociato.

Adesso, è certo: l’Udc “ufficiale”, a Rosarno – dove, per inciso, il commissario cittadino è il fin qui vicesegretario provinciale del partito Mario Versaci –, non allestirà una lista propria. Le liste “d’ispirazione casiniana” (…ma con orientamenti assai differenti tra loro…) dovrebbero invece essere due “civiche”: con ogni probabilità, Nuovi Orizzonti e Rosarno Futura le rispettive denominazioni.

Nei giorni scorsi, accese erano state le polemiche; e non solo sul versante politico (per l’annuncio da parte degli udiccini vicini al consigliere provinciale Gaetano Rao (vedi foto) di appoggiare la candidatura a sindaco del giovane avvocato Raimondo Paparatti, della parte appoggiata dai Tripodi-boys di stringere un patto per la riproposizione dell’ex primo cittadino Gianfranco Saccomanno e in tutti i casi per la mancata candidatura del giovane Idà).

Veemente era stato infatti lo scontro proprio tra Idà e Mallamaci, al quale il responsabile regionale dei giovani udc aveva rinfacciato di essere contro i clan, ma poi di accondiscendere alla chiusura di patti in “segrete stanze” non meglio specificate. <Se Peppe Idà è a conoscenza di gravi situazioni, deve denunciare tutto alla magistratura>, aveva replicato seccamente Paolo Mallamaci.

Ma che gli equilibri fra le “anime” centriste siano arroventati, e non certo solamente a Rosarno, resta un dato di fatto.

16 settembre 2010

Il Pd senza Prodi è come Radio Italia…. “solo grandi (in)successi”

Chissà perché, il Pd, almeno nella sua versione senza il bipremier Romano Prodi, pare specializzato – un po’ come recitava il vecchio claim di Radio Italia – nel generare “solo grandi (in)successi”. E’ così che è arrivato, assolutamente atteso e perfino un po’ scontato, non l’annuncio che Walter Veltroni si ritirerà definitivamente in Africa – possibilmente, senza una cazzo di linea Adsl attraverso la quale infestare gli altri continenti in modo sistematico col suo ennesimo libro – bensì, preciso e noioso come un metronomo che segna il ritmo dei quattro quarti, l’annuncio che, insieme a due ex ppi de ferooo come Beppe Fioroni e l’ex vicerutelli Paolo Gentiloni, è in costruzione un imprecisato Movimento.

Amici di questo blog, è davvero difficile dire quale utilità potrà mai avere l’ennesimo movimentucolo revanscista (difficile dimenticare che Veltroni è stato segretario nazionale del Pd nella sua fase fondativa e peraltro litigiosissima, possibile contendente per la premiership mai arrivato a giocarsela davvero e tante altre cose). La cosa sicura è cosa servirà a cancellare: anche l’ombra di un centrosinistra competitivo che abbia al centro un Partito democratico a vocazione maggioritaria.

Il bello è che lo stesso big Walter sostiene che il neoMovimento <non sarà una corrente> e che, peraltro, resterà saldamente all’interno dei Democratici.

….Sarà.

Ma l’outsourcing a vario titolo di big come Rutelli e Veltroni, rispetto al futuro del Pd appare un verdetto più definitivo di un certificato di morte.

26 aprile 2010

Il post-Scopelliti / Al Comune di Reggio, Fds vuole un uomo di Sinistra

In pochi potevano pensare che il centrosinistra calabrese si sarebbe riuscito a rialzare rapidamente dalle ‘macerie’ del 28 e 29 marzo. Il punto, adesso, sta nelle dirompenti dichiarazioni della Federazione della sinistra

Stamattina, il segretario calabrese di Rifondazione comunista e riconfermato consigliere regionale Nino De Gaetano (già assessore regionale al Lavoro e presidente della Commissione antimafia dell’Ente) e l’altro consigliere a Palazzo Campanella, il cosentino – sempre estrazione prc – Ferdinando Aiello, hanno presentato il gruppo consiliare fds alla Regione (che sarà guidato proprio dal reggino De Gaetano).

Be’, c’è una novità. E anche importante.

Che Fds, contenta d’essere sopravvissuta allo ‘tsunami’ elettorale Scopelliti e forse leggermente immemore di dovere i suoi due seggi da un lato alla prestazione-da-record proprio di Nino De Gaetano, 8mila voti e passa da solo!, dall’altro d’essersi ‘salvata’ grazie a uno smunto 0,03% (ha infatti incassato il 4,03% dei consensi: 300 suffragi in meno, e in Assemblea non sarebbe giunto neppure un eletto della Federazione della sinistra), a salvaguardare l’eventualmente residua unità del centrosinistra non ci pensa proprio…

Così, il segretario calabrese dei rifondatori e “uomo” forte di Fds in Calabria (a dispetto della giovanissima età) De Gaetano ha tirato fuori un triplice annuncio in grado di scuotere vari Palazzi e partiti… Il primo è che nel 2011 in varie roccheforti del centrosinistra dove l’Eletto è un uomo del Partito democratico, il sostegno di Fds non ci sarà: è sicuramente il caso di Cosenza, dove all’attuale sindaco Salvatore Perugini viene contestato il mancato coinvolgimento della Sinistra radicale nel suo progetto di governo della città (come pure i suoi sterminati rimpasti), ma par di capire che potrebbe accadere qualcosa di perfettamente analogo nella Crotone in cui Peppino Vallone – non eletto in Consiglio regionale per un soffio… – rovesciò il banco, conquistando il 77,8% dei consensi senza coinvolgere però Prc e Pdci nel governo della cosa pubblica, a dispetto dei loro due consiglieri (Giancarlo Sitra dei Comunisti italiani, nello specifico, presiede dall’inizio-consiliatura l’Assemblea cittadina pitagorica; epperò, ‘dettaglio’ da non sottovalutare, solo un mesetto fa è passato al Partito democratico).

La seconda questione è che alla Provincia di Reggio Calabria, invece, Fds è prontissima a sostenere la ricandidatura dell’uscente Pino Morabito, per lunghi anni alla guida del Consiglio dell’ordine degli avvocati (e, se è per questo, ‘storico’ consulente giuridico del Consiglio regionale negli anni in cui l’orgnao è stato guidato da Peppe Bova, collega di Pd e di corrente, naturalmente ‘A testa alta’), che da poco ha fatto sapere ‘a testate giornalistiche unificate’ di volersi riproporre. Si tratta peraltro di uno degli uscenti più discussi in casa dèmocrat: non è mancato chi ha placidamente accusato Morabito di non aver dato la ‘linfa’ giusta in termini di proselitismo elettorale alle ultime Regionali, ma già prima c’era stato un netto ‘distinguo’ del presidente della Provincia rispetto a chi ancòra s’identifica come pasdaràn dei Bova-boys.  Per tacere dell’ultimo motivo di dissidio: la chiara mancanza di volontà di ‘Pinone’ Morabito di ‘recuperare’ nella sua Giunta l’ex dirigente cigiellina Liliana Frascà, nella consiliatura regionale appena terminata prima presidente della Sesta Commissione e poi assessore al Personale, sacrificatasi non ricandidandosi a Palazzo Campanella in sostanza per evitare che la sua discesa in campo potesse drenare voti alla candidatura forte dello stesso  Peppe Bova (peraltro solo secondo, in termini di preferenze, sui 2 eletti piddini nella circoscrizione provinciale di Reggio): <Un eventuale nuovo assessore provinciale sarà sicuramente un interno, un consigliere provinciale eletto>, ha fatto sapere il Presidente-con-la-pipa… un ‘segnale’ inequivocabile non d’insubordinazione, ma certamente di non-subordinazione sì. E sulla conferma della fiducia a Morabito, De Gaetano (e così il collega di Rifondazione comunista Santo Gioffrè, che siede nella giunta Morabito con la delega alla Cultura, oltre a essere ben noto su scala nazionale per lo screenplay della fiction tv Artemisia Sanchez, tratta dal romanzo del politico di Seminara) ha pure puntualizzato che andrebbe caratterizzato come supporto all’uscente, a lui in persona <e non a un eventuale candidato diverso tirato fuori dal ‘cilindro’ del Partito democratico>. Un modo come un altro per far sapere che, dopo la dèbacle alle Regionali, anche in casa piddina il tempo dei giochini è scaduto.

Ultima questione: se però (ri)aspirante alla Presidenza della Provincia sarà confermato Pino Morabito, in sella – in termini di nomination nel centrosinistra – ci sarà pur sempre un alto dirigente del Partito democratico…  Le conclusioni son presto tirate: la Sinistra radicale rivendica per sé, in tal caso, il pieno diritto d’esprimere il candidato alla carica di sindaco di Reggio Calabria (<Può anche non essere un uomo di Fds, ma certamente dovrà essere un candidato della Sinistra>, ha precisato il segretario regionale del Prc, a chiarire che in tal caso il Pd non dovrebbe neanche porre in discussione la possibilità di esprimere sia il candidato al Comune sia quello alla Provincia, come fece peraltro al ‘giro’ precedente con lo stesso Morabito e, per Palazzo San Giorgio, con l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi; uno ‘stop’ efficace, al tempo stesso, verso eventuali aspirazioni di Italia dei valori e, in caso d’estensione dell’alleanza elettorale negli Enti locali, anche di altri centristi come l’Udc).

Tutto questo accade anche perché l’uscita da un doppio-mandato è solitamente una chicane da Valentino Rossi: solo i più bravi, in termini di rappresentanza periferica delle coalizioni, restano in sella…

Basterà dare uno sguardo a quanto accaduto negli ultimi anni.

Comune di Catanzaro: uscente Sergio Abramo (cdx), entrante Rosario Olivo (csx)

Comune di Crotone: uscente Pasquale Senatore (cdx), entrante Peppino Vallone (csx)

Comune di Reggio Calabria: uscente (perché prematuramente scomparso) Italo Falcomatà (csx), entrante Peppe Scopelliti (cdx)

E altri esempi ancora si potrebbero fare… ma non ne manca qualcuno nell’altro verso. Per esempio, alla Provincia di Catanzaro Michele Traversa ha solo ‘passato il testimone’ a Wanda Ferro, sempre del centrodestra, dopo il suo duplice mandato presidenziale. E malgrado mille polemiche e sconquassi, Cosenza ‘la rossa’ non è caduta neppure dopo la morte del ‘leone’ Giacomo Mancini (altri sindaci sono stati Eva Catizone, ‘impallinata’ dalla sua stessa maggioranza dopo una breve stagione e l’attuale uscente Perugini, sempre di centrosinistra, neanche impensierito da un altro Giacomo Mancini: il nipote dell’ex segretario nazionale del Psi, già deputato socialista nelle file diessine e oggi potente assessore al Bilancio e alla Programmazione comunitaria della giunta Scopelliti).

9 settembre 2009

Berlusconi “dà il bollino” a Scopelliti: in Calabria, ora l’Udc è a un passo dall’abbraccio col Pd

Si chiama Daniele Romeo il giodaniromeovanissimo consigliere comunale (pidiellino) di Reggio Calabria autore di un “colpo” davvero significativo: in diretta Sky, ha chiesto al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (nell’ambito della necessità di trattare con l’Udc, cosa che si è fatta peraltro più complicata per via del pressing piddino sui centristi, anche sui nomi dei candidati a Governatore nelle singole Regioni in cui si vorrà tentare di chiudere alleanze Udc-Pdl) se il nome di Giuseppe Scopelliti come candidato alla presidenza della Giunta regionale fosse “uno” dei nomi, o proprio quello giusto.

La risposta del premier è stata di una granitica e forse insperata solidità: il sindaco reggino e coordinatore calabrese del Popolo della libertà sarà il candidato del Pdl alla carica di Presidente, per il voto del 21 e 22 marzo.

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20 luglio 2009

Il Pd e i suoi mille guai. Prendiamone “uno”…… Mario Meliadò intervista Mario Adinolfi, candidato alla segreteria nazionale (2)

(DUE – segue)

Una cosa molto importante – non sempre tenuta d’occhio, per la verità – è lo “spirito delle Primarie”. Sempre discusse; anche in qualche Regione che (vedi la Calabria) sta per vararle come meccanismo-base per la selezione della classe dirigente. Tu con che spirito partecipi alle Primarie del Pd?

<Al di là di quello che sarà il risultato finale, prendo parte alle Primarie piddine con uno spirito molto serio. Determinato. Non ritengo di partecipare a una scampagnata goliardica, voglio dire, ma a una battaglia politica, che in quanto tale è imperniata su due fattori: le idee ppd bandiere in festaolitiche, e quelle ci sono e mi auguro si fortificheranno; e poi l’organizzazione del consenso…>.

Ecco… l’organizzazione del consenso. Al di là della distanza che tu ravvisi rispetto ai programmi e al “modus” politico di Bersani o Franceschini, il risultato e la forza interna al Pd che ti andrai a ritagliare vorrai tradurli in candidature alle Regionali 2010, attese in 17 Regioni su 20?

<…Ma sicuramente sì. Si pensa al presente, ma anche al futuro… Ricorderai le liste “Generazione U” delle primarie 2007: al di là della sfida per la leadership adesso molti di quei “miei” candidati siedono nei Consigli comunali, nelle Circoscrizioni, io stesso sono stato candidato alla Camera e per Montecitorio sono risultato primo dei non eletti… Certamente, nel 2010, per le Regionali ci saranno ovunque candidati pd espressione della nostra mozione di oggi>.

Parliamo di Calabria.

Il 14 ottobre di 2 anni fa, alle primarie che individuarono in Veltroni il “segretario giusto” (?), qui il Pdm (Partito democratico meridionale, “inventato” di sana pianta dal Governatore Agazio Loiero e gemellato con Rosy Bindi) prese il 40% dei voti; e più o meno gli stessi voti prese A testa alta per la Calabria, altra corrente locale graniticamente dalemiana (che si rifà al presidente del Consiglio Giuseppe Bova).

Simili fenomeni ti sembrano un modo come un altro per spartirsi i voti?, la sapiente intuizione di precursori dell’autonomismo insito nel nascente Partito del Sud?, il rigurgito di antichi cacicchi?

<Non è troppo difficile spiegarsi come si verifichino episodi di questo tipo in un Sud verso il quale, però, all’interno del Partito democratico troppo spesso “leggo” un atteggiamento diffidente, quasi razzista… E invece no: i problemi del Mezzogiorno sono reali, non si può liquidare tutto con superficialità né tantomeno lasciare che se ne “occupi” il clientelismo del Pdl. Certo però, secondo me, un futuro Partito del Sud non attecchirebbe mai come forza politica geografica di maggioranza relativa, perché nel Mezzogiorno è palpabile una forte volontà di sentirsi inclusi in processi di tenore nazionale. Anche in chiave-Primarie, mi preme allora evidenziare che la contromisura migliore a questi mille guai sta nella qualità anche anagrafica della proposta. Io spero insomma che alle Primarie in sede locale e al Congresso nazionale si possa veder crescere quella nuova generazione di politici che oggi hanno 20, 25, 32 anni, figli di nuove logiche e non di quelle stantie che dominano, sterilmente, da troppi anni. Serve una nuova generazione gravida d’impegno civile, sulla scia del magnifico esempio dei “ragazzi di Locri”, che recuperi un senso e una direzione mirata all’impegno per il Sud d’Italia>.

(DUE – continua)

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