il Caffè di Meliadò

9 novembre 2012

Presto alle stampe un libro di Tartaglia sul piccolo, grande calabrese Francesco Perri

Il patriota Francesco Perri (il nome per esteso sarebbe Francesco Antonio), scrittore «tradottissimo all’estero» ed esponente di primissimo livello del Partito repubblicano, avrà presto una sua biografia.

Un tributo doverosissimo, quello in cantiere per questo grande calabrese – di Careri, piccolo centro aspromontano del Reggino – misconosciuto quanto strepitoso protagonista della Storia italiana, che nello specifico sarà reso da Giancarlo Tartaglia, giornalista di lungo corso – ben noto anche perché direttore nazionale dell’Fnsi, il sindacato dei giornalisti.

E chissà che anche questo volume non contribuisca a dare nuova linfa alla cara, vecchia idea – di recente tornata in auge – di dedicare allo strepitoso antifascista un Parco letterario proprio nella “sua” Careri

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17 ottobre 2010

Via di qui. Così cantava, disperato, il ‘nostro’ Costabile che l’intera Calabria nemmeno sa chi sia

Filed under: vera poesia — mariomeliado @ 19:45
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…Ce ne andiamo/ con dieci centimetri/ di terra secca sotto le scarpe/ con mani dure con rabbia con niente(…)

Troppo/ troppo tempo/ a restarcene zitti/ quando bisognava parlare, basta (…)

Via/ dai Pretori/ dalla polizia/ dagli uomini d’onore./ Non chiamateci/ non richiamateci (…). Cancellateci dall’esattoria./ Dai municipi/ dai registri/ dai calamai/ della nascita

 

(Franco Costabile, il poeta con la “P” che la Calabria nemmeno sa d’aver avuto)

16 ottobre 2010

Lettera a Franco Fortugno, 5 anni dopo il suo assassinio

Caro Franco,

caro Franco Fortugno, ieri sera mentre pensavo a quel 16 ottobre 2005, a Palazzo Nieddu, a questi anni “senza verità” – come questo blogger ha avuto modo di definirli in altri contesti: e la sentenza di primo grado contro gli esecutori materiali e i “mandantini” del fatto di sangue, allocchi esclusi, nessuno potrebbe realisticamente dipingerla come Verità -, si consumavano le ulteriori tragedie e contraddizioni del “caso Sarah Scazzi“. Vicende lontane, per contesti geografici e umani. Che – maledettamente – hanno in comune solo il sangue dell’epilogo.

Vedi, Franco, proprio in queste ore l’escalation del crimine organizzato in Calabria sta portando all’arrivo dell’esercito. Cioè: di 75 militari che presidieranno alcuni punti caldi della città, in riva allo Stretto.

Ora, non c’è bisogno che io ti dica: a parte gli altri tre punti (10 uomini ciascuno, s’è calcolato), 40 uomini per una piazza d’armi come il Centro direzionale di Sant’Anna, l’area sulla quale insiste la gran parte degli uffici giuiziari (ma, se è per questo, anche degli uffici del Comune di Reggio Calabria), a parte banalità – vere, però – come turni, avvicendamenti etc. vuol dire, di fatto, quasi meno protezione di prima.

Eh sì, eh. Perché dentro il perimetro del Cedir (non “nelle vicinanze”, non “a 700 metri” come certi albergucci in certi squallidi opuscoli da tour operator: no no, dentro l’area, sotto quei pilastri) molti dimenticano che c’è già uno dei due “centri periferici” della Polizia di Stato nella città di Reggio, al di là della Questura; proprio la circostanza che ci vadano ogni mattina migliaia di persone (sai com’è, Franco… i processi… le esigenze di parlare con quel dirigente comunale o con quell’assessore, o semplicemente com’è capitato pure a me di dover mettere a posto la pratica per l’acquedotto…) fa in modo che, oltretutto, ci siano praticamente sempre almeno una-due pattuglie della Polizia municipale.

E dunque: se nonostante tutto questo carname di utenti e tutori della legge qualcuno s’è divertito ugualmente a piazzare un bazooka (monouso e già usato) ‘alla distanza giusta’, almeno in teoria, dall’ufficio del procuratore distrettuale Giuseppe Pignatone, dopotutto si fa fatica a credere che adesso diventerà invece impossibile un gesto della stessa tremenda, cupa efficacia mafiosa.

A proposito: mafiosa. Borghesia mafiosa.

Sai caro vicepresidente del Consiglio regionale che, a differenza di tanti “ducetti” di ieri e di oggi, non ha mai gonfiato il petto a sproposito per la sua (relativa) carica, il termine borghesia mafiosa è stato praticamente coniato quando sei stato ucciso, in un seggio di Locri delle primarie del Pd, mentre milioni di persone scrivevano che sì, per loro doveva essere Romano Prodi il candidato premier del centrosinistra (ed era, questa, un’esaltante novità assoluta). Ma non perché nessuno ne avesse mai scritto o parlato, no; perché da 5 anni a questa parte ormai anche macellai e operatori ecologici hanno sentito almeno una volta questa locuzione e spesso l’hanno pronunciata a propria volta, perché in questi lunghissimi anni – soprattutto – hanno parlato di borghesia mafiosa in particolar modo i prototipi della borghesia mafiosa!, quelli della tangente al bar (manonsidevedire), quelli dell’amico ‘ndranghetista frequentato in pizzeria o in discoteca (mafattiicavolituoichecampicentanni). Quei seri professionisti e politici e galantuomini che poi avevano regolarmente il favore giusto, o l’immobile in locazione dal Principe degli Usurai…

Ora basta, però. Se 5 anni dopo e con tante importantissime inchieste ormai attivate non s’è avuto non diciamo il destro di concludere un’indagine seria sul livello politico-affaristico-mafioso del tuo omicidio (che, come saprai, secondo serissimi investigatori doveva essere un mero micidiale avvertimento per qualcun altro…), è difficile pensare che questo possa avvenire; almeno, in tempi “umani”.

E’ per questo che questo blogger ritiene ci si debba concentrare sullo smontaggio del caleidoscopio politica-‘ndrangheta-società con particolare attenzione per il futuro. Un’operazione che non può certo essere lasciata alla sola magistratura. In altre parole: ricordarsi del tuo sangue, prima di tirar fuori i contanti per il “pizzo”. Ricordarsi del tuo sangue, prima di entrare in quel certo negozio. Ricordarsi del tuo sangue, prima di accettare il favore per vincere illegalmente quell’appalto. Ricordarsi del tuo sangue, prima di andare a cercare i voti, i soliti voti dai soliti amici degli amici.

Com’è stato ricordato in modo assai pertinente, è perché ci sono persone che colludono e che fanno affari sporchi, che poi ci sono quelli che pagano di persona e per tutti, magari con la vita. Come te.

5 maggio 2010

Dardi avvelenati nel Pd

Il segretario calabrese dell’Udc Franco Talarico è appena stato eletto presidente del Consiglio regionale coi voti della maggioranza di centrodestra (più due dell’opposizione non meglio precisati, per la verità…). Insieme al politico lametino, eletti i vicepresidenti dell’Assemblea Sandro Nicolò (Pdl) e Pierino Amato (Pd) e i consiglieri-questori Gianni Nucera (Pdl) e Francesco Sulla (Pd).

La giornata però rimarrà impressa nell’agenda della politica più che altro per la frattura tremenda – francamente nell’aria già da molto tempo, ma in queste ore ‘finalmente’ formalizzata – all’interno del Partito democratico: i gruppi consiliari d’area, a Palazzo Campanella, saranno non uno ma due, quello ‘ufficiale’ piddino e quello di Autonomia e Diritti.

Quest’ultima scelta si rivela – almeno agli occhi dei neofiti della politica… – per più versi criptica: i “loieriani” (sono i 4 eletti della lista-bandiera che sorse attorno, per volontà e su impulso del presidente uscente Agazio Loiero) decidono infatti di adottare un comportamento del tutto differente da quello, almeno pubblicamente, adottato dal loro stesso (ex?) conducatòr.

La linea è: ci piacerebbe poter stare dentro un gruppo unico del Pd, ma “non possiamo” per “rispetto” dei 75mila calabresi che hanno votato Autonomia e Diritti anziché Pd, un <simbolo neutro>, consegnando all’Assemblea ben 4 consiglieri regionali. E aggiunge Ottavio Bruni (già fedelissimo di Loiero da Presidente della Provincia di Vibo Valentia; nel Pdm; quale parlamentare ‘in pectore’ salvo poi non essere candidato per la ‘fronda’ antiloieriana, infine quale capogabinetto del Governatore uscente negli ultimi mesi della consiliatura precedente…): <La vera amarezza per me sarebbe non poter più condividere scelte e percorsi con Loiero… Speriamo di poter percorrere insieme un altro tratto di strada: ma questo dipende da lui, non da me>.

Dire che frasi del genere preludono a un allontanamento dal Partito democratico alla velocità della luce è ancora poco. Gli scismi sono dietro l’angolo… e la cosa più incredibile è che – a dispetto d’incavolature ‘di facciata’ – che l’ex ministro in realtà ne sia artefice o almeno fomentatore è più che un sospetto. Resta un dato, sottolineato con grande tristezza giusto 48 ore dall’ex vice di Loiero in Giunta regionale, Nicola Adamo: a tutt’oggi, l’errore vero (al di là della nettissima sconfitta elettorale) per il Pd pare l’aver accettato che alla platea di cittadini-elettori fossero presentati, in quota piddina, anche altri simboli (c’è chi, nel conto, piazza anche la ‘professorale’ Slega la Calabria) sapendo molto molto bene quale fosse il rischio finale. Puntualmente diventato realtà, anzi: politica tribale.

25 aprile 2010

Sanità: assessore regionale o commissario?

In Calabria uno dei fronti di maggior dibattito regionale è attualmente l’assetto futuro prossimo della Sanità.

…E ci mancherebbe che non fosse così!, viste le decine di miliardi di euro preda dei rapaci più vergognosi, specie negli ultimi tempi… Adesso, da un lato il neoPresidente della Giunta regionale Peppe Scopelliti ha chiesto un urgente <gesto di responsabilità> (leggi: dimissioni) a tutti i top manager delle varie Asp e Aziende ospedaliere (ma a Cosenza un ‘nemico pubblico numero 1’ come il dg dell’Asp cosentina Franco Petramala, già candidato alle Amministrative col centrosinistra, non si poteva lasciare al proprio posto e dunque è stato cacciato di già). Dall’altro, pochi giorni fa ha annunciato – guardandosi bene dal farlo in campagna elettorale, eh – che chiederà lui stesso al governo Berlusconi di commissariare il comparto-chiave della società e della politica calabrese.

Sarà un atteggiamento adeguato? Sarà commissariando (tra l’altro, pochissimo tempo dopo un voto che, qualsiasi decisione si prendesse, la vedrebbe stra-stra-legittimata da uno ‘tsunami’ elettorale) che si potranno affrontare in maniera più proficua e diretta gli annosi problemi della Sanità calabra? Qualche dubbio è lecito; ma Scopelliti, proprio in quest’ottica, ha trattenuto anche questa delega (attenzione all’ “anche”: le deleghe fin qui non assegnate sono numerosissime e, in alcuni casi, anche molto delicate e onerose).

Per dire, secondo un “vecchio saggio” come il leader del movimento “Diritti civili” Franco Corbelli – uno diventato famoso in tutt’Italia (anche) grazie a strepitose e strepitanti battaglie intorno a eclatanti casi di malasanità -, in realtà <quello che occorre è un nuovo assessore alla sanità, competente, che non risponde a logiche di partito e di corrente, ma che operi solo per tutelare i diritti dei cittadini e dei pazienti>. Ovvero, <un assessore che nomini direttori generali capaci e vada negli ospedali a rendersi conto dei problemi, che incontri il personale medico e paramedico, gli stessi malati, per capire quali sono le esigenze, le emergenze, le priorità da affrontare subito…>.

Chi non vive né opera in Calabria potrà pensare: ma stiamo parlando di cose del tutto normali, l’abc dell’apprendista-stregone della Sanità. Eh no…, qui stiamo parlando di cose rare, come rare nel segmento sono state anche persone che fossero competenti, oneste o (addirittura!) entrambe le cose contemporaneamente (……..sarà il caso di ricordare che secondo atti giudiziari c’è stato qualche dirigente medico arrivato al punto da far cambiare lo stato dei luoghi, dentro una sala operatoria, dopo un intervento conclusosi con la morte del paziente?)

Non per nulla il ‘saggio’ Corbelli ammicca al nodo vero: <Questa è la svolta vera, reale, che si aspettano i calabresi>. Perché sa bene come il quadro sia che <pazienti aspettano mesi prima di essere sottoposti ad un esame negli ospedali. Nei nosocomi, anche quelli importanti regionali, si rompono le macchine per esami importanti che non vengono riparate e sostituite e i malati aspettano da settimane, in un lettino, addirittura nei corridoi, prima di essere sottoposti a test importanti e delicati>.

Forse non servono Superman. Forse serve ‘solo’ un pizzico di sana normalità… sarebbe già tantissimo.

4 gennaio 2010

Bomba alla Procura generale di Reggio Calabria / Il Pri: è l’ “inizio col botto” della campagna elettorale

Dopo l’esplosione di un ordigno davanti al palazzo che ospita gli uffici della Procura generale presso la Corte d’appello di Reggio Calabria, dopodomani pomeriggio, in riva allo Stretto si terrà una riunione del tutto speciale in materia di sicurezza: ci sarà anche il ministro dell’Interno, Roberto Maroni.
A deciderlo, proprio il “numero 1” del Viminale, che nell’occasione avrà modo d’incontrare e scambiare opinioni sul gravissimo episodio di ieri mattina coi vertici locali delle forze dell’ordine e della stessa magistratura.

Intanto però si accavallano reazioni sdegnate. E qualche riflessione dallo ‘spin’ alquanto diverso…

Non può che lasciare traccia, dunque, il pensiero del segretario nazionale del Partito repubblicano Francesco Nucara (peraltro a sua volta di Reggio Calabria…): <Purtroppo per la Calabria, questo è un pessimo inizio della campagna elettorale>, fa notare Nucara. Come a dire che le cosche hanno intenzione d’incidere pesantemente anche sulle Regionali del 28 marzo: in barba a tutti i ddl Lazzati del mondo (il progetto di legge d’iniziativa popolare che vieterebbe ai mafiosi di fare campagna elettorale, “a parole” voluto da varie legislature un po’ da tutte le forze politiche, grandi e piccine, di destra e di sinistra, …ma poi puntualmente rimasto bellamente sulla carta).

E seguono parole che sarebbe bene non lasciare sottotraccia: <Bisogna lavorare tutti e con fermezza affinché la magistratura al Sud non venga ricattata e minacciata dalla mafia>.
Ora, poiché a noi personalmente le affermazioni implicite non piacciono, “estraiamo” da una frase apparentemente assertiva l’interrogativo che vi è michelangiolescamente scolpito all’interno: caro segretario, le risulta che magistrati del Mezzogiorno, e magari specificamente del distretto giudiziario di Reggio Calabria, siano ricattati dalla ‘ndrangheta? Sì? E se sì, chi?

Una risposta essenziale. Specie a fronte di un segretario di una gloriosa – al di là della dimensione numerica – forza politica nazionale che aggiunge come le forze politiche, <mai come ora>, debbano <mostrarsi unite e compatte nel primario obiettivo di stroncare la malavita organizzata>.

13 ottobre 2009

La Scuola per magistrati (del futuro) oggi è una Scuola per politici navigati……

Franco Nucara (calabrese “doc”), ridacchiando: “Eh!, magari lo sviluppo della Calabria potesse passare solo per una Scuola di magistatura….”

Clemente Mastella (ceppalonico abitante del Beneventano: “Mah, se le condizioni sono diverse… Certo io non sono più ministro dmastellambourella Giustizia: ma anche quando mi occupavo di queste cose, non l’ho fatto mai ‘a togliere’…”.

La domanda è: ma come fanno a coesistere (elettoralmente) due così!?, che – il riferimento è ai rispettivi soggetti politici, Udeur e Pri – ovviamente non possono andare d’accordo su (quasi) nulla, a iniziare dallo scippo della Scuola per magistrati nuovamente a vantaggio della sede campana malgrado un pronunciamento del giudice amministrativo?

20 luglio 2009

Il Pd e i suoi mille guai. Prendiamone “uno”…… Mario Meliadò intervista Mario Adinolfi, candidato alla segreteria nazionale (3)

(TRE – segue)

Caro Adinolfi… lasciamo da parte per un attimo il Pd.

Ieri era l’anniversario di via D’Avia d'ameliomelio: a ricordare un emblema della lotta alle mafie e della stessa storia del nostro Paese come Paolo Borsellino non c’erano non dico il Governo, ma neanche un parlamentare. E però mi pare in carica una Commissione antimafia guidata dall’autorevolissimo ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, che ha 2 vicepresidenti con solide radici calabresi come Mario Tassone, catanzarese da una vita nelle Istituzioni, e Luigi De Sena, ex vicecapo vicario della Polizia, che venne nominato Superprefetto di Reggio Calabria in seguito al delitto Fortugno…

Tutto pare aggravarsi, pensando che Rita Borsellino (la sorella del magistrato palermitano assassinato) è stata candidata alla guida della Regione Sicilia, e non proprio nel 1700…

<Che dire? Quanto accaduto è semplicemente inaccettabile. Le Istituzioni dovrebbero essere sempre presenti nella vita della gente e nel contrasto al crimine organizzato con la serietà del proprio impegno, il perseguimento della legalità ma anche col debito ricordo degli eroi che proprio per garantire il rispetto della legge e tutelare la nostra sicurezza hanno rischiato la vita o sono stati uccisi. Poi, è chiaro, la mia mente torna al ’92, quando io ero un ragazzino ma Cosa Nostra assassinava Falcone e Borsellino e proprio le loro morti eroiche alimentavano una voglia di rinascita e di contrasto al crimine organizzato che in Sicilia ha prodotto più frutti che altrove. Ma mi rimanda anche al 16 ottobre del 2005, quando le Primarie che indicarono in Romano Prodi il candidato-premier furono funestate, appunto, dal barbaro assassinio di Franco Fortugno a Locri. E più avanti alle Primarie in Sicilia… Un mix di brutti ricordi: anche in questo senso, questa politica deve cambiare>.

Mario, sei un candidato-outsider. Al di là dei tuoi lodevoli sforzi, come pensi che andrà a finire? Al congresso di ottobre, intendo, ma soprattutto dopo…

<A oggi, i dati ci dicono che la vittoria andrà a Pierluigi Bersani. E sarebbe un male per il partito, perché ci consegnerebbe un partito-chiesa fatto di antichi riti, che rimanda le sue regole interne alle decisioni dei soci delle bocciofile…, ricamando su vecchi schemi anacronistici rispetto alle pulsioni e ai bisogni del Paese. Questo quanto alla mia idea. Ma la tua domanda mi rimanda a un’oggettività con cui devo misurarmi: girando per l’Italia, vedo che la maggior parte della gente, specialmente degli iscritti al partito, si riconosce negli intenti di Bersani>.

Ehi, Mario… hai bluffato?! So che non la consideri una tecnica pokeristica virtuosa, ma il fatto che tu abbia preso parte a un World poker contest da questo punto di vista m’inquieta…

<No no, nessun bluff… Il problema è che sto giocando con carte più ‘deboli’. Aggiungo però che ho tale esperienza nel poker da aver visto tante volte carte ‘deboli’ diventare più ‘forti’ di quelle dell’avversario…>

(TRE – continua)

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