il Caffè di Meliadò

21 aprile 2015

COMUNE / B – Unioni civili, passo per passo il testo “della discordia”

Aveva detto che il Registro delle Unioni civili sarebbe stata realtà,gf al Comune di Reggio Calabria, entro il 17 maggio. Quantomeno il timing scandito dal sindaco Giuseppe Falcomatà (nella foto) in atto è pienamente rispettato, non c’è che dire: l’intertempo del varo in commissione consiliare Statuto e regolamenti segna la data di martedì 21 aprile

Certo però, rimane il repentino inasprimento dei rapporti col centrodestra.
La minoranza (che ha preferito lasciare la commissione Statuto e Regolamenti anziché votare “no”, e già domani terrà una conferenza stampa sulle ragioni di questo gesto) in pratica accusa la coalizione di centrosinistra di scorrettezza: in particolare, il presidente Demetrio Martino non avrebbe chiamato per essere audite parecchie associazioni, mentre secondo i consiglieri di maggioranza le cose sono andate all’opposto.

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19 aprile 2015

Comitato per la ricostruzione del centrodestra / 2 – Il silenzio di Scopelliti e il paragone di Arena col 25 aprile

Era
n20150418_184109o in tanti, ieri all’inaugurazione della sede – nuova di zecca – del Comitato per la ricostruzione del centrodestra. Una location a dir poco spettacolare, terrazza con vista sul tapis roulant a memoria di una delle più note (e discusse) realizzazioni dell’Amministrazione comunale di centrodestra: uno schieramento che oggi, però, ha enormi problematiche e

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contraddizioni al suo interno, su scala non solo locale.

Ecco che i fedelissimi dell’ex sindaco di Reggio Calabria ed ex Governatore calabrese Peppe Scopelliti tentano di fare quadrato e di proporre, dal cuore dello Stretto, un laboratorio politico per nuove idee e nuovi assetti “europei” del centrodestra italiano.

Con un problemino non da poco: l’assenza vistosa di tanti big che a vario titolo svolsero un ruolo da protagonisti durante l’era Scopelliti (da Gianni Bilardi ad Antonio Caridi, da Luigi Fedele a Candeloro Imbalzano a Tilde Minasi), dentro An o il Pdl o Ncd o formazioni “di complemento”, alcuni perché impossibilitati ma parecchi perché “scopellitiani della diaspora” oggi politicamente collocati altroSkopve; la presenza, comunque, di altri protagonisti ben noti della stessa epoca (da Pasquale Morisani a Peppe Sergi a Oreste Romeo), sebbene accompagnata dall’opzione di mettere in prima linea esponenti altri del Comitato; la scelta dello stesso leader indiscusso di quest’area, Peppe Scopelliti (qui lo vediamo nella graffiante, impagabile vignetta del caro Domenico Loddo che ci rimanda chiaramente alle mille polemiche sulla travagliata, pluriennale, controversa gestione di Palazzo San Giorgio da parte dell’ex leader nazionale del Fronte della Gioventù), di non rilasciare per il momento dichiarazioni pubbliche, preferendo appunto lasciare ad altri l’onere di chiarire dna e intenzioni del Crc (sigla nella quale ci viene spontaneo riassumere l’articolatissima denominazione del Comitato per la ricostruzione del centrodestra).

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20 febbraio 2013

Pink Politics / 2 – Giusy Vincelli (3L): è il momento di proporsi per una classe dirigente nuova. E “rosa”

Il centrodestra ha una peculiarità al suo interno: la lista di Giulio Tremonti. Ministro del Tesoro pidiellino dell’era Berlusconi, eppure adesso (pseudo?)candidato premier della Lega Nord, in contrapposizione a quello del Pdl che sarebbe Angelino Alfano; provetto liberal, in una coalizione che (come le altre) no3ln ha rifuggito invece dall’alimentare la fornace della spesa pubblica… E la Lista Lavoro Libertà (che proprio per questo motivo fin dal suo esordio è stata soprannominata “le 3 L“, come da logo) vanta poi un’ulteriore peculiarità: due simboli, uno al Nord – dove il Carroccio fa bella mostra di sé, in termini di simbolo e in quanto esprime la maggior parte dei candidati – e uno più “neutro” nel Mezzogiorno, mentre nel Centro Italia la lista include candidati d’espressione mista.

Fra le liste per Palazzo Madama nella circoscrizione elettorale calabrese, in posizione numero 9 c’è una vibonese di nascita e reggina (anzi, villese) d’adozione: Giusy Vincelli, 40 anni il 12 novembre scorso, dunque senz’altro fra le candidate più giovani dell’intero Paese nella corsa per il laticlavio. Si tratta sicuramente di un posizionamento che, alla luce del Porcellum, praticamente non le consegna aVincelli BNlcuna speranza d’elezione, ma più che altro chances d’irrobustire passione politica ed esperienza in un modo che la vede orgogliosamente neofita.

Raggiungiamo la Vincelli nella struttura ricettiva che, qualche ora dopo, vedrà la presentazione dei candidati a Camera e Senato appunto per 3L. Come nel post precedente sulla stessa tematica – le pink politics, le politiche “rosa” che cercano di costruire e impiantare le donne impegnate direttamente in questa tornata elettorale -, conserviamo nell’elaborazione di quest’intervista il “tu” informale della conversazione…

La prima domanda riguarda i tuoi dati anagrafici. Vincelli, in Calabria e specialmente a Reggio Calabria, se si fa politica, è un cognome “pesante” da portare…

«Già. Ma il compianto senatore dc Nello Vincelli non era mio parente… Io sono di radici vibonesi, peraltro; e tuttavia mio padre, per la stima verso il parlamentare e incuriosito dall’omonimia, ebbe anche modo di conoscerlo di persona. Per una fatalità della vita, tra l’altro, prima di trasferirmi a Villa San Giovanni ho avuto modo d’abitare proprio a Catona, il quartiere della periferia Nord di Reggio in cui stava l’ex sottosegretario ai Trasporti. In ogni caso ho anche una cugina, Annamaria Vincelli, che ha avuto esperienze politiche in passato, ma alquanto diverse dalle mie».

Studi artistici. Perfezionamento degli studi in pubbliche relazioni. Docente di discipline bionaturali, consulente dell’antistress… E cosa porta avanti, in politica, del liberismo di Giulio Tremonti?

«Intanto, mi spiace che il ministro non sia potuto venire anche a Reggio, in campagna elettorale, a esporre personalmente le proprie idee. Naturalmente, la base per tutti noi sta nel Manifesto di Lista Lavoro e Libertà. A me, poi, pare che la questione numero 1 sia coniugare in modo efficace Stato e bene comune, puntando forte sull’iniziativa privata. Certo però serve che si diano una gran mossa le banche: io stessa, nell’avviare una mia impresa, mi sono scontrata con un vero e proprio muro creditizio». E Giusy stringe forte la cartelletta con un enorme mazzo d’appunti. Che le serviranno, ma forse neanche più di tanto, nel finale di una campagna elettorale sicuramente depotenziata dall’interesse mediatico concentrato sui leader e su alcuni (neanche tutti) dei candidati in “posizione utile” nelle varie circoscrizioni elettorali regionali, certo praticamente deprivata di seri contenuti programmatici sull’altare non si sa bene di cosa.

A proposito di contesa elettorale: più difficile, per una giovane donna come te?

«Diciamo questo: oggi, è dura. In Calabria, forse, anche di più. Io spero che il Paese attraverso il voto, ma più in genere attraverso il coinvolgimento del genere femminile nella sua classe dirigente riesca a guidare il cambiamento di mentalità. Però voglio aggiungere che la gente è profondamente scottata da tante esperienze precedenti, dalle mille promesse mai rispettate; quindi la difficoltà non è solamente un problema di genere, è dovuta anche a una sorta di refrattarietà, d’indifferenza a qualsiasi tipo di proposta politica, che oggi in generale non viene riconosciuta credibile. Se non nelle forme di una protesta radicale, estrema».

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5 giugno 2011

Comunali di Reggio Calabria, annullate 7mila schede! La situazione è grave… ma non seria

La situazione è grave, ma non seria

Con un piccolo sforzo goliardico si potrebbe descrivere così l’esito della verifica dei verbali dei seggi elettorali in relazione alla recentissima tornata amministrativa per il rinnovo del Consiglio comunale reggino. Ben 7mila – come annunciato ufficialmente dal presidente della Commissione elettorale Giuseppe Campagnale schede annullate in questa sede, soltanto 40 su 217 le sezioni elettorali in cui non si sono registrati gravi o gravissimi (in quest’ultimo caso, devoluti alla Procura della Repubblica…) problemi rispetto alla manifesta regolarità del voto.

In tutto ciò, il neosindaco di Reggio Demy Arena (vedi foto) ritiene che la cosa migliore da fare non sia accanirsi a evidenziare le mille irregolarità (la più patente e incredibile: in varie sezioni, si sono registrati più voti che votanti…), ma piuttosto «rompere per il futuro con questo metodo di votazione che, evidentemente, non va». Ad avviso del primo cittadino, la prima cosa da fare sarà «semplificare i verbali per le votazioni, visto che in più di un caso c’è stata una forte incertezza interpretativa e invece situazioni di questo tipo, a fronte di un diritto fondamentale come il suffragio popolare, debbono essere circoscritte il più possibile e arginate ai soli casi di reale incertezza sul voto espresso. E occorrerà agire anche in termini di un’opportuna, adeguata formazione dei futuri presidenti di seggio e scrutatori».

Tiepido, l’amministratore, rispetto all’ipotetico ricorso alla magistratura amministrativa che, pure, da giorni “fa il giro” dei social network e in particolare del più diffuso, Facebook, sulla scia dello slogan “Elezioni pulite” (che, vuoi o non vuoi, ricorda da vicina quell’ “Energia pulita” che ha rappresentato il claim della candidatura a primo cittadino di Massimo Canale e anche, se è per questo, la sua sorprendente “lista del sindaco”, che ha anche ottenuto un seggio a Palazzo San Giorgio). «Se ci sono elementi tali da far ritenere a qualcuno d’aver subìto un torto, è più che giusto che le persone legittimate ad agire si rivolgano al Tar, la sede competente nella quale avranno certamente soddisfazione… ma via, parlare di “brogli” mi sembra francamente eccessivo».

Non si discosta di molto l’opinione pubblicamente espressa da Massimo Canale, che torna in Consiglio comunale dopo l’esperienza da candidato primo cittadino del centrosinistra cosiddetto “ufficiale”. «Allo stato, se gli elementi sono solo questi, parlare di brogli mi sembra impensabile: certamente io non avanzerò ricorso al Tar. Del resto, noi – aggiunge lui – non contestiamo il merito, ma il metodo della votazione, che “fa acqua” da tutte le parti: migliaia di schede annullate, decine e decine di presidenti di seggio infedeli e incapaci di gestire al meglio e in serenità le operazioni di scrutinio. E non citerò le tante situazioni di seggi “presidiati” in violazione alle norme vigenti, specie nella zona Nord della città, con corrispondente impensabile divario tra il candidato sindaco del centrodestra e quello del centrosinistra…».

Resta un punto, a urne ormai chiuse forse “il” punto: ma a Palazzo di città ci sarà “una sola” opposizione o prenderanno corpo più minoranze? Le ultime uscite-stampa di Italia dei valori, e in particolare del responsabile regionale per il Patto etico e responsabile calabrese Enti locali Enzo Tromba farebbero pensare altrimenti!, con la candidatura del coordinatore cittadino dipietrista, ex candidato sindaco (e oggi unico rappresentante in Consiglio) del “cartello a 3 di sinistra” Aldo De Caridi quale presidente dell’Assemblea in nome di un’imprecisata nuova governance… «Le stupidaggini, lasciamole a chi le dice – taglia corto Canale –. Io lavorerò per ricompattare il centrosinistra e proprio un centrosinistra unito è il mio obiettivo di fondo: riterrò d’aver fallito se non riuscirò a centrarlo entro un paio d’anni. Il 10% in più delle liste che ho avuto non è merito solo di Massimo Canale, è merito anche di uno “spirito” che è quello di Milano e Napoli e che in riva allo Stretto s’è avvertito quand’era forse troppo tardi… La cosa davvero importante è dare compattezza al centrosinistra: quello “senza se e senza ma”, quello che non ha “schiacciato l’occhio” al centrodestra, che non s’è ritagliato un ruolo solo per tentare, invano, di far perdere un candidato».

15 gennaio 2011

Il “caso Perugini”. Un paradigma per un’intera coalizione e un’intera classe dirigente (4)

(segue)

La sensazione è più o meno questa. Che, cioè, si tenti di accreditare un’alleanza differente e con più chances di vittoria (tipico il caso dell’allargamento all’Udc, ma in caso pure ai “terzisti” dell’asse Fli-Api-Mpa) pensando che questo dato sia da anteporre a tutto… anche a una valutazione sull’effettivo operato del sindaco o presidente di Provincia uscente.

A proposito: ultima considerazione. Se un eletto non viene riproposto dalla “sua” coalizione, questo fattore va considerato o meno una “bocciatura” da parte del suo partito e/o da parte di quelli alleati?

Be’, secondo noi sì.

Basterebbe una serena ma chiara valutazione per dirimere ogni dubbio. E andare alle urne con una consapevolezza diversa: in partenza, con la consapevolezza che neanche gli elettori, ma direttamente la tua coalizione potrà magari “cacciarti” se a suo insindacabile giudizio (non sindacabile neppure da parte degli elettori, evidentemente) avrai governato male durante il tuo primo mandato.

Resta un forte punto interrogativo su un aspetto, però.

Fino a che punto un eletto a suffragio diretto (profilo nodale) possa essere non riproposto, cioè “bocciato” in base a un giudizio che sia di altri e non del corpo elettorale che a suffragio diretto ha scelto “proprio lui” (o lei).

(4 – fine)

14 dicembre 2010

Fini perde la sua partita-della-vita

Con il “sì” alla sfiducia di Paolo Guzzanti (Misto, incerto fino all’ultimo) e il “no” delle ‘futuriste’ Catia Polidori e Maria Grazia Siliquini – tra le adesioni più incerte alla vigilia -, anche a Montecitorio, oltre che a Palazzo Madama, il governo Berlusconi ha conservato la fiducia.

Tra le altre manifestazioni a supporto dell’esecutivo l’ex pd Calearo, Cesario e Scilipoti; l’ex presidente della Provincia di Roma Silvano Moffa (Fli) non s’è invece presentato alla seconda ‘chiama’.

Su 625 voti validi 314 le preferenze a favore del Governo, 311 i voti contrari. Salvi “colpi di coda”, il Governo resta in sella: ha i numeri per farlo.

Micidiali le manifestazioni d’esultanza da parte del centrodestra “pro-Berlusconi”: applausi come al Maracanà, il canto corale dell’Inno di Mameli (incredibile a dirsi!, anche da parte dei “nordisti” della Lega di Umberto Bossi…) e l’urlo a squarciagola “dimissioni, dimissioni” da parte dei sostenitori del premier. Ed è chiaro che, per Silvio Berlusconi, il Governo centrale deve custodire la propria identità senza soluzioni di continuità, avesse vinto anche per un solo voto: e infatti, deve far riflettere che perfino in un momento del genere l’inquilino di Palazzo Chigi – pur prevalendo sui fautori di un possibile Terzo Polo a matrice neocentrista – non è andato oltre i 314 consensi (dunque, meno della stessa maggioranza assoluta a Montecitorio, di 316 voti sul complesso dei 630 deputati).

Per altro verso, Gianfranco Fini deve senz’altro ringraziare le tre parlamentari in gravidanza, dalla sua “fedelissima” Giulia Bongiorno alla piddina Federica Mogherini, che sono giunte tutt’e tre in aula benché gestanti e non da pochi mesi (hanno votato per prime, in modo da poter abbandonare Montecitorio rapidamente, proprio in considerazione delle loro condizioni di salute). Non si fossero presentate, anziché di tre voti il differenziale tra “no” alla sfiducia e “sì” alla sfiducia sarebbe stato almeno il doppio (6, appunto), senza contare che l’assenza delle tre avrebbe potuto psicologicamente motivare gli incerti a far pendere l’ago della bilancia a favore di Silvio Berlusconi (a quel punto, già certo vincitore). Resta il fatto che diversi, tra i “fiellìni”, non hanno votato secondo le indicazioni finiane.

Dettaglio non irrilevante: alla vigilia del voto di fiducia, in particolare a Montecitorio (a Palazzo Madama tutti davano per ampi i margini a favore del Governo, che in effetti ha riscosso la maggioranza assoluta in Senato), Fini aveva annunciato che, in caso di fiducia a favore del governo Berlusconi con un margine di almeno 10 voti rispetto ai voti di sfiducia, avrebbe lasciato la postazione di Presidente della Camera dei deputati e fors’anche la guida della pur nascente Futuro e libertà.

26 aprile 2010

Il post-Scopelliti / Al Comune di Reggio, Fds vuole un uomo di Sinistra

In pochi potevano pensare che il centrosinistra calabrese si sarebbe riuscito a rialzare rapidamente dalle ‘macerie’ del 28 e 29 marzo. Il punto, adesso, sta nelle dirompenti dichiarazioni della Federazione della sinistra

Stamattina, il segretario calabrese di Rifondazione comunista e riconfermato consigliere regionale Nino De Gaetano (già assessore regionale al Lavoro e presidente della Commissione antimafia dell’Ente) e l’altro consigliere a Palazzo Campanella, il cosentino – sempre estrazione prc – Ferdinando Aiello, hanno presentato il gruppo consiliare fds alla Regione (che sarà guidato proprio dal reggino De Gaetano).

Be’, c’è una novità. E anche importante.

Che Fds, contenta d’essere sopravvissuta allo ‘tsunami’ elettorale Scopelliti e forse leggermente immemore di dovere i suoi due seggi da un lato alla prestazione-da-record proprio di Nino De Gaetano, 8mila voti e passa da solo!, dall’altro d’essersi ‘salvata’ grazie a uno smunto 0,03% (ha infatti incassato il 4,03% dei consensi: 300 suffragi in meno, e in Assemblea non sarebbe giunto neppure un eletto della Federazione della sinistra), a salvaguardare l’eventualmente residua unità del centrosinistra non ci pensa proprio…

Così, il segretario calabrese dei rifondatori e “uomo” forte di Fds in Calabria (a dispetto della giovanissima età) De Gaetano ha tirato fuori un triplice annuncio in grado di scuotere vari Palazzi e partiti… Il primo è che nel 2011 in varie roccheforti del centrosinistra dove l’Eletto è un uomo del Partito democratico, il sostegno di Fds non ci sarà: è sicuramente il caso di Cosenza, dove all’attuale sindaco Salvatore Perugini viene contestato il mancato coinvolgimento della Sinistra radicale nel suo progetto di governo della città (come pure i suoi sterminati rimpasti), ma par di capire che potrebbe accadere qualcosa di perfettamente analogo nella Crotone in cui Peppino Vallone – non eletto in Consiglio regionale per un soffio… – rovesciò il banco, conquistando il 77,8% dei consensi senza coinvolgere però Prc e Pdci nel governo della cosa pubblica, a dispetto dei loro due consiglieri (Giancarlo Sitra dei Comunisti italiani, nello specifico, presiede dall’inizio-consiliatura l’Assemblea cittadina pitagorica; epperò, ‘dettaglio’ da non sottovalutare, solo un mesetto fa è passato al Partito democratico).

La seconda questione è che alla Provincia di Reggio Calabria, invece, Fds è prontissima a sostenere la ricandidatura dell’uscente Pino Morabito, per lunghi anni alla guida del Consiglio dell’ordine degli avvocati (e, se è per questo, ‘storico’ consulente giuridico del Consiglio regionale negli anni in cui l’orgnao è stato guidato da Peppe Bova, collega di Pd e di corrente, naturalmente ‘A testa alta’), che da poco ha fatto sapere ‘a testate giornalistiche unificate’ di volersi riproporre. Si tratta peraltro di uno degli uscenti più discussi in casa dèmocrat: non è mancato chi ha placidamente accusato Morabito di non aver dato la ‘linfa’ giusta in termini di proselitismo elettorale alle ultime Regionali, ma già prima c’era stato un netto ‘distinguo’ del presidente della Provincia rispetto a chi ancòra s’identifica come pasdaràn dei Bova-boys.  Per tacere dell’ultimo motivo di dissidio: la chiara mancanza di volontà di ‘Pinone’ Morabito di ‘recuperare’ nella sua Giunta l’ex dirigente cigiellina Liliana Frascà, nella consiliatura regionale appena terminata prima presidente della Sesta Commissione e poi assessore al Personale, sacrificatasi non ricandidandosi a Palazzo Campanella in sostanza per evitare che la sua discesa in campo potesse drenare voti alla candidatura forte dello stesso  Peppe Bova (peraltro solo secondo, in termini di preferenze, sui 2 eletti piddini nella circoscrizione provinciale di Reggio): <Un eventuale nuovo assessore provinciale sarà sicuramente un interno, un consigliere provinciale eletto>, ha fatto sapere il Presidente-con-la-pipa… un ‘segnale’ inequivocabile non d’insubordinazione, ma certamente di non-subordinazione sì. E sulla conferma della fiducia a Morabito, De Gaetano (e così il collega di Rifondazione comunista Santo Gioffrè, che siede nella giunta Morabito con la delega alla Cultura, oltre a essere ben noto su scala nazionale per lo screenplay della fiction tv Artemisia Sanchez, tratta dal romanzo del politico di Seminara) ha pure puntualizzato che andrebbe caratterizzato come supporto all’uscente, a lui in persona <e non a un eventuale candidato diverso tirato fuori dal ‘cilindro’ del Partito democratico>. Un modo come un altro per far sapere che, dopo la dèbacle alle Regionali, anche in casa piddina il tempo dei giochini è scaduto.

Ultima questione: se però (ri)aspirante alla Presidenza della Provincia sarà confermato Pino Morabito, in sella – in termini di nomination nel centrosinistra – ci sarà pur sempre un alto dirigente del Partito democratico…  Le conclusioni son presto tirate: la Sinistra radicale rivendica per sé, in tal caso, il pieno diritto d’esprimere il candidato alla carica di sindaco di Reggio Calabria (<Può anche non essere un uomo di Fds, ma certamente dovrà essere un candidato della Sinistra>, ha precisato il segretario regionale del Prc, a chiarire che in tal caso il Pd non dovrebbe neanche porre in discussione la possibilità di esprimere sia il candidato al Comune sia quello alla Provincia, come fece peraltro al ‘giro’ precedente con lo stesso Morabito e, per Palazzo San Giorgio, con l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi; uno ‘stop’ efficace, al tempo stesso, verso eventuali aspirazioni di Italia dei valori e, in caso d’estensione dell’alleanza elettorale negli Enti locali, anche di altri centristi come l’Udc).

Tutto questo accade anche perché l’uscita da un doppio-mandato è solitamente una chicane da Valentino Rossi: solo i più bravi, in termini di rappresentanza periferica delle coalizioni, restano in sella…

Basterà dare uno sguardo a quanto accaduto negli ultimi anni.

Comune di Catanzaro: uscente Sergio Abramo (cdx), entrante Rosario Olivo (csx)

Comune di Crotone: uscente Pasquale Senatore (cdx), entrante Peppino Vallone (csx)

Comune di Reggio Calabria: uscente (perché prematuramente scomparso) Italo Falcomatà (csx), entrante Peppe Scopelliti (cdx)

E altri esempi ancora si potrebbero fare… ma non ne manca qualcuno nell’altro verso. Per esempio, alla Provincia di Catanzaro Michele Traversa ha solo ‘passato il testimone’ a Wanda Ferro, sempre del centrodestra, dopo il suo duplice mandato presidenziale. E malgrado mille polemiche e sconquassi, Cosenza ‘la rossa’ non è caduta neppure dopo la morte del ‘leone’ Giacomo Mancini (altri sindaci sono stati Eva Catizone, ‘impallinata’ dalla sua stessa maggioranza dopo una breve stagione e l’attuale uscente Perugini, sempre di centrosinistra, neanche impensierito da un altro Giacomo Mancini: il nipote dell’ex segretario nazionale del Psi, già deputato socialista nelle file diessine e oggi potente assessore al Bilancio e alla Programmazione comunitaria della giunta Scopelliti).

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