il Caffè di Meliadò

24 giugno 2010

Nel Pd, ancora Musi lunghi: è commissario-time

Tanto rumore per nulla. O no?

Adriano Musi, senatore del Pd e sindacalista, è il neocommissario piddino in Calabria.

…già, ma “chi è” Musi?

Un senatore. “Un” senatore, sarebbe meglio dire; dopo l’esperienza da segretario nazionale aggiunto della Uil e la legislatura alla Camera dei deputati, adesso è a Palazzo Madama dov’è – nientemeno! – vicepresidente di minoranza della commissione Finanze.

…Quindi?

Al netto di tutti gli (enormi) sbagli del Partito democratico in Calabria (citiamo per tutti Agazio Loiero e Carlo Guccione, consapevoli che l’elenco completo sarebbe lungo), c’è davvero da chiedersi se, col dovuto rispetto, la leadership Musi è l’arma giusta per risolvere i problemi del Pd calabro.

Forse no.

Si chiedeva, s’implorava un “cambio di passo” generazionale – giusto o sbagliato che sia come criterio, eh – e il partito fin qui guidato da un 50enne viene commissariato da un 62enne.

Si chiedeva un imprinting politico forte e viene a prendere il timone del partito un esponente dei Repubblicani europei (che non solo esprimono solo due parlamentari, l’altra è la leader dell’Mre Luciana Sbarbati, ma soprattutto fin qui non risulta siano stati “inscrollabili” nella loro adesione al Pd…).

Si chiedeva una prestigiosa autorità politica d’autentico rango nazionale, tanto che si son fatti nomi “eccellentissimi”, dal vicepresidente della Camera Rosy Bindi all’ex segretario del Ppi Pierluigi Castagnetti… ed è finita con Musi.

Bah.

La capacità attrattiva, anche nei confronti delle giovani generazioni di possibili simpatizzanti piddini, ci sembra relativa. Sull’effettiva volontà e capacità di dirimere i mille nodi e le mille scaramucce interne ai dèmocrat di Calabria, si vedrà.

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1 giugno 2010

Caro Silvio, basta così

Dire che il gesto del premier Silvio Berlusconi nel corso della trasmissione Rai Ballarò è semplicemente intollerabile è riduttivo.

Gli insulti al giornalista di Repubblica Massimo Giannini ‘reo’ d’aver riportato alcuni dati (per quanto controvertibili potessero essere) e al sondaggista Nando Pagnoncelli e a tutta l’Ipsos vanno ‘oltre’, così del resto come l’idea di poter qualsiasi Presidente del Consiglio dei ministri di qualsiasi colore intervenire telefonicamente nel corso di una trasmissione della tv di Stato per “dire la sua” sottraendosi però, al contempo, a ogni forma di contraddittorio precedente e successivo.

L’idea che la Verità possa essere una sola rasenta, come ha acutamente osservato Floris, l’antico comunismo; e dunque l’antico fascismo, ogni antico totalitarismo.

Come quando Massimo D’Alema ebbe la faccia tosta di querelare il buon Giorgio Forattini per la celeberrima vignetta (!!) sul “bianchetto” del “caso Mitrokhin” questo blogger insorse, chiedendo anche a eventuali militanti di fede comunista e post-comunista di dissociarsi pubblicamente, lo stesso adesso e a parti invertite: chiunque, anche di fede fascista o post-fascista o forzista o pidiellina, dovrebbe dissociarsi pubblicamente dall’insulto gratuito nei confronti di gente che lavora e che può (può benissimo, finché siamo in Democrazia; e speriamo di restarci a lungo) avere dati od opinioni diverse, da un politico, da un rappresentante delle istituzioni, perfino dal premier.

E se la Fnsi insorge – giustamente – contro il ddl intercettazioni, suggeriamo caldamente a Franco Siddi & compagnia di trovare cinque minuti per rivedere questa puntata di Ballarò e identificare le giuste forme di lotta per ripristinare il diritto sacrosanto dei giornalisti a mantenere la “schiena dritta” (caro presidente Ciampi!, nessuno avrebbe potuto dir meglio….) con fascisti, comunisti, centristi, “ex”, “post” e quant’altri.

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