il Caffè di Meliadò

28 ottobre 2013

L’AcquaSantissima di Gratteri&Nicaso

Esce domani – martedì 29 ottobre – in tutte le librerie del Paese, per i tipi della Mondadori (collana Strade blu. Non fiction) il nuovo libro copertinadella premiatissima ditta Nicola Gratteri & Antonio Nicaso, Acqua Santissima.

Come il titolo (una suggestiva, neologistica crasi tra acquasanta e mammasantissima…) fa presumibilmente intuire, i punti di contatto tra Chiesa e criminalità organizzata nel bene e nel male non sono pochi.
Sia perché proprio la “malapianta” (come la chiamano certuni: da qui, anche uno dei titoli precedenti di Gratteri&Nicaso) è l’obiettivo maestro delle lotte “sociali” della Chiesa. Sia perché malauguratamente, come esistono i dipendenti pubblici infedeli, come esistono gli agenti o i carabinieri infedeli, anche il corpo ecclesiastico, nell’arco dei vari decenni di tristissima convivenza sua e delle rispettive comunità con la criminalità organizzata,  è stata “permeata” e in minima parte pure contagiata dalle purulenze della collusione, della connivenza, dell’ “area grigia”, delle cosche.

Nelle 191 pagine di questo volume – di cui alle 18,30 di oggi in anteprima assoluta presenteremo alcuni stralci nel corso di uno speciale sull’emittente radiofonica Antenna Febea e che il 5 novembre troverà la sua prima presentazione a Palazzo Gagliardi, Vibo Valentia, nel corso di una conversazione con l’esperto cronista di “nera” Arcangelo Badolati (palmese) – si spazia davvero tanto, anche perché la casistica è micidiale; come già altri volumi avevano peraltro messo in chiaro, da La ‘ndrangheta davanti all’altare di Romina Arena, Paola Bottero, Francesca Chirico, Cristina Riso e Alessandro Russo (Sabbiarossa edizioni) allo “storico” libro Laterza La mafia devota, della docente di Sociologia giuridica e della devianza all’Università di Palermo Alessandra Dino

Certo,

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28 luglio 2013

Parlare “a spanne”: Scopelliti e i giornalisti “nemici della città”

Partiamo da un assunto-premessa: chi amministra la cosa pubblica deve rendere conto a media e opinione pubblradiogiornalitvica, non viceversa.
Sarebbe fin troppo facile, in caso contrario, che i politici – già spesso, purtroppo, avvezzi a questo malcostume, specie in territori “difficili” – inabissassero il loro operato amministrativo dietro la scusa che questa o quella testata, questo o quel cronista “parla male di loro”…
Fuori dall’attività politicoistituzionale, invece, rimane il principio della responsabilità personale: commette un reato il medico che si macchi di “malasanità”, il funzionario pubblico che si faccia corrompere, il calciatore che “venda” le partite… E naturalmente pure il giornalista che dolosamente scriva il contrario di quella che lui sa bene essere la verità magari anche documentale dei fatti. Ma si tratta di responsabilità a titolo individuale, quella di qualsiasi cittadino che deve ovviamente rispondere delle proprie azioni ai fini civili e penali, ove la legge lo sancisca. E poi ce n’è un’altra, indiretta: quella verso la limpidezza dell’informazione e del “patto coi lettori” (proprio come per il magistrato corrotto la responsabilità di procurare sfiducia verso la tripartizione dei poteri e il corretto esercizio del potere giudiziario, per il commercialista colluso l’indiretta responsabilità di agevolare le cosche alimentando la “zona grigia” etc.).

…Personalmente, questo blogger si batte da una vita, e sempre lo farà, per l’abrogazione di tutti i “reati d’opinione” e dell’odioso strumento della querela per diffamazione – spesso, vergognosamente usato a scopo “intimidatorio” – in particolare. Esistono infatti sicuramente ben altri strumenti per rendere giustizia alla Verità, ove infranta (depenalizzazione, norme più stringenti sulla rettifica, un utilizzo finalmente appropriato delle norme deontologiche che resituisca senso all’esistenza di un Ordine professionale, interattività nel caso del giornalismo on-line, perseguimento delle imprese che la parte lesa supponga abbiano incassato profitti illeciti da nonverità “dolose” anziché del singolo cronista molto più facile da colpire e molti molti altri che voi stessi potreste enumerare…).

Tutto Scopscopquesto, però, non c’entra niente con le recenti esternazioni del presidente della Giunta regionale Peppe Scopelliti che in due diverse occasioni, tra venerdì sera (in un incontro pubblico sul “decreto Taurianova”) e sabato mattina (in una conferenza stampa su un bando regionale sull’energia) s’è posto, e in realtà “ha” posto, precisi quesiti su una presunta informativa di polizia in cui si farebbe riferimento a una non meno presunta «manipolazione della verità e delle notizie» da parte di «cinque-sei giornalisti» che, ha affermato sempre il Governatore, sarebbero «sotto inchiesta a Catanzaro», anche se 1) «sicuramente quest’inchiesta verrà archiviata» (versione di venerdì sera) 2) «io non so esattamente se si tratti di un’inchiesta chiusa o ancòra aperta» (versione di sabato mattina).

Affermazioni che, diciamolo sùbito, sono finite nel mirino di molti giornalisti perché reputate inesatte-incomplete-inopportune-capziose (secondo le varie censure mosse) e anche dell’Fnsi (il sindacato dei giornalisti) della Calabria.

Prima di esporre le mie personali riserve, però, va chiarito un punto: qualsiasi cosa si pensi al riguardo, non bisogna indulgere all’appartenenza di questo o quel politico, né alle idee o alla testata di riferimento di questo o quel giornalista. I princìpi di cui stiamo parlando riguardano tutti i giornalisti italiani (e non solo) e il loro comportamento di fronte al Potere (di qualsiasi partito, coalizione, Ente).

Ora, personalmente, questo blogger ritiene che molte molte cose in quello che ha detto il presidente della Giunta regionale calabrese non vadano bene.
A partire dall’essersi intrattenuto, nel corso di due appuntamenti che palesemente nulla c’entravano col rapporto tra potere e media (cosa riguardassero, è scritto in questo stesso post diverse righe più su), su una presunta informativa; una presunta inchiesta; dei presunti contenuti; una presunta manipolazione; un presunto numero di giornalisti.
Un “parlare a spanne” che sicuramente non fa giustizia dello stesso Scopelliti.

Anche perché, vedete, Peppe Scopelliti non ha mai smentito d’aver ricevuto una richiesta d’informazioni da parte dell’ex sindaco ed ex ministro Gianni Alemanno (…e uno che è stato ministro, volendo, potrebbe chiedere lumi anche altrove…) circa la statura morale, diciamo così, del suo referente calabrese in pectore: quel Franco Morelli (ricordate le fatidiche parole videoriprese in un colloquio con Mimmo Crea in Consiglio regionale?, «Il compare di tuo compare è mio compare…», a nostro avviso anche scherzose, se vogliamo) poi arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa nell’àmbito del “caso Sarlo”.
Scopelliti avrebbe «verificato» – con chi, se non con Prefetture e/o forze dell’ordine? Politicamente, infatti, sapeva perfettamente di chi si stesse parlando – per poi rassicurare l’ex ministro alle Politiche agricole, che Morelli non l’aveva mai neppure incontrato… com’è finita la vicenda, è noto. Epperò, insomma, pare difficile che stavolta (quando sarebbe ben più semplice procurarsele…), le informazioni le chieda a qualcun altro, no?

Ma il “caso Sarlo” ci giova, nel ragionamento, per almeno un altro motivo. Peppe Scopelliti è lo stesso uomo politico di lungo corso (ex consigliere comunale, ex presidente del Consiglio regionale, ex assessore al Lavoro, ex sindaco di Reggio Calabria per due mandati…) che non ha battuto un ciglio di fronte al comportamento del catanzarese Mimmo Tallini. Il quale, nel “processo Sarlo”, s’è avvalso della facoltà di non rispondere. Un atteggiamento processualmente del tutto lecito; politicamente, però, dubitiamo che Tallini (o chi per lui, se protagonista fosse stato un altro politico anche d’altro colore) potesse restare assessore regionale un secondo di più dopo un’azione del genere, alla periferia dell’omertà. Invece… su quell’atteggiamento non c’è stato niente da ridire; e difatti l’assessore “muto” davanti ai giudici è ancòra in Giunta.

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9 novembre 2012

Presto alle stampe un libro di Tartaglia sul piccolo, grande calabrese Francesco Perri

Il patriota Francesco Perri (il nome per esteso sarebbe Francesco Antonio), scrittore «tradottissimo all’estero» ed esponente di primissimo livello del Partito repubblicano, avrà presto una sua biografia.

Un tributo doverosissimo, quello in cantiere per questo grande calabrese – di Careri, piccolo centro aspromontano del Reggino – misconosciuto quanto strepitoso protagonista della Storia italiana, che nello specifico sarà reso da Giancarlo Tartaglia, giornalista di lungo corso – ben noto anche perché direttore nazionale dell’Fnsi, il sindacato dei giornalisti.

E chissà che anche questo volume non contribuisca a dare nuova linfa alla cara, vecchia idea – di recente tornata in auge – di dedicare allo strepitoso antifascista un Parco letterario proprio nella “sua” Careri

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21 settembre 2012

Editoria, leghisti e quel tricolore con cui pulirsi il c…

Il Tricolore? Sempre più, la Lega Nord è convinta che occorra pulircisi il c…, specie quando ci son di mezzo i media.

Nel silenzio generale, infatti, il 16 luglio scorso è stato convertito in legge (legge 103/2012) il decreto-legge del Governo numero 63 del 18 maggio scorso sul riordino dei contributi per l’editoria. Tra le varie previsioni normative (che, ad esempio, spostano con decisione la barra sull’on-line, concedendo  agevolazioni importanti alle testate cartacee che si dematerializzano, passando in via esclusiva sul web), i seguaci di Alberto da Giussano erano riusciti a infilare una modifica pregnante, che non andava certo nella direzione dell’afflato unitario del Paese…

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18 settembre 2012

Nasce “Pubblico”, quotidiano fondato e diretto da Luca Telese. E c’è una “chicca” tutta calabrese…

Nell’intervista rilasciata a questo blog, Luca Telese (volto ben noto de La 7, ex il Giornale) aveva anticipato con un po’ di dispiacere che il suo nuovo giornale, Pubblico, inizialmente non sarebbe stato distribuito in Calabria e Sicilia. E allora, diciamo che le ultime ore del travaglio (….ops!) per questo nuovo e atteso quotidiano portano una “chicca” tutta calabrese: come si legge in un tweet lanciato dallo stesso direttore, contrariamente a quanto preventivato Pubblico sarà distribuito fin dal primo giorno (cioè oggi, 18 settembre, lo stesso giorno preannunciato con mesi d’anticipo anche sui social network) anche nelle edicole calabresi.

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6 settembre 2012

Media e discriminazioni

Carissimi, siamo di fronte all’ennesimo episodio (incredibile) di discriminazione. Anche…. ad opera dei media!

Chi è “terrone” non merita niente…. e non solo bosogna propagandare le sue nefaste gesta (sacrosanto!, se fa notizia, tanto più se siamo davanti a presunti illeciti o violazioni), ma bisogna anche sputtanarlo; non in quanto (eventualmente) colluso con la ‘ndrangheta, non perché (eventualmente) trasgressore… ma, è chiaro!!, in quanto, per esempio, calabrese

Pagina interna (pagina 23) dell’edizione del 4 settembre di un noto quotidiano nazionale che ha però forte radicamento in una precisa regione (non la Calabria, meglio chiarirlo  immediatamente).

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16 agosto 2012

Informazione, prostituzione, lavoro sommerso & contributi pubblici. Una proposta

Vorrei dire a Giovanni Favia (vedi foto) del Movimento Cinquestelle, ma se è per questo non solo ai “grillini” ma indistintamente a tutti i consiglieri regionali scoperti ad acquistare interviste televisive pagando di volta in volta da 200 a 500 euro per ciascuna “comparsata” sul piccolo schermo all’emittente 7Gold, che questo modo di fare politica (anche se i diretti interessati si difendono definendola “comunicazione istituzionale” e sostenendo che è regolarmente prevista dalle norme vigenti) mi fa vomitare, che questo modo di fare informazione mi fa schifo e che – a fronte di simili politici e di simili mezzi d’informazione – rispetto infinitamente di più le prostitute, che almeno si vendono alla luce del sole e soprattutto senza fingersi novelli Pericle o GiustinianoRyzard Kapuscinski (vedi foto a destra).

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16 luglio 2012

Intervista al direttore di “Pubblico”, Luca Telese (4) – “Il leader perfetto della Sinistra? Il cuoco Giacomoni: lui sa cos’è”

(segue)

Questo o quel partito talora avevano abbozzato il proprio pantheon, ma adesso Pubblico lo fa in modo eclatante, fin dalla propria homepage: e ci sono dentro Larry Bruce e Beppino Englaro; i Beatles, Margherita Hack e Steve Jobs…  Ci spieghi il “senso”?

«Il pantheon è il nostro posizionamento. Quando Dante incontra Cacciaguida gli chiede: quai fuor li vostri antichi e quai fuor li anni…? (XVI canto del “Paradiso” della Divina Commedia, ndr), vale a dire: chi cazzo hai dietro?, quali sono le tue fonti d’ispirazione? Quello che si può già vedere anche sul sito web di Pubblico è un ritratto parziale ma irriverente… la trasgressione si coniuga all’impegno ideale. E ognuno dei personaggi, certamente solo una piccola parte dei personaggi che riteniamo fonte d’ispirazione per il nostro lavoro, viene citato per un pezzetto in particolare: Enrico Berlinguer (padre della sua compagna Laura: loro figlio si chiama Enrico e non certo per caso, ndr) c’è per la questione morale, Steve Jobs c’è per l’invenzione della modernità, a dispetto delle grandi polemiche che ne hanno coinvolto già in vita la figura… ognuno di quelli che vengono citati contribuisce per una quota della sua personalità complessiva».

Nel tratteggiare la linea editoriale, quanto conteranno i tuoi trascorsi?, quanto l’esperienza da portavoce nazionale di Rifondazione comunista?

«Dal punto di vista politico, a 23 anni sono stato il portavoce del Prc …ma era il ’93; e sono stato anche nell’ufficio stampa dei Progressisti. Però, sono passati 25 anni. Oggi, mi ritengo una persona che si ritiene un figlio del Pci, poi come tutte le persone di quell’area, con quel tipo d’affinità, vota quello che vede meno lontano dal Pci “in quel momento”…. E sotto il profilo politico, certamente immagino una grande coalizione con dentro tutti i soggetti politici che fanno riferimento al Pianeta Centrosinistra».

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Intervista al direttore di “Pubblico”, Luca Telese (3) – Un quotidiano di nicchia: pochi redattori, break-even basso

Filed under: giornalismo,l'intervista — mariomeliado @ 11:00
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Sarete in edicola dal 18 settembre, però fin da sùbito hai dato a Pubblico i connotati di un agile vascelletto che si muove molto velocemente specie su web e social network…

«Intanto, questo serve per ricostruire anche lo stesso modo di fare informazione in questi tempi e al contempo per tentare di tenere alta l’attenzione fino a settembre, quando uscirà il quotidiano di carta. Certo Pubblico avrà e manterrà sempre un forte sito web: fondamentale provare a districarsi nel turbine e nella velocità della Rete. Mentre avrà una vita sua propria il cartaceo, con spazio per il racconto, l’inchiesta».

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Intervista al direttore di “Pubblico”, Luca Telese (2) – “Col ‘papello’, al ‘Fatto’ hanno rotto… Grillo? Uno di destra”

(segue)

Perché è stato così duro il divorzio dal Fatto quotidiano? Hai pagato la presenza di troppe personalità forti nello stesso “pollaio”?

«Primariamente, c’è una questione di contenuti. Qualcuno agli amici del Fatto dovrà spiegarglielo: ci siamo fracassati i coglioni di vedere per mesi in prima pagina tutti i dettagli sul “papello” della trattativa Stato-mafia mentre il Paese sprofonda nel baratro… e poi, mica è il Watergate! A noi, ad esempio, interessa un’altra cosa: il licenziamento di due dipendenti statali su dieci… E poi, al Fatto quotidiano in concreto avevano sposato un concetto: contro la politica, idolatrare Beppe Grillo ed esaltare l’antipolitica di Cinquestelle. Un movimento antipolitico già segnato da una contraddizione, visto quanto sta accadendo tra il vertice e i luoghi in cui i “grillini” stanno amministrando; un movimento carismatico e dispotico.

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