il Caffè di Meliadò

11 maggio 2010

…Immobiliare Misiti?

Filed under: a Roma dicono che...,in Calabria — mariomeliado @ 20:31
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Minchia, se è una notizia questa.
Alla fine il parlamentare Aurelio Misiti (già presidente del Consiglio nazionale dei lavori pubblici, assessore regionale ai Lavori pubblici con la Giunta di centrodestra guidata da Peppino Chiaravalloti, in seguito vicinissimo ai Ds al punto da farvi aderire, alla sezione della ‘sua’ Melicucco!, l’ex collega di Giunta Massimo Bagarani; poi deputato e coordinatore regionale di Italia dei valori, infine ‘transfuga’ dal partito di Antonio Di Pietro in seguito alle aspre diversità di vedute con l’ex pm Luigi de Magistris e al conseguente commissariamento del partito attraverso il parlamentare Ignazio Messina; da ultimo, in fortissimo avvicinamento al Partito democratico e soprattutto “pasdaran” dell’acritica riconferma del Governatore uscente Agazio Loiero) ha fatto la sua scelta (…per ora…), aderendo all’Mpa del Governatore siculo Fefè Lombardo.

Alcune cose, intanto, vanno dette.
Alle ultime Regionali, il “papà” dell’associazione Pro Calabria aveva lanciato il pur disastroso ‘cartello’ Alleanza per la Calabria (Pro Calabria insieme ai rutelliani di Alleanza per l’Italia, ai Verdi e appunto ai ‘resti’ dell’Mpa dopo la fragorosa scissione in direzione “Noi Sud” firmata Enzo Scotti-Elio Belcastro) sottolineando a più non posso l’apporto di quella pur microscopica componente di taglio federalista.

Poi uscite “d’approccio progressivo”: a metà aprile l’accusa dura&cruda alla Lega di volersi , a fine mese un contributo entusiastico circa il nuovo testo di Falasca e Lottieri “Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno” (solo casualmente tesi-chiave dei lombardiani, solo per caso propalata da un collega di partito, appunto Ferdinando Latteri, che giusto tra poche ore, a Roma, insieme al Presidente della Regione Sicilia e ad altri ‘big’-mpa come il sottosegretario alle Attività produttive Giuseppe Rèina, ne terrà a battesimo il formale ingresso nel Movimento per le autonomie).

Alcune domande verrebbero spontanee. Su tutte, una: ma il suo collega di partito Latteri è mica quel Latteri già rettore dell’Università di Catania che, un anno-luce fa, dopo la lunga militanza nella Dc e poi in Forza Italia, esponenti ‘illuminati’ dell’Unione pensarono di gettare in mischia alle Primarie contro Rita Borsellino – sorella di Paolo, magistrato assassinato da Cosa nostra nella tragicamente epica strage di via D’Amelio – che quelle Primarie le vinse ma, poi, dai Latteri-boys non fu votata? Lo stesso Latteri che, dopo un biennio da deputato (pardon, parlamentare “nominato”) piddino, ligio ai suoi princìpi, appena i Democratici non lo ricandidarono si gettò immediatamente coi ‘padroni’ di Trinacria?

Chiaro che poi, a proposito di “ritrovati”, la collega di Camera piddina Doris Lo Moro dica così: . Non solo. Aggiunge causticamente, l’ex sindaco di Lamezia Terme, in riferimento al precipitoso avvicinamento al Partito democratico poi così repentinamente rinnegato: .

Magari, a Misiti basterebbe un-argomento-uno per chiarire a tutti che le cose non stanno così. Arriverà?

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9 maggio 2010

L’imbarbarimento della crisi del Pd calabrese? Chiedere a Bersani, please…

 <…L’unico atto di responsabilita’, in particolare da parte di chi ha avuto ruoli di primo piano in questi anni nella politica regionale e nella direzione del partito sarebbe quello di fare un passo indietro e di non riproporsi in ruoli di direzione>. Così Mimmo Bevacqua, vicepresidente della giunta Oliverio che guida l’Amministrazione provinciale di Cosenza, per la verità a sua volta candidato alle ultime controverse Regionali.

Secondo il politico piddino d’estrazione rutelliana, <il primo messaggio che bisogna mandare ai cittadini> riguarda la <capacità di mettere in campo un nuovo progetto di crescita della Calabria ed una classe dirigente libera da vecchi vizi, che tanto danno hanno prodotto>.

Dunque, commissariamento del Partito democratico calabrese sì!, secondo Bevacqua. Perché, semplicemente, il ricorso a <personaggi ampiamente sperimentati e conosciuti> (non sarà difficile ipotizzarne nomi & cognomi) <in funzione ed in ruoli di responsabilità in questi anni in Calabria sarebbe davvero disastroso>.

 …Sarà vero? Mah.

Resta la grande perplessità: da un lato c’è chi ritiene sempre valido l’antico brocardo medice, cura te ipsum. Dall’altro, esiste però un ampio – potenzialmente enorme – popolo dèmocrat che ne ha piene le tasche di cencellismo, dietrologie, guerre di finta-avanguardia combattute, possibilmente, dopo aver perso tutte le battaglie intermedie in seguito a tattiche maldestre e dagli esiti disastrosi.

 Una cosa, certo, va chiarita fin d’ora.

Rispetto a un eventuale imminente commissariamento, il corpaccione della base piddina non pensa proprio a certi ‘alti papaveri’ – diciamo così –trapiantati chi a Catanzaro, chi a Roma per prendere le redini del Pd e affossarlo definitivamente

Anche se i commissariamenti difficilmente fanno bene a un soggetto politico (ed extrapolitico, se è per questo), come evidenziato nei giorni scorsi dal presidente regionale pd Pino Caminiti, questo è il momento per sfoderare un minimo di decisionismo da parte di quella segreteria Bersani che, dopo aver vinto e stravinto la disputa congressuale sul territorio calabrese (in modo francamente vergognoso, per il convergere sul suo nome di personalità che prima e, come s’è visto, anche adesso invece si stavano scannando, gettando il partito alle ortiche), ha incarnato una delle più clamorose, plastiche rappresentazioni di leadership imbelle dal dopoguerra, coi risultati ben noti.

Come sempre, la storia non si fa con i ‘se’.

Però è stuzzicante, ipotizzare cosa sarebbe potuto accadere nella Calabria-ai-tempi-di-Scopelliti se Pierluigi Bersani, sostanziale ‘dominus’ del partito a vocazione maggioritaria nel centrosinistra, invece di fregarsene altamente e promettere <i conti in Calabria li faremo dopo le elezioni> a seguito delle assurde scintille tra ‘big’ piddini come Agazio Loiero e Peppe Bova, avesse preso in mano le redini della questione schiodandone le amabili terga dalle rispettive postazioni, istituzionali e di partito senza alcuna differenza.

Secondo una buona fetta della base piddina oggi, probabilmente, dovrebbe farlo. Tardivamente.

6 maggio 2010

…in salute e in malattia… // Il caso Grecia

La domanda è semplice. Senza troppi giri di parole: ma come fa un posto che si chiama “Magna Grecia”, che si riempie la bocca quotidianamente (oltre che di lamentazioni, spesso francamente insopportabili alle orecchie altrui) delle proprie radici elleniche, a fottersene così altamente del dramma nazionale che la Grecia sta vivendo in queste settimane, e che di recente ha prodotto anche (i primi, temo) morti?

Ancor di più, com’è possibile impiparsene così, bellamente, quando esiste nella fascia orientale del Reggino una significativa (e tutelata anche per legge) minoranza grecòfona, o grecanica, o grìka o chiamatela come volete, che viene ‘scongelata’ a convenienza (ma preferibilmente quando ci sono risorse da drenare senz’alcuna apparente utilità pubblica)?

Cara Calabria, cari calabresi, se avete un po’ di tempo tra le mille cose che avete da fare (soap operas politiche, conta degli ulteriori disoccupati, tentativo d’incentivare ulteriormente aziende o distretti ‘decotti’ senza rigorosamente farne partire di nuovi e realmente produttivi e in linea con le vocazioni delle varie aree della regione), se non siete esausti per l’intitolazione alla Magna Grecia di quel villaggio turistico, di tal museo archeologico, di talatra università, be’, volendo potreste anche farvi sentire.

La Grecia, la nostra vera madre, sta male. Aiutarla è fuori discussione: è un dovere di tutti, ma nostro particolarmente.

 

5 maggio 2010

Dardi avvelenati nel Pd

Il segretario calabrese dell’Udc Franco Talarico è appena stato eletto presidente del Consiglio regionale coi voti della maggioranza di centrodestra (più due dell’opposizione non meglio precisati, per la verità…). Insieme al politico lametino, eletti i vicepresidenti dell’Assemblea Sandro Nicolò (Pdl) e Pierino Amato (Pd) e i consiglieri-questori Gianni Nucera (Pdl) e Francesco Sulla (Pd).

La giornata però rimarrà impressa nell’agenda della politica più che altro per la frattura tremenda – francamente nell’aria già da molto tempo, ma in queste ore ‘finalmente’ formalizzata – all’interno del Partito democratico: i gruppi consiliari d’area, a Palazzo Campanella, saranno non uno ma due, quello ‘ufficiale’ piddino e quello di Autonomia e Diritti.

Quest’ultima scelta si rivela – almeno agli occhi dei neofiti della politica… – per più versi criptica: i “loieriani” (sono i 4 eletti della lista-bandiera che sorse attorno, per volontà e su impulso del presidente uscente Agazio Loiero) decidono infatti di adottare un comportamento del tutto differente da quello, almeno pubblicamente, adottato dal loro stesso (ex?) conducatòr.

La linea è: ci piacerebbe poter stare dentro un gruppo unico del Pd, ma “non possiamo” per “rispetto” dei 75mila calabresi che hanno votato Autonomia e Diritti anziché Pd, un <simbolo neutro>, consegnando all’Assemblea ben 4 consiglieri regionali. E aggiunge Ottavio Bruni (già fedelissimo di Loiero da Presidente della Provincia di Vibo Valentia; nel Pdm; quale parlamentare ‘in pectore’ salvo poi non essere candidato per la ‘fronda’ antiloieriana, infine quale capogabinetto del Governatore uscente negli ultimi mesi della consiliatura precedente…): <La vera amarezza per me sarebbe non poter più condividere scelte e percorsi con Loiero… Speriamo di poter percorrere insieme un altro tratto di strada: ma questo dipende da lui, non da me>.

Dire che frasi del genere preludono a un allontanamento dal Partito democratico alla velocità della luce è ancora poco. Gli scismi sono dietro l’angolo… e la cosa più incredibile è che – a dispetto d’incavolature ‘di facciata’ – che l’ex ministro in realtà ne sia artefice o almeno fomentatore è più che un sospetto. Resta un dato, sottolineato con grande tristezza giusto 48 ore dall’ex vice di Loiero in Giunta regionale, Nicola Adamo: a tutt’oggi, l’errore vero (al di là della nettissima sconfitta elettorale) per il Pd pare l’aver accettato che alla platea di cittadini-elettori fossero presentati, in quota piddina, anche altri simboli (c’è chi, nel conto, piazza anche la ‘professorale’ Slega la Calabria) sapendo molto molto bene quale fosse il rischio finale. Puntualmente diventato realtà, anzi: politica tribale.

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