il Caffè di Meliadò

25 settembre 2010

No ‘ndrangheta: manifestiamo tutti insieme. Ma… con cautela :)

Oggi, dopo lunghe settimane di preparazione, è finalmente il giorno no ‘ndrangheta, del grande corteo antimafia nel cuore di Reggio Calabria (“la Capitale della ‘ndrangheta”, ha detto qualcuno di recente). E tutti sfileranno accanto a tutti: laici e cattolici, politici e apolitici, Sinistra e Destra; gente comune e collusi-mafiosi.

Certo, quest’ultimo accostamento – ce ne rendiamo conto – è stridente: ma realistico, però.

In questo senso, crediamo sia utile la mobilitazione odierna; ma prezioso ogni singolo giorno che l’ha preceduta e che la seguirà.

Un esempio di come cercare di evitare l’inerte acquiescenza al panta rei, al tutto scorre senza che si muova foglia, al calatijuncucapassalachina, ad avviso di questo blogger si può senz’altro ravvisare nella recentissima interpellanza congiunta di ben 30 deputati di diverse zone d’Italia e – soprattutto – di diverse forze politiche e perfino di schieramenti opposti.

Al centro, manco a dirsi, il “caso Reggio”.

Sì, perché gente come Franco Laratta, Rosa Villecco Calipari, Maria grazia Laganà, Doris Lo Moro, Cesare Marini, Marco Minniti, Nicodemo Oliverio (Pd), il commissario regionale di Italia dei valori Ignazio Messina, Angela Napoli (coordinatrice di Futuro e libertà in Calabria), Aurelio Misiti (portavoce nazionale dell’Mpa) – solo per limitarsi agli inquilini di Montecitorio eletti nella circoscrizione calabrese o che con la Calabria hanno strettamente a che fare – stavolta non usano lo stantio politichese ma vanno dritti al nocciolo della questione.

UNO. “I fatti e i ‘misteri’ di Reggio Calabria rischiano i condizionare la vita civile e democratica dell’intera Calabria”, si legge: e non è certo un mero riferimento ai pur inquietanti attentati alla Procura generale presso la corte d’appello e al procuratore generale Salvatore Di Landro.

DUE. Comunque sia, per i deputati firmatari dell’interpellanza “il Governo s’è dimostrato non in grado di proteggere adeguatamente il procuratore generale dopo ben due attentati”.

TRE. “A Reggio non è chiaro il ruolo dei servizi segreti”: e qui vengono richiamate dichiarazioni d’espertissimi magistrati antimafia e inchieste giornalistiche di livello, nell’evidenziare che gli uomini dell’intelligence “sono sempre presenti a vario titolo nelle vicende di snodo della città”. Esempi? Il “ruolo avuto nelle elezioni comunali del 2002” come pure la “vicenda del tritolo a Palazzo San Giorgio”: già!, perché ad avviso di parlamentari così autorevoli “la vicenda del presunto attentato all’allora sindaco Scopelliti non è mai stata chiarita” mentre varie indagini “evidenziano rapporti e legami d’amicizia tra lo stesso [ Scopelliti ] ed esponenti della criminalità organizzata (Fiume, Fracapane, Martino)”.

QUATTRO. Conclusione ben autorizzata dal passaggio sub-tre: i parlamentari, rivolgendosi al ministro dell’Interno Roberto Maroni, pongono la sua attenzione “il clima torbido venutosi a creare in questi anni” che a loro avviso cercherebbe di “mettere sullo stesso piano lettere anonime, che puntualmente arrivano quando serve distogliere l’attenzione da altro, bombe e minacce vere”.

…E dunque?

In presenza di potenziali commistioni istituzioni-mafia-società, meglio dribblare cortei antimafia come quello (importante) di oggi?

Secondo noi no.

Tutti in piazza a gridare che “la mafia fa schifo” (ogni riferimento alle magliette che fece stampare il bi-condannato per mafia Totò Cuffaro è puramente voluto), accanto a tutti.

……Ma – ecco! – con cautela.

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11 Mag 2010

…Immobiliare Misiti?

Filed under: a Roma dicono che...,in Calabria — mariomeliado @ 20:31
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Minchia, se è una notizia questa.
Alla fine il parlamentare Aurelio Misiti (già presidente del Consiglio nazionale dei lavori pubblici, assessore regionale ai Lavori pubblici con la Giunta di centrodestra guidata da Peppino Chiaravalloti, in seguito vicinissimo ai Ds al punto da farvi aderire, alla sezione della ‘sua’ Melicucco!, l’ex collega di Giunta Massimo Bagarani; poi deputato e coordinatore regionale di Italia dei valori, infine ‘transfuga’ dal partito di Antonio Di Pietro in seguito alle aspre diversità di vedute con l’ex pm Luigi de Magistris e al conseguente commissariamento del partito attraverso il parlamentare Ignazio Messina; da ultimo, in fortissimo avvicinamento al Partito democratico e soprattutto “pasdaran” dell’acritica riconferma del Governatore uscente Agazio Loiero) ha fatto la sua scelta (…per ora…), aderendo all’Mpa del Governatore siculo Fefè Lombardo.

Alcune cose, intanto, vanno dette.
Alle ultime Regionali, il “papà” dell’associazione Pro Calabria aveva lanciato il pur disastroso ‘cartello’ Alleanza per la Calabria (Pro Calabria insieme ai rutelliani di Alleanza per l’Italia, ai Verdi e appunto ai ‘resti’ dell’Mpa dopo la fragorosa scissione in direzione “Noi Sud” firmata Enzo Scotti-Elio Belcastro) sottolineando a più non posso l’apporto di quella pur microscopica componente di taglio federalista.

Poi uscite “d’approccio progressivo”: a metà aprile l’accusa dura&cruda alla Lega di volersi , a fine mese un contributo entusiastico circa il nuovo testo di Falasca e Lottieri “Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno” (solo casualmente tesi-chiave dei lombardiani, solo per caso propalata da un collega di partito, appunto Ferdinando Latteri, che giusto tra poche ore, a Roma, insieme al Presidente della Regione Sicilia e ad altri ‘big’-mpa come il sottosegretario alle Attività produttive Giuseppe Rèina, ne terrà a battesimo il formale ingresso nel Movimento per le autonomie).

Alcune domande verrebbero spontanee. Su tutte, una: ma il suo collega di partito Latteri è mica quel Latteri già rettore dell’Università di Catania che, un anno-luce fa, dopo la lunga militanza nella Dc e poi in Forza Italia, esponenti ‘illuminati’ dell’Unione pensarono di gettare in mischia alle Primarie contro Rita Borsellino – sorella di Paolo, magistrato assassinato da Cosa nostra nella tragicamente epica strage di via D’Amelio – che quelle Primarie le vinse ma, poi, dai Latteri-boys non fu votata? Lo stesso Latteri che, dopo un biennio da deputato (pardon, parlamentare “nominato”) piddino, ligio ai suoi princìpi, appena i Democratici non lo ricandidarono si gettò immediatamente coi ‘padroni’ di Trinacria?

Chiaro che poi, a proposito di “ritrovati”, la collega di Camera piddina Doris Lo Moro dica così: . Non solo. Aggiunge causticamente, l’ex sindaco di Lamezia Terme, in riferimento al precipitoso avvicinamento al Partito democratico poi così repentinamente rinnegato: .

Magari, a Misiti basterebbe un-argomento-uno per chiarire a tutti che le cose non stanno così. Arriverà?

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