il Caffè di Meliadò

19 luglio 2014

“Lettera aperta” agli omofobi nel giorno del “Calabria Pride”. Per non dimenticare quel vergognoso pestaggio

CARI OMOFOBI, C’E’ UNA COSA CHE01-00010248000001 VORREI DIRVI.

Lo “spettacolo” che vedete in foto non ha niente a che fare con la comunità #Lgbt e col #CalabriaPride di oggi a Reggio. Si tratta, più modestamente, della manifestazione messa in piedi (peraltro, a fini commercial-celebrativi) dal regista Tinto #Brass con alcune delle sue starlette in concomitanza di una delle ultime edizioni del #FestivaldelCinemadiVenezia. Non voglio intrattenermi qui sul concetto di #volgarità: resta il fatto che non intervenne proprio nessuno per impedire questa singolare iniziativa e la stessa popolazione lagunare non si scandalizzò affatto. 

Ora: io conosco personalmente parecchie delle persone (non omosessuali, non lesbiche, …no: persone) che prenderanno parte al #Pride reggino di oggi.E sono

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17 luglio 2014

Musica e disegno “à la calabraise”. Così Cilea diventa un libro a fumetti per le scuole

Ormai, si sa, le graphic novels sono un segmento rodato e interessantissiselezione immagini libero grassi.pdfmo dell’editoria italiana, anche rispetto a temi d’assoluto impegno come l’antimafia, che ha visto importantissime opere al riguardo, sulla vitlamentofedericoa di Giovanni Falcone come sull’opera e l’uccisione dell’imprenditore-coraggio Libero Grassi (vedi foto qui a destra).

Ma per la prima volta, su input congiunto di Bottega del fumetto e associazione Pentakaris (“Accademia dei saperi creativi” di cui la Bottega è una delle gemmazioni artistiche), viene fuori adesso un’opera di questo stesso tipo dedicata a un grandissimo della musica e della cultura calabrese: il compositore palmese Francesco Cilea. (a sinistra, una delle tavole della graphic novel in uscita, che fa riferimento al Lamento di Federico, celeberrima romanza tratta dall’Arlesiana, messa in scena per la prima volta nel 1897 al Teatro lirico di Milano dall’immenso Enrico Caruso).

Da un’idea di
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15 luglio 2014

Confindustria / c – Porto di Gioia, l’appello: modificare la “legge 84”

Filed under: economix,in Calabria — mariomeliado @ 01:18
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Porto di Gioia Tauro, tematica mille volte dibattuta…
A maggior ragione, all’assemblea annuale di Confindustria Reggio Calabria, nella relazione del “padrone di casa” Andrea Cuzzocrea era inevitabile che fpgtosse così.

Messa in luce la professionalità nell’affrontare il trasbordo delle armi chimiche siriane, auspicato il definitivo addio alla «fase degli annunci e delle passerelle», il presidente di Confindustria Reggio ha rivendicato con forza l’istituzione della Zes, la Zona economica speciale da intendersi quale «area “tax free”, come unico vero strumento per attrarre investimenti e creare sviluppo e occupazione».

Ma soprattutto ha caldeggiato l’ipotesi che il governo Renzi «modifichi la legge 84/94, che non è più capace di soddisfare le esigenze attuali». Si tratta, per la cronaca, della normativa di riordino della legislazione in materia portuale: nel gennaio di 20 anni fa, tale riforma scardinò le commistioni tra soggetto di controllo e concessionario ma, soprattutto, demolì il monopolio delle Compagnie portuali aprendo le porte all’avvento della libera concorrenza.

Già un paio d’anni fa la cosiddetta legge Filippi-Grillo (dal nome dei due “papà”, del Pd e dell’allora Pdl rispettivamente) avrebbe dovuto cambiare in profondità la “legge 84”, in particolare con l’istituzione di un fondo pari al 3% dell’Iva e delle accise generate proprio dai porti italiani per finanziare gli interventi d’adeguamento delle strutture portuali: poi, però, non se ne fece nulla

Adesso, la considerazione di base confindustriale è che «le infrastrutture portuali costituiscono l’ossatura su cui si articola e prende forma lo sviluppo locale, purché le infrastrutture e i servizi garantiscano accessibilità e connessioni».
Prioritario dunque, in questa chiave, che il sito pianigiano risulti «strategicamente e sistematicamente interconnesso alle reti infrastrutturali e le filiere integrate, produzione-logistica e distribuzione». 

14 luglio 2014

Confindustria / b – Infiltrazioni mafiose, Cuzzocrea: “Troppi gli Enti sciolti in Calabria. Ma se arrivano i commissari, nei centri ‘difficili’ restino almeno 5 anni”

Nel corso dell’appuntamento confindustriale di oggi a Reggio Calabria, già le prime – incisive – battute della sua relazione Andrea Cuzzocrea – ex pr20140714_170701esidente degli edili reggini dell’Ance e da un anno a questa parte presidente di Confindustria Reggio, che proprio nel 2014 celebra i suoi 70 anni di vita – le ha riservate al cosiddetto “decreto Taurianova”, insomma la controversa normativa che disciplina gli scioglimenti degli Enti locali per infiltrazioni mafiose.

Sarà appena il caso di ricordare che, dal ’91, uno solo è il caso di Comuni capoluogo di provincia sciolti per mafia: Reggio Calabria (9 ottobre 2012). Un abbinamento, quello tra infiltrazioni mafiose “sanzionate” dallo Stato e realtà territoriale reggina, che Cuzzocrea ha rilanciato in modo assolutamente diretto e polemico, ma anche assai documentato.

Se per il leader degli imprenditori reggini stabilire opportunità dello scioglimento o responsabilità che hanno condotto all’adozione della grave misura da parte del Governo «non è nostro compito», bisogna prendere atto che «lo strumento dell’amministrazione straordinaria è inefficace»; da un lato, «crea. come unico risultato, un clima di disaffezione e sfiducia dei cittadini nei confronti della cosa pubblica», dall’altro «alla paralisi della macchina amministrativa non corrisponde un effettivo risanamento degli Enti».

Ma è la statistica l’oggetto contundente impugnato da Andrea Cuzzocrea per fare male davvero.  (more…)

Confindustria / a – Regionali in Calabria, Gay “rilancia” Caffo e Rubbettino

Filed under: economix,in Calabria — mariomeliado @ 20:04
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Il 6 maggio scorso, è stato designamIMG_5422to come nuovo presidente nazionale dei Giovani imprenditori di Confindustria. Oggi, Marco Gabriele Gay a Reggio Calabria ha “dato la scossa” all’Assemblea annuale dei confindustriali reggini (Identità, realismo, fiducia – Le imprese reggine guardano al futuro: analisi e prospettive economiche per la Città metropolitana il tema scelto dal “padrone di casa” Andrea Cuzzocrea).

Conversando a margine dell’incontro in riva allo Stretto,

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7 luglio 2014

Reggio Calabria, le Primarie hanno deciso: il candidato sindaco è Falcomatà (Pd)

È Peppe Falcomatà, l’ex capogruppo del Partito democratico a Palazzo San Giorgio, il candidato della coalizione di centrosinistra selezionato attraverso le primarie di schieramento
tenutesi quest’oggi. 

In teoria, dalle 9 alle 21; in pratica, dalle 8 alle 22, perché quasi tutti i 15 seggi – allestiti presso le sedi delle ex Circoscrizioni di Reggio Calabria – sono stati “presi d’assalto” sin dal mattino presto.

E, quanto alla chiusura delle urne, intorno alle 19,30 la Commissione di garanzia ha deciso d’urgenza di procrastinarla alle 22 (anziché alle 21) per consentire al maggior numero di persone d’esprimere il proprio suffragio per il candidato preferito tra Enzo Amodeo (Centro democratico, già consigliere provinciale), Mimmo Battaglia (consigliere provinciale del Pd), Filippo Bova (ex Cittadinanza mediterranea) e Peppe Falcomatà (ex capogruppo piddino a Palazzo di città).

Primarie “aperte”, va detto. Di fronte al versamento di un euro e alla presentazione di un documento d’identità valido, ha potuto votare chiunque, insomma; non i soli iscritti a uno dei partiti o movimenti della coalizione di centrosinistra.

Nei fatti, però, a queste singolari primarie i Grandi Assenti sono stati proprio i partiti, o comunque le forze politiche organizzate, se si pensa che il solo Centro democratico ha avuto forza e idee da contrapporre ufficialmente ai candidati piddini (originariamente ben tre!, prima che l’attivista del circolo di Cannavò Antonino Calluso ritirasse la propria candidatura).

Anche qui, c’è molta teoria e poi…
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1 luglio 2014

Forza Italia tra animalismo, partito gay-friendly e antiastensionismo

Filed under: a Roma dicono che...,centrodestra — mariomeliado @ 21:56
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Diciamolo sùbito: chi avesse per avventura anche solo pensato che Silvio Berlusconi è morto con la sentenza sul RubyGate e col consegu-enziale affidamento ai Servizi sociali (per sfuggire al carcere), s’è sbagliato di brutto.

Berlusconi è animale politico come pochi. Fiuta il vento come pochi. E chi non l’avesse fatto, farebbe bene a chiedersi almeno adesso (!), almeno alla luce del 40% alle Europee (!!), per quale motivo al mondo l’ “ex Cavaliere” abbia tirato fuori, in tempi non sospetti, un’ammirazione-a-distanza per Matteo Renzi teoricamente degna di miglior causa, per un avversario politico…
Solo che il personaggio ha due caratteristiche.
Che si riflettono adesso nella sua inopinata, rapidissima apertura alle unioni gay e al mondo degli animali domestici (e relativi proprietari, visto che pelosetti e quattrozampe non votano).

La prima è legata alla sua proiezione pubblica: senza scendere nel merito dei suoi (opinabilissimi) risultati di Governo, certo Silvio Berlusconi mediaticamente dà il meglio di sé quando è al timone. Fare le corna ad Angelona Merkel o invitare in vacanza fra tette e culi l’ “amico” Vladimir Putin fa assolutamente parte del personaggio: e sarà meglio chiarire una volta per tutte che le critiche mossegli fuori dalla sfera dei propri sostenitori stessi gli fanno un baffo. Particolarmente, quelle speciose: …chi nel centrosinistra italiano, ieri, aveva goduto per i sorrisini e gli occhiolini complici tra la stessa Merkel e Nicholas Sarkozy al solo sentir parlare della credibilità dell’Italia “di Berlusconi”, con l’arresto per corruzione del “signor Bruni”, oggi è servito e avrà (forse: forse…) compreso la propria miopia.

Seconda caratteristica: Silvio Berlusconi è divisivo e ricompattante. Hai un problema con Claudio Scajola? Non lo cacci, però lo allontani: nell’attesa che, prevedibilmente, l’ex ministro scalpiti e cerchi d’essere nuovamente utile alla causa. Un Fini o un Alfano chiedono una linea politica diversa o il rinnovamento generazionale? Tanto fai, tanto li delegittimi che li induci ad andarsene, per poi dimostrare elettoralmente la loro indiscutibile marginalità “a destra” rispetto ai berluscones. Non ti tornano i conti con la dirigenza forzista? Tiri fuori dal cilindro un Giovanni Toti, piazzandolo a fare scompiglio tra tutti gli “alti papaveri” e a prendere saldamente in mano (anche per competenza specifica, eh) il “pallino” della comunicazione tv facendo da portavoce-più-realista-del-re: mezzo partito strillerà, un quarto di partito bisbigCattlierà d’esser pronto a far le valigie, un ottavo di partito annuncerà le proprie immediate dimissioni, …alla fine puntualmente resteranno tutti e con gli equilibri nuovi che volevi tu.

In questo senso, è stato dato davvero pochissimo spazio rispetto alla potenza evocativa della sconfitta, alle ultime Amministrative del 25 maggio, del sindaco uscente di Pavia Alessandro Cattaneo: ex primo cittadino più amato d’Italia, un po’ incredibilmente non è stato premiato ma, con ogni probabilità, invece ha pagato (!) la qualifica di leader dei “rottamatori” forzisti (in Calabria, per la cronaca, rappresentati dall’oggi presidente delle Ferrovie della Calabria Peppe Pedà). Perché l’ascendente leaderistico, all’interno di un partito con le peculiarità di Forza Italia, sfiora l’unanimismo.

…S’inseriscono in questo quadro pure due recenti vicende.

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