il Caffè di Meliadò

16 settembre 2010

Il Pd senza Prodi è come Radio Italia…. “solo grandi (in)successi”

Chissà perché, il Pd, almeno nella sua versione senza il bipremier Romano Prodi, pare specializzato – un po’ come recitava il vecchio claim di Radio Italia – nel generare “solo grandi (in)successi”. E’ così che è arrivato, assolutamente atteso e perfino un po’ scontato, non l’annuncio che Walter Veltroni si ritirerà definitivamente in Africa – possibilmente, senza una cazzo di linea Adsl attraverso la quale infestare gli altri continenti in modo sistematico col suo ennesimo libro – bensì, preciso e noioso come un metronomo che segna il ritmo dei quattro quarti, l’annuncio che, insieme a due ex ppi de ferooo come Beppe Fioroni e l’ex vicerutelli Paolo Gentiloni, è in costruzione un imprecisato Movimento.

Amici di questo blog, è davvero difficile dire quale utilità potrà mai avere l’ennesimo movimentucolo revanscista (difficile dimenticare che Veltroni è stato segretario nazionale del Pd nella sua fase fondativa e peraltro litigiosissima, possibile contendente per la premiership mai arrivato a giocarsela davvero e tante altre cose). La cosa sicura è cosa servirà a cancellare: anche l’ombra di un centrosinistra competitivo che abbia al centro un Partito democratico a vocazione maggioritaria.

Il bello è che lo stesso big Walter sostiene che il neoMovimento <non sarà una corrente> e che, peraltro, resterà saldamente all’interno dei Democratici.

….Sarà.

Ma l’outsourcing a vario titolo di big come Rutelli e Veltroni, rispetto al futuro del Pd appare un verdetto più definitivo di un certificato di morte.

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9 Mag 2010

L’imbarbarimento della crisi del Pd calabrese? Chiedere a Bersani, please…

 <…L’unico atto di responsabilita’, in particolare da parte di chi ha avuto ruoli di primo piano in questi anni nella politica regionale e nella direzione del partito sarebbe quello di fare un passo indietro e di non riproporsi in ruoli di direzione>. Così Mimmo Bevacqua, vicepresidente della giunta Oliverio che guida l’Amministrazione provinciale di Cosenza, per la verità a sua volta candidato alle ultime controverse Regionali.

Secondo il politico piddino d’estrazione rutelliana, <il primo messaggio che bisogna mandare ai cittadini> riguarda la <capacità di mettere in campo un nuovo progetto di crescita della Calabria ed una classe dirigente libera da vecchi vizi, che tanto danno hanno prodotto>.

Dunque, commissariamento del Partito democratico calabrese sì!, secondo Bevacqua. Perché, semplicemente, il ricorso a <personaggi ampiamente sperimentati e conosciuti> (non sarà difficile ipotizzarne nomi & cognomi) <in funzione ed in ruoli di responsabilità in questi anni in Calabria sarebbe davvero disastroso>.

 …Sarà vero? Mah.

Resta la grande perplessità: da un lato c’è chi ritiene sempre valido l’antico brocardo medice, cura te ipsum. Dall’altro, esiste però un ampio – potenzialmente enorme – popolo dèmocrat che ne ha piene le tasche di cencellismo, dietrologie, guerre di finta-avanguardia combattute, possibilmente, dopo aver perso tutte le battaglie intermedie in seguito a tattiche maldestre e dagli esiti disastrosi.

 Una cosa, certo, va chiarita fin d’ora.

Rispetto a un eventuale imminente commissariamento, il corpaccione della base piddina non pensa proprio a certi ‘alti papaveri’ – diciamo così –trapiantati chi a Catanzaro, chi a Roma per prendere le redini del Pd e affossarlo definitivamente

Anche se i commissariamenti difficilmente fanno bene a un soggetto politico (ed extrapolitico, se è per questo), come evidenziato nei giorni scorsi dal presidente regionale pd Pino Caminiti, questo è il momento per sfoderare un minimo di decisionismo da parte di quella segreteria Bersani che, dopo aver vinto e stravinto la disputa congressuale sul territorio calabrese (in modo francamente vergognoso, per il convergere sul suo nome di personalità che prima e, come s’è visto, anche adesso invece si stavano scannando, gettando il partito alle ortiche), ha incarnato una delle più clamorose, plastiche rappresentazioni di leadership imbelle dal dopoguerra, coi risultati ben noti.

Come sempre, la storia non si fa con i ‘se’.

Però è stuzzicante, ipotizzare cosa sarebbe potuto accadere nella Calabria-ai-tempi-di-Scopelliti se Pierluigi Bersani, sostanziale ‘dominus’ del partito a vocazione maggioritaria nel centrosinistra, invece di fregarsene altamente e promettere <i conti in Calabria li faremo dopo le elezioni> a seguito delle assurde scintille tra ‘big’ piddini come Agazio Loiero e Peppe Bova, avesse preso in mano le redini della questione schiodandone le amabili terga dalle rispettive postazioni, istituzionali e di partito senza alcuna differenza.

Secondo una buona fetta della base piddina oggi, probabilmente, dovrebbe farlo. Tardivamente.

24 luglio 2009

Partito del Sud? No, Democratici per il Mezzogiorno

Nella vicenda congressuale d’ottobre i Democratici meridionali vogliono “contare”, stravolgendo l’ottica del nascente Partito del Sud.
Un primo tentativo è arrivato con la candidatura in extremis alla segreteria nazionale del Pd da parte di un calabrese/campano ad honorem conicolini r.me Renato Nicolini. E’ vero, il suo passato è ancorato alla stagione dell’ “effimero” a Roma; ma analogo sforzo creativo fu profuso a Napoli, e il suo presente lo vede da anni docente all’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, già guidata da Alessandro Bianchi.

Proprio l’ex ministro dei Trasporti di Romano Prodi ha appena gettato sul Bova & Sandro Bianchitavolo verde della politica piddina una nuova fiche, fondando insieme a gente del calibro dello storico Lucio Villari, la “regina della liquirizia” Pina Amarelli e Pino Soriero (viceministro al ramo di altro governo Prodi, con un recente “passaggio” dipietrista) il movimento Democratici per il Mezzogiorno.

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20 luglio 2009

Il Pd e i suoi mille guai. Prendiamone “uno”…… Mario Meliadò intervista Mario Adinolfi, candidato alla segreteria nazionale (3)

(TRE – segue)

Caro Adinolfi… lasciamo da parte per un attimo il Pd.

Ieri era l’anniversario di via D’Avia d'ameliomelio: a ricordare un emblema della lotta alle mafie e della stessa storia del nostro Paese come Paolo Borsellino non c’erano non dico il Governo, ma neanche un parlamentare. E però mi pare in carica una Commissione antimafia guidata dall’autorevolissimo ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, che ha 2 vicepresidenti con solide radici calabresi come Mario Tassone, catanzarese da una vita nelle Istituzioni, e Luigi De Sena, ex vicecapo vicario della Polizia, che venne nominato Superprefetto di Reggio Calabria in seguito al delitto Fortugno…

Tutto pare aggravarsi, pensando che Rita Borsellino (la sorella del magistrato palermitano assassinato) è stata candidata alla guida della Regione Sicilia, e non proprio nel 1700…

<Che dire? Quanto accaduto è semplicemente inaccettabile. Le Istituzioni dovrebbero essere sempre presenti nella vita della gente e nel contrasto al crimine organizzato con la serietà del proprio impegno, il perseguimento della legalità ma anche col debito ricordo degli eroi che proprio per garantire il rispetto della legge e tutelare la nostra sicurezza hanno rischiato la vita o sono stati uccisi. Poi, è chiaro, la mia mente torna al ’92, quando io ero un ragazzino ma Cosa Nostra assassinava Falcone e Borsellino e proprio le loro morti eroiche alimentavano una voglia di rinascita e di contrasto al crimine organizzato che in Sicilia ha prodotto più frutti che altrove. Ma mi rimanda anche al 16 ottobre del 2005, quando le Primarie che indicarono in Romano Prodi il candidato-premier furono funestate, appunto, dal barbaro assassinio di Franco Fortugno a Locri. E più avanti alle Primarie in Sicilia… Un mix di brutti ricordi: anche in questo senso, questa politica deve cambiare>.

Mario, sei un candidato-outsider. Al di là dei tuoi lodevoli sforzi, come pensi che andrà a finire? Al congresso di ottobre, intendo, ma soprattutto dopo…

<A oggi, i dati ci dicono che la vittoria andrà a Pierluigi Bersani. E sarebbe un male per il partito, perché ci consegnerebbe un partito-chiesa fatto di antichi riti, che rimanda le sue regole interne alle decisioni dei soci delle bocciofile…, ricamando su vecchi schemi anacronistici rispetto alle pulsioni e ai bisogni del Paese. Questo quanto alla mia idea. Ma la tua domanda mi rimanda a un’oggettività con cui devo misurarmi: girando per l’Italia, vedo che la maggior parte della gente, specialmente degli iscritti al partito, si riconosce negli intenti di Bersani>.

Ehi, Mario… hai bluffato?! So che non la consideri una tecnica pokeristica virtuosa, ma il fatto che tu abbia preso parte a un World poker contest da questo punto di vista m’inquieta…

<No no, nessun bluff… Il problema è che sto giocando con carte più ‘deboli’. Aggiungo però che ho tale esperienza nel poker da aver visto tante volte carte ‘deboli’ diventare più ‘forti’ di quelle dell’avversario…>

(TRE – continua)

Il Pd e i suoi mille guai. Prendiamone “uno”…… Mario Meliadò intervista Mario Adinolfi, candidato alla segreteria nazionale (2)

(DUE – segue)

Una cosa molto importante – non sempre tenuta d’occhio, per la verità – è lo “spirito delle Primarie”. Sempre discusse; anche in qualche Regione che (vedi la Calabria) sta per vararle come meccanismo-base per la selezione della classe dirigente. Tu con che spirito partecipi alle Primarie del Pd?

<Al di là di quello che sarà il risultato finale, prendo parte alle Primarie piddine con uno spirito molto serio. Determinato. Non ritengo di partecipare a una scampagnata goliardica, voglio dire, ma a una battaglia politica, che in quanto tale è imperniata su due fattori: le idee ppd bandiere in festaolitiche, e quelle ci sono e mi auguro si fortificheranno; e poi l’organizzazione del consenso…>.

Ecco… l’organizzazione del consenso. Al di là della distanza che tu ravvisi rispetto ai programmi e al “modus” politico di Bersani o Franceschini, il risultato e la forza interna al Pd che ti andrai a ritagliare vorrai tradurli in candidature alle Regionali 2010, attese in 17 Regioni su 20?

<…Ma sicuramente sì. Si pensa al presente, ma anche al futuro… Ricorderai le liste “Generazione U” delle primarie 2007: al di là della sfida per la leadership adesso molti di quei “miei” candidati siedono nei Consigli comunali, nelle Circoscrizioni, io stesso sono stato candidato alla Camera e per Montecitorio sono risultato primo dei non eletti… Certamente, nel 2010, per le Regionali ci saranno ovunque candidati pd espressione della nostra mozione di oggi>.

Parliamo di Calabria.

Il 14 ottobre di 2 anni fa, alle primarie che individuarono in Veltroni il “segretario giusto” (?), qui il Pdm (Partito democratico meridionale, “inventato” di sana pianta dal Governatore Agazio Loiero e gemellato con Rosy Bindi) prese il 40% dei voti; e più o meno gli stessi voti prese A testa alta per la Calabria, altra corrente locale graniticamente dalemiana (che si rifà al presidente del Consiglio Giuseppe Bova).

Simili fenomeni ti sembrano un modo come un altro per spartirsi i voti?, la sapiente intuizione di precursori dell’autonomismo insito nel nascente Partito del Sud?, il rigurgito di antichi cacicchi?

<Non è troppo difficile spiegarsi come si verifichino episodi di questo tipo in un Sud verso il quale, però, all’interno del Partito democratico troppo spesso “leggo” un atteggiamento diffidente, quasi razzista… E invece no: i problemi del Mezzogiorno sono reali, non si può liquidare tutto con superficialità né tantomeno lasciare che se ne “occupi” il clientelismo del Pdl. Certo però, secondo me, un futuro Partito del Sud non attecchirebbe mai come forza politica geografica di maggioranza relativa, perché nel Mezzogiorno è palpabile una forte volontà di sentirsi inclusi in processi di tenore nazionale. Anche in chiave-Primarie, mi preme allora evidenziare che la contromisura migliore a questi mille guai sta nella qualità anche anagrafica della proposta. Io spero insomma che alle Primarie in sede locale e al Congresso nazionale si possa veder crescere quella nuova generazione di politici che oggi hanno 20, 25, 32 anni, figli di nuove logiche e non di quelle stantie che dominano, sterilmente, da troppi anni. Serve una nuova generazione gravida d’impegno civile, sulla scia del magnifico esempio dei “ragazzi di Locri”, che recuperi un senso e una direzione mirata all’impegno per il Sud d’Italia>.

(DUE – continua)

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