il Caffè di Meliadò

15 ottobre 2012

Dopo lo scioglimento per “contiguità mafiosa”, arriva a Reggio Calabria la Commissione straordinaria – Istruzioni per l’uso

La città di Reggio Calabria vive le sue ultime ore senza la terna commissariale (che sarà guidata dal prefetto Vincenzo Panìco , vedi foto sotto, e integrata da Giuseppe Castaldo e Dante Piazza), dopo il Decreto presidenziale di scioglimento del Comune per «contiguità mafiosa», in recepimento della recentissima decisione del Consiglio dei ministri.

Casi di scioglimento. L’articolo 39 dell’ordinamento delle autonomie locali (legge 142/90) prevedeva che i Consigli comunali e provinciali potessero essere sciolti per atti contrari alla Costituzione, gravi e persistenti violazioni di leggi o gravi motivi d’ordine pubblico. L’articolo 15-bis della legge 55/90 introdotto col decreto legge 164/91 sancì invece il possibile scioglimento in caso d’accertati collegamenti diretti o indiretti tra amministratori e criminalità organizzata o di condizionamento tale da comprometterne la «libera determinazione» o il «buon andamento» dell’Ente o da arrecare grave e perdurante pregiudizio per la pubblica sicurezza. Al Prefetto era attribuito il potere di sospendere gli organi dalla carica ricoperta per 60 giorni – durante i quali intervenivano i commissari – in attesa del decreto di scioglimento dell’Ente. Ora invece a normare la materia sono gli articoli da 143 a 146 del Tuel (decreto legislativo 267/2000).

Il Dpr. Lo scioglimento, sostanzialmente deciso dal Viminale, sotto il profilo formale è un Dpr (decreto del Presidente della Repubblica) emanato su proposta del ministro dell’Interno previa deliberazione del Consiglio dei ministri. Il Dpr relativo allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria è stato firmato dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano l’11 ottobre scorso: nelle 6 pagine circa di relazione del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri si legge fra l’altro nel Dpr – trasmesso alle Camere contestualmente alla sua emanazione e il quale, dopo il “via libera” del Quirinale e della Corte dei conti, sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale – che l’Ente reggino «presenta forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata tali da determinare l’alterazione del procedimento di formazione degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione con grave pregiudizio per l’ordine e la sicurezza pubblica», rivelandosi «permeabile» al pressing delle ‘ndrine.

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5 maggio 2010

Dardi avvelenati nel Pd

Il segretario calabrese dell’Udc Franco Talarico è appena stato eletto presidente del Consiglio regionale coi voti della maggioranza di centrodestra (più due dell’opposizione non meglio precisati, per la verità…). Insieme al politico lametino, eletti i vicepresidenti dell’Assemblea Sandro Nicolò (Pdl) e Pierino Amato (Pd) e i consiglieri-questori Gianni Nucera (Pdl) e Francesco Sulla (Pd).

La giornata però rimarrà impressa nell’agenda della politica più che altro per la frattura tremenda – francamente nell’aria già da molto tempo, ma in queste ore ‘finalmente’ formalizzata – all’interno del Partito democratico: i gruppi consiliari d’area, a Palazzo Campanella, saranno non uno ma due, quello ‘ufficiale’ piddino e quello di Autonomia e Diritti.

Quest’ultima scelta si rivela – almeno agli occhi dei neofiti della politica… – per più versi criptica: i “loieriani” (sono i 4 eletti della lista-bandiera che sorse attorno, per volontà e su impulso del presidente uscente Agazio Loiero) decidono infatti di adottare un comportamento del tutto differente da quello, almeno pubblicamente, adottato dal loro stesso (ex?) conducatòr.

La linea è: ci piacerebbe poter stare dentro un gruppo unico del Pd, ma “non possiamo” per “rispetto” dei 75mila calabresi che hanno votato Autonomia e Diritti anziché Pd, un <simbolo neutro>, consegnando all’Assemblea ben 4 consiglieri regionali. E aggiunge Ottavio Bruni (già fedelissimo di Loiero da Presidente della Provincia di Vibo Valentia; nel Pdm; quale parlamentare ‘in pectore’ salvo poi non essere candidato per la ‘fronda’ antiloieriana, infine quale capogabinetto del Governatore uscente negli ultimi mesi della consiliatura precedente…): <La vera amarezza per me sarebbe non poter più condividere scelte e percorsi con Loiero… Speriamo di poter percorrere insieme un altro tratto di strada: ma questo dipende da lui, non da me>.

Dire che frasi del genere preludono a un allontanamento dal Partito democratico alla velocità della luce è ancora poco. Gli scismi sono dietro l’angolo… e la cosa più incredibile è che – a dispetto d’incavolature ‘di facciata’ – che l’ex ministro in realtà ne sia artefice o almeno fomentatore è più che un sospetto. Resta un dato, sottolineato con grande tristezza giusto 48 ore dall’ex vice di Loiero in Giunta regionale, Nicola Adamo: a tutt’oggi, l’errore vero (al di là della nettissima sconfitta elettorale) per il Pd pare l’aver accettato che alla platea di cittadini-elettori fossero presentati, in quota piddina, anche altri simboli (c’è chi, nel conto, piazza anche la ‘professorale’ Slega la Calabria) sapendo molto molto bene quale fosse il rischio finale. Puntualmente diventato realtà, anzi: politica tribale.

30 aprile 2010

L’etica dello sport viene premiata

A volte l’etica non è una fregnaccia. Perfino nello sport. Perfino nell’apparentemente inquinatissimo mondo del pallone (Calciòpoli, doping, caso-Lentini, plusvalenze truccate, scandalo scommesse… e per carità di patria ci fermiamo qui).

Così l’Amministrazione comunale di Reggio Calabria ha deciso di onorare adeguatamente il fantastico, quasi irripetibile gesto di fair play del quale si rese protagonista l’Ascoli – guidato, incidentalmente, dall’ex tecnico della Reggina Bepi Pillon (vedi foto), già guida tecnica del Chievo, che purtroppo in riva allo Stretto non ebbe uguale fortuna che nella città scaligera – nel girone d’andata del corrente campionato di serie B. Al “Del Duca”, i padroni di casa non si resero conto che il difensore amaranto Carlos Valdez era a terra, infortunato, e andarono a segnare facilmente fendendo una difesa, più che sguarnita, ferma. Questione di un attimo e il baffuto tecnico dei bianconeri – complici le veementi proteste degli ospiti – capì: piuttosto che macchiarsi di un’ “onta” sportiva, Pillon preferì richiamare immediatamente i suoi e chiedere a gran voce che lasciassero immediatamente pareggiare gli avversari.

E così la Reggina andò a segnare l’1-1 con Biagio Pagano, un gol “regalato” dai padroni di casa proprio in relazione all’estremo gesto di fair play fortemente voluto dal loro allenatore.

Adesso, la volontà della città tramite il presidente del Consiglio comunale Aurelio Chizzoniti e il vicesindaco Peppe Raffa di rendere omaggio a quell’impareggiabile gesto d’etica sportiva. Questa la motivazione del riconoscimento a Pillon, al capitano bianconero Vincenzo Sommese e allo stesso presidente dell’Ascoli Roberto Benigni: per <la lezione di etica impartita dall’Ascoli Calcio che ha fatto garrire alto il vessillo della correttezza e della lealtà, scandendo una pagina indelebile di sport e sportività>.

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