il Caffè di Meliadò

21 aprile 2015

SANITA’/1 – Asp 5 “choc”: «Smaltiti debiti per 450 milioni in 5 anni»

Sarà l’aria da spending review che connota ogni angolino delle istiasprctuzioni, e dunque pure la Regione (specie nelle ore del varo del bilancio 2015!) e a maggior ragione tutti i meandri di una Sanità che da decenni fa della Calabria una Regione “canaglia”. Ma questa mattina, al primo vertice tra le forze sociali e la direzione strategica al gran completo (il neocommissario Santo Gioffrè, il nuovo direttore sanitario Salvatore Barillaro, fin qui responsabile di distretto per la Tirrenica reggina ossia il comprensorio relativo all’ex Asl 10 di Palmi, e il nuovo direttore amministrativo Giovanni Tringàli) dell’Asp 5 di Reggio Calabria, di clima disteso non c’era traccia…

Questo primo approccio è stato caratterizzato innanzitutto da un’ampia sordina apposta al Tema dei Temi:

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17 aprile 2015

Hai perso il telefonino o te l’hanno rubato? In aiuto arriva la tecnologia…

Hai perso il telefonino? Se non sei italiano, o comunque non vivi in Italia, puoi brindare!

…Il fatto è che prima o poi, a cybertecniche “antifurto”, ci si doveva arrivare. E come in molti altri casi Android e Google assicurano brillanti servizi su cui per prima è stata logo GoogleApple a mettere il “sigillo”… Per il momento, tuttavia, non per gli utenti italiani.

Proprio mentre (chissà perché…!) la creatura di Larry Page e Sergey Brin finisce nel mirino della Commissione Ue per due inchieste distinte che potrebbero vederla sanzionata per qualcosa come 7 miliardi di euro (!), viene pubblicizzata in molti Paesi del mondo una nuova, utilissima funzione

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7 aprile 2015

La guerra delle arance. Amare…

La contraddittorietà scandiora2sce questi tempi.

Ecco allora che mentre 8 connazionali su 10 si dicono disposti a pagare di più per consumare un made in Italy certificato (in tempo di crisi, eh…), a dispetto della mega-campagna condotta dopo i noti “fatti di Rosarno” – qui una “finestra” sulla vicenda, ma anche su come disastrosamente nulla ma nulla sia cambiato da quel gennaio 2010… – se volete, con una puntina di demagogia e con una massiccia dose di sano sciovinismo -, accadono cose incredibili, inascoltabili quanto alla percentuale d’arancia nei succhi di frutta (come tipicamente le aranciate industriali).

Da un lato, infatti, evidenzia in queste ore

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8 settembre 2014

Calabria, tutta la legge elettorale …”furbata” per “furbata”. Ah: intanto si vota (…in Emilia, però)

…Ma non vi vergognate?

Quattro anni e mezzo dopo il febbraio 2010 in cui Peppe Scopelliti stracciò, alle urne, il Governatore uscente Agazio Loiero, la gran parte dei calabresi la pensa indubitabilmente così. E purtroppo, la pensa così perché in questo lustro il prestigio delle istituzioni è crollato come mai era accaduto nei quarant’anni precedenti. Né questo è accaduto per una ragione sola.

Il punto #1 concerne l’effetto-trascinamento, rispetto alla precedente consiliatura: dopo quello che i maggiori media nazionali avevano bollato come il “Consiglio regionale degli indagati”, appariva francamente impossibile far peggio sotto il profilo etico; ma ugualmente agli occhi degli italiani (e dei calabresi) l’Istituzione regionale era ormai marchiata come un simpatico incrocio tra la Cayenna, Gomorra e Sing-Sing senza sbarre.

…E invece, punto #2, la consiliatura del delitto Fortugno e dell’arresto di Mimmo Crea è stata praticamente surclassata in questa chiave: dall’arresto per corruzione elettorale aggravata dalle modalità mafiose di Santi Zappalà (Pdl, condannato dapprima a 4 anni e in appello a 2 anni e 8 mesi per essere andato direttamente a casa del boss Peppe Pelle “Gambazza”, a chiedergli voti e supporto), all’arresto per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e altri gravi reati di Franco Morelli (Pdl, destinatario solo tre mesi fa di una condanna a 8 anni e 3 mesi in appello, cioè ridotta di un mese appena rispetto al verdetto per lui negativo sancito in prima istanza dalla Corte d’assise di Milano) poi più relative severe condanne, all’arresto per truffa e voto di scambio di Antonio UNO - 20130923Rappoccio (Pri / Insieme per la Calabria / Scopelliti Presidente: truffa e voto di scambio fra gli addebiti mossi all’ex consigliere repubblicano, protagonista pure di una surreale “reintegra” a Palazzo Campanella durata alcuni mesi, dopo la scarcerazione ma prima della misura cautelare del divieto di dimora e della conseguente seconda sospensione dalla carica), all’esplosione trasversale di una Rimborsòpoli tra le più disonorevoli di quelle emerse in tutt’Italia fino alla poco divertente conclusione anticipata della consiliatura per via della pesantissima condanna (in primo grado) dello stesso Presidente della Regione Scopelliti a ben 6 anni di reclusione per falso in atto pubblico e abuso d’ufficio nel cosiddetto “processo Fallara”.
E “abbuoneremo” tutte le inchieste aperte, non ultime quelle della magistratura contabile, nei confronti di politici (clamorosa quella per la quale è stato negato l’arresto del senatore alfaniano Piero Aiello, già assessore all’Urbanistica della giunta Scopelliti): risuonano ancòra potentissime le parole di Peppe Scopelliti all’auditorium “Calipari”, crude e immediate («No!, non ci siamo fottuti i soldi…») rispetto al terrificante naufragio del “modello Reggio” sotto una falla di 120 milioni di euro di “buco” (certificato) a Palazzo San Giorgio, nell’annunciare la propria candidatura alla Camera (mai avvenuta, a differenza di un’eurocandidatura risultata particolarmente infelice e bocciata dagli stessi elettori del Nuovo Centrodestra).

Punto #3: assai complicato pensare che la magistratura desse ragione al politico che sosteneva di non aver mai ordinato convivi per complessivi 52mila euro d’importo il cui svolgimento era stato materialmente richiesto da un suo strettissimo collaboratore. Invece, quantomeno rispetto al fronte cautelare (esecuzione del decreto ingiuntivo proposto dal ristoratore che si ritiene truffato…), il giudice civile ha dato ragione al politico in questione: che però, particolare non certo da poco rispetto al prestigio complessivo dell’Ente regionale, è addirittura il presidente dello stesso Consiglio regionale, Franco Talarico (big calabrese dell’Udc).

Certo però, il giudizio di merito sul “caso Talarico” arriverà solo nel 2015. E intanto un riverbero micidiale di pubblicità negativa per la Calabria, i calabresi e le Istituzioni locali è arrivato da chi – come le “Jene” Mediaset – ha fatto diventare le presunte “cene a scrocco” un caso nazionale di quelli che creano imbarazzo, difficoltà enormi, o meglio: sincera angoscia, in tutti coloro che credono che amministrazione della cosa pubblica sia innanzitutto etica e responsabilità delle proprie azioni. Tanto più che il “conto” globale lieviterebbe a 120mila euro.
E pensate solo a un aspetto: che tutto questo accade mentre è praticamente nel vivo la campagna elettorale per le Regionali 2014… immaginatevi la faccia che potranno fare i ristoratori d’ogni angolo della Calabria quando, magari dopo un comizio, si vedranno arrivare frotte di politici nel locale. Chi prenoterà più i locali? Chi pagherà? Quali saranno le garanzie in materia? Ogni singolo imprenditore vorrà precise rassicurazioni sul punto, temiamo!, dalla carta d’identità alla non-iscrizione alle centrali di rischio in caso di pagamento previsto con assegni…, visto che, per non averlo preteso, Salvatore Mazzei – sia stato o meno Franco Talarico ad aver voluto gli appuntamenti conviviali ai quali lui avrebbe ritenuto di prender parte come ospite – è sull’orlo del tracollo economico…

Il punto #4, tuttavia, è tra i più incredibili

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15 luglio 2014

Confindustria / c – Porto di Gioia, l’appello: modificare la “legge 84”

Filed under: economix,in Calabria — mariomeliado @ 01:18
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Porto di Gioia Tauro, tematica mille volte dibattuta…
A maggior ragione, all’assemblea annuale di Confindustria Reggio Calabria, nella relazione del “padrone di casa” Andrea Cuzzocrea era inevitabile che fpgtosse così.

Messa in luce la professionalità nell’affrontare il trasbordo delle armi chimiche siriane, auspicato il definitivo addio alla «fase degli annunci e delle passerelle», il presidente di Confindustria Reggio ha rivendicato con forza l’istituzione della Zes, la Zona economica speciale da intendersi quale «area “tax free”, come unico vero strumento per attrarre investimenti e creare sviluppo e occupazione».

Ma soprattutto ha caldeggiato l’ipotesi che il governo Renzi «modifichi la legge 84/94, che non è più capace di soddisfare le esigenze attuali». Si tratta, per la cronaca, della normativa di riordino della legislazione in materia portuale: nel gennaio di 20 anni fa, tale riforma scardinò le commistioni tra soggetto di controllo e concessionario ma, soprattutto, demolì il monopolio delle Compagnie portuali aprendo le porte all’avvento della libera concorrenza.

Già un paio d’anni fa la cosiddetta legge Filippi-Grillo (dal nome dei due “papà”, del Pd e dell’allora Pdl rispettivamente) avrebbe dovuto cambiare in profondità la “legge 84”, in particolare con l’istituzione di un fondo pari al 3% dell’Iva e delle accise generate proprio dai porti italiani per finanziare gli interventi d’adeguamento delle strutture portuali: poi, però, non se ne fece nulla

Adesso, la considerazione di base confindustriale è che «le infrastrutture portuali costituiscono l’ossatura su cui si articola e prende forma lo sviluppo locale, purché le infrastrutture e i servizi garantiscano accessibilità e connessioni».
Prioritario dunque, in questa chiave, che il sito pianigiano risulti «strategicamente e sistematicamente interconnesso alle reti infrastrutturali e le filiere integrate, produzione-logistica e distribuzione». 

14 luglio 2014

Confindustria / b – Infiltrazioni mafiose, Cuzzocrea: “Troppi gli Enti sciolti in Calabria. Ma se arrivano i commissari, nei centri ‘difficili’ restino almeno 5 anni”

Nel corso dell’appuntamento confindustriale di oggi a Reggio Calabria, già le prime – incisive – battute della sua relazione Andrea Cuzzocrea – ex pr20140714_170701esidente degli edili reggini dell’Ance e da un anno a questa parte presidente di Confindustria Reggio, che proprio nel 2014 celebra i suoi 70 anni di vita – le ha riservate al cosiddetto “decreto Taurianova”, insomma la controversa normativa che disciplina gli scioglimenti degli Enti locali per infiltrazioni mafiose.

Sarà appena il caso di ricordare che, dal ’91, uno solo è il caso di Comuni capoluogo di provincia sciolti per mafia: Reggio Calabria (9 ottobre 2012). Un abbinamento, quello tra infiltrazioni mafiose “sanzionate” dallo Stato e realtà territoriale reggina, che Cuzzocrea ha rilanciato in modo assolutamente diretto e polemico, ma anche assai documentato.

Se per il leader degli imprenditori reggini stabilire opportunità dello scioglimento o responsabilità che hanno condotto all’adozione della grave misura da parte del Governo «non è nostro compito», bisogna prendere atto che «lo strumento dell’amministrazione straordinaria è inefficace»; da un lato, «crea. come unico risultato, un clima di disaffezione e sfiducia dei cittadini nei confronti della cosa pubblica», dall’altro «alla paralisi della macchina amministrativa non corrisponde un effettivo risanamento degli Enti».

Ma è la statistica l’oggetto contundente impugnato da Andrea Cuzzocrea per fare male davvero.  (more…)

Confindustria / a – Regionali in Calabria, Gay “rilancia” Caffo e Rubbettino

Filed under: economix,in Calabria — mariomeliado @ 20:04
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Il 6 maggio scorso, è stato designamIMG_5422to come nuovo presidente nazionale dei Giovani imprenditori di Confindustria. Oggi, Marco Gabriele Gay a Reggio Calabria ha “dato la scossa” all’Assemblea annuale dei confindustriali reggini (Identità, realismo, fiducia – Le imprese reggine guardano al futuro: analisi e prospettive economiche per la Città metropolitana il tema scelto dal “padrone di casa” Andrea Cuzzocrea).

Conversando a margine dell’incontro in riva allo Stretto,

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18 gennaio 2014

A proposito della società civile che “resiste”: l’affaire Luccisano (e la Bcc di Cittanova)

Questa volta no, non è un “avvertimento” come altri.

Diventa uLuccisano Micheleno spartiacque, l’ennesimo furto – il settimo nel giro di 7 anni: come media non c’è male… – ai danni di Michele Luccisano, 52 anni il prossimo 22 marzo, imprenditore oleario e soprattutto imprenditore titolare della Verdiana (produttrice anche di kiwi giallo, confetture, marmellate…) che coraggiosamente ha denunciato i “cravattari” cui s’era rivolto fino a farli condannare (persino in terzo grado, come vedremo). Ma poi anche testimone antiusura, con tante occasioni di confronto nelle scuole, e presidente della neonata rete etica d’imprese Calabria Solidale, volta a coniugare legalità, coltivazioni “bio” e gestione pizzo-free.

…Quello appena perpetrato è quel tipo di segnale che, a misfatti nei tuoi confronti ormai compiuti, a tua ribellione ormai “esplosa”, a iter processuali ormai praticamente esauriti ti fa capire che purtroppo per te non sarà una denuncia e nemmeno una condanna la yellow line, la linea di demarcazione tra gli incubi del passato e un presente e un futuro informati esclusivamente ai Valori in cui credi e alla speranza di condizionare positivamente tutto il resto del mondo. Ma, probabilmente, quegli incubi sgomiteranno per infilarsi nella tua “nuova vita” e perseguitarti fino a un momento futuro e incerto.

Nella notte tra mercoledì 15 e giovedì 16 gennaio, i soliti (ig)noti sono penetrati nei locali dell’azienda di contrada Valle, poco fuori Cittanova. E hanno arraffato un po’ di tutto: una cisterna con dentro 100 quintali d’olio, prodotto-madre della Verdiana, altri contenitori più piccini, 500 litri di gasolio, una motosega e altri attrezzi vari, infilando tutto a bordo di un camion non portato da fuori, ma paradossalmente di proprietà sempre dell’azienda dei fratelli Michele e Antonio Luccisano, poi hanno unito i contatti per accendere il motore e se ne sono andati.
Il 16 mattina è stato Antonio, aprendo i battenti per una nuova giornata di lavoro, a rendersi conto del settimo furto, il primo del 2014 (non foss’altro perché appena iniziato). Danno stimato: circa 60mila euro.
Scontata la denuncia ai Carabinieri, ma stavolta il “colpo” era stato affidato a bassa manovalanza davvero: malviventucoli d’infimo spessore criminale hanno mal chiuso i contenitori con dentro il frutto dell’operato dello staff della Verdiana, così il mezzo pesante ha presto iniziato a perdere l’olio. Tanto, tantissimo olio. Risultato: nove incidenti stradali soltanto ieri mattina (16 gennaio) nei 15 km compresi tra Cittanova e località Longo di Melicucco, dove i ladri si son car1decisi ad abbandonare camion e refurtiva. C’è anche chi si è rotto il femore.

«Ecco perché, nei fatti, possiamo parlare adesso parlare di danni stimati tra gli 8 e i 10mila euro – spiega Michele Luccisano –, anche se per il momento non ho la possibilità di dire con esattezza cosa esattamente sia stato portato via: martedì prossimo arriveranno da Reggio gli uomini della Scientifica dell’Arma, solo dopo potrò tornare in possesso del camion e capire cosa manca davvero all’appello». Quanto a dinamica, però, «è stato soltanto l’ennesimo colpo perfettamente identico agli altri per modalità di scasso, d’ingresso, perfetta conoscenza dei luoghi e perfino delle attrezzature in dotazione all’impresa».

Tutto ciò non sposta di una virgola la questione di fondo:

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21 ottobre 2013

La calabrese Caffo “beve” San Marzano

È un sollievo poter dare anche notizie positive, specie in riferimento alla “sgarrupatissima” Calabria…
…Cosìthohir, mentre la spagnola Telefonica – “salendo” al 66% di Telco – acquisisce il controllo del “gioiellino” italiano Telecom e persino nel calcio il magnate indonesiano Erick Thohir rileva il pacchetto di maggioranza della superblasonata Inter di Massimo Moratti, è un orgoglio poter dire che dopo cinque anni d’inusitata, durissima battaglia giudiziaria la Caffo, eccellenza prototipale calabrese (che grazie al suo prodotto-master Amaro del Capo è ormai seconda per vendite nel segmento amari in tutto il Paese e vanta un primato indiscusso al Sud), rappresenta ufficialmente la nuova proprietà di Borsci San Marzano.

Per certi versi un link col tessuto calabrese esisteva già… sotto il profilo del consumo.
Infatti il godibilissimo tartufo di Pizzo Calabro (sempre nel Vibonese, come Limbadi “patria” della distilleria capitanata dall’ex n. 1 dei Giovani imprenditori Nuccio Caffo HDdi Confindustria Calabria Sebastiano “Nuccio” Caffo) viene spesso mangiato “affogato” nel San Marzano, singolare amaro venduto come “elisir” (e, a fondo etichetta, la specifica di “liquore”) dalle notevoli proprietà digestive ma interessante anche per il suo singolare gusto dolceamaro.

Adesso, Nuccio Caffo vuol recuperare il tempo perduto tra scartoffie e aule di giustizia… La “novità” di queste ore, infatti, è che la Sezione fallimentare del Tribunale di Taranto ha respinto il ricorso del bresciano Franco Ghirardini: è dunque il gruppo di Limbadi «il più idoneo per rilanciare il famoso Elisir San Marzano», considerato anche lo specifico know-how.

Ora c’è da pigiare sull’acceleratore, nell’interesse della nuova proprietà ma inevitabilmente

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31 agosto 2013

Quel chicco di Calabria che crea valore e ricchezza

Filed under: economix — mariomeliado @ 19:40
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Finalmdueente un po’ d’ossigeno.
Finalmente, dopo tante classifiche più che negative, la possibilità di raccontare un pezzetto della Calabria “che funziona” e che fa parlare bene di sé nel mondo…

E parliamo specificamente d’economia, perché in questi giorni è in edicola una specialissima edizione di Capital (mensile cult di settore).

 

Per il numero 400 del periodico nei suoi 33 anni di vita dal 1980 – anno della fondazione –,

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