il Caffè di Meliadò

19 aprile 2015

Comitato per la ricostruzione del centrodestra / 2 – Il silenzio di Scopelliti e il paragone di Arena col 25 aprile

Era
n20150418_184109o in tanti, ieri all’inaugurazione della sede – nuova di zecca – del Comitato per la ricostruzione del centrodestra. Una location a dir poco spettacolare, terrazza con vista sul tapis roulant a memoria di una delle più note (e discusse) realizzazioni dell’Amministrazione comunale di centrodestra: uno schieramento che oggi, però, ha enormi problematiche e

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contraddizioni al suo interno, su scala non solo locale.

Ecco che i fedelissimi dell’ex sindaco di Reggio Calabria ed ex Governatore calabrese Peppe Scopelliti tentano di fare quadrato e di proporre, dal cuore dello Stretto, un laboratorio politico per nuove idee e nuovi assetti “europei” del centrodestra italiano.

Con un problemino non da poco: l’assenza vistosa di tanti big che a vario titolo svolsero un ruolo da protagonisti durante l’era Scopelliti (da Gianni Bilardi ad Antonio Caridi, da Luigi Fedele a Candeloro Imbalzano a Tilde Minasi), dentro An o il Pdl o Ncd o formazioni “di complemento”, alcuni perché impossibilitati ma parecchi perché “scopellitiani della diaspora” oggi politicamente collocati altroSkopve; la presenza, comunque, di altri protagonisti ben noti della stessa epoca (da Pasquale Morisani a Peppe Sergi a Oreste Romeo), sebbene accompagnata dall’opzione di mettere in prima linea esponenti altri del Comitato; la scelta dello stesso leader indiscusso di quest’area, Peppe Scopelliti (qui lo vediamo nella graffiante, impagabile vignetta del caro Domenico Loddo che ci rimanda chiaramente alle mille polemiche sulla travagliata, pluriennale, controversa gestione di Palazzo San Giorgio da parte dell’ex leader nazionale del Fronte della Gioventù), di non rilasciare per il momento dichiarazioni pubbliche, preferendo appunto lasciare ad altri l’onere di chiarire dna e intenzioni del Crc (sigla nella quale ci viene spontaneo riassumere l’articolatissima denominazione del Comitato per la ricostruzione del centrodestra).

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18 aprile 2015

Comitato per la ricostruzione del centrodestra / 1 – Le foto

9 agosto 2013

Comune di Reggio Calabria, l’incandidabilità “di massa” apre la campagna elettorale

In assoluto, non si può certo definire una sorpresa il verdetto con cui la prima Sezione civile del Tribunale di Reggio Calabria (presidente, Rodolfo Palermo) ha sancito l’incandARENA Demyidabilità «alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali» (che, pure, a Reggio non si terranno in quanto anche tale Comune rientra fra i tantissimi ormai privi dei requisiti per potersi munire di consigli di zona), per otto ex amministratori comunali reggini.
Alcune cose vanno però puntualizzate, per correttezza innanzitutto verso la pubblica opinione, che dal 9 ottobre 2012 –data in cui il Comune di Reggio è stato sciolto per «contiguità mafiose» – è stata frastornata da molte bugie dolose, parecchie inesattezze e certamente da un buon numero di strumentalizzazioni, tentate o riuscite.

Intanto, nel metodo: non è un verdetto “massivo”. Vero è che quasi tutti i “convenuti” sono stati colpiti dalla sentenza di ieri, ma questo non può senz’altro ingenerare il dubbio che la sanzione abbia colpito tutti indiscriminatamente. Anzi.
È stato rigettato, infatti, il ricorso nei confronti di Bruno Bagnato (capogruppo Udc), Nicola Irto (Pd, unico esponente del centrosinistra interessato al procedimento) e Nicola Paris (Reggio Futura), tra i quali e il Ministero dell’Interno è però disposta – forse discutibilmente – la compensazione delle spese. Ma l’esito negativo per tre degli ex amministratori menzionati in relazione sui complessivi 11 attesta che i giudici, com’era da attendersi, hanno operato coscienziosamente, vagliando caso per caso; al di là, chiaramente, della condivisione o meno dei singoli esiti.

Ci sono poi gli otto ex amministratori dichiarati incandidabili, in testa l’ex primo cittadino Demy Arena (in atto, assessore regionale alle Attività produttive nella Giunta guidata dal predecessore alle redini di Palazzo San Giorgio, Peppe Scopelliti), condannandoli inoltre a pagare in solido (cioè tutti insieme ovvero a partire da uno solo di loro, salvo il diritto di rivalsa) cinquemila euro per spese di giudizio.
Fondamentale capire di cosa stiamo parlando.

Intanto, non si tratta certo di una condanna che lambisce “di striscio” l’Amministrazione comunale sciolta esattamente 10 mesi fa. Infatti il verdetto centra in pieno l’ex sindaco e l’ex presidente dell’Assemblea, quattro ex assessori (Walter Curatola di Reggio Futura – Sport, Spettacolo e Patrimonio edilizio; Giuseppe Martorano del Partito repubblicano – Anagrafe, Decentramento e Protezione civile; Pasquale Morisani di Scopelliti Presidente – Lavori pubblici; Luigi Tuccio, esterno – Urbanistica) e due ex consiglieri comunali (Peppe Eraclini e Pino Plutino, entrambi del Pdl).

La sentenza coinvolge, dunque, in pieno l’intera “cabina di regia” del Comune tra il 2011 e il 2012.
E stavolta, profilo da non trascurare, l’esito sfavorevole (in questo caso giudiziario) non arriva da Roma, che parte della politica reggina considerò “matrigna” il 9 ottobre dello scorso anno, quando per la prima volta in Italia un ministro dell’Interno (l’oggi Guardasigilli Annamaria Cancellieri) decise di sciogliere il Consiglio comunale di un capoluogo di provincia.

Né mancano interessanti “spigolature”.

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22 aprile 2013

Una “legge Reggio Calabria”: e la politica calabrese mette a nudo le sue lacerazioni

Una battaglia prevalentemente procedurale, quella consumatasi nel primo pomeriggio a Palazzo Campanella. Non di forma, però, s’è trattato, ma di “polpa” purissima… E il “caso Reggio”, prima di rientrare “dalla porta” con l’ingresso in Giunta dell’ex sindaco Demy Arena, rientra “dalla finestra” attraverso una legge regionale che inevitabilmente spacca in due come una mela il Consiglio regionale.

Accade infatti quello che non ti aspetti: già in apertura, surrogato il neodeputato vendoliano Nando Aiello dall’ex assessore alle Minoranze linguistiche Damiano Guagliardi (nella foGuagliardi Damiano (2013)to, il consigliere regionale arbereshe sùbito dopo il suo ingresso in aula), l’udiccino Gianluca Gallo mette l’accento sull’inserimento in ordine del giorno di un punto aggiuntivo delicatissimo: l’uso dei proventi delle dismissioni del Patrimonio edilizio per colmare i disavanzi di bilancio degli Enti locali.

Come ogni norma, un articolato “generale e astratto” ma che, visti tempi e luoghi, non può non rimandare ai 118 milioni di euro di “rosso” di Palazzo San Giorgio. Al punto che potremmo chiamarla direttamente “legge Reggio Calabria”.

Il riferimento del consigliere centrista, relatore sul progetto di legge (primo firmatario, il capogruppo pidiellino Gianpaolo Chiappetta), era a un inserimento nel quadro dei lavori d’aula verificatosi poche ore prima, a voti unanimi, in Conferenza dei capigruppo, secondo una rodatissima prassi, varata all’inizio della consiliatura.

Ma proprio qui “casca l’asino”….

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16 gennaio 2013

Reggio Non Tace tra partecipazione, fischi e insulti…

I 1.100 circa che hanno affollato al Centro direzionale di Sant’Anna li ho visti grintosi e bonari, determinati e riflessivi. Ma s20130111_203856oprattutto, l’Assemblea pubblica realizzata grazie alla caparbietà di Reggio non tace (…e al pronunciamento di giudici amministrativi: ma il fatto che si sia reso necessario questo passaggio è solo un doloroso episodio…) mi è parsa un fondamentale passaggio partecipativo, considerato oltretutto che da anni Palazzo San Giorgio era praticamente infrequentabile da parte dei “comuni” cittadini che avessero voluto partecipare alle sedute del Consiglio comunale, incredibilmente senza che si fosse pensato a celebrare, piuttosto!, i Consigli in luoghi differenti (e che potessero ospitare il pubblico) in via temporanea.

C’era anche il coordinatore della Commissione straordinaria, Vincenzo Panico. E sebbene a nessun politico o amministratore (e dunque neppure a un amministratore-funzionario post-scioglimento) vada concessa “carta bianca” senza valutarne concretamente l’operato in relazione a singoli specifici atti e alla sua attività istituzionale complessiva, trovo sia stato molto misurato e adeguato al ruolo.

Ma del prefetto Panico c’è una cosa che l’altra sera m’è piaciuta particolarmente. Prendendo appositamente la parola, ha chiarito alle centinaia di presenti: «Nel corso di un’assemblea, credo vada garantito il diritto di parola a chiunque».

AglianoCos’era accaduto, per spingere Vincenzo Panico a quella sobria ma precisissima frecciata?

Poco prima, aveva preso la parola l’ex assessore comunale Peppe Agliano, certamente uno “scopellitiano di ferro”.  E praticamente già dalle prime parole, Agliano era stato travolto, ma che dico travolto?, subissato dai fischi quasi dell’intero Centro direzionale. Mentre alcuni (pochi, in verità), specie dalle prime file, cercavano di mettere a tacere chi, fischiando, esprimeva profondo dissenso (misto, per la verità, anche a insulti all’ex amministratore reggino e a espliciti inviti ad andar via e a interrompere l’intervento).

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10 gennaio 2013

Il “caso Reggio”? Siam magistrati contabili: niente dissesto…

corteconti2La Corte dei conti ha deciso: per il momento, il Comune di Reggio Calabria non andrà in dissesto finanziario, malgrado il notevole “buco” nelle casse di Palazzo San Giorgio.

Va detto sùbito che non si tratta di alcuna riabilitazione di merito o di particolari apprezzamenti positivi né verso l’operato della giunta Arena (l’ultima operante, al momento dello scioglimento dell’Ente per «contiguità mafiose») né della Commissione straordinaria Panico-Castaldo-Piazza.  Dunque, nessun motivo d’esultanza per nessuno; se non pensando ai disastrosi effetti che – oggettivamente – una dichiarazione di dissesto dell’Ente avrebbe sulla comunità reggina.

Non di meno, va detto pure che non sono state le Sezioni unite a pronunciarsi, ma la Sezione autonomie della Corte dei conti (Giampaolinoche le norme espressamente prevedono sia presieduta dallo stesso presidente della Corte, nello specifico Luigi Giampaolino), con un verdetto, la deliberazione n. 1 del 3 gennaio 2013, che comunque farà giurisprudenza.

E la risposta offerta alla “questione di massima” sollevata dalla Sezione regionale di controllo della Calabria non “farà giurisprudenza” per modo di dire… Nello stesso dispositivo, uno dei commi recita che «ai criteri d’orientamento» fissati «si conformano tutte le Sezioni regionali di controllo».

IL QUESITO Nel merito, il punto-chiave è la deliberazione del Piano di riequilibrio previsto nel Tuel (il Testo unico Enti locali, che nel Titolo Ottavo della Parte Seconda si occupa di «Enti locali deficitari o dissestati») per come modificato dalla legge n. 213 dello scorso anno. Averlo deliberato comporta sospensione?, interruzione?, «arresto tout court» della procedura di dissesto guidato anche in caso d’inadempienza rispetto alle «misure correttive» precedentemente formulate?

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9 dicembre 2012

Comune di Reggio, presentato il ricorso

A distanza di due mesi esatti da quando si ebbe notizia ufficiale dello scioglimento del Comune di Reggio Calabria peareniusr contiguità mafiose, il Pdl ha reso noto – 9 dicembre 2012 – d’aver formalizzato la presentazione del ricorso contro lo scioglimento dell’Ente. 

Sarà il caso di ricordare che, dopo il “famoso” invito pubblico a Palazzo Campanella in sede di conferenza stampa da parte del (fin qui) ex sindaco reggino Demy Arena, neanche “da destra” si sono levate le ipotizzate centinaia o migliaia di voci di politici, società civile, semplici cittadini a invocare il ricorso (mentre invece tante sono state le puntualizzazioni su imprecisioni più o meno significative contenute nella relazione stilata dalla Commissione d’accesso).

Ma c’è un quesito ancor più stringente, direi: chi paga?

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15 ottobre 2012

Scioglimento Comune di Reggio, Fedele incita Arena: “Opportuno impugnare il decreto”

“Star” della politica calabrese, Luigi Fedele da Sant’Eufemia d’Aspromonte – una solidissima carriera politica in Forza Italia prima e nel Popolo della libertà poi, assessore regionale al Turismo e poi presidente del Consiglio regionale, deputato pidiellino e poi capogruppo berlusconiano a Palazzo Campanella, oggi assessore regionale a Trasporti e Internazionalizzazione –, ha una certezza e un consiglio.

La certezza: sciogliere per «contiguità mafiosa» il Consiglio comunale di Reggio Calabria è stato un drammatico errore. Il suggerimento: caro Demy Arena… contro questo provvedimento, dovresti fare ricorso.

Assessore Fedele, ci rivolgiamo a lei da politico del Reggino… Sta per entrare in Camera di commercio per un importante appuntamento sull’internazionalizzazione. A pochi metri da qui, ha appena avuto luogo l’insediamento della commissione straordinaria, dopo lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria…

«Io credo che lo scioglimento del Consiglio comunale di Reggio Calabria sia e sarà una tragedia per la città. Alla fine non ci sarà alcun giovamento, anche perché i cittadini non avranno un riferimento e soprattutto non ne avranno uno come il sindaco Demy Arena, persona capace e preparata che, devo dire, in questi mesi di lavoro ha dato un segnale forte alla città».

Scioglimento iniquo, dice lei. Ma c’erano o no, le condizioni per procedere?

«Sono convinto che non ci fossero, onestamente, anche leggendo la relazione, questi margini per andare allo scioglimento. Cosa diversa la responsabilità dei singoli, che vanno perseguite, com’è giusto che sia; la lotta alla criminalità; isolare chi ha sbagliato… Ma vedo che anche in questa relazione ci sono diversi punti poco chiari, alcune disattenzioni… Forse, tutta questa necessità e urgenza di commissariare il Comune di Reggio Calabria, che poi rappresenta l’intera Calabria anche quale sua più grande città, non è stata positiva».

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23 luglio 2012

Adesso lo dicono anche al Ministero: il Comune di Reggio a un passo dal dissesto

Ci sono dieci grandi città che rischiano molto seriamente il default, scrive un quotidiano serio e mai “strillato” come La Stampa.

“Modestamente”, il Mezzogiorno primeggia in questa specialissima graduatoria-delle-disgrazie-economiche-degli-Enti che circola nei corridoi del Ministero dell’Economia, grazie a Napoli e Palermo. Sempre in Sicilia, c’è pure Milazzo, nel Messinese; e in classifica ci sono anche le due principali metropoli italiane, Roma e Milano.

E siccome siamo metropolitani….. nella top ten fa la sua bella figura Reggio Calabria, «finita in rosso già nel 2007-2008 e ora oggetto di un’inchiesta della magistratura», scrive Paolo Baroni.

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5 giugno 2011

Comunali di Reggio Calabria, annullate 7mila schede! La situazione è grave… ma non seria

La situazione è grave, ma non seria

Con un piccolo sforzo goliardico si potrebbe descrivere così l’esito della verifica dei verbali dei seggi elettorali in relazione alla recentissima tornata amministrativa per il rinnovo del Consiglio comunale reggino. Ben 7mila – come annunciato ufficialmente dal presidente della Commissione elettorale Giuseppe Campagnale schede annullate in questa sede, soltanto 40 su 217 le sezioni elettorali in cui non si sono registrati gravi o gravissimi (in quest’ultimo caso, devoluti alla Procura della Repubblica…) problemi rispetto alla manifesta regolarità del voto.

In tutto ciò, il neosindaco di Reggio Demy Arena (vedi foto) ritiene che la cosa migliore da fare non sia accanirsi a evidenziare le mille irregolarità (la più patente e incredibile: in varie sezioni, si sono registrati più voti che votanti…), ma piuttosto «rompere per il futuro con questo metodo di votazione che, evidentemente, non va». Ad avviso del primo cittadino, la prima cosa da fare sarà «semplificare i verbali per le votazioni, visto che in più di un caso c’è stata una forte incertezza interpretativa e invece situazioni di questo tipo, a fronte di un diritto fondamentale come il suffragio popolare, debbono essere circoscritte il più possibile e arginate ai soli casi di reale incertezza sul voto espresso. E occorrerà agire anche in termini di un’opportuna, adeguata formazione dei futuri presidenti di seggio e scrutatori».

Tiepido, l’amministratore, rispetto all’ipotetico ricorso alla magistratura amministrativa che, pure, da giorni “fa il giro” dei social network e in particolare del più diffuso, Facebook, sulla scia dello slogan “Elezioni pulite” (che, vuoi o non vuoi, ricorda da vicina quell’ “Energia pulita” che ha rappresentato il claim della candidatura a primo cittadino di Massimo Canale e anche, se è per questo, la sua sorprendente “lista del sindaco”, che ha anche ottenuto un seggio a Palazzo San Giorgio). «Se ci sono elementi tali da far ritenere a qualcuno d’aver subìto un torto, è più che giusto che le persone legittimate ad agire si rivolgano al Tar, la sede competente nella quale avranno certamente soddisfazione… ma via, parlare di “brogli” mi sembra francamente eccessivo».

Non si discosta di molto l’opinione pubblicamente espressa da Massimo Canale, che torna in Consiglio comunale dopo l’esperienza da candidato primo cittadino del centrosinistra cosiddetto “ufficiale”. «Allo stato, se gli elementi sono solo questi, parlare di brogli mi sembra impensabile: certamente io non avanzerò ricorso al Tar. Del resto, noi – aggiunge lui – non contestiamo il merito, ma il metodo della votazione, che “fa acqua” da tutte le parti: migliaia di schede annullate, decine e decine di presidenti di seggio infedeli e incapaci di gestire al meglio e in serenità le operazioni di scrutinio. E non citerò le tante situazioni di seggi “presidiati” in violazione alle norme vigenti, specie nella zona Nord della città, con corrispondente impensabile divario tra il candidato sindaco del centrodestra e quello del centrosinistra…».

Resta un punto, a urne ormai chiuse forse “il” punto: ma a Palazzo di città ci sarà “una sola” opposizione o prenderanno corpo più minoranze? Le ultime uscite-stampa di Italia dei valori, e in particolare del responsabile regionale per il Patto etico e responsabile calabrese Enti locali Enzo Tromba farebbero pensare altrimenti!, con la candidatura del coordinatore cittadino dipietrista, ex candidato sindaco (e oggi unico rappresentante in Consiglio) del “cartello a 3 di sinistra” Aldo De Caridi quale presidente dell’Assemblea in nome di un’imprecisata nuova governance… «Le stupidaggini, lasciamole a chi le dice – taglia corto Canale –. Io lavorerò per ricompattare il centrosinistra e proprio un centrosinistra unito è il mio obiettivo di fondo: riterrò d’aver fallito se non riuscirò a centrarlo entro un paio d’anni. Il 10% in più delle liste che ho avuto non è merito solo di Massimo Canale, è merito anche di uno “spirito” che è quello di Milano e Napoli e che in riva allo Stretto s’è avvertito quand’era forse troppo tardi… La cosa davvero importante è dare compattezza al centrosinistra: quello “senza se e senza ma”, quello che non ha “schiacciato l’occhio” al centrodestra, che non s’è ritagliato un ruolo solo per tentare, invano, di far perdere un candidato».

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