il Caffè di Meliadò

27 settembre 2010

Incredibile, ma Pdl. Cioè, più vero del vero; come sempre…

Quanti abitanti ha, la città di Reggio Calabria? Circa 180mila? Beh… sarete felici di sapere che dalla “A” di Alvaro alla “Z” di Zumbo gli iscritti al Popolo della libertà sono ben, ben, ben 61.

<…forse, 61mila!>, mi correggerete voi al volo, ben sapendo che stiamo parlando del più grande partito d’Italia; del partito che esprime il sindaco e il presidente della Giunta regionale; soprattutto, del partito che alle comunali 2007 stravinse col 70% dei suffragi e nel marzo scorso ha ri-stravinto alle Regionali, col regginissimo Peppe Scopelliti a “stracciare” l’uscente Agazio Loiero infliggendogli un amarissimo distacco di ben 25 punti percentuali…

….e invece no: 61. 6-1, poco più di sessanta adepti su 180mila abitanti, stando all’elenco delle domande d’iscrizione (aggiornato al 26 settembre scorso, per la cronaca: era giusto ieri).

Ma il meglio, deve ancora arrivare!

…Andiamo a guardare livello per livello (diremmo: “casa per casa”…) tra dirigenti ed eletti (soprattutto) del partito del premier. Chi ha in tasca una tessera del Pdl?

PARLAMENTO. Per deputati e senatori va chiarito un dato: sono tutti iscritti. Ma nessun nome, dallo stesso Foti fino all’ex sottosegretario alla Giustizia Peppino Valentino, compare nell’elenco telematico di cui abbiamo estratto copia: perché, vedete, deputati e senatori sono registrati in uno speciale elenco custodito nella Capitale, in quanto – oltre a versare una cospicua somma per l’iscrizione in sé – sono tenuti a versare al partito pure una quota mensile dell’indennità. Tra Montecitorio e Palazzo Madama, dunque, possiamo tirare un sospiro di sollievo!, nessuna defezione per quanto riguarda i rappresentanti reggini.

REGIONE. E la Regione? Beh, intanto i Presidenti di Regione versano una superquota d’iscrizione da mille euro. E… tranquilli!, il nome di Peppe Scopelliti nell’elenco c’è!; il presidente e coordinatore regionale del Pdl – almeno lui!! – è tra i “mitici” 61.

Poi, però, ci sono assessori e consiglieri regionali… e qui, credeteci, iniziano dolori che neppure avete l’idea.

Guardiamo dentro la Giunta.

A Palazzo Alemanni, non ci pare opportuno discettare sull’appartenenza o meno al Pdl dell’assessore all’Internazionalizzazione poiché Fabrizio Capua è stato ‘reclutato’ da assessore esterno e, principalmente, quale giovane imprenditore di grande successo.

L’unico assessore ‘ordinario’ reggino però è proprio del Pdl: si tratta di Antonio Caridi, e l’oggi assessore regionale alle Attività produttive (ieri, per 8 anni assessore comunale all’Ambiente) è regolarmente in possesso della tessera del Popolo della libertà.

E’ reggino anche uno dei sottosegretari, quello alla Presidenza con delega alle Riforme: l’ex-aennino Alberto Sarra, rincuorerà saperlo, a dispetto delle voci che lo vedono assai vicino di volta in volta a “Italiani nel mondo” (era presidente onorario del Cdc la cui campagna elettorale fu “tenuta a battesimo” dallo stesso leader nazionale di Inm, l’ex giornalista Sergio Di Gregorio) o a Noi Sud (innumerevoli le iniziative pubbliche degli autonomisti cui Sarra ha presenziato, in particolare quando ancora reggeva il fronte ‘unitario’ con l’ex ministro di An Adriana Poli Bortone), invece a tutt’oggi ha in tasca la tessera del Pdl.

E a Palazzo Campanella? Distingueremo, responsabilmente, tra chi appartiene al gruppo consiliare del Pdl e chi a quello denominato “Scopelliti Presidente”; non senza aver ricordato al ricco e al povero, al colto e all’ignorante che Scopelliti Presidente fa riferimento già nella “ragione sociale” al coordinatore pidiellino in Calabria e, al di là della sua matrice di movimento in grado di “andare oltre” il Pdl coinvolgendo “anche” non-iscritti, certamente raccoglie una fetta di pidiellini “più realisti del re”, non ultimi tanti che del ‘Peppe nazionale’ sono stati collaboratori strettissimi o addirittura suoi assessori al Comune di Reggio.

Nel Pdl, si può ben esultare constatando che almeno NICOLO’ Sandro – cioè, l’attuale vicepresidente di maggioranza del Consiglio regionale – è regolarmente un tesserato del partito. Molto bene.

Idem per il referente dell’area giovanardiana NUCERA Giovanni (anche lui nell’Ufficio di Presidenza a Palazzo Campanella, quale consigliere-questore): tutto ok, iscrizione in regola.

Dentro Scopelliti Presidente, in ordine alfabetico BILARDI Giovanni non è iscritto al Pdl: ed è il capogruppo!, oltre a essere stato per anni assessore comunale scopellitiano.

E IMBALZANO Candeloro? No!, sorprendentemente non ha in tasca una tessera del Pdl neppure l’ex assessore comunale (per 8 anni) alle Attività produttive di Scopelliti, oggi consigliere regionale del movimento guidato su scala calabrese da Mario Caligiuri. Certo, direte voi, era a capo del movimento “Area dello Stretto”… sì, ma poi c’è stato un gruppo consiliare che si denominò ambiziosamente “Area dello Stretto verso il Pdl”, a segnalare come eletti dirigenti e quadri di quell’organizzazione stessero confluendo dentro il Popolo della libertà e, poi, ci fu un effettivo materiale assorbimento dentro il Pdl. Ma il bancario-consigliere regionale no, non è un iscritto pidiellino.

PROVINCIA. A Palazzo Foti (giunta di centrosinistra, tra gli assessori non è il caso di guardare), in seno alla minoranza si contano …… consiglieri reggini. Vediamo caso per caso.

CANANZI Francesco, “vecchia roccia” dell’An che fu e antica conoscenza della Provincia al punto da essere stato più volte tirato in ballo come potenziale candidato pidiellino alla Presidenza, clamorosamente non è iscritto al partito. E questo dopo anni e anni di militanza nell’Alleanza nazionale che fu: basti pensare che Cananzi era nel listino di Sergio Abramo alle Regionali 2005 ed è stato pure candidato in alcune competizioni elettorali nelle liste…. del Popolo della libertà, salvo non esservi iscritto!

ERACLINI Peppe (o, se preferite, Carmelo Giuseppe) è invece regolarmente iscritto, così come EROI Antonio.

Tesserato pure PORCINO Bruno.

COMUNE. Qui, si sa, il centrodestra è al governo della città. E il Popolo della libertà fa – a dir poco – la “parte del leone”.

Pidiellino è il sindaco Peppe Raffa, regolarmente iscritto al partito.

Del Pdl sono (…sarebbero…) pure ben 10 assessori su 13. Tolti infatti un membro del Pri e uno dell’Udc, dopo il recente rimpasto 9 sono stati ri-nominati in quota Pdl… e dando un occhio alla lista, c’è solo da sganasciarsi dalle risate!

Solito elenco alfabetico, solito cognome a precedere il nome… e vediamo.

ANGHELONE Paolo: non iscritto (ed è già il secondo, a far capo all’ex movimento “Area dello Stretto”, a essere “pidiellino ma non troppo”). CANALE Amedeo: micidialmente non tesserato! E qui la cosa è veramente pazzesca: perché Canale non solo è assessore scopellitiano da anni (prima alla Pubblica istruzione, poi alla Polizia municipale), ma è pure fondatore e presidente di Formula Sud (main sponsor: il portavoce nazionale del Pdl Daniele Capezzone!!!), nonché il più quotato tra i “papabili” per la presidenza della Provincia…. ovviamente, come candidato del Pdl, al quale però non risulta iscritto!!!! MINASI Tilde: l’unico assessore-donna della giunta Raffa ha nel portafoglio la tessera del Popolo della libertà. PLUTINO Pino: niente iscrizione. RASO Michele: gli 8 anni da assessore e un’incrollabile fede scopellitiana (al punto dapprima da indurlo a candidarsi nella lista Scopelliti Presidente alle ultime Regionali, poi da convincere lo stesso Governatore a premere fortissimamente affinché anche lui fosse recuperato in giunta dal suo ex vicesindaco e successore Raffa) non son bastati a fargli scucire i 150 euro necessari per iscriversi al partito. Evvabbè. SARICA Franco, area alemanniana, è invece un tesserato del Pdl. SIDARI Enzo, il profeta del cosiddetto “modello Reggio” quanto all’abbinata vincente turismo&spettacolo, manco a dirsi!, a sua volta non è formalmente uno del Pdl. VECCHIO Sebastiano, forse per le lusinghe non solo recenti di soggetti moderati come l’Udc…, in atto non è certo tra gli iscritti al partito. ZITO Pasquale, invece, lui sì: la tessera del Popolo della libertà ce l’ha.

Poi ci sarebbero i due di stretta fiducia del sindaco: di uno – CAPUA Pino – si sa che è un antico amico e consulente del sindaco di Roma Gianni Alemanno; l’altro assessore nominato non in quota a un partito bensì su base fiduciaria, GATTO Paolo, è un consigliere ex-an di vecchissima data. E, clamoroso!, perfino Gatto è iscritto al Pdl: la cosa è degna di rilievo perché, nel corso della recente crisi al Comune, il coordinatore cittadino Luigi Tuccio aveva promesso d’espellerlo dal partito…. salvo scoprire che NON vi era iscritto! E allora, com’è che nell’elenco il nome dell’assessore comunale alla Manutenzione compare regolarmente? Semplice: quando disse di non essere iscritto al Pdl, non vi era iscritto, ma il primo settembre scorso – a dispetto del suo professarsi di Generazione Italia e, sostanzialmente, “finiano”: dunque, si supporrebbe, facente capo non al Pdl bensì a Futuro e libertà – Gatto ha deciso di tornare a casabase e ha preso appunto la tessera del Pdl.

……Cose da Reggio Calabria.

Comunque, prendiamo il pallottoliere e contiamo (tralasciando gli assessori su base fiduciaria, per motivi di opportunità): su 9 assessori nominati in quota-Pdl, solo 3 sono effettivamente iscritti al partito. Il 66% dei componenti della giunta di centrodestra a prevalenza pidiellina, guidata da un sindaco pidiellino con un predecessore pidiellino, in una regione in cui c’è un Governatore reggino e pidiellino che è stato fino a pochi mesi fa il sindaco pidiellino della città, NON è iscritto al partito di riferimento.

Bah.

……Cose da “modello Reggio”.

Ah, a proposito: non possiamo omettere la “chicca” di Antonella Freno, superscopellitiana simpatizzante (e probabile prossima candidata) del movimento Scopelliti Presidente, “caduta” dopo mille resistenze sull’altare dell’ultimo rimpasto… ritenuta un po’ il simbolo della gestione-Scopelliti per via dei Grandi eventi e delle politiche in materia di beni culturali… be’, inutile aggiungere altro: neppure la Freno ha la tessera del Pdl.

E in Assemblea?

Il Consiglio comunale dove si annida una bestiale “cortina di ferro” pidiellina, con un gruppo consiliare mastodontico (24 consiglieri pidiellini su 40!, 24 sui 29 dell’intera maggioranza di centrodestra!), pullulerà d’iscritti al partito……..

…..o no???

Partiamo per un’altra bella perlustrazione. Cognome per cognome sarebbe troppo lungo… stavolta parleremo di numeri e di casi eclatanti.

AGLIANO Peppe, una vita da fedelissimo del governatore Scopelliti (è anche nella sua struttura alla Regione Calabria), suo primissimo baluardo in campagna elettorale, ebbene, neanche lui ha la tessera del partito. Ha invece la tessera MARCIANO’ Michele, protagonista di estenuanti intercettazioni telefoniche intorno alle gesta politiche di personaggi rivelatisi ‘ndranghetisti o vicinissimi alla “Santa”. Assurdo ma reale, in una delle città più pidielline d’Italia quanto a consensi e rappresentanti in Consiglio comunale, lo stesso capogruppo a Palazzo San Giorgio NICOLO’ Nino (per inciso, nominato “coordinatore dei primari” agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria non molte settimane fa) non ha assolutamente in tasca la tessera del partito, al 26 settembre ultimo scorso.

Non è iscritto, e qui siamo alla fantapolitica – non ci crederei mai, se non avessi davanti l’elenco dei tesserati al Pdl – neppure ROMEO Daniele, cioè il ‘segretario particolare’ del governatore Peppe Scopelliti, che ha seguito l’ex sindaco fin dalla campagna elettorale per le Regionali in ogni sua mossa e insieme a SCARFONE Beniamino – ovviamente, a sua volta non in possesso di tessera pidiellina – leader regionale in Calabria di Azione giovani prima e della Giovine Italia poi (i movimenti giovanili coagulatisi rispettivamente attorno ad An e poi attorno al Pdl).

Addirittura commovente, poi, l’attaccamento al partito di chi è consigliere da pochi giorni o pochi mesi: tra Pangallo, Polimeni e Tomasello (ovvero i tre subentrati ai tre neoassessori a loro volta subentrati, nel “Raffa uno”, a chi aveva spiccato il volo verso il Consiglio regionale) e la “new entry” Roscitano (che è poi un ritorno, per l’ex consigliere tornato a Palazzo di città in seguito alla cooptazione di Gatto nel “Raffa ter”), NESSUNO è iscritto al partito.

Andiamo a far di conto: su 24 consiglieri iscritti al gruppo consiliare del Pdl, 17 (ossia il 70,8%) NON lo sono guardando all’elenco degli iscritti al partito.

CIRCOSCRIZIONI. Sono 7 i presidenti pidiellini su 15 Circoscrizioni e un’ottantina i consiglieri: ma come si vede già dai numeri, impossibile siano tutt’e 87 iscritti al partito, se i tesserati in tutta la città globalmente sono 61……

…..E infatti ALTOBRUNO Peppe (presidente circ. 1 “Centro storico”), MELISSARI Rosanna (due mandati da presidente circ. 2 “Salita Zerbi-Eremo-Tremulini” ma, se è per questo, anche coordinatrice dei 15 presidenti di Circoscrizione), SCOPELLITI Diego (presidente circ. 3 “Santa Caterina-Vito-San Brunello”), CARIDI Bruno (presidente circ. 7 “Modena-S. Sperato”), LEO Vincenzo Roberto (presidente circ. 10 “Archi”), FOTIA Roberto (presidente circ. 12 “Cataforio-Mosorrofa-Cannavò”), MARINO Demetrio (presidente circ. 14 “Gallina-Arangea”, in teoria sostanzialmente pidiellino benché eletto per la lista di centrodestra “Popolari europei per la libertà”), PASSALACQUA Aldo (presidente circ. 15 “Pellaro” protagonista di una bella piroetta dal centrosinistra al centrodestra, benché formalmente eletto per la civica “Il Gabbiano”) NON sono iscritti al Popolo della libertà. In termini numerici, sono 8 su 10, ovvero un tracimante 80% di Presidenti pidiellini non-tesserati: e gli unici due a esserlo, EROI ed ERACLINI, “dovrebbero” esserlo comunque in quanto “anche” consiglieri provinciali (sempre per il Pdl).

COORDINAMENTO GRANDE CITTA’. Potevano essere esenti da simpatiche defezioni i dirigenti, insomma gli “alti papaveri” sebbene non eletti a chissà quale soglio istituzionale? Certo che no……

Tanto per cominciare, il coordinatore Grande città (cioè di rango comunale, di Reggio Calabria “Città metropolitana”) Luigi Tuccio è sì iscritto al partito ma, a quanto pare, solo dal 13 maggio scorso. ….E prima?

Per il resto, aggiungiamo soltanto (per carità di patria) che due dei 4 vicepresidenti dell’organismo, cioè Franco Germanò (incidenter tantum anche presidente di una società mista del Comune, la Recasi) e Aldo Porcelli (anche presidente del movimento “Reggio Futura”), non sono assolutamente iscritti al partito cui dovrebbero contribuire a dare l’indirizzo nella città del sindaco pidiellino Raffa e del Governatore pidiellino Scopelliti.

Che altro dire???

Sessantuno iscritti su 180mila abitanti significa che i coordinatori comunale e provinciale (Luigi Tuccio e il deputato Nino Foti rispettivamente) dovrebbero, a nostro modesto avviso, presentare dimissioni immediate: il primo, in particolare, per competenza territoriale (guida del coordinamento Grande città: una grandecittà da 61 iscritti, appunto).

E in termini percentuali – che forse rendono meglio questa “Waterloo del tesseramento” –, se proprio volete saperlo, i reggini iscritti al Pdl sono esattamente lo 0,033% della cittadinanza: in altre parole, hanno scelto il partito di Silvio Berlusconi ben 3 cittadini di Reggio Calabria ogni 10mila.

Forse è meglio finire qui.

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25 settembre 2010

No ‘ndrangheta: manifestiamo tutti insieme. Ma… con cautela :)

Oggi, dopo lunghe settimane di preparazione, è finalmente il giorno no ‘ndrangheta, del grande corteo antimafia nel cuore di Reggio Calabria (“la Capitale della ‘ndrangheta”, ha detto qualcuno di recente). E tutti sfileranno accanto a tutti: laici e cattolici, politici e apolitici, Sinistra e Destra; gente comune e collusi-mafiosi.

Certo, quest’ultimo accostamento – ce ne rendiamo conto – è stridente: ma realistico, però.

In questo senso, crediamo sia utile la mobilitazione odierna; ma prezioso ogni singolo giorno che l’ha preceduta e che la seguirà.

Un esempio di come cercare di evitare l’inerte acquiescenza al panta rei, al tutto scorre senza che si muova foglia, al calatijuncucapassalachina, ad avviso di questo blogger si può senz’altro ravvisare nella recentissima interpellanza congiunta di ben 30 deputati di diverse zone d’Italia e – soprattutto – di diverse forze politiche e perfino di schieramenti opposti.

Al centro, manco a dirsi, il “caso Reggio”.

Sì, perché gente come Franco Laratta, Rosa Villecco Calipari, Maria grazia Laganà, Doris Lo Moro, Cesare Marini, Marco Minniti, Nicodemo Oliverio (Pd), il commissario regionale di Italia dei valori Ignazio Messina, Angela Napoli (coordinatrice di Futuro e libertà in Calabria), Aurelio Misiti (portavoce nazionale dell’Mpa) – solo per limitarsi agli inquilini di Montecitorio eletti nella circoscrizione calabrese o che con la Calabria hanno strettamente a che fare – stavolta non usano lo stantio politichese ma vanno dritti al nocciolo della questione.

UNO. “I fatti e i ‘misteri’ di Reggio Calabria rischiano i condizionare la vita civile e democratica dell’intera Calabria”, si legge: e non è certo un mero riferimento ai pur inquietanti attentati alla Procura generale presso la corte d’appello e al procuratore generale Salvatore Di Landro.

DUE. Comunque sia, per i deputati firmatari dell’interpellanza “il Governo s’è dimostrato non in grado di proteggere adeguatamente il procuratore generale dopo ben due attentati”.

TRE. “A Reggio non è chiaro il ruolo dei servizi segreti”: e qui vengono richiamate dichiarazioni d’espertissimi magistrati antimafia e inchieste giornalistiche di livello, nell’evidenziare che gli uomini dell’intelligence “sono sempre presenti a vario titolo nelle vicende di snodo della città”. Esempi? Il “ruolo avuto nelle elezioni comunali del 2002” come pure la “vicenda del tritolo a Palazzo San Giorgio”: già!, perché ad avviso di parlamentari così autorevoli “la vicenda del presunto attentato all’allora sindaco Scopelliti non è mai stata chiarita” mentre varie indagini “evidenziano rapporti e legami d’amicizia tra lo stesso [ Scopelliti ] ed esponenti della criminalità organizzata (Fiume, Fracapane, Martino)”.

QUATTRO. Conclusione ben autorizzata dal passaggio sub-tre: i parlamentari, rivolgendosi al ministro dell’Interno Roberto Maroni, pongono la sua attenzione “il clima torbido venutosi a creare in questi anni” che a loro avviso cercherebbe di “mettere sullo stesso piano lettere anonime, che puntualmente arrivano quando serve distogliere l’attenzione da altro, bombe e minacce vere”.

…E dunque?

In presenza di potenziali commistioni istituzioni-mafia-società, meglio dribblare cortei antimafia come quello (importante) di oggi?

Secondo noi no.

Tutti in piazza a gridare che “la mafia fa schifo” (ogni riferimento alle magliette che fece stampare il bi-condannato per mafia Totò Cuffaro è puramente voluto), accanto a tutti.

……Ma – ecco! – con cautela.

24 settembre 2010

Carra gioca a fare la Carrà. Citando le “sorelle Bandiera” della vecchia Balena Bianca

Filed under: Uncategorized — mariomeliado @ 19:52

“(…) Intervennero anche i dorotei, Mariano Rumor ed Emilio Colombo. Salutati da salve di fischi e che alcuni delegati soprannominarono, per l’occasione, le Sorelle Bandiera… prendendo spunto dal trio comico e musicale che Renzo Arbore aveva lanciato con successo nella trasmissione televisiva L’altra domenica

(Enzo Carra, ex tesoriere della Democrazia cristiana, su un congresso dc di anni lontani e l’attualissimo gossip circa uno o due premier di fede democristiana che, secondo il leader di Sel Nichi Vendola, sarebbero stati gay)

20 settembre 2010

Bollicine e “glocal”

Lo dice anche il caustico Beppe Severgnini, con la solita passione filologica: ma che senso ha – commercialmente, prim’ancora che lessicalmente e giuridicamente – appellare brut o champenois come pure metodo classico uno spumante nostrano? E del resto, perché in tutti questi anni (in cui ne son successe di cose in materia enologica e di relativo import-export, non ultima la reiterata “guerra del vino” Italia-Francia…) non s’è ancòra capito, pensato o, comunque, concretamente agito per dare agli spumanti italiani top class – che hanno ben poca convenienza a farsi chiamare spumante, “nome associato a vini dolci di bassa qualità / basso prezzo” – un’adeguata denominazione comune?

E’ quanto in Calabria, ad esempio, si va facendo con brand collettivi legati ai prodotti vitivinicoli del Cosentino. Buona cosa sarebbe che, per una volta, il Paese guardasse verso la sua parte più bassa per imparare qualcosa. (Con buona pace dei vignerons).

19 settembre 2010

Rating: più della libertà di pensiero, potè la “strizza”

Il tema non è stato mai così attuale: chi controllerà i controllori?

Eh sì, perché le agenzie di rating nei mesi, negli anni scorsi hanno provocato più di una public disgrace: per esempio, hanno ben accreditato ‘giganti dai piedi d’argilla’ come la Enron, Lehman Brothers, Fanny Mae (i risultati si sono visti in un battibaleno) e così via.

 Adesso, è arrivato in Consiglio dei ministri il decreto delegato che – concordemente alla legge Ue varata lo scorso anno al riguardo – designa Consob, insomma l’organismo per far sì che in Borsa e quanto alle società quotate “tutto fili liscio”, alla vigilanza sulle agenzie di rating operanti nel nostro Paese. Perché? Troppi sfracelli per lasciare il futuro al Fato.

Il dettato normativo comunitario aveva imposto di chiedere debita autorizzazione al Cesr (Comitato autorità europee regolamentazione valori mobiliari) alle agenzie di rating che volessero ‘votare’ operatori economici continentali, sulle 40 complessive risultate 7 per quanto concerne il mercato italiano.

Adesso, le norme nazionali andrebbero a introdurre all’art. 193 del Testo unico Finanza un nuovo comma che stabilisce che Consob (nuovo organismo competente in tema di vigilanza ‘specifica’), Banca d’Italia, Isvap (l’istituto che vigila sulle società assicuratrici) e Covip (che tiene la “guardia alta” sui fondi-pensione) si scambino le informazioni sulle agenzie di rating seguendo la via dei protocolli operativi. Ed estende le sanzioni già previste a proposito d’informazione socitaria e doveri di sindaci e società di revisione – da 5mila a mezzo milione di euro – ai vertici aziendali delle agenzie di rating del credito, in caso di: a) violazione dei dettami comunitari b) attività abusiva c) mancata astensione in presenza di conflitto d’interessi.

Va detta una cosa molto importante: che la normativa continentale (e quella made-in-Italy che ne è mera conseguenza), al di là delle tecnicalità, hanno visto un inedito contemperamento fra due principi degni di tutela: la tutela del risparmio, ha sancito l’Europa, prevale sul diritto alla libera espressione del pensiero.

Follie interpretative? …Eh, no!

Fin qui, a livello internazionale ma soprattutto negli Stati Uniti, i ‘mostri’ del rating avevano tentato una difesa semplice-semplice: “Le nostre ‘pagelle’ sono mera espressione del libero pensiero – avevano in pratica asserito –, non è mica colpa nostra se poi la nostra autorevolezza ne ha fatto uno strumento di valutazione nell’ambito dei mercati mondiali…”.

 …Peccato.

Riprovateci.

18 settembre 2010

Pd, -5 al commissariamento nelle province. Pdl, Totò Caridi per Reggio?

Aspettiamoci smentite….. Tuttavia, adesso della volontà del commissario regionale Adriano Musi di chiedere al “numero 1” dei garanti del Partito democratico, Luigi Berlinguer, il subcommissariamento anche per alcune (o tutte?) le province calabresi si sa anche la probabile data: mettiamoci un bel condizionale – oltre ai riscontri incrociati che, lo diciamo per ogni eventuale <lezione di giornalismo> fosse impellente impartire da parte di chiunque, già abbiamo ovviamente incamerato sul punto – l’incontro avverrebbe giovedì 23 settembre e, salve novità, per Reggio Calabria e Catanzaro in particolare , “non c’è salvezza”, asserisce qualcuno.

Ripetiamo, come già s’era detto: il punto interrogativo attiene più che altro a Crotone, dove il segretario provinciale è quel Francesco Sulla – ex assessore regionale alle Attività produttive e attuale consigliere regionale-questore di minoranza – che fin qui parrebbe tra i “recuperabili”. A patto ovviamente di essere tra quanti, già all’interno del movimento “A testa alta per la Calabria”, riterranno di non seguire Peppe Bova fuori dal partito e nell’avventura, che pure elettoralmente pare imminente, dei Riformisti democratici per la Calabria: in caso contrario, il “cartellino rosso” pare già pronto.

Oh, a proposito d’espulsioni… Il discorso si fa importante, perché dopo il nugolo d’amministratori pubblici più o meno importanti, tra il Catanzarese e il Cosentino, che hanno invocato la clemenza di Musi (o meglio degli organi deputati a formalizzare l’espulsione dal Partito democratico) per l’ex viceGovernatore Nicola Adamo, in questi giorni s’è notato che anche rispetto a Bova qualche voce, incluso qualche consigliere comunale piddino (Frank Benedetto, da ultimo un ex “boviano-di-ferro” come Gianni Minniti) ha suggerito di non gettare il bambino con l’acqua sporca. Peccato che (absit iniuria verbis), come ha illustrato molto molto bene in un intervento al curaro nientemeno che il “ribelle dei ribelli”, Walter Veltroni (dunque la sua non poteva essere una censura a Bova che si ribella a Roma, considerato che a Pierluigi Bersani si sta ribellando lui stesso che ne fu predecessore al timone dei dèmocrat), una buona fetta di partito ritenga che “l’acqua sporca” (o la <statua di sale>: fate voi) sia proprio quel che altri ritengono “il bambino”; e viceversa…

A ogni buon conto. L’intervento di Gianni Minniti è a nostro avviso doppiamente importante. Perché da un lato abradedetto da un “compagno di strada”, oltre che da un vecchio “compagno”, crediamo sia più importante rispetto ad altre voci talora legittimamente interessate – ogni residuo possibile convincimento di Peppe Strangio di poter restare nella propria postazione di segretario del Pd reggino. In altre parole: se anche mai la Federazione reggina alla fine di tortuosi e inesplorabili percorsi non venisse commissariata (ne dubitiamo assai), i consiglieri comunali non lo vogliono lì perché, indipendentemente dal valore dell’ex capogabinetto dell’allora presidente del Consiglio regionale Bova, lasciarlo in quella postazione equivarrebbe tragicamente a “ripetere gli errori del passato, quelli che hanno accelerato processi di stillicidio interno al partito a Reggio e nella sua provincia”. Ma soprattutto, dall’altro lato la missiva del consigliere Minniti va al nocciolo della questione che, oggi, il Pd si trova davanti. Fa capire senza remore che un conto è la normalizzazione del partito, un conto è stupire tutti attraverso un ampio coinvolgimento della società civile e altri “colpi di tacco” più o meno mediatici, un conto è la selezione del personale politico (per esempio attraverso le Primarie, che il commissario Adriano Musi vuole fortemente per ogni carica apicale)… tutt’altro conto è vincere una competizione elettorale.

Questo lo sanno tutti, già; eppure, questo è il nodo.

Il centrodestra, per esempio, sa che in teoria il Comune di Reggio Calabria è un Ente “AAA”: tripla A, praticamente impossibile da perdere nelle valutazioni dei sondaggisti e degli analisti di settore, come certi collegi alle Politiche ai tempi del maggioritario uninominale (che, se tornasse…. a fronte del incarnato dal “Porcellum” ovvero dall’eventualità di un proporzionale puro rivendicato da molti che riproietterebbe largamente il Paese verso l’ingovernabilità… beh, se tornasse non sarebbe poi così male: o no?). Ora, le spaccature del centrodestra lasciano ipotizzare che alcuni nomi, per esempio di “fedelissimi scopellitiani” (Franco Zoccali, Demy Arena), siano difficilmente compatibili con l’iceberg elettorale che c’è di fronte: la coalizione di centrodestra, se vuole vincere con certezza, deve vincere al primo turno. Perché se si va sotto il 50,1% dei voti validi, sinceramente, con tutto quel che è accaduto all’interno del Popolo della libertà e le frizioni con diversi alleati e una città che – una tantum! – sente palpabile la pressione del crimine organizzato su di sé e sui Palazzi, al ballottaggio potrebbe accadere davvero ogni cosa.

“Quindi”, serve un macinavoti di primissima scelta. E guardando indietro, alle Regionali del marzo scorso: chi, se non l’attuale assessore regionale alle Attività produttive Antonio Caridi?

Caridi, più che ex-udc diremmo ex-ccd (e ben lo prova l’appartenenza al gruppo di Pino Galati dei Popolari Europei poi confluito nel Pdl, area che oggi vanta vari consiglieri regionali e ben due assessori, cioè appunto Caridi e il catanzarese Mimmo Tallini), “sa come si fa”. Dal punto di vista della canalizzazione del consenso, del coinvolgimento di un’area vasta della coalizione e del provare a marciare compatti verso un muro difficilissimo da scalare: oltre metà dei consensi disponibili in città sul suo nome. Non mancano, in verità, consistenti riserve: è evidente che dopo tutto quel che è successo neppure Mazinga potrebbe scartare senza danni tutto quello che Peppe Raffa e gli elementi a lui vicini rappresentano, né certi problemini ben noti alla base del Pdl che il sindaco facente funzioni e il suo tortuoso percorso recente hanno semplicemente messo a nudo (come spiegare, altrimenti, gli asperrimi contrasti assessori-consiglieri sulla nobilissima questione delle ….deleghe consiliari?).  E poi, proprio in casa-Pdl, sono in tanti a mormorare che, un giorno dopo l’elezione, con Totò Caridi sindaco la città potrebbe conoscere una pagina amministrativa non memorabile: abbiano ragione o meno, l’esistenza (e insistenza) di considerazioni di questo tipo è un altro fattore che chi sceglierà il candidato e il diretto interessato, a tempo debito, dovranno valutare con attenzione.

Ci sarebbe un’altra carta più che spendibile: il leader nazionale del Pri Franco Nucara.

Dal punto di vista della qualità, riteniamo ci sarebbe veramente poco da ridire su un nome come quello dell’ex ministro junior all’Ambiente. Certo però adesso sul suo nome pesa negativamente (così come, in caso di successo, avrebbe pesato assai e in positivo) l’aborto del gruppo parlamentare dei “responsabili”; per non parlare delle critiche giuntegli dall’interno del suo stesso pur “micro”partito (basterà per tutti Giorgio La Malfa: “E’ una vergogna”, con Nucara a rintuzzare, senza mai nominarlo: “Per me, è più vergognoso aver appoggiato uno come Prodi”). Soprattutto, è agevole identificarlo come il “ragionatore”, un kingmaker abile e intelligente; meno, come il trascinatore elettorale in grado di convincere 100mila persone che scegliere lui sarebbe un buon contratto per il futuro di Reggio Calabria.

17 settembre 2010

E adesso, di liste-bandiera, fatene altre… mi raccomando!

Il gran movimento verificatosi in questi mesi a Palazzo Campanella, dopo le elezioni regionali dello scorso mese di marzo, ad avviso di questo blogger serve soprattutto a una cosa: a far capire in via definitiva che, a differenza di quanto accade con la Destra (dove, in sintonia coi temi-di-casa, si ha un controllo ‘militare’ di liste e partitini, singoli e movimentucoli vari), a Sinistra la proliferazione dei soggetti politici ben difficilmente ‘paga’.

Il riferimento #1 non può che essere il “partito del Presidente” messo in campo appunto alle ultime Regionali: “Autonomia e diritti”.

1) IL PASSATO PROSSIMO. Ma se già un ‘movimento del Presidente’ e cioè il Partito democratico meridionale (Pdm) aveva creato una marea di polemiche, al limite dell’impeachment nei confronti dell’allora Governatore in carica per il centrosinistra Agazio Loiero, ma come si sarebbe potuto mai pensare seriamente che gli alleati e soprattutto la composita galassia degli appartenenti al Pd fosse in grado di digerire amabilmente la discesa in campo di una lista-partito che, oltretutto, in varie province è andata a setacciare uomini piddini importanti direttamente nelle istituzioni?

2) IL PRESENTE. AD (Autonomia e diritti), oltre ad avere infelicemente una sigla che rimanda all’Architectural’s Digest – prezioso baedeker di ogni amante dell’architettura e degli splendidi interni che si rispetti -, infelice perché mentre il giornale AD ci mostra il bello così il partito Ad ci ha mostrato cose quasi sempre inguardabili, ha segnato un punto-di-non-ritorno rispetto al “prima”.
Prima del marzo 2010, infatti, si riteneva che l’ex ministro Loiero fosse in qualche modo un re Mida della politica, in grado di trasformare non diciamo in argento, ma almeno in silverplate tutto il materiale politico, non sempre di prima qualità……, che toccava. Adesso, al di là d’essere stato maciullato dall’eurostar elettorale Scopelliti, Agazio Loiero ha prodotto nei terzi la certezza che il materiale politico che coinvolge in qualche progetto è destinato a fare una pessima fine e, spesso, a farla fare ad altri.

Il progetto-Ad è fallito una prima volta nel marzo 2010. Molti (…vero, Franco Petramala??) erano convintissimi che avrebbe raccolto grandi consensi nella politica organizzata ma penalizzata – su vari livelli – dal Pd ‘casamadre’ e anche nella società civile assai vicina al centrosinistra epperò non organica a tale coalizione, trainando l’uscente verso la riconferma. Non è andata affatto così e Autonomia e diritti ha conquistato suffragi decenti, “salvandosi” sotto il profilo di una valutazione meramente elettorale per il solo frangente di essere l’unico altro soggetto politico dell’intero centrosinistra “andato a seggi”, oltre ai ‘tradizionali’ Pd e Fds, e conquistandone tra l’altro ben 4. Malgrado i 4 seggi, la valutazione non va oltre il risultato <decente> per l’ovvio raffronto da eseguire con l’altra “lista del Presidente“: Scopelliti Presidente ha attinto in modo assai più significativo a espressioni della società civile e non organiche ai partiti già presenti. E il suo risultato elettorale e d’immagine è stato a dir poco devastante (considerando, soprattutto, gli elevatissimi suffragi ben fuori dalla provincia d’appartenenza del Governatore neoeletto, Reggio Calabria).

Il progetto-Ad è fallito una seconda volta (e Loiero sapeva benissimo tutto in anticipo, avendolo architettato anche se…. ops!, questo non si può dire, se no s’arrabbia!) quando i Democratici hanno amaramente capito l’antifona: altro che valore aggiunto!, i 4 consiglieri di Ad sarebbero rimasti per i fatticelli propri. Con tanto di gruppo autonomo. E, inevitabilmente, facendo pesare assai meno il Pd a Palazzo Campanella.

Il progetto-Ad è fallito una terza volta nel momento in cui s’è capito che neppure Loiero costituiva più il vero collante di Autonomia e diritti: ed ecco il vibonese Ottavio Bruni prendere pubblicamente le distanze dal “suo” Presidente (ricordiamo che fino a una manciata di giorni prima era “solamente” il capogabinetto della sua Giunta regionale……………); il rendese Rosario Mirabelli (qui in foto) prima transfuga nell’Api e dopo un paio di giorni destinatario di un avviso di garanzia accompagnato da pregnante misura restrittiva (francamente, non sappiamo quale dei due eventi abbiamo destato più sconcerto… ma sappiamo che difficilmente sarebbe rimasto nel gruppo di un Pd che ha per capogruppo quel Sandro Principe contro il quale per ben due volte aveva tentato, invano, la scalata alla sindacatura di Rende. Tantopiù, ben sapendo che l’aveva fatto da uomo di Alleanza nazionale, come dire: un po’ distante dal Pd, ecco…), ecco Mario Franchino tornare a casa-base dopo l’ultimatum del commissario regionale piddino Adriano Musi. E il solo Enzo Ciconte restare sulle posizioni di Ad di cui, a questo punto, detiene un indiscusso quanto vuoto monopolio.

Il progetto-Ad è fallito una quarta volta, soprattutto!, quando è stato “alibi perfetto” per l’exit-strategy di Peppe Bova e Nicola Adamo. E lì ci si potrebbe scrivere un film: <Visto che voi cattivoni avete lasciato il Pd alla Regione sostazialmente nelle mani di chi, Loiero, ci ha condotto alla sconfitta del marzo scorso e contemporaneamente ha le mani in pasta in un altro soggetto politico…>.

Chiaro, no? E che importa se quest'<altro soggetto politico> s’è liquefatto come neve al sole. Tanto, era tutto scontato come i prezzi durante i saldi.

16 settembre 2010

Il Pd senza Prodi è come Radio Italia…. “solo grandi (in)successi”

Chissà perché, il Pd, almeno nella sua versione senza il bipremier Romano Prodi, pare specializzato – un po’ come recitava il vecchio claim di Radio Italia – nel generare “solo grandi (in)successi”. E’ così che è arrivato, assolutamente atteso e perfino un po’ scontato, non l’annuncio che Walter Veltroni si ritirerà definitivamente in Africa – possibilmente, senza una cazzo di linea Adsl attraverso la quale infestare gli altri continenti in modo sistematico col suo ennesimo libro – bensì, preciso e noioso come un metronomo che segna il ritmo dei quattro quarti, l’annuncio che, insieme a due ex ppi de ferooo come Beppe Fioroni e l’ex vicerutelli Paolo Gentiloni, è in costruzione un imprecisato Movimento.

Amici di questo blog, è davvero difficile dire quale utilità potrà mai avere l’ennesimo movimentucolo revanscista (difficile dimenticare che Veltroni è stato segretario nazionale del Pd nella sua fase fondativa e peraltro litigiosissima, possibile contendente per la premiership mai arrivato a giocarsela davvero e tante altre cose). La cosa sicura è cosa servirà a cancellare: anche l’ombra di un centrosinistra competitivo che abbia al centro un Partito democratico a vocazione maggioritaria.

Il bello è che lo stesso big Walter sostiene che il neoMovimento <non sarà una corrente> e che, peraltro, resterà saldamente all’interno dei Democratici.

….Sarà.

Ma l’outsourcing a vario titolo di big come Rutelli e Veltroni, rispetto al futuro del Pd appare un verdetto più definitivo di un certificato di morte.

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