il Caffè di Meliadò

19 luglio 2014

“Lettera aperta” agli omofobi nel giorno del “Calabria Pride”. Per non dimenticare quel vergognoso pestaggio

CARI OMOFOBI, C’E’ UNA COSA CHE01-00010248000001 VORREI DIRVI.

Lo “spettacolo” che vedete in foto non ha niente a che fare con la comunità #Lgbt e col #CalabriaPride di oggi a Reggio. Si tratta, più modestamente, della manifestazione messa in piedi (peraltro, a fini commercial-celebrativi) dal regista Tinto #Brass con alcune delle sue starlette in concomitanza di una delle ultime edizioni del #FestivaldelCinemadiVenezia. Non voglio intrattenermi qui sul concetto di #volgarità: resta il fatto che non intervenne proprio nessuno per impedire questa singolare iniziativa e la stessa popolazione lagunare non si scandalizzò affatto. 

Ora: io conosco personalmente parecchie delle persone (non omosessuali, non lesbiche, …no: persone) che prenderanno parte al #Pride reggino di oggi.E sono

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31 ottobre 2013

Lettera aperta al questore di Milano, Luigi Savina

Gentilissimo Questore di Milano Luigi Mario Francescosavina Savina,
in questi giorni la sostanziale “strage dei Tatone” sta mettendo la Polizia milanese (e, più in genere, la Polizia e lo stesso Viminale) in enorme difficoltà. Lo capiamo tutti.

Al contempo, qui in Calabria c’è da sempre un’enorme attenzione a ogni foglia che si muove all’ombra della Madonnina.
Sarà perché la ‘ndrangheta
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17 settembre 2013

Insulti via Facebook? “Lettera aperta” all’arcivescovo della diocesi Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini

Filed under: la missiva — mariomeliado @ 05:32
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Sono rimasto colpito dalla disputa che s’è accesa, inopinatamente, sullo status Facebook dell’amico e collega giornalista Peppe Baldessarro a proposito delle recenti esternazioni del neoarcivescovo della diocesi Reggio Calabria – Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini.

Dico sùbito che non sono affatto d’accordo nell’uso del termine “cesso” nei confronti del nuovo arcivescovo reggino (com’è stato apostrofato su tale pagina del popolare social network). Come non sarei d’accordo a rivolgere quest’epiteto a un rabbino o a un imam, a un altro giornalista o a un politico o a un operaio o a un insegnante.
Il termine è forte, io quest’insulto non lo userei “e basta”.
E a maggior ragione non lo userei – quale che sia il motivo – nei confronti di una qualsiasi autorità religiosa, perché a mio avviso (e secondo autorevoli giuristi) nel rispetto verso l’altrui libertà di culto è incluso il rispetto dei simboli, dei riti e dei sacerdoti di qualsiasi credo.

…Ora però entriamo “nel vivo” della questione.
Tutto nasce da quanto asserito da monsignor Fiorini Morosini in relazione a quanto accaduto a don Nuccio Cannizzaro, che come qualcuno dei lettori di questo blog saprà è stato rinviato a giudizio con l’accusa d’aver dichiarato il falso (ma al riguardo rinvio senz’altro al pezzo scritto per Lettera43.it).
Il neoarcivescovo di Reggio Calabria, nelle ore immediatamente successive al suo insediamento del 9 settembre scorso, aveva detto: «Un mafioso non è tale fino all’ultimo grado di giudizio, ma anche dopo è bene fare molta attenzione nel giudicare». Un riferimento chiaro anche alla vicenda di don Nuccio, che poi ha causato l’aspro commento di Baldessarro: «Io invece non sono garantista, dunque per me questo vescovo è un cesso, e per dirlo, oltre che pensarlo, non ho bisogno di attendere alcuna sentenza».

Ora, se avete letto il testo linkato, la “sfida” che ha davanti Fiorini Morosini è (fra le altre) proprio quella di “comunicare” una Chiesa più nettamente in contrasto coi frutti avvelenati della criminalità organizzata, non soltanto con un po’ di belle parole ma coi fatti.
Il problema nasce quando l’arcivescovo reggino risponde con una frase a nostro parere inconcludente.

“La responsabilità penale è personale”, “si è innocenti fino a prova contraria”, “si è innocenti fino alla condanna definitiva, cioè quella che arriva col terzo grado di giudizio” sono infatti nozioni base del diritto, all’università vengono studiate al primo anno di Giurisprudenza.
…ma che c’entra questo col modo in cui la Chiesa, e la Chiesa di una città “di frontiera” come Reggio Calabria in particolare, deve affrontare gli scogli della ‘ndrangheta?

Se la Chiesa e le sue varie terminazioni locali ritenesse infatti di uniformarsi all’idea che dopo la condanna definitiva si è colpevoli, non farebbe altro che recepire un principio cardine dell’ordinamento giuridico italiano. Con tutto il rispetto – anche alla luce del principio “libera Chiesa in libero Stato” -, se pure la Chiesa cattolica fosse contraria, per la legge italiana un condannato con sentenza irrevocabile rimarrebbe un “colpevole”.

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9 gennaio 2013

LETTERA A PD E SEL. 1 / Dai derogati a Nimby

Quando siamo allo showdown delle candidature, il centrosinistra (cioè Pd e Sel, tirando fuori la simpatica “invenzione” di un Centro democratico di per sé inesistente, se non per motivi elettorali) deve fare i conti con se stesso.dat

Nel Partito democratico si sa benissimo quale marasma sia accaduto per la candidatura alle primarie calabresi (nella “circoscrizione” di Reggio Calabria) del presidente nazionale del partito, Rosy Bindi, una dei 10 “derogati”. Anche se è commissario regionale dèmocrat (da non troppo tempo, in verità…) anche il campano Alfredo D’Attorre candidato alle primarie nel Catanzarese ha lasciato molti attoniti, per quanto non sorpresi.

Mancano però diversi dettagli.

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25 novembre 2012

Urne delle Primarie del centrosinistra, vi scrivo… (3)

(segue)

Chi ha già pareggiato. Come accennato, c’è uno dei 5 contendenti che “comunque”, per citarne una celebre battuta, non è che ha già perso ma di sicuro ha già «non vinto»: ed è il probabile formale trionfatore, Pierluigi Bersani.

Il granitico muro dell’establishment attorno a lui è a dir poco imbarazzante. Segretari regionali e segretari di circolo, deputati e assessori comunali… gli eletti sono in larghissima parte con lui, per affinità generazionali, perché tra l’altro in gran parte co-designati dallo stesso leader dèmocrat e, quanto ai parlamentari, perché salve eventuali sostanziose modifiche al Porcellum il loro futuro è nelle sue mani…

In Calabria, poi, è realmente arduo individuare renziani “doc” che abbiano un peso reale nelle dinamiche politiche regionali, eccettuando forse il solo Deme

trio Naccari Carlizzi, ex assessore regionale al Bilancio. Fuori dalla politica invece anche qui ci sono legioni di giovani e personalità significative della società civile; da ultimo, anche il segretario calabrese della Uil Roberto Castagna e l’ex presidente di Confindustria Calabria Pippo Callipo.

Il silenzio degli innocenti (?). Certo vien da chiedersi però una cosa: ma perché, allora, sostengono l’ex ministro alle Attività produttive “cariatidi” piddine come Rosy Bindi o lo stesso ex premier Massimo D’Alema, forse i due esponenti pd più noti tra coloro i quali dovrebbero tornarsene a casa (…visti i precedenti, il condizionale è d’obbligo…) per via della regola dei tre mandati parlamentari?

Questo, davvero, non si sa. Certo coi “rottamatori”, è intuitivo!, non sarebbero caduti meglio…

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Urne delle Primarie del centrosinistra, vi scrivo… (2)

(segue)

Voto “utile”. Urge, urne, urlare orrore per l’ustionante utopia del voto “utile”.

Allitterazioni a parte, la questione è nota: in ogni competizione – e le Primarie non sono escluse… – se c’è “un uomo solo al comando”, o comunque un solo candidato “realmente” in grado di tagliare il traguardo, si urla al solipsismo, alla mancanza di reale dialettica interna in un partito. Se invece esiste una pluralità di candidati “veri”, che magari in modo diversa contano, però, tutti qualcosa, allora no, allora è dall’alto verso il basso che si scatena una dinamica di

versa: l’invito al voto “utile”, cioè a scartare i candidati “minori” per concentrare i suffragi solo tra quanti hanno reali possibilità di vittoria.

Ora. Intanto, questa logica s’è infruttuosamente tentato – sondaggi alla mano – d’estenderla pure a Vendola, quando il
Governatore pugliese è in concreto l’unico partecipante alle Primarie che appartenga a un partito che da un lato non si chiami Pd, dall’altro non vanti intenzioni di voto da prefisso telefonico (identikit di Bruno Tabacci, che da un lato è dell’Api cioè praticamente di nessuno, dall’altro leader di un movimento denominato “Italia Concreta” cui s’augurano senz’altro le migliori fortune ma che, oggi, per l’italiano medio potrebbe essere il logo di un cioccolatino come lo slogan non molto noto di qualche compagnia ferroviaria, indistintamente). In second’ordine: ma se si sa benissimo, che da sempre i confronti elettorali sono innanzitutto “conta” seguita da una guerra di posizione, da una guerra di trincea…

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Urne delle Primarie del centrosinistra, vi scrivo… (1)

Care Urne Delle Primarie del centrosinistra,

ho deciso di scrivervi. Così, giusto per mettere giù alcune idee, chi sa se ai milioni (due? tre? quattro?!) d’elettori del centrosinistra che in questa democraticissima giornata verranno a farvi visita potranno risultare utili…

Vittoria anticipata. Care Urne, parliamoci chiaro: il centrosinistra ormai non può “vincerle”, le prossime Politiche può solo “perderle” nel senso che un risultato positivo sarebbe ovvio e scontatissimo visto il disastro (non Monti ma Berlusconi, sia chiaro) dal quale si arriva con lo spread che era planato a quota 600, mentre se s’impegna può riuscire, non si sa bene come!, perfino a perdere elezioni il cui esito è assolutamente scontato.

Tanto più che dall’ “altra parte” non ci sarà quel Silvio Berlusconi che, pure, ha governato più a lungo di Alcide De Gasperi (e, riflettendoci su, non a sinistra ma già dentro il Pdl c’è chi ha pianto a lungo).

A chi non cambia la vita. Diciamocelo: a Laura Puppato (consigliera regionale pd in Veneto) e a Bruno Tabacci (rutelliano, assessore comunale al Bilancio a Milano) non cambierà la vita, dopo il 25 novembre. Avranno avuto solo un po’ di visibilità. La sfida è capire se troveranno una pur minima roccaforte di suffragi (non sotto il 5%, per intenderci) o se godranno delle percentuali da prefisso telefonico o giù di lì di cui i sondaggisti accreditano entrambi.

…La Puppato, però… Urne carissime, un’aggiunta al paragrafo precedente di questa modestissima analisi è doverosa: ma qualcuno s’è accorto che uno dei 5 candidati alle Primarie di centrosinistra, cioè degli aspiranti alla nomination di coalizione per diventare Presidente del Consiglio dei ministri, è una donna?

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20 settembre 2012

Un Manifesto che tutti potrebbero firmare (in tempi normali). E che oggi è un drammatico errore

Ci sono almeno due cose tristi, nel guardare al manifesto Reggio rivendica il suo ruolo che in questi giorni i maggiorenti di Reggio Calabria si stanno affrettando a sottoscrivere (e che giusto in queste ore sta comparendo, affisso, sui muri della città), il cui senso ultimo pare essere scongiurare un possibile scioglimento del Comune di Reggio Calabria per infiltrazioni mafiose, al contempo esponendo al pubblico ludibrio chi – politici, attori sociali, giornalisti… – ha ‘osato’ denunciarle.

#1 – la domanda sorge spontanea: dov’era tutta questa forza vitale (?), quando in città sono stati arrestati capibastone del calibro di Pasquale Condello il Supremo e di Giovanni Tegano (vedi foto)? Anziché sentire penosamente i familiari di quest’ultimo definirlo uomo di pace davanti a tante telecamere, il suo arresto – o ancor più quello del Supremo – sarebbero state splendide occasioni per vedere la città antimafiosa prendere nettamente posizione, schierarsi accanto alle forze dell’ordine e contro gli ‘ndranghetisti, assumere quella scelta-di-campo che s’è vista (per esempio) a Palermo quando sono stati catturati Totò Riina o Bernardo ‘zu Binnu Provenzano; ma, se è per questo, anche con la svolta legalitaria Lo Bello/Montante di Confindustria Sicilia (mentre chi svolge un analogo tentativo qui viene sovente lasciato senza un pieno, convinto supporto socioistituzionale).

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9 maggio 2012

Il Pd calabrese? “Fuori dalla vostra regione, ha un’immagine penosa”, ammette Pierluigi Castagnetti

ImageLe parole sul Pd calabrese di un politico navigatissimo del medesimo partito, con incarichi molto significativi rivestiti a livello partitico e istituzionale nel passato anche recente, hanno innegabilmente il sapore di un “telegramma” al commissario regionale Alfredo D’Attorre…

Intervenendo all’inaugurazione della sede del circolo “Reggio Nord” dei Giovani democratici di Reggio Calabria, il deputato piddino ed ex vicepresidente della Camera Pierluigi Castagnetti, già leader della Margherita che fu, non ha fatto sconti alle “colonne” dèmocrat di Calabria: «Fuori dalla Calabria, il Partito democratico calabrese ha un’immagine penosa»,ha ammesso non senza rattristarsi uno dei massimi esponenti dèmocrat del Paese.

«E’ chiaro, per me è molto doloroso dirlo; figurarsi!, al tempo Pierluigi Bersani mi aveva perfino chiesto di fare il commissario del Pd in Calabria prima di Adriano Musi… e poi, conosco bene i tanti uomini e donne che, dentro il Partito democratico come nelle assise rappresentative lavorano onestamente e duramente. Però bisogna ammetterlo, è la verità: oltrePollino, l’immagine del partito calabrese è disastrosa. So che il commissario regionale Alfredo D’Attorre ci sta lavorando; ma so anche che l’opera non richiederà poco tempo».

21 novembre 2010

Universitòpoli / Lettera a docenti e impiegati della “Mediterranea” di Reggio Calabria

Cari docenti e funzionari di Architettura, o meglio: cari docenti e funzionari dell’intera Università “Mediterranea”, in un momento così difficile ci sono poche brevi parole che noi vorremmo rivolgervi, a mo’ di lettera aperta.

 

Innanzitutto, sappiamo bene come la stragrande maggioranza di voi siano persone perbene, con la schiena dritta e che non hanno nemmeno mai immaginato di piegarsi a minacce e lusinghe del crimine organizzato. E’ importante ribadirlo, nel momento in cui si solleva il polverone di un autentico – e secondo noi giustificatissimo – caso mediatico nazionale.

 

In seconda battuta, sarà il caso di distinguere tra pandette ed etica, insomma tra eventuali responsabilità penali e questione morale.

E quel che stando all’accusa è successo, ha per teatro non una panetteria ma un luogo d’alta formazione, dove si creano menti e destini dei giovani, in un contesto socio-territoriale pesantemente involuto da generazioni.

 

E allora, noi vorremmo lasciare da parte i doverosi accertamenti della magistratura, ma pure lo sgomento collettivo; e rivolgerci ai singoli.

 

Ognuno di voi sa se davvero ha compiuto atti inammissibili per un dipendente di un presidio accademico o a maggior ragione per un docente universitario. Se davvero ha falsificato esami o li ha svolti alla carlona per un’intimidazione, se è stato connivente, se ha agevolato operazioni inconcepibili, se “sapeva” e ha taciuto.

 

Al di là del futuro verdetto dei magistrati, chi di voi avesse fatto tutto questo, a nostro avviso già nelle prossime ore deve fare solo una cosa: ammettere tutto pubblicamente, fare fagotto e lasciare immediatamente l’Università.

 

Il futuro della Calabria è incompatibile con questi esempi, il modello da offrire ai giovani che coraggiosamente decidono di rimanere a studiare e, se mai troveranno un’occupazione, a lavorare qui è incompatibile con questi comportamenti.

Per la coscienza di chi davvero avesse ceduto alle pressioni dei clan non ci sarà mai archiviazione.

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