il Caffè di Meliadò

11 novembre 2010

Il “vento del Sud”….. lava più bianco?

…Come dar  torto a Piero Sansonetti?

Nell’arco di pochissimi giorni, il direttore di “Calabria Ora” ha snocciolato due questioni profondamente intrise di buonsenso. E che però nascondono anche alcuni nodi antichi e – ad avviso di questo blogger – del tutto irrisolti.

Intanto, la querelle #1: ma alla fine della fiera, i calabresi sono mafiosi o sono ‘semplicemente’ disoccupati?

Ora, è noto fin dai tempi del ‘cucco’ che la carenza endemica d’occupazione non è un incentivo a vivere una vita irreprensibile; questo, peraltro, vale a Reggio Calabria quanto a Belluno o nel Bhopal.

Rimane una considerazione di fondo validissima lo sguardo alle tremende classifiche della non-occupazione e dell’inoccupazione: in Calabria siamo leader continentali (modestamente). Ma… nel momento in cui la Calabria ospita e fa germogliare – a dispetto dei mille sforzi degli ‘onesti’ – il crimine organizzato più violento e ammanigliato del pianeta, come si fa a dire, apoditticamente, che i calabresi “non sono mafiosi”?

E’ una bella frase, che ristora lo spirito e ci ricorda le tantissime cose belle che abbiamo e che siamo. Ma c’è anche un po’ di velleitarismo: non può essere “il dato essenziale” il fatto che il popolo calabrese non sia “un popolo d’illegali, di banditi” ma bensì “un popolo di poveri, di senzalavoro”.

Voglio dire: bisogna trovare la forza di dire che non per forza uno che non mangia, delinque.

Bisogna trovare la forza di dire che l’illegalità e la mafiosità sono scelte assurde, vergognose, da condannare “senza se e senza ma” e soprattutto sempre, anche se non hai il pane. Perché oggi non siamo nel Medioevo e le alternative legali non mancano, anche in termini di welfare; non una passeggiata di salute!, ma ci sono.

E bisogna trovare la forza di dire, mi spiace ma è fondamentale dirselo, che se la ‘ndrangheta in Calabria è diventata potentissima, al punto da diventare mafia-da-export, è soprattutto per colpa di chi in questa regione ci abita, ci opera, ci fa politica, ci lavora, ci fa figli e per decenni non ha ritenuto una priorità cancellare l’odioso ricatto del “pizzo”, il vergognoso quanto meticoloso controllo del territorio da parte dei “picciotti” etc.

Dunque non c’è davvero bisogno di giustificazionismi non richiesti e anacronistici. I calabresi non sono ‘semplicemente’ disoccupati, il punto vero ci sembra questo:  sono disoccupati e, pro-quota, purtroppo anche mafiosi. E noi lo sappiamo. E – soprattutto – lo sanno anche tutti gli altri.

Punto #2: impensabile che il Governo possa stanziare 20 milioni di euro per l’intero Paese a fronte di una gravissima ondata di maltempo (com’ è stato acutamente sottolineato in queste ore, neppure in Paesi “a federalismo estremista” come gli Usa dove, per dire, alcuni Stati hanno abolito la pena di morte e parecchi la mantengono in vigore applicandola con una certa regolarità, ci si sogna di dire che le calamità naturali le deve fronteggiar e da sé un singolo Stato: quando affondò New Orleans con mezza Louisiana, il corpaccione centrale degli Stati Uniti intervenne a suon di dollaroni), inascoltabile che il Governo possa stanziarne solo 20 se l’Associazione banche italiane decide di stanziarne 700 (!!!), brutale che l’Abi possa anche solo pensare di stanziare tutt’e 700 per gli alluvionati del Veneto “dimenticando” di netto i casini immani che ci sono stati in Calabria, il morto che pure s’è registrato, i tanti paesi della Piana di Gioia Tauro mezzi spazzati via dalla furia degli elementi…

Detto questo, l’istigazione alla “disobbedienza fiscale” lanciata proprio in queste ore dal “komunista” Sansonetti da un lato ci sembra offrire il destro a future, pericolosissime emulazioni (oggi non pago le tasse perché tu m’hai ignorato in un’emergenza, domani non le pago perché non hai riformato la legge elettorale, dopodomani non le pago perché hai dato pochi soldi a Roma Capitale o perché hai sabotato quanto a uomini e mezzi le Città metropolitane)…

E allora, varrà la pena di fare mezzo passo indietro. La rivolta fiscale più celebre della Storia, infatti, è a nostro avviso quella su cui poggia l’indipendentismo americano: no taxation without representation, dicevano molto correttamente George Washington & C. rispetto a una madrepatria inglese che voleva “spennarli” a furia di tassa sul the & C., ma non concedeva loro alcuna deputazione. Ma qui in Calabria è esattamente l’inverso…. non c’è spazio per una rivendicazione “circa” la deputazione, ma “contro” la deputazione sì!

A cosa servono, quanto contano deputati e senatori calabresi d’ogni estrazione politica se non trovano il minimo fegato di ribellarsi di fronte all’aberrazione che la Calabria viene cancellata d’amblè dall’elenco (striminzito: i territori sono solo 2) delle regioni maciullate dai nubifragi di questi giorni? Forse non serve non pagare le tasse, forse c’è un malinteso su quel che può e dev’essere un ipotetico nuovo “vento del Sud”: il Southern Wind che ci serve è quello che ricorda a chi rappresenta la Calabria a Roma che deve battere i pugni sul tavolo, tanto più forte visto che siamo per mille e mille cose la Cenerentola tradita del Paese. Ma non bastano più soldi senza progettualità, non basta la progettualità senza operatività, non basta l’operatività senza coerenza e rigore morale…. Ci serve una classe dirigente realmente nuova, non tanto (o comunque: non solo) dal punto di vista anagrafico, quanto dal punto di vista dell’integrazione effettiva con le logiche della modernità, del paneuropeismo, del ‘glocal market’. In tutto questo, pensare di fare i servi una volta ancora, dopo tutte le occupazioni che abbiamo avuto dai Romani agli Arabi ai Normanni è veramente fuori dalla storia, in questo caso con la ‘s’ particolarmente minuscola.

30 ottobre 2010

Rifiuti campani, montano le polemiche. Il Pd pronto a manifestare a Pianòpoli

Filed under: ambiente,politica calabrese — mariomeliado @ 11:20

«Se l’operazione dovesse durare oltre una settimana, sarebbe una cosa gravissima per la Calabria. Del tutto inaccettabile. E noi saremmo costretti a chiamare la popolazione calabrese a reagire. Andremo tutti a Pianopoli a protestare», afferma il deputato piddino Franco Laratta, in merito al conferimento di rifiuti della Campania nella discarica di Pianopoli.

«La Calabria non ha la possibilità di sopportare a lungo il conferimento di centinaia di tonnellate al giorno di rifiuti – aggiunge Laratta – il presidente Scopelliti parli ai calabresi. E soprattutto si faccia sentire dal suo Governo amico». Continua a far discutere la decisione di portare la “monnezza” campana nella discarica di Pianopoli.

Al punto che anche 13 movimenti lametini hanno redatto un documento congiunto nel quale evidenziano che «nel Lametino, con tutti i suoi problemi ambientali, viene ancora una volta utilizzato per risolvere i problemi ambientali di altre zone d’Italia. Ben venga la solidarietà, ma solo che da parte di chi può permettersela».

Ma cosa scrivono i movimenti Collettivo Altra Lamezia, Amo Lamezia, Fahrenheit, Casa della legalità e della cultura, Cittadinanzattiva, Comitato Giovanile Lametino, Comitato Acqua Pubblica, Comitato Lamezia Rifiuti Zero, Comitato Piazza d’Armi, Lista Città, Rifondazione Comunista – Circolo “Argada” e Federazione Provinciale, Sinistra Critica?

La discarica «nata come discarica di rifiuti speciali dopo uno strano iter precedente all’apertura (…) continua a prendere rifiuti, anche quelli urbani, di proprietà della Daneco, colosso del settore dei rifiuti, che gestisce anche un impianto di trattamento per rifiuti solidi urbani a Lamezia, situata in una zona instabile da un punto di vista geologico e con la presenza di falde acquifere. Non bastavano i rifiuti speciali del Nord, non bastavano i veleni della Seteco, ora ci tocca anche la spazzatura campana».

E i movimenti, nella stessa missiva, esprimono solidarietà alle popolazioni in rivolta di Terzigno e dell’Area Vesuviana, anche se poi evidenziano come «le emergenze non si risolvono spostando il problema di qualche centinaio di chilometri, ma attraverso un processo condiviso con la cittadinanza, raccolta differenziata e rifiuti zero in primis». Da qui l’appello alla gente di Pianopoli, Lamezia e del circondario a difendere «il proprio diritto all’ambiente e alla salute».

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