il Caffè di Meliadò

24 luglio 2012

Centrale a carbone di Saline Joniche, la Regione si ricompatta e dice “no”

Alla fine, a Palazzo Campanella è arrivato il “no” alla centrale a carbone “pulito” che la società italo-svizzera Sei ha programmato a Saline Joniche e ha da poco incassato l’ok del Governo, tramite decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri a firma congiunta Monti-Clini, rispetto alla Valutazione d’impatto ambientale favorevole all’impianto.

E’ stato un no simultaneamente scontato e sofferto… Scontato, perché non esisteva neppure una possibilità su un miliardo che la Regione smentisse se stessa, molti amministratori e uomini politici anche degli stessi colori della maggioranza (centrodestra) che sostiene la giunta Scopelliti. Ma anche sofferto, sì; perché il documento proposto dal capogruppo udc Alfonso Dattolo & C. prevedeva rispetto al “progetto Sei” una chiusura, per così dire, non proprio ermetica.

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23 luglio 2012

Adesso lo dicono anche al Ministero: il Comune di Reggio a un passo dal dissesto

Ci sono dieci grandi città che rischiano molto seriamente il default, scrive un quotidiano serio e mai “strillato” come La Stampa.

“Modestamente”, il Mezzogiorno primeggia in questa specialissima graduatoria-delle-disgrazie-economiche-degli-Enti che circola nei corridoi del Ministero dell’Economia, grazie a Napoli e Palermo. Sempre in Sicilia, c’è pure Milazzo, nel Messinese; e in classifica ci sono anche le due principali metropoli italiane, Roma e Milano.

E siccome siamo metropolitani….. nella top ten fa la sua bella figura Reggio Calabria, «finita in rosso già nel 2007-2008 e ora oggetto di un’inchiesta della magistratura», scrive Paolo Baroni.

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18 luglio 2012

Derivatòpoli, la Procura di Milano “inchioda” le banche. E a Catanzaro….

Chissà che ne pensano a Catanzaro. Quelli che hanno governato prima e quelli che governano ora a Palazzo Alemanni, voglio dire.

E chissà che ne pensano a Zurigo, al quartier generale di Ubs, per esempio.

Parliamo di Derivatòpoli, sì: della “stangata” (proprio nel senso della “sòla” reso celebre da Paul Newman e Robert Redford). Fatto sta che adesso, buttando uno sguardo anche distratto verso via Freguglia – sede del Palazzo di giustizia di Milano –, la tremarella sta venendo a molti…

Oggi, il procuratore aggiunto meneghino Alfredo Robledo – pubblica accusa nel processo contro Deutsche Bank, Depfa, Jp Morgan e appunto Ubs per lo scandalo degli swap supertossici “rifilati” al Comune di Milano – ha chiesto la condanna dei 4 istituti di credito coinvolti. Ma non uno scappellotto; no. A margine della richiesta di condanna per 9 delle 13 persone fisiche imputate per la presunta truffa legata al bond da 1,68 miliardi di euro con scadenza 2035, il magistrato stavolta chiede d’inchiodare le banche che avrebbero «raggirato» l’Ente locale con una multa da 1,5 milioni di euro per ogni istituto, la confisca di oltre 72 milioni di euro e soprattutto il divieto a contrattare con la Pubblica amministrazione per un anno, una sorta di “bollino nero” che dal punto di vista del rating-credibilità farebbe chiaramente scendere sottozero terminali finanziari più che prestigiosi.

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16 luglio 2012

Intervista al direttore di “Pubblico”, Luca Telese (4) – “Il leader perfetto della Sinistra? Il cuoco Giacomoni: lui sa cos’è”

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Questo o quel partito talora avevano abbozzato il proprio pantheon, ma adesso Pubblico lo fa in modo eclatante, fin dalla propria homepage: e ci sono dentro Larry Bruce e Beppino Englaro; i Beatles, Margherita Hack e Steve Jobs…  Ci spieghi il “senso”?

«Il pantheon è il nostro posizionamento. Quando Dante incontra Cacciaguida gli chiede: quai fuor li vostri antichi e quai fuor li anni…? (XVI canto del “Paradiso” della Divina Commedia, ndr), vale a dire: chi cazzo hai dietro?, quali sono le tue fonti d’ispirazione? Quello che si può già vedere anche sul sito web di Pubblico è un ritratto parziale ma irriverente… la trasgressione si coniuga all’impegno ideale. E ognuno dei personaggi, certamente solo una piccola parte dei personaggi che riteniamo fonte d’ispirazione per il nostro lavoro, viene citato per un pezzetto in particolare: Enrico Berlinguer (padre della sua compagna Laura: loro figlio si chiama Enrico e non certo per caso, ndr) c’è per la questione morale, Steve Jobs c’è per l’invenzione della modernità, a dispetto delle grandi polemiche che ne hanno coinvolto già in vita la figura… ognuno di quelli che vengono citati contribuisce per una quota della sua personalità complessiva».

Nel tratteggiare la linea editoriale, quanto conteranno i tuoi trascorsi?, quanto l’esperienza da portavoce nazionale di Rifondazione comunista?

«Dal punto di vista politico, a 23 anni sono stato il portavoce del Prc …ma era il ’93; e sono stato anche nell’ufficio stampa dei Progressisti. Però, sono passati 25 anni. Oggi, mi ritengo una persona che si ritiene un figlio del Pci, poi come tutte le persone di quell’area, con quel tipo d’affinità, vota quello che vede meno lontano dal Pci “in quel momento”…. E sotto il profilo politico, certamente immagino una grande coalizione con dentro tutti i soggetti politici che fanno riferimento al Pianeta Centrosinistra».

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Intervista al direttore di “Pubblico”, Luca Telese (3) – Un quotidiano di nicchia: pochi redattori, break-even basso

Filed under: giornalismo,l'intervista — mariomeliado @ 11:00
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Sarete in edicola dal 18 settembre, però fin da sùbito hai dato a Pubblico i connotati di un agile vascelletto che si muove molto velocemente specie su web e social network…

«Intanto, questo serve per ricostruire anche lo stesso modo di fare informazione in questi tempi e al contempo per tentare di tenere alta l’attenzione fino a settembre, quando uscirà il quotidiano di carta. Certo Pubblico avrà e manterrà sempre un forte sito web: fondamentale provare a districarsi nel turbine e nella velocità della Rete. Mentre avrà una vita sua propria il cartaceo, con spazio per il racconto, l’inchiesta».

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Intervista al direttore di “Pubblico”, Luca Telese (2) – “Col ‘papello’, al ‘Fatto’ hanno rotto… Grillo? Uno di destra”

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Perché è stato così duro il divorzio dal Fatto quotidiano? Hai pagato la presenza di troppe personalità forti nello stesso “pollaio”?

«Primariamente, c’è una questione di contenuti. Qualcuno agli amici del Fatto dovrà spiegarglielo: ci siamo fracassati i coglioni di vedere per mesi in prima pagina tutti i dettagli sul “papello” della trattativa Stato-mafia mentre il Paese sprofonda nel baratro… e poi, mica è il Watergate! A noi, ad esempio, interessa un’altra cosa: il licenziamento di due dipendenti statali su dieci… E poi, al Fatto quotidiano in concreto avevano sposato un concetto: contro la politica, idolatrare Beppe Grillo ed esaltare l’antipolitica di Cinquestelle. Un movimento antipolitico già segnato da una contraddizione, visto quanto sta accadendo tra il vertice e i luoghi in cui i “grillini” stanno amministrando; un movimento carismatico e dispotico.

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Intervista al direttore di “Pubblico”, Luca Telese (1) – “Mettiamo al primo posto l’Italia del coraggio”

Bisogna ammetterlo: sul versante giornalistico-editoriale, la sfida lanciata dall’ex vicedirettore del Fatto quotidiano Luca Telese – anche volto televisivo assai noto – poche settimane fa, è qualcosa che fa tremare le vene. In un momento di crisi internazionale e di settore, lanciare un nuovo giornale.

Luca, il tuo nuovo quotidiano si chiamerà Pubblico. Ma intanto “che cos’è”, perché nasce?
«C’è uno spazio che non è rappresentato, nei fatti non esiste più un giornale di Sinistra che non cada però in un estremismo inadeguato ai tempi… Noi con Pubblico vogliamo provare sicuramente a riempire questo spazio: a riempirlo col nostro quotidiano, ma a riempirlo anche di contenuti nuovi, che non vedo in giro».

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11 luglio 2012

I Forconi tra sottovalutazione, Casta, traghetti e botte da orbi

«Politici di m…, fino a quando abuserete ancora della nostra pazienza?».

Già nel loro volantino, diffuso agli imbarcaderi dei ferry-boat di Villa San Giovanni, i “forconi” sono chiarissimi: siamo tornati, ci siamo stufati della politica sterile di sempre e vogliamo risposte.

Sono giorni che il “Movimento dei forconi”, dopo un ampio tour sulle sponde siciliane, è sbarcato nuovamente in Calabria, proprio nella località-simbolo del traghettamento fra un lato e l’altro dello Stretto: Villa San Giovanni.

Lì sono accampati coi loro Tir e autoarticolati camionisti siciliani, calabresi e di altre zone del Paese, uniti nella protesta antitasse e in certa misura antiStato, con tanto di gazebo e volantinaggio per sensibilizzare residenti, turisti, passanti verso la loro “causa”. Il tutto dovrebbe concludersi dopodomani, venerdì 13, almeno quanto al territorio villese.

“Forconi” che peraltro, stando a sentire le loro lamentele, debbono combattere con un nemico pervicace e insidioso almeno quanto i “negatori di Democrazia” che siedono in Parlamento e al Governo: la sottovalutazione da parte un po’ di tutti gli organi di stampa, che anche nel gennaio scorso ci misero molto molto più del dovuto a intuire la consistenza e la serietà delle intenzioni (ma soprattutto dei possibili danni per l’economia del Paese) legate al seguitissimo movimento dei Forconi….

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9 luglio 2012

Soppressione dei Tribunali, dalla Calabria inferocita un grido: “Staccate la spina a questo Governo d’incompetenti”

La diagnosi è chiara: turbe psicoeconomicosociali. Altrimenti, “vista dal basso”, non potrebbe assolutamente spiegarsi, fra le mille contraddizioni di queste riforme in pectore globalmente votate alla spending review…, la scelta del governo Monti di reperire 50 milioni tagliando fra gli altri un Tribunale – quello di Castrovillari, importante centro del Cosentino – in cui lo Stato, proprio a causa delle sue dimensioni e rilevanza nevralgiche, ha finanziato solo da poco tempo con 14 milioni di euro la costruzione di un secondo Palazzo di giustizia da 17mila metri quadri, ormai in consegna…

Certo, il consigliere comunale castrovillarese Eugenio Salerno ha un bel gridare, nell’aula del Consiglio regionale: la realtà è che i soldi sono finiti da un pezzo. Lo sa bene il Presidente della Giunta regionale Peppe Scopelliti, che assiste un po’ imbarazzato a una riunione straordinaria dell’Assemblea che sa un po’ di giuramento-della-Pallacorda, e nel suo stesso intervento ammette e rilancia il gravissimo vulnus inferto al territorio calabrese e agli stessi utenti del Sistema Giustizia in una regione che ne avrebbe così tanto bisogno.

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8 luglio 2012

A Genova, salta il processo alla ‘ndrangheta da export. L’inteprete dal calabrese? Si trova… solo a 1.000 km!!!

Ieri, nelle edicole genovesi, sulla “prima” del popolarissimo Secolo XIX spiccava una notizia che, più che di pesto, profuma di peperoncino…

Riguarda il processo Maglio 3, che già odora di Calabria in quanto derivata dall’omonima operazione messa a segno dai carabinieri del Ros (il Raggruppamento operativo speciale) su input della Dda di Genova, appunto: oggetto, dunque, le ormai notissime (specie dopo lo scioglimento del Comune di Ventimiglia per infiltrazioni mafiose…) commistioni tra ‘ndrangheta e apparati pubblici in Liguria.

Tra gli altri, sono stati coinvolti e arrestati nell’ambito di Maglio 3 i presunti capibastone Mimmo Gangemi (….ma la signora di Ellis Island non c’entra niente!, mi raccomando) e Onofrio Garcea più una lunga serie d’altri soggetti, tra destinatari di misure cautelari e indagati a piede libero; l’organizzazione aveva contaminato tutt’e 4 le province liguri, a Ventimiglia era Michele Circosta – stando agli inquirenti – l’indiscusso capoclan.

Beh, la notizia per una volta non è questa, ma porta al sorriso.

Infatti la prossima udienza del processo ai boss delle ‘ndrine importate all’ombra della Lanterna salta… perché non s’è trovato un interprete calabrese-ligure (o calabrese-italiano, fate voi).

Giuro.

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