il Caffè di Meliadò

17 luglio 2014

Musica e disegno “à la calabraise”. Così Cilea diventa un libro a fumetti per le scuole

Ormai, si sa, le graphic novels sono un segmento rodato e interessantissiselezione immagini libero grassi.pdfmo dell’editoria italiana, anche rispetto a temi d’assoluto impegno come l’antimafia, che ha visto importantissime opere al riguardo, sulla vitlamentofedericoa di Giovanni Falcone come sull’opera e l’uccisione dell’imprenditore-coraggio Libero Grassi (vedi foto qui a destra).

Ma per la prima volta, su input congiunto di Bottega del fumetto e associazione Pentakaris (“Accademia dei saperi creativi” di cui la Bottega è una delle gemmazioni artistiche), viene fuori adesso un’opera di questo stesso tipo dedicata a un grandissimo della musica e della cultura calabrese: il compositore palmese Francesco Cilea. (a sinistra, una delle tavole della graphic novel in uscita, che fa riferimento al Lamento di Federico, celeberrima romanza tratta dall’Arlesiana, messa in scena per la prima volta nel 1897 al Teatro lirico di Milano dall’immenso Enrico Caruso).

Da un’idea di
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8 ottobre 2013

La stilettata della Cusumano: «Ricorso al Tar per far sciogliere la giunta Raffa»

Il conCrpo 2testo è quello della riunione della Commissione regionale Pari opportunità aperta a esponenti (per lo più al femminile) di sindacati, associazioni e movimenti.
Il punto, come esposto già in apertura dal presidente dell’organismo regionale Giovanna Cusumano (Pdl), è puntellare coralmente la tempestiva trattazione in Assemblea della proposta di legge d’iniziativa popolare – forte di ben 7mila sottoscrizioni – per la “preferenza doppia di genere”. Cioè, quella particolare integrazione al sistema elettorale regionale che vedrebbe sancita per legge la possibilità di una seconda preferenza (facoltativa, appunto; non obbligatoria) rispetto all’attuale preferenza unica, che risulti però “di genere”: se la prima preferenza è stata espressa per un aspirante consigliere regionale di sesso maschile, l’eventuale seconda, se espressa, dovrà indicare obbligatoriamente una candidata donna e viceversa.

Si tratta dunque di una strumentazione potente per riequilibrare il numero delle elette rispetto agli eletti, considerato che in quasi tutti gli Enti locali calabresi i consiglieri donna sono ben pochi e dunque anche gli assessori donna (per non parlare dei sindaci donna) risultano rari.
Emblematico, tuttavia, il caso del Consiglio e della Giunta regionale della Calabria: zero consiglieri donna su 50 (eletti, perché in atto Tilde Minasi e Gabriella Albano seggono a Palazzo Campanella, però solo in quanto subentranti ai senatori Antonio Caridi e Piero Aiello).

Grande solidarietà rispetto a quest’esemplare “azione positiva”, notevole ottimismo sulle chance di cooptare l’aula guidata da Franco Talarico non per forza ad approvare, ma quanto meno a dire formalmente “sì” o “no” (assumendosene le relative responsabilità) su un tale meccanismo per ampliare il numero degli scranni “rosa”.
Ma pure sprazzi di veemente realismo: «Certo noi, dopo l’unificazione delle tre differenti proposte normative, puntiamo a far approvare questa legge regionale entro l’anno e mezzo che resta della consiliatura. Ma sulle reali probabilità di centrare questo risultato, ho parecchi dubbi», ha ammesso un’altra pidiellina, Maria Limardo, in termini percentuali la candidata più votata alle Regionali 2010.

Ma la frecciata vera è arrivata diversamente…

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29 marzo 2011

Dipietristi e “cartello a 4” hanno ucciso l’Uomo Ragno, anzi no: il centrosinistra. La polizia piddina brancola nel buio

Sì, a Reggio Calabria il centrosinistra è morto.

Evvabbè.

Stiamo già pensando a un epitaffio commovente ma non troppo, quando riflettiamo a voce alta, per quanto soli: non si può certo dire che questo decesso sia sorprendente. Ma si può sicuramente dire che non di morte naturale si tratta, ma di assassinio.

Tra i “soliti sospetti” c’è un partito che da sempre fa parte del centrosinistra “allargato”. Il partito che su scala nazionale non vuole contaminazioni con robaccia (?) tipo Gianfranco Fini o Pierferdinando Casini. Insomma, Italia dei valori.

Sì, proprio i dipietristi che in pieno congresso cittadino “incoronavano” per primi, per primi!, con scroscianti applausi, la candidatura di Massimo Canale, beh, adesso la rimpiazzano – nemesi storica?! – esattamente con chi fu eletto coordinatore cittadino di Reggio Calabria in quel congresso: Aldo De Caridi (vedi foto).

 

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10 gennaio 2011

Il “caso Perugini”. Un paradigma per un’intera coalizione e un’intera classe dirigente (3)

(segue)

…ma eccoci nel cuore di questa seconda questione. Quali sono, queste cose più importanti per il Pd o, comunque, per un partito che a dare una parola decisiva agli elettori preferisca revocare fiducia al “suo” eletto?

Una risposta potrebbe essere: il pluralismo.

Però manifestamente non è così!, visto che i Democratici negano all’atto pratico in moltissimi casi quelle primarie che pure, erano chiaramente il loro “mito fondativo”, come qualcuno ha giustamente scritto. A maggior ragione, nel momento in cui non solo rigettano la loro idea-Dna di primarie di partito, ma rifiutano perfino la sintesi garantita da primarie di coalizione: e qui basterà evocare il nome di Vendola (o di Pisapia, più di recente) per capire il perché.

Allora, forse, la cosa più importante è la coerenza politico-programmatica… Ma anche quest’assunto è più che fasullo. Anzi: diciamo che la volubilità di alleanze e programmi è tale (a tal punto da proporre alleanze e programmi differenti magari con identica squadra di governo!), da renderlo del tutto improponibile.

Forse, in fondo, la cosa ritenuta più importante è vincere le elezioni.

Uno psicodramma vecchio quanto il mondo: a che serve vincere, se poi non si è in grado di governare? Anzi: a che serve vincere, se poi non si è in grado di governare bene? Ma, d’altro canto: a che serve elaborare il miglior programma, le migliori alleanze, la miglior squadra di governo possibili, se poi non si vince e tutto questo bel pensare va in fumo?

Però, il punto adesso è questo: se parliamo di un primo mandato va benissimo tutto. Dove una prioritizzazione convince meno, è l’ipotesi di ricandidare o non ricandidare un amministratore uscente.

Decliniamo l’ipotesi in concreto.

Perugini non è un primo cittadino “qualunque”: è il sindaco di una Cosenza “rossa” ormai a senso alterno (micidiale lo schianto destrorso alle ultime Regionali). E’ l’emblema negativo di come si possa essere percepiti come pessimi amministratori anche quando il tessuto ti favorisce in maniera spudorata (Salvatore Perugini è stato in questi anni instancabilmente in fondo alle classifiche di gradimento dei sindaci italiani, mentre negli stessi anni il presidente della Provincia della “sua” Cosenza, Mario Oliverio, “svettava” ai primissimi posti per gradimento: un ossimoro poco simpatico per chi, dei due, portava la fascia tricolore). Cosa da non trascurare, il centrosinistra ha – almeno apparentemente – ritenuto che il suo fosse un buon governo, a tal punto da consegnargli le chiavi dell’Anci calabrese.

E’ chiaro, il messaggio, no? Su 409 Comuni calabresi, molti dei quali governati dal centrosinistra, per quella coalizione almeno la best practice dell’amministrare negli Enti locali andava ravvisata nella giunta Perugini, a tal punto da indicare nel sindaco di Cosenza il presidente regionale dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani. La domanda a questo punto è: il partito, per caso, ha ritenuto di prendere per i fondelli – e per diversi anni – elettori, iscritti e dirigenza dell’Anci?

In alternativa: le più o meno alte prospettive di vittoria possono essere sufficienti a “scaricare” un eletto che ha governato bene (ammesso che le cose stiano così)?

(3 – continua)

3 novembre 2010

….”cosa Sua”! Chi non vuole appalti trasparenti & efficienti in Calabria??

Ma chi è che “davvero” danneggia la trasparenza negli appalti e la razionalizzazione d’importanti economie di scala sul fronte pubblico, in Calabria?

La domanda è solo apparentemente peregrina: in realtà, prende spunto dalla cronaca. Già, perché in questi giorni, in seguito ad alcuni importantissimi arresti che hanno inciso nel profondo sugli equilibri mafiosi e paramafiosi nella zona Sud della città (cosche Borghetto-Zindato-Libri), insieme alla riflessione sulla sorprendente (??) reviviscenza dei potenti legami ‘ndrangheta-politica-affari, sono finite sotto la lente alcune preoccupanti infiltrazioni mafiose quanto ad alcuni appalti pubblici. Nonché gli appetiti di un presunto white collar: l’ingegner Demetrio Cento che – tra l’altro – in alcune intercettazioni con personaggi non particolarmente commendevoli si preoccupava di come poter arraffare questa e quella gestione (in questione, centri ricreativi etc.). Rispetto a tutto ciò, sarebbe stato facilitato – tutto da appurare, of course – dal legame con l’assessore comunale alle Politiche sociali Tilde Minasi, già candidata alle Regionali di marzo.

Ora, accade che molti punti interrogativi abbiano riguardato – ad opera di questo o quell’osservatore – la capacità di screening e d’effettivo controllo in capo alla Sua o alla Suap (rispettivamente, Stazione unica appaltante ovvero lo stesso organismo di rango non regionale, ma provinciale).

Per una volta, a un quesito questo blog risponde …con altri due punti interrogativi: cosa pensa di fare l’Ordine degli ingegneri, nelle more di un processo che ci si attende di consueta lentezza, nei confronti del suo “pregevole” iscritto? E poi: già, chi è che veramente non ha a cuore le capacità di screening della Sua?

Facciamo qualche passo indietro….

Giusto quando aveva preso la velocità di crociera e fatto risparmiare alla Regione quasi 70 milioni di euro in un colpo solo, la Stazione unica appaltante si ritrova con una notevole “grana” da sbrogliare: bisognerà cambiare le modalità per finanziarla. L’ha deciso il Governo, impugnando la norma vigente.

La vecchia consiliatura, per la Sua, s’era chiusa con un “giallo”: in campagna elettorale, l’oggi Governatore Giuseppe Scopelliti ne aveva infatti asserito la conclamata inutilità, dicendosi intenzionato – una volta eletto – ad abolire l’organismo guidato dal commissario Salvo Boemi (per lunghi anni, fra i più determinati magistrati d’Italia “in prima linea” contro le cosche: vedi foto).

Tutto rientrato all’inizio del mandato di Scopelliti: proprio grazie alla Sua, a seguito del bando di gara unica regionale «a procedura aperta con modalità telematica per la fornitura triennale di farmaci, emoderivati, soluzioni galeniche e infusionali, mezzi di contrasto per le Aziende sanitarie e ospedaliere» la Regione ha risparmiato 69,2 milioni di euro a fronte di una base d’asta poco sotto il mezzo miliardo (498,8 milioni), con l’aggiudicazione dell’84,33% dei 2.074 lotti omogenei disegnati in ambito regionale. Una performance «mai registrata fin qui», in termini di razionalizzazione ed efficienza della spesa di settore.

Due dati su tutti: 1) lo stesso risparmio programmato nel Piano di rientro dal debito in Sanità è stato superato di 17,3 milioni di euro (+ 33,3%), e  2) per la prima volta i prezzi d’aggiudicazione sono risultati uniformi sull’intero scenario calabrese.

Proprio il Piano di rientro adottato dalla Giunta regionale – al tempo, guidata da Agazio Loiero – con delibera n. 845 del 16 dicembre 2009 preannunciava però che entro fine 2010 un’ulteriore decisione dell’esecutivo avrebbe modificato lo strumento di finanziamento della Stazione unica appaltante, delineando «un budget prefissato» per il suo funzionamento e non più un’incognita, variabile in relazione a numero e importi degli appalti esaminati.

La legge regionale n. 16, varata nel luglio scorso, sancì che «per tutto il periodo d’attuazione del piano di rientro», i modi per finanziare la Stazione unica appaltante sarebbero stati definiti dalla Giunta, «anche in deroga» al primo comma dell’art. 10 della legge regionale 26/2007, «con gli oneri a carico del fondo sanitario regionale».

Parliamo della legge che, il 7 dicembre di tre anni fa, istituì la Sua: l’art. 10, normando il funzionamento di Stazione unica e Osservatorio, prevedeva che per fronteggiare spese d’organizzazione e di funzionamento si destinasse l’1% dell’importo d’ogni singola gara e che per l’eventuale spesa «eccedente le entrate» si provvedesse con fondi della Regione.

Senonché, il 17 settembre scorso il Consiglio dei ministri – su proposta del ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto ha impugnato la “legge 16”, ritenuta illegittima nella parte in cui sancisce «impegni di spesa che non sono in linea con quanto disposto nel Piano di rientro». Ad avviso del Governo centrale, vi risulterebbero violati «i principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica di cui all’art. 117, terzo comma, della Costituzione», che sancisce come «tutela della salute» e «armonizzazione dei bilanci pubblici»  rientrino tra le materie di legislazione concorrente tra Stato e Regioni.

La ritenuta incostituzionalità deriverebbe dalla mancata chiarezza sui «criteri che la Giunta dovrà seguire nella definizione del finanziamento» e intorno alle «condizioni che possano permettere la deroga» alla “legge 26”.
Adesso bisognerà dunque ridefinire legislativamente il tema.

Questione spinosa, a pensare che nel solo 2009 l’organismo guidato dal commissario Boemi ha vagliato 1.015 gare d’appalto per un controvalore da 660 milioni di euro, malgrado la perdurante mancanza di una sede e una lamentata scopertura d’organico pari a 98 unità su 120, cioè l’81,6% del totale: solo 22, secondo gli ultimi dati diffusi, i dipendenti regionali in forza alla Stazione unica.

4 ottobre 2010

Sinistra, a Reggio liste unitarie? Bella proposta, ma con Fds in ‘freezer’…….

Il segretario provinciale di Reggio Calabria di Rifondazione comunista, Antonio Larosa, in una nota, propone a Sel ed agli altri partiti della Sinistra “liste comuni della Sinistra per le elezioni comunali e provinciali in modo da garantire una presenza forte della sinistra nelle istituzioni locali”. Il succo della questione è che, ad avviso di Larosa, in elezioni che consentiranno a Reggio Calabria di conoscere “una decisiva stagione di cambiamento politico. Il rinnovo dei Consigli comunale e provinciale – argomenta l’ex assessore provinciale alla Cultura – può segnare una pagina nuova nella storia di questa città e della sua provincia. Da una parte, al Comune, serve mettere in campo un autentico progetto di alternativa, che ci consenta di fuoriuscire dalla nefasta stagione dello ‘scopellitismo’ e che ci proietti nella costruzione di una ‘Reggio altra’, una Reggio della legalità, della trasparenza, della partecipazione, del lavoro, dell’ambiente. Dall’altra, alla Provincia, occorre proseguire lungo il solco di un’esperienza amministrativa, quella della Giunta Morabito, che, sia pure fra tanti ritardi e mille contraddizioni, si è caratterizzata positivamente sulla lotta alla precarietà, sulla moralità e la legalità nella ‘cosa pubblica’, sulla difesa dell’ambiente e sullo sviluppo delle energie alternative, sulla gestione del bilancio e delle risorse pubbliche, sulla realizzazione di alcune essenziali opere infrastrutturali>. Ma andiamo al nodo politico… Secondo i rifondatori, “per fare tutto ciò, vi è una condizione irrinunciabile, di per sé insufficiente – ammette Larosa -, ma comunque necessaria: la presenza nelle massime assemblee elettive di Comune e Provincia di rappresentanti della sinistra, di consiglieri e forze politiche di sinistra capaci di rappresentare i valori e gli interessi dei soggetti più deboli”. E questo perché, nella visione del segretario provinciale del Prc, “non vi è cambiamento positivo senza la sinistra”. Di qui, l’appello, “una proposta chiara innanzitutto a Sinistra Ecologia Libertà ma anche ai tanti soggetti singoli e collettivi della sinistra reggina, una proposta di unità e di autonomia al tempo stesso: costruiamo insieme liste unitarie per il Comune e per la Provincia, liste competitive in cui la pluralità della sinistra venga rappresentata e si esalti nella sua proiezione esterna”. Non senza aver prima “collegialmente” stabilito “modalità di partecipazione, scelte programmatiche, simboli elettorali”. Ora, il quesito è: ma se i Comunisti italiani guidati dall’ex assessore regionale Michelangelo Tripodi solo pochi giorni fa hanno polemicamente paralizzato l’operatività in Calabria di Fds, alias la Federazione della sinistra che vede insieme Rifondazione comunista, Pdci, Socialismo 2000 (alias la quota di ex Sinistra democratica che fa capo all’ex ministro Cesare Salvi) e associazione 23 marzo “Lavoro-Solidarietà”, come si fa oggi a riesumare un concetto talmente vicino a Fds da presupporre liste unitarie? Aggiungiamo: ma come si fa anche solo a pensare a liste unitarie a Comune e Provincia della maggior città dell’intera Calabria, quando pochissimi giorni fa contro il consigliere regionale neovendoliano Ferdinando Aiello (eletto per Fds in quota-Rifondazione, come del resto appartiene a Prc l’altro consigliere regionale, cioè il segretario calabrese dei rifondatori Nino De Gaetano) è giunto un asperrimo “anatema” da parte dei dilibertiani? Attendiamo risposte. E poi si vedrà quante liste, della sola area della Sinistra radicale, avremo alle Amministrative di Reggio Calabria, che – Messina permettendo… – si preannunciano, anche se ci auguriamo di sbagliarci, come le più popolate di liste dell’intera storia repubblicana. E non certo per motivi improntati alla sincera partecipazione popolare.

27 settembre 2010

Incredibile, ma Pdl. Cioè, più vero del vero; come sempre…

Quanti abitanti ha, la città di Reggio Calabria? Circa 180mila? Beh… sarete felici di sapere che dalla “A” di Alvaro alla “Z” di Zumbo gli iscritti al Popolo della libertà sono ben, ben, ben 61.

<…forse, 61mila!>, mi correggerete voi al volo, ben sapendo che stiamo parlando del più grande partito d’Italia; del partito che esprime il sindaco e il presidente della Giunta regionale; soprattutto, del partito che alle comunali 2007 stravinse col 70% dei suffragi e nel marzo scorso ha ri-stravinto alle Regionali, col regginissimo Peppe Scopelliti a “stracciare” l’uscente Agazio Loiero infliggendogli un amarissimo distacco di ben 25 punti percentuali…

….e invece no: 61. 6-1, poco più di sessanta adepti su 180mila abitanti, stando all’elenco delle domande d’iscrizione (aggiornato al 26 settembre scorso, per la cronaca: era giusto ieri).

Ma il meglio, deve ancora arrivare!

…Andiamo a guardare livello per livello (diremmo: “casa per casa”…) tra dirigenti ed eletti (soprattutto) del partito del premier. Chi ha in tasca una tessera del Pdl?

PARLAMENTO. Per deputati e senatori va chiarito un dato: sono tutti iscritti. Ma nessun nome, dallo stesso Foti fino all’ex sottosegretario alla Giustizia Peppino Valentino, compare nell’elenco telematico di cui abbiamo estratto copia: perché, vedete, deputati e senatori sono registrati in uno speciale elenco custodito nella Capitale, in quanto – oltre a versare una cospicua somma per l’iscrizione in sé – sono tenuti a versare al partito pure una quota mensile dell’indennità. Tra Montecitorio e Palazzo Madama, dunque, possiamo tirare un sospiro di sollievo!, nessuna defezione per quanto riguarda i rappresentanti reggini.

REGIONE. E la Regione? Beh, intanto i Presidenti di Regione versano una superquota d’iscrizione da mille euro. E… tranquilli!, il nome di Peppe Scopelliti nell’elenco c’è!; il presidente e coordinatore regionale del Pdl – almeno lui!! – è tra i “mitici” 61.

Poi, però, ci sono assessori e consiglieri regionali… e qui, credeteci, iniziano dolori che neppure avete l’idea.

Guardiamo dentro la Giunta.

A Palazzo Alemanni, non ci pare opportuno discettare sull’appartenenza o meno al Pdl dell’assessore all’Internazionalizzazione poiché Fabrizio Capua è stato ‘reclutato’ da assessore esterno e, principalmente, quale giovane imprenditore di grande successo.

L’unico assessore ‘ordinario’ reggino però è proprio del Pdl: si tratta di Antonio Caridi, e l’oggi assessore regionale alle Attività produttive (ieri, per 8 anni assessore comunale all’Ambiente) è regolarmente in possesso della tessera del Popolo della libertà.

E’ reggino anche uno dei sottosegretari, quello alla Presidenza con delega alle Riforme: l’ex-aennino Alberto Sarra, rincuorerà saperlo, a dispetto delle voci che lo vedono assai vicino di volta in volta a “Italiani nel mondo” (era presidente onorario del Cdc la cui campagna elettorale fu “tenuta a battesimo” dallo stesso leader nazionale di Inm, l’ex giornalista Sergio Di Gregorio) o a Noi Sud (innumerevoli le iniziative pubbliche degli autonomisti cui Sarra ha presenziato, in particolare quando ancora reggeva il fronte ‘unitario’ con l’ex ministro di An Adriana Poli Bortone), invece a tutt’oggi ha in tasca la tessera del Pdl.

E a Palazzo Campanella? Distingueremo, responsabilmente, tra chi appartiene al gruppo consiliare del Pdl e chi a quello denominato “Scopelliti Presidente”; non senza aver ricordato al ricco e al povero, al colto e all’ignorante che Scopelliti Presidente fa riferimento già nella “ragione sociale” al coordinatore pidiellino in Calabria e, al di là della sua matrice di movimento in grado di “andare oltre” il Pdl coinvolgendo “anche” non-iscritti, certamente raccoglie una fetta di pidiellini “più realisti del re”, non ultimi tanti che del ‘Peppe nazionale’ sono stati collaboratori strettissimi o addirittura suoi assessori al Comune di Reggio.

Nel Pdl, si può ben esultare constatando che almeno NICOLO’ Sandro – cioè, l’attuale vicepresidente di maggioranza del Consiglio regionale – è regolarmente un tesserato del partito. Molto bene.

Idem per il referente dell’area giovanardiana NUCERA Giovanni (anche lui nell’Ufficio di Presidenza a Palazzo Campanella, quale consigliere-questore): tutto ok, iscrizione in regola.

Dentro Scopelliti Presidente, in ordine alfabetico BILARDI Giovanni non è iscritto al Pdl: ed è il capogruppo!, oltre a essere stato per anni assessore comunale scopellitiano.

E IMBALZANO Candeloro? No!, sorprendentemente non ha in tasca una tessera del Pdl neppure l’ex assessore comunale (per 8 anni) alle Attività produttive di Scopelliti, oggi consigliere regionale del movimento guidato su scala calabrese da Mario Caligiuri. Certo, direte voi, era a capo del movimento “Area dello Stretto”… sì, ma poi c’è stato un gruppo consiliare che si denominò ambiziosamente “Area dello Stretto verso il Pdl”, a segnalare come eletti dirigenti e quadri di quell’organizzazione stessero confluendo dentro il Popolo della libertà e, poi, ci fu un effettivo materiale assorbimento dentro il Pdl. Ma il bancario-consigliere regionale no, non è un iscritto pidiellino.

PROVINCIA. A Palazzo Foti (giunta di centrosinistra, tra gli assessori non è il caso di guardare), in seno alla minoranza si contano …… consiglieri reggini. Vediamo caso per caso.

CANANZI Francesco, “vecchia roccia” dell’An che fu e antica conoscenza della Provincia al punto da essere stato più volte tirato in ballo come potenziale candidato pidiellino alla Presidenza, clamorosamente non è iscritto al partito. E questo dopo anni e anni di militanza nell’Alleanza nazionale che fu: basti pensare che Cananzi era nel listino di Sergio Abramo alle Regionali 2005 ed è stato pure candidato in alcune competizioni elettorali nelle liste…. del Popolo della libertà, salvo non esservi iscritto!

ERACLINI Peppe (o, se preferite, Carmelo Giuseppe) è invece regolarmente iscritto, così come EROI Antonio.

Tesserato pure PORCINO Bruno.

COMUNE. Qui, si sa, il centrodestra è al governo della città. E il Popolo della libertà fa – a dir poco – la “parte del leone”.

Pidiellino è il sindaco Peppe Raffa, regolarmente iscritto al partito.

Del Pdl sono (…sarebbero…) pure ben 10 assessori su 13. Tolti infatti un membro del Pri e uno dell’Udc, dopo il recente rimpasto 9 sono stati ri-nominati in quota Pdl… e dando un occhio alla lista, c’è solo da sganasciarsi dalle risate!

Solito elenco alfabetico, solito cognome a precedere il nome… e vediamo.

ANGHELONE Paolo: non iscritto (ed è già il secondo, a far capo all’ex movimento “Area dello Stretto”, a essere “pidiellino ma non troppo”). CANALE Amedeo: micidialmente non tesserato! E qui la cosa è veramente pazzesca: perché Canale non solo è assessore scopellitiano da anni (prima alla Pubblica istruzione, poi alla Polizia municipale), ma è pure fondatore e presidente di Formula Sud (main sponsor: il portavoce nazionale del Pdl Daniele Capezzone!!!), nonché il più quotato tra i “papabili” per la presidenza della Provincia…. ovviamente, come candidato del Pdl, al quale però non risulta iscritto!!!! MINASI Tilde: l’unico assessore-donna della giunta Raffa ha nel portafoglio la tessera del Popolo della libertà. PLUTINO Pino: niente iscrizione. RASO Michele: gli 8 anni da assessore e un’incrollabile fede scopellitiana (al punto dapprima da indurlo a candidarsi nella lista Scopelliti Presidente alle ultime Regionali, poi da convincere lo stesso Governatore a premere fortissimamente affinché anche lui fosse recuperato in giunta dal suo ex vicesindaco e successore Raffa) non son bastati a fargli scucire i 150 euro necessari per iscriversi al partito. Evvabbè. SARICA Franco, area alemanniana, è invece un tesserato del Pdl. SIDARI Enzo, il profeta del cosiddetto “modello Reggio” quanto all’abbinata vincente turismo&spettacolo, manco a dirsi!, a sua volta non è formalmente uno del Pdl. VECCHIO Sebastiano, forse per le lusinghe non solo recenti di soggetti moderati come l’Udc…, in atto non è certo tra gli iscritti al partito. ZITO Pasquale, invece, lui sì: la tessera del Popolo della libertà ce l’ha.

Poi ci sarebbero i due di stretta fiducia del sindaco: di uno – CAPUA Pino – si sa che è un antico amico e consulente del sindaco di Roma Gianni Alemanno; l’altro assessore nominato non in quota a un partito bensì su base fiduciaria, GATTO Paolo, è un consigliere ex-an di vecchissima data. E, clamoroso!, perfino Gatto è iscritto al Pdl: la cosa è degna di rilievo perché, nel corso della recente crisi al Comune, il coordinatore cittadino Luigi Tuccio aveva promesso d’espellerlo dal partito…. salvo scoprire che NON vi era iscritto! E allora, com’è che nell’elenco il nome dell’assessore comunale alla Manutenzione compare regolarmente? Semplice: quando disse di non essere iscritto al Pdl, non vi era iscritto, ma il primo settembre scorso – a dispetto del suo professarsi di Generazione Italia e, sostanzialmente, “finiano”: dunque, si supporrebbe, facente capo non al Pdl bensì a Futuro e libertà – Gatto ha deciso di tornare a casabase e ha preso appunto la tessera del Pdl.

……Cose da Reggio Calabria.

Comunque, prendiamo il pallottoliere e contiamo (tralasciando gli assessori su base fiduciaria, per motivi di opportunità): su 9 assessori nominati in quota-Pdl, solo 3 sono effettivamente iscritti al partito. Il 66% dei componenti della giunta di centrodestra a prevalenza pidiellina, guidata da un sindaco pidiellino con un predecessore pidiellino, in una regione in cui c’è un Governatore reggino e pidiellino che è stato fino a pochi mesi fa il sindaco pidiellino della città, NON è iscritto al partito di riferimento.

Bah.

……Cose da “modello Reggio”.

Ah, a proposito: non possiamo omettere la “chicca” di Antonella Freno, superscopellitiana simpatizzante (e probabile prossima candidata) del movimento Scopelliti Presidente, “caduta” dopo mille resistenze sull’altare dell’ultimo rimpasto… ritenuta un po’ il simbolo della gestione-Scopelliti per via dei Grandi eventi e delle politiche in materia di beni culturali… be’, inutile aggiungere altro: neppure la Freno ha la tessera del Pdl.

E in Assemblea?

Il Consiglio comunale dove si annida una bestiale “cortina di ferro” pidiellina, con un gruppo consiliare mastodontico (24 consiglieri pidiellini su 40!, 24 sui 29 dell’intera maggioranza di centrodestra!), pullulerà d’iscritti al partito……..

…..o no???

Partiamo per un’altra bella perlustrazione. Cognome per cognome sarebbe troppo lungo… stavolta parleremo di numeri e di casi eclatanti.

AGLIANO Peppe, una vita da fedelissimo del governatore Scopelliti (è anche nella sua struttura alla Regione Calabria), suo primissimo baluardo in campagna elettorale, ebbene, neanche lui ha la tessera del partito. Ha invece la tessera MARCIANO’ Michele, protagonista di estenuanti intercettazioni telefoniche intorno alle gesta politiche di personaggi rivelatisi ‘ndranghetisti o vicinissimi alla “Santa”. Assurdo ma reale, in una delle città più pidielline d’Italia quanto a consensi e rappresentanti in Consiglio comunale, lo stesso capogruppo a Palazzo San Giorgio NICOLO’ Nino (per inciso, nominato “coordinatore dei primari” agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria non molte settimane fa) non ha assolutamente in tasca la tessera del partito, al 26 settembre ultimo scorso.

Non è iscritto, e qui siamo alla fantapolitica – non ci crederei mai, se non avessi davanti l’elenco dei tesserati al Pdl – neppure ROMEO Daniele, cioè il ‘segretario particolare’ del governatore Peppe Scopelliti, che ha seguito l’ex sindaco fin dalla campagna elettorale per le Regionali in ogni sua mossa e insieme a SCARFONE Beniamino – ovviamente, a sua volta non in possesso di tessera pidiellina – leader regionale in Calabria di Azione giovani prima e della Giovine Italia poi (i movimenti giovanili coagulatisi rispettivamente attorno ad An e poi attorno al Pdl).

Addirittura commovente, poi, l’attaccamento al partito di chi è consigliere da pochi giorni o pochi mesi: tra Pangallo, Polimeni e Tomasello (ovvero i tre subentrati ai tre neoassessori a loro volta subentrati, nel “Raffa uno”, a chi aveva spiccato il volo verso il Consiglio regionale) e la “new entry” Roscitano (che è poi un ritorno, per l’ex consigliere tornato a Palazzo di città in seguito alla cooptazione di Gatto nel “Raffa ter”), NESSUNO è iscritto al partito.

Andiamo a far di conto: su 24 consiglieri iscritti al gruppo consiliare del Pdl, 17 (ossia il 70,8%) NON lo sono guardando all’elenco degli iscritti al partito.

CIRCOSCRIZIONI. Sono 7 i presidenti pidiellini su 15 Circoscrizioni e un’ottantina i consiglieri: ma come si vede già dai numeri, impossibile siano tutt’e 87 iscritti al partito, se i tesserati in tutta la città globalmente sono 61……

…..E infatti ALTOBRUNO Peppe (presidente circ. 1 “Centro storico”), MELISSARI Rosanna (due mandati da presidente circ. 2 “Salita Zerbi-Eremo-Tremulini” ma, se è per questo, anche coordinatrice dei 15 presidenti di Circoscrizione), SCOPELLITI Diego (presidente circ. 3 “Santa Caterina-Vito-San Brunello”), CARIDI Bruno (presidente circ. 7 “Modena-S. Sperato”), LEO Vincenzo Roberto (presidente circ. 10 “Archi”), FOTIA Roberto (presidente circ. 12 “Cataforio-Mosorrofa-Cannavò”), MARINO Demetrio (presidente circ. 14 “Gallina-Arangea”, in teoria sostanzialmente pidiellino benché eletto per la lista di centrodestra “Popolari europei per la libertà”), PASSALACQUA Aldo (presidente circ. 15 “Pellaro” protagonista di una bella piroetta dal centrosinistra al centrodestra, benché formalmente eletto per la civica “Il Gabbiano”) NON sono iscritti al Popolo della libertà. In termini numerici, sono 8 su 10, ovvero un tracimante 80% di Presidenti pidiellini non-tesserati: e gli unici due a esserlo, EROI ed ERACLINI, “dovrebbero” esserlo comunque in quanto “anche” consiglieri provinciali (sempre per il Pdl).

COORDINAMENTO GRANDE CITTA’. Potevano essere esenti da simpatiche defezioni i dirigenti, insomma gli “alti papaveri” sebbene non eletti a chissà quale soglio istituzionale? Certo che no……

Tanto per cominciare, il coordinatore Grande città (cioè di rango comunale, di Reggio Calabria “Città metropolitana”) Luigi Tuccio è sì iscritto al partito ma, a quanto pare, solo dal 13 maggio scorso. ….E prima?

Per il resto, aggiungiamo soltanto (per carità di patria) che due dei 4 vicepresidenti dell’organismo, cioè Franco Germanò (incidenter tantum anche presidente di una società mista del Comune, la Recasi) e Aldo Porcelli (anche presidente del movimento “Reggio Futura”), non sono assolutamente iscritti al partito cui dovrebbero contribuire a dare l’indirizzo nella città del sindaco pidiellino Raffa e del Governatore pidiellino Scopelliti.

Che altro dire???

Sessantuno iscritti su 180mila abitanti significa che i coordinatori comunale e provinciale (Luigi Tuccio e il deputato Nino Foti rispettivamente) dovrebbero, a nostro modesto avviso, presentare dimissioni immediate: il primo, in particolare, per competenza territoriale (guida del coordinamento Grande città: una grandecittà da 61 iscritti, appunto).

E in termini percentuali – che forse rendono meglio questa “Waterloo del tesseramento” –, se proprio volete saperlo, i reggini iscritti al Pdl sono esattamente lo 0,033% della cittadinanza: in altre parole, hanno scelto il partito di Silvio Berlusconi ben 3 cittadini di Reggio Calabria ogni 10mila.

Forse è meglio finire qui.

26 aprile 2010

Il post-Scopelliti / Al Comune di Reggio, Fds vuole un uomo di Sinistra

In pochi potevano pensare che il centrosinistra calabrese si sarebbe riuscito a rialzare rapidamente dalle ‘macerie’ del 28 e 29 marzo. Il punto, adesso, sta nelle dirompenti dichiarazioni della Federazione della sinistra

Stamattina, il segretario calabrese di Rifondazione comunista e riconfermato consigliere regionale Nino De Gaetano (già assessore regionale al Lavoro e presidente della Commissione antimafia dell’Ente) e l’altro consigliere a Palazzo Campanella, il cosentino – sempre estrazione prc – Ferdinando Aiello, hanno presentato il gruppo consiliare fds alla Regione (che sarà guidato proprio dal reggino De Gaetano).

Be’, c’è una novità. E anche importante.

Che Fds, contenta d’essere sopravvissuta allo ‘tsunami’ elettorale Scopelliti e forse leggermente immemore di dovere i suoi due seggi da un lato alla prestazione-da-record proprio di Nino De Gaetano, 8mila voti e passa da solo!, dall’altro d’essersi ‘salvata’ grazie a uno smunto 0,03% (ha infatti incassato il 4,03% dei consensi: 300 suffragi in meno, e in Assemblea non sarebbe giunto neppure un eletto della Federazione della sinistra), a salvaguardare l’eventualmente residua unità del centrosinistra non ci pensa proprio…

Così, il segretario calabrese dei rifondatori e “uomo” forte di Fds in Calabria (a dispetto della giovanissima età) De Gaetano ha tirato fuori un triplice annuncio in grado di scuotere vari Palazzi e partiti… Il primo è che nel 2011 in varie roccheforti del centrosinistra dove l’Eletto è un uomo del Partito democratico, il sostegno di Fds non ci sarà: è sicuramente il caso di Cosenza, dove all’attuale sindaco Salvatore Perugini viene contestato il mancato coinvolgimento della Sinistra radicale nel suo progetto di governo della città (come pure i suoi sterminati rimpasti), ma par di capire che potrebbe accadere qualcosa di perfettamente analogo nella Crotone in cui Peppino Vallone – non eletto in Consiglio regionale per un soffio… – rovesciò il banco, conquistando il 77,8% dei consensi senza coinvolgere però Prc e Pdci nel governo della cosa pubblica, a dispetto dei loro due consiglieri (Giancarlo Sitra dei Comunisti italiani, nello specifico, presiede dall’inizio-consiliatura l’Assemblea cittadina pitagorica; epperò, ‘dettaglio’ da non sottovalutare, solo un mesetto fa è passato al Partito democratico).

La seconda questione è che alla Provincia di Reggio Calabria, invece, Fds è prontissima a sostenere la ricandidatura dell’uscente Pino Morabito, per lunghi anni alla guida del Consiglio dell’ordine degli avvocati (e, se è per questo, ‘storico’ consulente giuridico del Consiglio regionale negli anni in cui l’orgnao è stato guidato da Peppe Bova, collega di Pd e di corrente, naturalmente ‘A testa alta’), che da poco ha fatto sapere ‘a testate giornalistiche unificate’ di volersi riproporre. Si tratta peraltro di uno degli uscenti più discussi in casa dèmocrat: non è mancato chi ha placidamente accusato Morabito di non aver dato la ‘linfa’ giusta in termini di proselitismo elettorale alle ultime Regionali, ma già prima c’era stato un netto ‘distinguo’ del presidente della Provincia rispetto a chi ancòra s’identifica come pasdaràn dei Bova-boys.  Per tacere dell’ultimo motivo di dissidio: la chiara mancanza di volontà di ‘Pinone’ Morabito di ‘recuperare’ nella sua Giunta l’ex dirigente cigiellina Liliana Frascà, nella consiliatura regionale appena terminata prima presidente della Sesta Commissione e poi assessore al Personale, sacrificatasi non ricandidandosi a Palazzo Campanella in sostanza per evitare che la sua discesa in campo potesse drenare voti alla candidatura forte dello stesso  Peppe Bova (peraltro solo secondo, in termini di preferenze, sui 2 eletti piddini nella circoscrizione provinciale di Reggio): <Un eventuale nuovo assessore provinciale sarà sicuramente un interno, un consigliere provinciale eletto>, ha fatto sapere il Presidente-con-la-pipa… un ‘segnale’ inequivocabile non d’insubordinazione, ma certamente di non-subordinazione sì. E sulla conferma della fiducia a Morabito, De Gaetano (e così il collega di Rifondazione comunista Santo Gioffrè, che siede nella giunta Morabito con la delega alla Cultura, oltre a essere ben noto su scala nazionale per lo screenplay della fiction tv Artemisia Sanchez, tratta dal romanzo del politico di Seminara) ha pure puntualizzato che andrebbe caratterizzato come supporto all’uscente, a lui in persona <e non a un eventuale candidato diverso tirato fuori dal ‘cilindro’ del Partito democratico>. Un modo come un altro per far sapere che, dopo la dèbacle alle Regionali, anche in casa piddina il tempo dei giochini è scaduto.

Ultima questione: se però (ri)aspirante alla Presidenza della Provincia sarà confermato Pino Morabito, in sella – in termini di nomination nel centrosinistra – ci sarà pur sempre un alto dirigente del Partito democratico…  Le conclusioni son presto tirate: la Sinistra radicale rivendica per sé, in tal caso, il pieno diritto d’esprimere il candidato alla carica di sindaco di Reggio Calabria (<Può anche non essere un uomo di Fds, ma certamente dovrà essere un candidato della Sinistra>, ha precisato il segretario regionale del Prc, a chiarire che in tal caso il Pd non dovrebbe neanche porre in discussione la possibilità di esprimere sia il candidato al Comune sia quello alla Provincia, come fece peraltro al ‘giro’ precedente con lo stesso Morabito e, per Palazzo San Giorgio, con l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi; uno ‘stop’ efficace, al tempo stesso, verso eventuali aspirazioni di Italia dei valori e, in caso d’estensione dell’alleanza elettorale negli Enti locali, anche di altri centristi come l’Udc).

Tutto questo accade anche perché l’uscita da un doppio-mandato è solitamente una chicane da Valentino Rossi: solo i più bravi, in termini di rappresentanza periferica delle coalizioni, restano in sella…

Basterà dare uno sguardo a quanto accaduto negli ultimi anni.

Comune di Catanzaro: uscente Sergio Abramo (cdx), entrante Rosario Olivo (csx)

Comune di Crotone: uscente Pasquale Senatore (cdx), entrante Peppino Vallone (csx)

Comune di Reggio Calabria: uscente (perché prematuramente scomparso) Italo Falcomatà (csx), entrante Peppe Scopelliti (cdx)

E altri esempi ancora si potrebbero fare… ma non ne manca qualcuno nell’altro verso. Per esempio, alla Provincia di Catanzaro Michele Traversa ha solo ‘passato il testimone’ a Wanda Ferro, sempre del centrodestra, dopo il suo duplice mandato presidenziale. E malgrado mille polemiche e sconquassi, Cosenza ‘la rossa’ non è caduta neppure dopo la morte del ‘leone’ Giacomo Mancini (altri sindaci sono stati Eva Catizone, ‘impallinata’ dalla sua stessa maggioranza dopo una breve stagione e l’attuale uscente Perugini, sempre di centrosinistra, neanche impensierito da un altro Giacomo Mancini: il nipote dell’ex segretario nazionale del Psi, già deputato socialista nelle file diessine e oggi potente assessore al Bilancio e alla Programmazione comunitaria della giunta Scopelliti).

26 dicembre 2009

Regionali, per il centrosinistra dèbacle annunciata? (3)

(segue)

Esiste comunque almeno un altro punto interrogativo da porsi.

Ma perché non c’è alcun territorio in cui il Governatore uscente sia considerato immeritevole? 

In primis, esiste una questione statistica: per la legge dei grandi numeri, su 20 regioni d’Italia, considerato un certo periodo (esempio: quinquennio 2005-2009), ci sarà stato qualche Governatore meno valido degli altri.

Proprio per la stessa ragione, non è possibile che questo ‘scarso rendimento’ coinvolga sempre e comunque “gli altri”, cioè chi governa ma ha una casacca differente…

Eppure, un singolo partito (oggi, diremmo il Pd; o il Pdl; o altre forze, come dire?, non “a vocazione maggioritaria”) non dice mai chiaro e tondo “questo Presidente e questa Giunta non li ripropongo, perché hanno malgovernato”.

I motivi di questo sono tanti e, in parte, intuibili.

 Allora, direte voi, gli uscenti – non foss’altro che per motivi “di bandiera” – saranno riproposti sempre e comunque!

…Eccoci alla seconda considerazione: non è così. A volte, i Governatori (ma anche i Presidenti di Provincia o i sindaci) uscenti non vengono riproposti affatto.

E visto che (tornare al punto 1) ‘per definizione’ questi governanti non sono mai scadenti o deficitari, in qualche modo siamo tornati al nodo originario: ma se andavano così bene, perché “quei” Presidenti non vengono riproposti?

 Questione numero tre: vadano bene oppure no, i Presidenti uscenti non ‘dovrebbero’ forse essere riproposti in ogni caso?

Anche qui, ci sono molte correnti di pensiero… Comunque la si pensi, resta un dato inconfutabile: riproporre il Governatore (o sindaco, o presidente della Provincia…) uscente è anche l’unico modo per consentire al popolo ‘sovrano’ di declinare il principio di responsabilità politica. Cioè, di dire al Presidente e alla coalizione che – nel caso – hanno male amministrato: “Cari, andatevene a casa”.

Altre valutazioni sul loro operato saranno sempre e comunque di minor impatto.

Eppure, in Italia quando le cose non sono magari andate bene, c’è sempre qualcuno che pensa di “cambiare cavallo” senza alcuna valutazione di merito sul passato.

Ecco allora che le Primarie scricchiolano la prima volta: sarà il caso d’ideare una ‘franchigia’ (non per Agazio Loiero, tornando al caso-Calabria, ma sempre & comunque) per gli uscenti, in modo che fuori dalle convenienze e dal ‘politichese’ siano gli elettori a poter sempre dare il loro giudizio, positivo o anche rude?

E comunque: se il Pd ‘boccerà’ Vendola, perché non dire esplicitamente che quest’esperienza non è (per i Democrat) andare bene, assumendosene le responsabilità (per esempio, di mandare probabilmente a monte su scala nazionale l’intesa con la giovane Sel)?

(3 – fine.)

9 dicembre 2009

Tonino, addio

Questa che segue è la commemorazione diramata dall’Ufficio stampa del Consiglio regionale di Tonino Acri, per anni presidente della Provincia di Cosenza e fin qui consigliere regionale. La seconda metà di questa legislatura regionale, per chi ha frequentato Palazzo Campanella, porta indiscutibilmente (anche) il volto della sua malattia, della lotta contro il male di questo Politico Gentiluomo.

….Addio, Tonino.

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“Scompare con Antonio Acri, una figura limpida che ha arricchito le Istituzioni con la politica dal volto umano, densa di passione civile e con la stella polare dei problemi della Calabria onesta e laboriosa”.

Lo ha affermato oggi il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Bova, apprendendo del decesso di Antonio Acri, consigliere regionale del Pd.

Nel corso di questa legislatura, Acri ha rivestito incarichi importanti, prima come Presidente del Comitato per la qualità e fattibilità delle leggi, poi come presidente della quarta Commissione consiliare “Assetto, utilizzazione del territorio – Protezione dell’Ambiente”.

Finchè le forze glielo hanno consentito, ha svolto con passione e puntualità gli incarichi ricoperti.

Dal dicembre del 2000, è stato Vice Presidente della Lega Nazionale delle Autonomie Locali oltre che Presidente della Lega Regionale.

Antonio Acri era nato a San Giovanni in Fiore il 2 dicembre del ’42. Sposato dal ‘72, padre di due figli e dal 2002 anche nonno, si era laureato in Scienze motorie all’Isef di Napoli.

Il suo impegno politico inizia da giovanissimo nelle file dell’allora Pci. Ultratrentennale la sua presenza nelle istituzioni: nel 1975 viene eletto nel Consiglio comunale di San Giovanni in Fiore, diventando prima assessore e poi sindaco nell’81.

Dal 1980 viene eletto, ininterrottamente, consigliere dell’Amministrazione provinciale di Cosenza e ricopre gli incarichi di capogruppo Consiliare del P.D.S., poi più volte di assessore e infine, nel ’94, di Presidente della Provincia. Nel ’95 è eletto a mezzo di elezione diretta e cinque anni dopo è riconfermato Presidente al primo turno nelle competizioni del Giugno 1999.

Era entrato per la prima volta in Consiglio regionale, eletto il 4 aprile 2005 con 6.765 voti nella lista Ds della circoscrizione di Cosenza; il 1 gennaio 2008, Acri aderisce al neocostituito gruppo consiliare del Partito Democratico.

Fino al 31 gennaio 2008, ha rivestito la carica di segretario della Commissione consiliare regionale contro il fenomeno della mafia in Calabria.

Nella seduta consiliare dell’8 luglio 2005, è stato eletto membro degli Istituti regionali Ricerca Sperimentazione ed aggiornamenti educativi

(I.R.R.S.A.E.) presso il Ministero della Pubblica Istruzione.

Appassionato di sport, è stato calciatore e allenatore di 3a categoria, e ha praticato anche il pugilato. Amava viaggiare e leggere libri di saggistica storica e politica.

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