il Caffè di Meliadò

31 agosto 2013

Quel chicco di Calabria che crea valore e ricchezza

Filed under: economix — mariomeliado @ 19:40
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Finalmdueente un po’ d’ossigeno.
Finalmente, dopo tante classifiche più che negative, la possibilità di raccontare un pezzetto della Calabria “che funziona” e che fa parlare bene di sé nel mondo…

E parliamo specificamente d’economia, perché in questi giorni è in edicola una specialissima edizione di Capital (mensile cult di settore).

 

Per il numero 400 del periodico nei suoi 33 anni di vita dal 1980 – anno della fondazione –,

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30 agosto 2013

I senatori a vita e quella “qultura” che la politica osanna solo a parole

La cosa più torva e triste cs.t.chehe io abbia sentito dire negli ultimi anni l’ha detta oggi Daniela Santanchè (foto a destra).

Questa dirigente del Pdl, purtroppo lontana anni-luce dai valori di una Destra europea di cui il Paese ha maledettamente bisogno, così come di una Sinistra europea (che dista meno dal traguardo, ma di sicuro è ancòra ben lontana dall’averlo tagliato…), s’è permessa di dire che «l’unico che l’avrebbe meritato», cioè Silvio Berlusconi, non è stato nominato senatore a vita.

Qualche breve considerazione.
Io personalmente, ritengo che l’ex premier Berlusconi non meriti assolutamente, neanche di striscio, alcun tipo di onorificenza se non in campo imprenditoriale (dove ha realizzato realtà straordinarie come Mediaset) e sportivo (il Milan è una realtà planetaria, sotto gli occhi di tutti).
In più, indipendentemente da ogni valutazione politica, costituirebbe un assurdo e pericolosissimo precedente il conferimento della carica di senatore a vita a un soggetto raggiunto da condanna irrevocabile, foss’anche per un reato minore (e così, purtroppo per Silvio Berlusconi, non è assolutamente nel caso suo).

E da questo piccolo blog, vorrei evidenziare l’enorme pericolo per la storia e la Costituzione di questa Repubblica che deriverebbe anche solo dall’idea che, messa in cassaforte una sentenza di colpevolezza irrevocabile verso uno qualunque tra i 60 milioni d’italiani, tutti uguali davanti alla Legge (e non «tutti uguali tranne uno», per parafrasare l’infelicissima battuta del ministro alle Riforme Gaetano Quagliariello…), verdetto tra l’altro “consonante”, dello stesso segno (colpevolezza) non in uno ma in tutti i diversi gradi di giudizio!, questo soggetto possa essere impunemente sollevato dalle proprie responsabilità penali con l’escamotage del laticlavio “onorario”.

Ma la cosa più aberrante e schizoide che ritengo includa un devastante messaggio come quello propalato dall’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e da altri (in molti casi, oziosamente) riguarda la pesantissima sottovalutazione dei neosenatori a vita.

A mRenzo Pianoolti di questi microbi (politicamente e, spesso, umanamente) direi solo una cosa piccola piccola: signori, curricula sul tavolo. Parlerete solo dopo aver confrontato i vostri con quelli dei neonominati, ammesso che – arrossiti dalla vergogna – non vogliate volontariamente sparire nelle viscere della terra.

Personalmente, sapevo poco di Elena Cattaneo e delle sue formidabili ricerche sulle cellule staminali.
Posso però dire che Carlo Rubbia, Renzo Piano (vedi foto a sinistra) e Claudio Abbado sono nei settori della ricerca scientifica, dell’architettura e della musica delle strepitose eccellenze che tutto il mondo c’invidia.

Sarebbe perfino banale (…ma non meno vero!) “gridare all’untore”, sottolineando quanto Silvio Berlusconi abbia pochi meriti in questo stesso senso e altri politici, anche dello stesso colore politico, possano averne assai di più.
La Questione sta invece nella pochezza di parole che trucidano verbalmente la straordinaria e variegata ricchezza delle risorse umane di questo Paese; e arriva da un ambiente – la politica – che, grillini o radicali, “sinistri” o “destri”, ciancia molto spesso dell’urgenza di ribaltare l’assurda gerarchia di valori spesso vigente in Italia, cercando di tutelare e preservare la cultura e i suoi alfieri non diciamo “nobilmente”, ma almeno in maniera un attimo più decente.

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20 agosto 2013

Allestimento al Museo nazionale della Magna Grecia, vince Set Up Live – Protecno Impianti. E… i soldi?

È stato aggiMuseo naz 0udicato questa sera l’appalto per l’allestimento museologico e museografico e d’impiantistica speciale – cioè, in sostanza, per garantire la completa fruizione – del Museo archeologico “della Magna Grecia”, il Museo nazionale di stanza a Reggio Calabria a Palazzo Piacentini che da poco ha visto la sua riapertura con l’attesa mostra “Arte torna arte”.

Sveliamo immediatamente il nominativo dell’impresa vincitrice: si tratta dell’Ati (associazione temporanea d’imprese) Set Up Live srl (capogruppo) – Protecno Impianti. Sconfitte dunque le altre quattro pretendenti: l’unica reggina, ossia l’Ati Ffc Costruzioni di qualità – Impianti e costruzioni; il Consorzio stabile ReseArch; l’Ati in via di costituzione tra la blasonata Goppion e la Citis; la costituenda Ati “verticale” tra la mandataria Tecnoedil e le imprese mandanti Sice e Impretech (associazione temporanea d’imprese, quest’ultima, reintegrata in sèguito a integrazione documentale richiesta dalla Stazione appaltante).

Il criterio seguìto era quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa ai sensi del decreto legislativo 163/2006, ma naturalmente i parametri presi in considerazione dalla Commissione aggiudicatrice (presidente, la soprintendente per i Beni archeologici per la Calabria Simonetta Bonomi; componenti, il viceprefetto aggiunto di Reggio Patrizia Adorno e l’architetto Giovanni Villani, coordinatore presso la Soprintendenza di Salerno e Avellino; segretario verbalizzante, il direttore amministrativo ed economico-finanziario alla Direzione regionale per i Beni culturali Salvatore Patamia).

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9 agosto 2013

Comune di Reggio Calabria, l’incandidabilità “di massa” apre la campagna elettorale

In assoluto, non si può certo definire una sorpresa il verdetto con cui la prima Sezione civile del Tribunale di Reggio Calabria (presidente, Rodolfo Palermo) ha sancito l’incandARENA Demyidabilità «alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali» (che, pure, a Reggio non si terranno in quanto anche tale Comune rientra fra i tantissimi ormai privi dei requisiti per potersi munire di consigli di zona), per otto ex amministratori comunali reggini.
Alcune cose vanno però puntualizzate, per correttezza innanzitutto verso la pubblica opinione, che dal 9 ottobre 2012 –data in cui il Comune di Reggio è stato sciolto per «contiguità mafiose» – è stata frastornata da molte bugie dolose, parecchie inesattezze e certamente da un buon numero di strumentalizzazioni, tentate o riuscite.

Intanto, nel metodo: non è un verdetto “massivo”. Vero è che quasi tutti i “convenuti” sono stati colpiti dalla sentenza di ieri, ma questo non può senz’altro ingenerare il dubbio che la sanzione abbia colpito tutti indiscriminatamente. Anzi.
È stato rigettato, infatti, il ricorso nei confronti di Bruno Bagnato (capogruppo Udc), Nicola Irto (Pd, unico esponente del centrosinistra interessato al procedimento) e Nicola Paris (Reggio Futura), tra i quali e il Ministero dell’Interno è però disposta – forse discutibilmente – la compensazione delle spese. Ma l’esito negativo per tre degli ex amministratori menzionati in relazione sui complessivi 11 attesta che i giudici, com’era da attendersi, hanno operato coscienziosamente, vagliando caso per caso; al di là, chiaramente, della condivisione o meno dei singoli esiti.

Ci sono poi gli otto ex amministratori dichiarati incandidabili, in testa l’ex primo cittadino Demy Arena (in atto, assessore regionale alle Attività produttive nella Giunta guidata dal predecessore alle redini di Palazzo San Giorgio, Peppe Scopelliti), condannandoli inoltre a pagare in solido (cioè tutti insieme ovvero a partire da uno solo di loro, salvo il diritto di rivalsa) cinquemila euro per spese di giudizio.
Fondamentale capire di cosa stiamo parlando.

Intanto, non si tratta certo di una condanna che lambisce “di striscio” l’Amministrazione comunale sciolta esattamente 10 mesi fa. Infatti il verdetto centra in pieno l’ex sindaco e l’ex presidente dell’Assemblea, quattro ex assessori (Walter Curatola di Reggio Futura – Sport, Spettacolo e Patrimonio edilizio; Giuseppe Martorano del Partito repubblicano – Anagrafe, Decentramento e Protezione civile; Pasquale Morisani di Scopelliti Presidente – Lavori pubblici; Luigi Tuccio, esterno – Urbanistica) e due ex consiglieri comunali (Peppe Eraclini e Pino Plutino, entrambi del Pdl).

La sentenza coinvolge, dunque, in pieno l’intera “cabina di regia” del Comune tra il 2011 e il 2012.
E stavolta, profilo da non trascurare, l’esito sfavorevole (in questo caso giudiziario) non arriva da Roma, che parte della politica reggina considerò “matrigna” il 9 ottobre dello scorso anno, quando per la prima volta in Italia un ministro dell’Interno (l’oggi Guardasigilli Annamaria Cancellieri) decise di sciogliere il Consiglio comunale di un capoluogo di provincia.

Né mancano interessanti “spigolature”.

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8 agosto 2013

…Sale il prezzo del caffè “Venezia”?

Filed under: uno sguardo fuori dal guscio — mariomeliado @ 07:47
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Mentre i dati dell’ennesimo Rapporto Svimez non ci fanno certo dormire sonni tranquilli, con la Calabria ultima in tutto, una domanda imveneziaprovvisamente ci angoscia: …ma sta per aumentare il prezzo del caffè “Venezia”? Difficile, per un blog che si chiama Il Caffè di Meliadò, non interessarsene… no?

Intanto, una premessa forse inutile per molti di voi: cos’è, il caffè “Venezia”? Mentre il caffè “macchiato” è realizzato aggiungendo del latte caldo al caffè, il “Venezia” ha in più una spruzzata di cacao (o di cioccolato liquido, comunque) sulla cima, talvolta con dei disegnini ornamentali.
Non è conosciuto soltanto con questo nome: in molte altre città assume nomi differenti (per esempio, marocchino è il suo nome più comune a Milano come a Roma e in altri posti del CentroItalia).

Cosa accade adesso?

Semplice, come ai bei tempi dei petrodollari Opec si gemeva per i continui rialzi della benzina e di tutti i petroliferi in quanto si temeva per le scarse riserve di petrolio, adesso s’ipotizza una scarsa offerta di cacao sul mercato mondiale.

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