il Caffè di Meliadò

20 marzo 2013

Napolitano, Bersani, Renzi e Grillo. Due o tre cosette che il Pd non sembra aver capito, ma gli italiani sì

Filed under: centrosinistra,grillini — mariomeliado @ 16:25
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Poche ore, e il dilemma circa la formazione del nuovo Governo sarà sciolto: giusto domani i “big” (prima Beppe Grillo, poi Silvio Berlusconi, quindi Pierluigi Bersani) si recheranno al Quirinale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la seconda, ultima giornata delle consultazioni.

Raro, ma stavolta la prima giornata di questo “giro” s’è rivelata però ben più decisiva della seconda: appena scesi dal Colle, i presidenti di Camera e Senato (Laura Boldrini e Piero Grasso rispettivamente) hanno parlato senza locuzioni tortuose di assoluta necessità di dare un Governo al Paese. Questo presumibilmente si può tradurre così: il mandato a Bersani sarà soltanto “esplorativo”, visto che Cinquestelle non lo voterà mai e specie a Palazzo Madama non c’è altra sponda cui affidarsi. E poi ci sarà il tentativo dell’ex Procuratore nazionale antimafia.

Due annotazioni sul punto: intanto, gli elettori pd (non parliamo di altri….) dovrebbero caldamente sconsigliare, da sùbito, al loro segretario nazionale di tentare pastrocchi improponibili, tipo varare “a tutti i costi” un esecutivo che però non abbia una reale e solida maggioranza in una delle due Camere ma, al Senato, s’arrischi a fidare sullo smunto drappello dei senatori del premier uscente Mario Monti e, addirittura, sul risicato drappello dei senatori a vita, soprattutto perché contare persino su questi suffragi come voti ineliminabili per la sopravvivenza del Governo centrale sarebbe chiaramente da avventurieri. L’esatto bisogno di cui il Paese – specie agli occhi dell’Europa… – ha oggi bisogno. Poi però, un’altra cosa: sarebbe bene che fin da ora i cinquestellini chiarissero se un ipotetico governo Grasso potrebbe davvero vederli in maggioranza, senza far affondare la Nave Italia o comunque tornare al voto nel giro di un mucchietto di settimane. E, soprattutto, dovrebbe il centrosinistra chiarire se un esecutivo del genere sarebbe o no sorretto convintamente… Anche perché, diciamolo, non si può giocare con chi ha avuto in mano i destini della lotta alla ‘ndrangheta e alle altre mafie, non si può neanche pensare d’inviarlo a fare un “giretto esplorativo” con la riserva mentale di tornare alle urne anche se poi una maggioranza ci fosse. E abbiamo il fondato sospetto che il primo a respingere al mittente un ragionamento impolitico di questo tipo sarebbe giusto Piero Grasso.

Perché bisogna rispondere ora? Ma perché il centrosinistra, e il Pd in particolare…, non sembra aver messo molto bene a fuoco due-tre cosette che, invece, gli italiani hanno chiarissime.

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11 marzo 2013

(Il)libertà d’informazione. Dal “caso Bindi” al Vati-crac

Filed under: robe vaticane — mariomeliado @ 14:32
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Cari amici, in quebbste ore questo blogger è stato particolarmente impegnato (come tante volte nel passato anche meno recente) a tentare di difendere la libertà d’informazione.
Episodio di turno: il “caso Bindi” (nella foto, l’ex ministro della Sanità col segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani).

Detto in altre parole, e tralasciando il singolo giornalista o la singola testata interessati: può un ex ministro della Repubblica e vicepresidente uscente della Camera dei deputati, sulla scena pubblica da 30 anni, presidente nazionale del partito (il Pd) che presumibilmente avrà l’onere di formare il nuovo Governo, fare la figura che più o meno potrebbe fare un consigliere di circoscrizione (con tutto il rispetto) e non rispondere alle domande di un cronista, cioè eludere i legittimi dubbi dell’opinione pubblica circa l’uno o l’altro aspetto del proprio comportamento? A nostro modesto avviso, senz’altro no (non foss’altro che per via del finanziamento pubblico dei partiti e delle istituzioni, dunque l’esistenza di un doppio flusso di denaro pubblico che ha interessato direttamente Rosy Bindi e molti altri politici italiani da 30 anni a questa parte. Con quali esiti? Ognuno liberamente si sarà formato una propria idea).

Visto però che a più riprese me n’ero occupato pure sui social network, non me ne sarei nuovamente occupato; se non fosse che qualcuno, nelle stesse ore, ha pensato di gettare benzina sul fuoco della libertà d’informazione, anzi: dell’illibertà d’informazione che, talora, sembra vigere rigorosamente nel nostro Paese.

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