il Caffè di Meliadò

18 settembre 2012

Nasce “Pubblico”, quotidiano fondato e diretto da Luca Telese. E c’è una “chicca” tutta calabrese…

Nell’intervista rilasciata a questo blog, Luca Telese (volto ben noto de La 7, ex il Giornale) aveva anticipato con un po’ di dispiacere che il suo nuovo giornale, Pubblico, inizialmente non sarebbe stato distribuito in Calabria e Sicilia. E allora, diciamo che le ultime ore del travaglio (….ops!) per questo nuovo e atteso quotidiano portano una “chicca” tutta calabrese: come si legge in un tweet lanciato dallo stesso direttore, contrariamente a quanto preventivato Pubblico sarà distribuito fin dal primo giorno (cioè oggi, 18 settembre, lo stesso giorno preannunciato con mesi d’anticipo anche sui social network) anche nelle edicole calabresi.

(more…)

10 gennaio 2011

Il “caso Perugini”. Un paradigma per un’intera coalizione e un’intera classe dirigente (3)

(segue)

…ma eccoci nel cuore di questa seconda questione. Quali sono, queste cose più importanti per il Pd o, comunque, per un partito che a dare una parola decisiva agli elettori preferisca revocare fiducia al “suo” eletto?

Una risposta potrebbe essere: il pluralismo.

Però manifestamente non è così!, visto che i Democratici negano all’atto pratico in moltissimi casi quelle primarie che pure, erano chiaramente il loro “mito fondativo”, come qualcuno ha giustamente scritto. A maggior ragione, nel momento in cui non solo rigettano la loro idea-Dna di primarie di partito, ma rifiutano perfino la sintesi garantita da primarie di coalizione: e qui basterà evocare il nome di Vendola (o di Pisapia, più di recente) per capire il perché.

Allora, forse, la cosa più importante è la coerenza politico-programmatica… Ma anche quest’assunto è più che fasullo. Anzi: diciamo che la volubilità di alleanze e programmi è tale (a tal punto da proporre alleanze e programmi differenti magari con identica squadra di governo!), da renderlo del tutto improponibile.

Forse, in fondo, la cosa ritenuta più importante è vincere le elezioni.

Uno psicodramma vecchio quanto il mondo: a che serve vincere, se poi non si è in grado di governare? Anzi: a che serve vincere, se poi non si è in grado di governare bene? Ma, d’altro canto: a che serve elaborare il miglior programma, le migliori alleanze, la miglior squadra di governo possibili, se poi non si vince e tutto questo bel pensare va in fumo?

Però, il punto adesso è questo: se parliamo di un primo mandato va benissimo tutto. Dove una prioritizzazione convince meno, è l’ipotesi di ricandidare o non ricandidare un amministratore uscente.

Decliniamo l’ipotesi in concreto.

Perugini non è un primo cittadino “qualunque”: è il sindaco di una Cosenza “rossa” ormai a senso alterno (micidiale lo schianto destrorso alle ultime Regionali). E’ l’emblema negativo di come si possa essere percepiti come pessimi amministratori anche quando il tessuto ti favorisce in maniera spudorata (Salvatore Perugini è stato in questi anni instancabilmente in fondo alle classifiche di gradimento dei sindaci italiani, mentre negli stessi anni il presidente della Provincia della “sua” Cosenza, Mario Oliverio, “svettava” ai primissimi posti per gradimento: un ossimoro poco simpatico per chi, dei due, portava la fascia tricolore). Cosa da non trascurare, il centrosinistra ha – almeno apparentemente – ritenuto che il suo fosse un buon governo, a tal punto da consegnargli le chiavi dell’Anci calabrese.

E’ chiaro, il messaggio, no? Su 409 Comuni calabresi, molti dei quali governati dal centrosinistra, per quella coalizione almeno la best practice dell’amministrare negli Enti locali andava ravvisata nella giunta Perugini, a tal punto da indicare nel sindaco di Cosenza il presidente regionale dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani. La domanda a questo punto è: il partito, per caso, ha ritenuto di prendere per i fondelli – e per diversi anni – elettori, iscritti e dirigenza dell’Anci?

In alternativa: le più o meno alte prospettive di vittoria possono essere sufficienti a “scaricare” un eletto che ha governato bene (ammesso che le cose stiano così)?

(3 – continua)

26 aprile 2010

Il post-Scopelliti / Al Comune di Reggio, Fds vuole un uomo di Sinistra

In pochi potevano pensare che il centrosinistra calabrese si sarebbe riuscito a rialzare rapidamente dalle ‘macerie’ del 28 e 29 marzo. Il punto, adesso, sta nelle dirompenti dichiarazioni della Federazione della sinistra

Stamattina, il segretario calabrese di Rifondazione comunista e riconfermato consigliere regionale Nino De Gaetano (già assessore regionale al Lavoro e presidente della Commissione antimafia dell’Ente) e l’altro consigliere a Palazzo Campanella, il cosentino – sempre estrazione prc – Ferdinando Aiello, hanno presentato il gruppo consiliare fds alla Regione (che sarà guidato proprio dal reggino De Gaetano).

Be’, c’è una novità. E anche importante.

Che Fds, contenta d’essere sopravvissuta allo ‘tsunami’ elettorale Scopelliti e forse leggermente immemore di dovere i suoi due seggi da un lato alla prestazione-da-record proprio di Nino De Gaetano, 8mila voti e passa da solo!, dall’altro d’essersi ‘salvata’ grazie a uno smunto 0,03% (ha infatti incassato il 4,03% dei consensi: 300 suffragi in meno, e in Assemblea non sarebbe giunto neppure un eletto della Federazione della sinistra), a salvaguardare l’eventualmente residua unità del centrosinistra non ci pensa proprio…

Così, il segretario calabrese dei rifondatori e “uomo” forte di Fds in Calabria (a dispetto della giovanissima età) De Gaetano ha tirato fuori un triplice annuncio in grado di scuotere vari Palazzi e partiti… Il primo è che nel 2011 in varie roccheforti del centrosinistra dove l’Eletto è un uomo del Partito democratico, il sostegno di Fds non ci sarà: è sicuramente il caso di Cosenza, dove all’attuale sindaco Salvatore Perugini viene contestato il mancato coinvolgimento della Sinistra radicale nel suo progetto di governo della città (come pure i suoi sterminati rimpasti), ma par di capire che potrebbe accadere qualcosa di perfettamente analogo nella Crotone in cui Peppino Vallone – non eletto in Consiglio regionale per un soffio… – rovesciò il banco, conquistando il 77,8% dei consensi senza coinvolgere però Prc e Pdci nel governo della cosa pubblica, a dispetto dei loro due consiglieri (Giancarlo Sitra dei Comunisti italiani, nello specifico, presiede dall’inizio-consiliatura l’Assemblea cittadina pitagorica; epperò, ‘dettaglio’ da non sottovalutare, solo un mesetto fa è passato al Partito democratico).

La seconda questione è che alla Provincia di Reggio Calabria, invece, Fds è prontissima a sostenere la ricandidatura dell’uscente Pino Morabito, per lunghi anni alla guida del Consiglio dell’ordine degli avvocati (e, se è per questo, ‘storico’ consulente giuridico del Consiglio regionale negli anni in cui l’orgnao è stato guidato da Peppe Bova, collega di Pd e di corrente, naturalmente ‘A testa alta’), che da poco ha fatto sapere ‘a testate giornalistiche unificate’ di volersi riproporre. Si tratta peraltro di uno degli uscenti più discussi in casa dèmocrat: non è mancato chi ha placidamente accusato Morabito di non aver dato la ‘linfa’ giusta in termini di proselitismo elettorale alle ultime Regionali, ma già prima c’era stato un netto ‘distinguo’ del presidente della Provincia rispetto a chi ancòra s’identifica come pasdaràn dei Bova-boys.  Per tacere dell’ultimo motivo di dissidio: la chiara mancanza di volontà di ‘Pinone’ Morabito di ‘recuperare’ nella sua Giunta l’ex dirigente cigiellina Liliana Frascà, nella consiliatura regionale appena terminata prima presidente della Sesta Commissione e poi assessore al Personale, sacrificatasi non ricandidandosi a Palazzo Campanella in sostanza per evitare che la sua discesa in campo potesse drenare voti alla candidatura forte dello stesso  Peppe Bova (peraltro solo secondo, in termini di preferenze, sui 2 eletti piddini nella circoscrizione provinciale di Reggio): <Un eventuale nuovo assessore provinciale sarà sicuramente un interno, un consigliere provinciale eletto>, ha fatto sapere il Presidente-con-la-pipa… un ‘segnale’ inequivocabile non d’insubordinazione, ma certamente di non-subordinazione sì. E sulla conferma della fiducia a Morabito, De Gaetano (e così il collega di Rifondazione comunista Santo Gioffrè, che siede nella giunta Morabito con la delega alla Cultura, oltre a essere ben noto su scala nazionale per lo screenplay della fiction tv Artemisia Sanchez, tratta dal romanzo del politico di Seminara) ha pure puntualizzato che andrebbe caratterizzato come supporto all’uscente, a lui in persona <e non a un eventuale candidato diverso tirato fuori dal ‘cilindro’ del Partito democratico>. Un modo come un altro per far sapere che, dopo la dèbacle alle Regionali, anche in casa piddina il tempo dei giochini è scaduto.

Ultima questione: se però (ri)aspirante alla Presidenza della Provincia sarà confermato Pino Morabito, in sella – in termini di nomination nel centrosinistra – ci sarà pur sempre un alto dirigente del Partito democratico…  Le conclusioni son presto tirate: la Sinistra radicale rivendica per sé, in tal caso, il pieno diritto d’esprimere il candidato alla carica di sindaco di Reggio Calabria (<Può anche non essere un uomo di Fds, ma certamente dovrà essere un candidato della Sinistra>, ha precisato il segretario regionale del Prc, a chiarire che in tal caso il Pd non dovrebbe neanche porre in discussione la possibilità di esprimere sia il candidato al Comune sia quello alla Provincia, come fece peraltro al ‘giro’ precedente con lo stesso Morabito e, per Palazzo San Giorgio, con l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi; uno ‘stop’ efficace, al tempo stesso, verso eventuali aspirazioni di Italia dei valori e, in caso d’estensione dell’alleanza elettorale negli Enti locali, anche di altri centristi come l’Udc).

Tutto questo accade anche perché l’uscita da un doppio-mandato è solitamente una chicane da Valentino Rossi: solo i più bravi, in termini di rappresentanza periferica delle coalizioni, restano in sella…

Basterà dare uno sguardo a quanto accaduto negli ultimi anni.

Comune di Catanzaro: uscente Sergio Abramo (cdx), entrante Rosario Olivo (csx)

Comune di Crotone: uscente Pasquale Senatore (cdx), entrante Peppino Vallone (csx)

Comune di Reggio Calabria: uscente (perché prematuramente scomparso) Italo Falcomatà (csx), entrante Peppe Scopelliti (cdx)

E altri esempi ancora si potrebbero fare… ma non ne manca qualcuno nell’altro verso. Per esempio, alla Provincia di Catanzaro Michele Traversa ha solo ‘passato il testimone’ a Wanda Ferro, sempre del centrodestra, dopo il suo duplice mandato presidenziale. E malgrado mille polemiche e sconquassi, Cosenza ‘la rossa’ non è caduta neppure dopo la morte del ‘leone’ Giacomo Mancini (altri sindaci sono stati Eva Catizone, ‘impallinata’ dalla sua stessa maggioranza dopo una breve stagione e l’attuale uscente Perugini, sempre di centrosinistra, neanche impensierito da un altro Giacomo Mancini: il nipote dell’ex segretario nazionale del Psi, già deputato socialista nelle file diessine e oggi potente assessore al Bilancio e alla Programmazione comunitaria della giunta Scopelliti).

9 dicembre 2009

Tonino, addio

Questa che segue è la commemorazione diramata dall’Ufficio stampa del Consiglio regionale di Tonino Acri, per anni presidente della Provincia di Cosenza e fin qui consigliere regionale. La seconda metà di questa legislatura regionale, per chi ha frequentato Palazzo Campanella, porta indiscutibilmente (anche) il volto della sua malattia, della lotta contro il male di questo Politico Gentiluomo.

….Addio, Tonino.

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“Scompare con Antonio Acri, una figura limpida che ha arricchito le Istituzioni con la politica dal volto umano, densa di passione civile e con la stella polare dei problemi della Calabria onesta e laboriosa”.

Lo ha affermato oggi il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Bova, apprendendo del decesso di Antonio Acri, consigliere regionale del Pd.

Nel corso di questa legislatura, Acri ha rivestito incarichi importanti, prima come Presidente del Comitato per la qualità e fattibilità delle leggi, poi come presidente della quarta Commissione consiliare “Assetto, utilizzazione del territorio – Protezione dell’Ambiente”.

Finchè le forze glielo hanno consentito, ha svolto con passione e puntualità gli incarichi ricoperti.

Dal dicembre del 2000, è stato Vice Presidente della Lega Nazionale delle Autonomie Locali oltre che Presidente della Lega Regionale.

Antonio Acri era nato a San Giovanni in Fiore il 2 dicembre del ’42. Sposato dal ‘72, padre di due figli e dal 2002 anche nonno, si era laureato in Scienze motorie all’Isef di Napoli.

Il suo impegno politico inizia da giovanissimo nelle file dell’allora Pci. Ultratrentennale la sua presenza nelle istituzioni: nel 1975 viene eletto nel Consiglio comunale di San Giovanni in Fiore, diventando prima assessore e poi sindaco nell’81.

Dal 1980 viene eletto, ininterrottamente, consigliere dell’Amministrazione provinciale di Cosenza e ricopre gli incarichi di capogruppo Consiliare del P.D.S., poi più volte di assessore e infine, nel ’94, di Presidente della Provincia. Nel ’95 è eletto a mezzo di elezione diretta e cinque anni dopo è riconfermato Presidente al primo turno nelle competizioni del Giugno 1999.

Era entrato per la prima volta in Consiglio regionale, eletto il 4 aprile 2005 con 6.765 voti nella lista Ds della circoscrizione di Cosenza; il 1 gennaio 2008, Acri aderisce al neocostituito gruppo consiliare del Partito Democratico.

Fino al 31 gennaio 2008, ha rivestito la carica di segretario della Commissione consiliare regionale contro il fenomeno della mafia in Calabria.

Nella seduta consiliare dell’8 luglio 2005, è stato eletto membro degli Istituti regionali Ricerca Sperimentazione ed aggiornamenti educativi

(I.R.R.S.A.E.) presso il Ministero della Pubblica Istruzione.

Appassionato di sport, è stato calciatore e allenatore di 3a categoria, e ha praticato anche il pugilato. Amava viaggiare e leggere libri di saggistica storica e politica.

17 luglio 2009

Il meridionalismo federale ha il suo Beniamino

Centosei comitati. Beniamino Donnici si rimette in gioco così: in vista delle Regionali 2010, al riavvicinamento a Italia dei valori (che lo vide coordinatore regionale e pure europarlamentare) l’ex assessore regionale della giunta Loiero preferisdonnici b.ce il rilancio di “Calabria Libera” appunto attraverso una mole di comitati “spontanei” territoriali.

Il punto ‘inquietante’ è che dopo le strizzatine d’occhio di alcuni segmenti del centrosinistra all’Mpa di Fefè Lombardo (il “top” naturalmente è rappresentato, in Calabria almeno, dall’intenzione dello stesso Governatore in carica Agazio Loiero di puntare sul tema in vista della sua ricandidatura nel 2010), ora pure “Calabria Libera” si lancia sull’incipiente Partito del Sud. Come se il Pdl che in atto è al Governo non avesse fatto incetta di voti proprio al Sud, anche se dal punto di vista delle politiche economiche il ritorno fin qui è stato ben magro per i territori meridionali.

Intanto, la “Costituente meridionalista” s’inzeppa di avvocati: dall’ex sindaco di Rosarno Gianfranco Saccomanno a Lanfranco Calderazzo al catanzarese Domenico Grisolia (chissà, forse avere in serbo esperti legulei è una chance in più per ottenere il megarisarcimento chiesto al Parlamento europeo per aver sottostimato, nel suo report di fine legislatura, le presenze di Donnici a Strasburgo facendolo ingiustamente apparire fra i più assenteisti sugli scranni Ue…).

…A proposito: Calderazzo, oltre che per le sue gesta legali, è noto anche per aver sostenuto (contribuendo peraltro alla sua vittoria) l’ex parlamentare ed ex presidente della Regione Rosario Olivo alla carica di sindaco di Catanzaro, con la lista Progetto Città che altro non era che una delle due liste per le Comunali del capoluogo di regione “inventate” di sana pianta all’ombra del Pdm appena fondato – al tempo – dal presidente della Giunta regionale Loiero.
E queste, nell’occasione, furono alcune delle parole pronunciate da Calderazzo rispetto all’azione del Governatore: Siamo rimasti affascinati dall’azione politica di Loiero (…) che ha riaffermato i valori del Sud e ha alzato la testa rispetto alla partitocrazia più becera.

Giusto per capirci.

E certo, c’è da dire che Saccomanno è ormai al terzo “passaggio” di partito nel brevissimo volgere di un paio d’anni: eletto primo cittadino rosarnese per Forza Italia, subito dopo la fine anticipata della sua esperienza (si dimise un numero di consiglieri sufficiente a far sciogliere automaticamente l’Assemblea, un po’ come accaduto più di recente all’Amministrazione di Villa San Giovanni guidata da Giancarlo Melito) si gettò con grande impeto al fianco di Antonio Di Pietro (caso curioso, proprio in quell’Italia dei Valori già ripudiata dall’oggi compagno di strada Donnici).

Ma ben al di là della presentazione odierna del progetto pure a Gioia Tauro (dopo l’incipit cosentino del 25 giugno scorso), la cosa che fa davvero tenere il fiato sospeso è che questa convergenza si verificherebbe, sostiene l’ex sindaco rosarnese, per evitare tutto quello che leggiamo ogni giorno sui giornali. Parecchie cose “lette sui giornali”, però, hanno riguardato e riguardano proprio Raffaele Lombardo (anche e soprattutto nel tratto di strada, certamente indelebile, percorso nell’Udc insieme all’ex compagno di partito e predecessore alla guida della Regione Sicilia Totò Cuffaro).

…Quindi?

13 luglio 2009

Il mio benvenuto

Benvenuti!
…Nuova stagione, nuovo blog…

Nasce così “il Caffè di Meliadò” (nome che riprende dichiaratamente una vecchia rubrica televisiva), il blog del giornalista Mario Meliadò in cui proporrò notizie, commenti, indiscrezioni, interviste, magari anche qualche esclusiva…
Il tutto naturalmente per voi, in attesa – febbrile – delle vostre valutazioni, delle vostre osservazioni (anche e soprattutto quelle critiche).

Grazie allora, e… alla prossima!

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