il Caffè di Meliadò

30 aprile 2010

L’etica dello sport viene premiata

A volte l’etica non è una fregnaccia. Perfino nello sport. Perfino nell’apparentemente inquinatissimo mondo del pallone (Calciòpoli, doping, caso-Lentini, plusvalenze truccate, scandalo scommesse… e per carità di patria ci fermiamo qui).

Così l’Amministrazione comunale di Reggio Calabria ha deciso di onorare adeguatamente il fantastico, quasi irripetibile gesto di fair play del quale si rese protagonista l’Ascoli – guidato, incidentalmente, dall’ex tecnico della Reggina Bepi Pillon (vedi foto), già guida tecnica del Chievo, che purtroppo in riva allo Stretto non ebbe uguale fortuna che nella città scaligera – nel girone d’andata del corrente campionato di serie B. Al “Del Duca”, i padroni di casa non si resero conto che il difensore amaranto Carlos Valdez era a terra, infortunato, e andarono a segnare facilmente fendendo una difesa, più che sguarnita, ferma. Questione di un attimo e il baffuto tecnico dei bianconeri – complici le veementi proteste degli ospiti – capì: piuttosto che macchiarsi di un’ “onta” sportiva, Pillon preferì richiamare immediatamente i suoi e chiedere a gran voce che lasciassero immediatamente pareggiare gli avversari.

E così la Reggina andò a segnare l’1-1 con Biagio Pagano, un gol “regalato” dai padroni di casa proprio in relazione all’estremo gesto di fair play fortemente voluto dal loro allenatore.

Adesso, la volontà della città tramite il presidente del Consiglio comunale Aurelio Chizzoniti e il vicesindaco Peppe Raffa di rendere omaggio a quell’impareggiabile gesto d’etica sportiva. Questa la motivazione del riconoscimento a Pillon, al capitano bianconero Vincenzo Sommese e allo stesso presidente dell’Ascoli Roberto Benigni: per <la lezione di etica impartita dall’Ascoli Calcio che ha fatto garrire alto il vessillo della correttezza e della lealtà, scandendo una pagina indelebile di sport e sportività>.

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28 aprile 2010

Reggio Calabria risponde così agli avvilenti applausi a Giovanni Tegano (2)

Altre foto dall’iniziativa di questa mattina……..

Reggio Calabria risponde così agli avvilenti applausi a Giovanni Tegano

Dopo i pochi, ma pur sempre tristissimi applausi tributati – sostanzialmente da amici e parenti: la sostanza, però, non cambia… – all’ormai ex superboss Giovanni Tegano, questa in un secondo sit-in di solidarietà, dopo il primo di ieri sera, la nuova risposta di Reggio Calabria.

Quella Calabria “libera” che (tra bandiere di partito, slogan, loghi associazionistici) non deflette e proprio non ce la fa a sentirsi accomunata a ‘certa gente’, quella degli applausi di solidarietà al boss. E che per questo ha voluto far vedere chiaramente e con nettezza da che parte sta: da quella della legalità!, manifestando sotto la Questura reggina per solidarizzare in modo plateale con forze dell’ordine e magistrati.

Altroché <Tegano uomo di pace>!, eccola qui – da Sinistra a Destra, politicamente parlando… – la risposta più acconcia: <I veri uomini di pace siete VOI>, cioè appunto gli operatori delle Giustizia, le forze dell’ordine, chi gravita nel pianeta della Legalità e non può, davvero non può sentir neppure accennare a stupidaggini del genere.

Né magari, con un silenzio temporaneo, avallare la tesi in base alla quale la Calabria “perbene” non c’è, o s’è voltata da un’altra parte.

27 aprile 2010

comunicazioni & e-mail

carissimi, vi ricordo che per comunicazioni riservate – come in queste ore più volte mi avete chiesto – c’è la mia e-mail:

mariomeliado1969@gmail.com .

grazie!

Tegano in manette, la gente applaude. Il questore che piegò i Casalesi: “Vergogna”

Con somma urgenza, questo il take più recente dell’agenzia Ansa…

E’ stato salutato con un applauso il boss della ‘ndrangheta Giovanni Tegano, arrestato ieri sera a Reggio Calabria dopo 17 anni di latitanza, atteso stamattina da parenti e amici all’uscita della questura da dove poi è stato portato in carcere. Il modo con il quale è stato salutato il boss non è piaciuto al questore, Carmelo Casabona, che ha bollato gli applausi come un fatto vergognoso.
Ad applaudirlo una minoranza di parenti e amici ma l’episodio ha innescato un diluvio di polemiche e di dichiarazioni.
Qualcuno gli ha anche gridato ‘Giovanni uomo di pace’, proprio a lui che deve scontare una condanna all’ergastolo e che è stato protagonista degli anni della guerra di mafia di Reggio Calabria che provocò oltre seicento morti.

Quando stamani in conferenza stampa è stata posta la domanda sugli applausi il primo a sbottare è stato proprio Casabona ritenendo quanto accaduto “un fatto molto brutto”. Il Procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, ha ribadito che gli applausi erano rivolti ad una persona condannata all’ergastolo ed ha voluto sottolineare che “c’é sicuramente una stragrande maggioranza di calabresi che non ha voce per mancanza di strumenti o per paura”. Il no all’enfasi degli applausi è stato ribadito anche dal ministro Alfano e per il capo della squadra mobile, Renato Cortese, per anni Tegano ha alimentato quel fascino misterioso e “negativo soprattutto in coloro i quali sono venuti oggi ad applaudirlo”.
L’arresto del numero uno dei latitanti calabresi è sicuramente un duro colpo contro la ‘ndrangheta. L’ennesimo.

Quando ieri sera gli agenti della squadra mobile ed i colleghi del nucleo speciale Sco-Mobile hanno fatto irruzione nella villetta dove si nascondeva, Tegano ha cercato di nascondersi in una stanza buia. I poliziotti però gli hanno puntato in faccia un faro e, in quel preciso istante, il boss si è reso conto che la sua latitanza era finita. Tegano era inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi e dal 1995 erano state diramate le ricerche in campo internazionale. In realtà gli investigatori ipotizzano che il boss non si è mai allontanato da Reggio Calabria dove si concentrano i suoi “interessi”.
Con Tegano, che aveva una pistola ed un coltello, sono state trovate altre cinque persone, tra cui il genero, Carmine Polimeni, di 30 anni, che sono stati arrestati in quanto ritenuti fiancheggiatori. La villetta in cui si nascondeva, dotata di un sofisticato sistema di video sorveglianza, è stata sequestrata. Nonostante i suoi settant’anni, Tegano gestiva ancora i suoi affari e gli investigatori non escludono che proprio ieri sera fosse in compagnia dei suoi amici più fidati per parlare delle sue attività. Per gli investigatori il boss reggino è un “esponente di spessore della ‘ndrangheta”. Il suo arresto, secondo il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, chiude un ciclo perché è stato assicurato alla giustizia “l’ultimo dei grandi latitanti calabresi di notevole spessore”.

26 aprile 2010

Il post-Scopelliti / Al Comune di Reggio, Fds vuole un uomo di Sinistra

In pochi potevano pensare che il centrosinistra calabrese si sarebbe riuscito a rialzare rapidamente dalle ‘macerie’ del 28 e 29 marzo. Il punto, adesso, sta nelle dirompenti dichiarazioni della Federazione della sinistra

Stamattina, il segretario calabrese di Rifondazione comunista e riconfermato consigliere regionale Nino De Gaetano (già assessore regionale al Lavoro e presidente della Commissione antimafia dell’Ente) e l’altro consigliere a Palazzo Campanella, il cosentino – sempre estrazione prc – Ferdinando Aiello, hanno presentato il gruppo consiliare fds alla Regione (che sarà guidato proprio dal reggino De Gaetano).

Be’, c’è una novità. E anche importante.

Che Fds, contenta d’essere sopravvissuta allo ‘tsunami’ elettorale Scopelliti e forse leggermente immemore di dovere i suoi due seggi da un lato alla prestazione-da-record proprio di Nino De Gaetano, 8mila voti e passa da solo!, dall’altro d’essersi ‘salvata’ grazie a uno smunto 0,03% (ha infatti incassato il 4,03% dei consensi: 300 suffragi in meno, e in Assemblea non sarebbe giunto neppure un eletto della Federazione della sinistra), a salvaguardare l’eventualmente residua unità del centrosinistra non ci pensa proprio…

Così, il segretario calabrese dei rifondatori e “uomo” forte di Fds in Calabria (a dispetto della giovanissima età) De Gaetano ha tirato fuori un triplice annuncio in grado di scuotere vari Palazzi e partiti… Il primo è che nel 2011 in varie roccheforti del centrosinistra dove l’Eletto è un uomo del Partito democratico, il sostegno di Fds non ci sarà: è sicuramente il caso di Cosenza, dove all’attuale sindaco Salvatore Perugini viene contestato il mancato coinvolgimento della Sinistra radicale nel suo progetto di governo della città (come pure i suoi sterminati rimpasti), ma par di capire che potrebbe accadere qualcosa di perfettamente analogo nella Crotone in cui Peppino Vallone – non eletto in Consiglio regionale per un soffio… – rovesciò il banco, conquistando il 77,8% dei consensi senza coinvolgere però Prc e Pdci nel governo della cosa pubblica, a dispetto dei loro due consiglieri (Giancarlo Sitra dei Comunisti italiani, nello specifico, presiede dall’inizio-consiliatura l’Assemblea cittadina pitagorica; epperò, ‘dettaglio’ da non sottovalutare, solo un mesetto fa è passato al Partito democratico).

La seconda questione è che alla Provincia di Reggio Calabria, invece, Fds è prontissima a sostenere la ricandidatura dell’uscente Pino Morabito, per lunghi anni alla guida del Consiglio dell’ordine degli avvocati (e, se è per questo, ‘storico’ consulente giuridico del Consiglio regionale negli anni in cui l’orgnao è stato guidato da Peppe Bova, collega di Pd e di corrente, naturalmente ‘A testa alta’), che da poco ha fatto sapere ‘a testate giornalistiche unificate’ di volersi riproporre. Si tratta peraltro di uno degli uscenti più discussi in casa dèmocrat: non è mancato chi ha placidamente accusato Morabito di non aver dato la ‘linfa’ giusta in termini di proselitismo elettorale alle ultime Regionali, ma già prima c’era stato un netto ‘distinguo’ del presidente della Provincia rispetto a chi ancòra s’identifica come pasdaràn dei Bova-boys.  Per tacere dell’ultimo motivo di dissidio: la chiara mancanza di volontà di ‘Pinone’ Morabito di ‘recuperare’ nella sua Giunta l’ex dirigente cigiellina Liliana Frascà, nella consiliatura regionale appena terminata prima presidente della Sesta Commissione e poi assessore al Personale, sacrificatasi non ricandidandosi a Palazzo Campanella in sostanza per evitare che la sua discesa in campo potesse drenare voti alla candidatura forte dello stesso  Peppe Bova (peraltro solo secondo, in termini di preferenze, sui 2 eletti piddini nella circoscrizione provinciale di Reggio): <Un eventuale nuovo assessore provinciale sarà sicuramente un interno, un consigliere provinciale eletto>, ha fatto sapere il Presidente-con-la-pipa… un ‘segnale’ inequivocabile non d’insubordinazione, ma certamente di non-subordinazione sì. E sulla conferma della fiducia a Morabito, De Gaetano (e così il collega di Rifondazione comunista Santo Gioffrè, che siede nella giunta Morabito con la delega alla Cultura, oltre a essere ben noto su scala nazionale per lo screenplay della fiction tv Artemisia Sanchez, tratta dal romanzo del politico di Seminara) ha pure puntualizzato che andrebbe caratterizzato come supporto all’uscente, a lui in persona <e non a un eventuale candidato diverso tirato fuori dal ‘cilindro’ del Partito democratico>. Un modo come un altro per far sapere che, dopo la dèbacle alle Regionali, anche in casa piddina il tempo dei giochini è scaduto.

Ultima questione: se però (ri)aspirante alla Presidenza della Provincia sarà confermato Pino Morabito, in sella – in termini di nomination nel centrosinistra – ci sarà pur sempre un alto dirigente del Partito democratico…  Le conclusioni son presto tirate: la Sinistra radicale rivendica per sé, in tal caso, il pieno diritto d’esprimere il candidato alla carica di sindaco di Reggio Calabria (<Può anche non essere un uomo di Fds, ma certamente dovrà essere un candidato della Sinistra>, ha precisato il segretario regionale del Prc, a chiarire che in tal caso il Pd non dovrebbe neanche porre in discussione la possibilità di esprimere sia il candidato al Comune sia quello alla Provincia, come fece peraltro al ‘giro’ precedente con lo stesso Morabito e, per Palazzo San Giorgio, con l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi; uno ‘stop’ efficace, al tempo stesso, verso eventuali aspirazioni di Italia dei valori e, in caso d’estensione dell’alleanza elettorale negli Enti locali, anche di altri centristi come l’Udc).

Tutto questo accade anche perché l’uscita da un doppio-mandato è solitamente una chicane da Valentino Rossi: solo i più bravi, in termini di rappresentanza periferica delle coalizioni, restano in sella…

Basterà dare uno sguardo a quanto accaduto negli ultimi anni.

Comune di Catanzaro: uscente Sergio Abramo (cdx), entrante Rosario Olivo (csx)

Comune di Crotone: uscente Pasquale Senatore (cdx), entrante Peppino Vallone (csx)

Comune di Reggio Calabria: uscente (perché prematuramente scomparso) Italo Falcomatà (csx), entrante Peppe Scopelliti (cdx)

E altri esempi ancora si potrebbero fare… ma non ne manca qualcuno nell’altro verso. Per esempio, alla Provincia di Catanzaro Michele Traversa ha solo ‘passato il testimone’ a Wanda Ferro, sempre del centrodestra, dopo il suo duplice mandato presidenziale. E malgrado mille polemiche e sconquassi, Cosenza ‘la rossa’ non è caduta neppure dopo la morte del ‘leone’ Giacomo Mancini (altri sindaci sono stati Eva Catizone, ‘impallinata’ dalla sua stessa maggioranza dopo una breve stagione e l’attuale uscente Perugini, sempre di centrosinistra, neanche impensierito da un altro Giacomo Mancini: il nipote dell’ex segretario nazionale del Psi, già deputato socialista nelle file diessine e oggi potente assessore al Bilancio e alla Programmazione comunitaria della giunta Scopelliti).

25 aprile 2010

E in Sicilia si tenta di distruggere i simboli: vandalizzato l’ “albero di Falcone”

Continua a colpire i simboli, la stramaledetta mafia.

Stavolta parliamo proprio di Cosa Nostra: a Palermo la Piovra non ha trovato di meglio, nel tentativo di opporsi all’avanzata dello Stato, che scavare la terra sotto i piedi ai tantissimi cittadini di buona volontà che da tempo ormai  usano radunarsi davanti all’ “albero di Falcone”, dedicato cioè all’eroico magistrato antimafia Giovanni Falcone assassinato – com’è noto – nella strage di Capaci.

E in effetti è proprio quell’albero che è stato oggetto di assurda, mafiosa devastazione. L’albero in sé; il suo valore simbolico, soprattutto; e, a incarnarlo massimamente, i messaggi di pace e speranza, le foto, i disegnini che rappresentavano globalmente la fiducia in un futuro diverso e costantemente vi venivano depositati.

<In questi diciotto anni è diventato il simbolo della rinascita della società palermitana e dell’impegno per la legalità>, ricorda Maria Falcone – sorella del magistrato ‘simbolo’ trucidato dal crimine organizzato siculo -, commentando lo scempio che è stato perpetrato della magnolia di via Notarbartolo.

Il 23 maggio prossimo, saranno 18 anni senza Giovanni. Resistere resta obbligatorio; specie il 25 aprile.

Come le ‘ndrine scalano il Duomo

La ‘ndrangheta, fenomeno internazionale. L’associazione mafiosa più potente del mondo, come in varie riprese evidenziato da magistrati ‘in prima linea’ (vedi il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri).

Ma, per intanto, fenomeno non locale bensì autenticamente nazionale: ecco un interessante resoconto sull’assedio Risiko-style a Milano & dintorni….

Sanità: assessore regionale o commissario?

In Calabria uno dei fronti di maggior dibattito regionale è attualmente l’assetto futuro prossimo della Sanità.

…E ci mancherebbe che non fosse così!, viste le decine di miliardi di euro preda dei rapaci più vergognosi, specie negli ultimi tempi… Adesso, da un lato il neoPresidente della Giunta regionale Peppe Scopelliti ha chiesto un urgente <gesto di responsabilità> (leggi: dimissioni) a tutti i top manager delle varie Asp e Aziende ospedaliere (ma a Cosenza un ‘nemico pubblico numero 1’ come il dg dell’Asp cosentina Franco Petramala, già candidato alle Amministrative col centrosinistra, non si poteva lasciare al proprio posto e dunque è stato cacciato di già). Dall’altro, pochi giorni fa ha annunciato – guardandosi bene dal farlo in campagna elettorale, eh – che chiederà lui stesso al governo Berlusconi di commissariare il comparto-chiave della società e della politica calabrese.

Sarà un atteggiamento adeguato? Sarà commissariando (tra l’altro, pochissimo tempo dopo un voto che, qualsiasi decisione si prendesse, la vedrebbe stra-stra-legittimata da uno ‘tsunami’ elettorale) che si potranno affrontare in maniera più proficua e diretta gli annosi problemi della Sanità calabra? Qualche dubbio è lecito; ma Scopelliti, proprio in quest’ottica, ha trattenuto anche questa delega (attenzione all’ “anche”: le deleghe fin qui non assegnate sono numerosissime e, in alcuni casi, anche molto delicate e onerose).

Per dire, secondo un “vecchio saggio” come il leader del movimento “Diritti civili” Franco Corbelli – uno diventato famoso in tutt’Italia (anche) grazie a strepitose e strepitanti battaglie intorno a eclatanti casi di malasanità -, in realtà <quello che occorre è un nuovo assessore alla sanità, competente, che non risponde a logiche di partito e di corrente, ma che operi solo per tutelare i diritti dei cittadini e dei pazienti>. Ovvero, <un assessore che nomini direttori generali capaci e vada negli ospedali a rendersi conto dei problemi, che incontri il personale medico e paramedico, gli stessi malati, per capire quali sono le esigenze, le emergenze, le priorità da affrontare subito…>.

Chi non vive né opera in Calabria potrà pensare: ma stiamo parlando di cose del tutto normali, l’abc dell’apprendista-stregone della Sanità. Eh no…, qui stiamo parlando di cose rare, come rare nel segmento sono state anche persone che fossero competenti, oneste o (addirittura!) entrambe le cose contemporaneamente (……..sarà il caso di ricordare che secondo atti giudiziari c’è stato qualche dirigente medico arrivato al punto da far cambiare lo stato dei luoghi, dentro una sala operatoria, dopo un intervento conclusosi con la morte del paziente?)

Non per nulla il ‘saggio’ Corbelli ammicca al nodo vero: <Questa è la svolta vera, reale, che si aspettano i calabresi>. Perché sa bene come il quadro sia che <pazienti aspettano mesi prima di essere sottoposti ad un esame negli ospedali. Nei nosocomi, anche quelli importanti regionali, si rompono le macchine per esami importanti che non vengono riparate e sostituite e i malati aspettano da settimane, in un lettino, addirittura nei corridoi, prima di essere sottoposti a test importanti e delicati>.

Forse non servono Superman. Forse serve ‘solo’ un pizzico di sana normalità… sarebbe già tantissimo.

24 aprile 2010

E a proposito di liberarsi dalle catene…

….c’era anche Mimmo Martino, epico cantore vernacolare dell’etnofolk dei Mattanza, all’iniziativa reggina anti-pizzo.
Beh, a me è venuto naturale rammentare quel magnifico passaggio di Un servu e un Cristu, un brano di musica e ‘saggezza’ popolare che sarebbe stato censurato dalla Chiesa molto tempo fa perché Gesù Cristo, interpellato da un servo, invece che suggerire di porgere ecumenicamente l’altra guancia….

<…E tu forsi chi hai ciunchi li vrazza,
oppuru ll’ha ‘nchiovati com’a mmia
cu voli la giustizia si la fazza
non speri ch’autru la fazza pe ttia;
si tu si omu e non si testa pazza
metti a profittu ‘sta sintenzia mia
jò non sarrìa supra sta cruciazza
s’avissi fattu quantu dicu a ttia!>

….e sottolineo: cu voli la giustizia si la fazza, non speri ch’autru la fazza per tia.è il mònito da cui ripartire “dal basso” nel contrasto al crimine organizzato.

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