il Caffè di Meliadò

15 novembre 2014

Giunta comunale di Reggio Calabria, il “gran rifiuto” di Marisa Maisano “punto per punto”

La sera tra il 14 e il 15 novembre, quando mancano solo poche ore all’annuncio ufficiale della giunta Falcomatà a Santa Venere (emblematicamente a Santa Venere, quella frazione della zona alta di Reggio Calabria i cui residenti, sentendosi completamente abbandonati fin dalla pericolosa, smottata strada di collegamento che porta a valle, erano giunti a riconsegnare le tessere elettorali al prefetto Claudio Sammartino, amaisano nocitilla vigilia delle Comunali del 26 ottobre scorso), è venuta fuori la “grana” dell’assessorato a Sport, Istruzione ed Educazione alla Bellezza (ossia Politiche culturali).
Un assessorato assegnato a una delle quattro “esterne” e in particolare a un tecnico proveniente dal mondo della scuola: la dirigente dell’Istituto comprensivo “Montalbetti-Telesio-Ciraolo” della zona Sud della città, Marisa G. Maisano (in questa foto la vedete con l’ex assessore comunale al settore Enzo Nociti, oggi in lizza per il Consiglio regionale).

Sarà bene precisare che, in questi giorni, nessuno ha mai smentito l’assegnazione delle deleghe su citate all’apprezzata dirigente scolastica; né la sua accettazione. Accettazione «senza riserve di sorta», precisano persone assai vicine al primo cittadino Peppe Falcomatà.
…Invece, a quanto pare, le riserve c’erano eccome; quantomeno nel “conflitto interiore” evidentemente vissuto da Marisa Maisano che, alla fine, ha ceduto ai propri dubbi e ha preferito non entrare a far parte dell’Esecutivo municipale.

Qui di sèguito, l’accorato messaggio divulgato dalla dirigente scolastica (anche) attraverso il web:

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1 novembre 2014

Verso la giunta Falcomatà, con un vicesindaco tabacciano, 4 esterne, un po’ di scontenti. E qualche sorpresa

Alla fine, saranno ugualmente quattro le donne nella giunta Falcomatà che vePFrrà annunciata nelle prossime ore a Reggio Calabria (più probabilmente, secondo i soliti beneinformati, lunedì 3 novembre). Al di là del Tuel, che all’art. 47 comma 4 prevede che «nei Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti lo Statuto può prevedere la nomina ad assessore di cittadini non facenti parte del Consiglio e in possesso dei requisiti di candidabilità, eleggibilità e compatibilità alla carica di consigliere», la fonte necessaria richiamata appunto dal Testo unico Enti locali, ossia lo Statuto comunale reggino – per come modificato con deliberazione n. 49 del 28 agosto 2007 – al primo comma dell’art. 68 prevede sobriamente che «il sindaco può nominare assessori cittadini in possesso dei requisiti di legge per l’elezione a consigliere comunale». Senza alcun limite numerico, dunque (in teoria, potrebbero essere indicati pure 9 assessori esterni su 9).

Sul “quando” precisamente arriverà l’annuncio incide, com’è ovvio, anche il momento della formalizzazione dei consiglieri; esiste ancòra un margine d’incertezza in varie liste (Pd, ma non solo) in cui ultimi degli eletti e primi dei non eletti quasi “si toccano”, la Commissione elettorale è al lavoro.

Accertata l’inesistenza di un vincolo normativo circa il “tetto” di esterni nominabili, alla rinuncia della dèm Nancy Iachino (unica consigliera di maggioranza) il primo cittadino ha preferito ovviare “a modo suo”: rispettando cioè alla lettera il vincolo del 40% almeno di assessori di ciascun sesso sancito dal ddl Delrio e non ampliando la platea degli eletti rispetto agli esterni.
Questo significa due cose: da un lato il numero complessivo degli assessori rimarrà di nove elementi (contrariamente a chi pure aveva suggerito di lasciare solo tre donne “esterne” e rispettare gli equilibri-Delrio facendo scendere a otto il numero complessivo di assessori), dall’altro però il peso degli esterni crescerà. Saranno quattro (tutte donne, appunto) contro cinque soli assessori pescati tra i consiglieri eletti a Palazzo San Giorgio.

…Tutto questo, chiaro, ha pure ulteriori riverberi.
Vediamo un po’ insieme cosa dicono le indscrezioni più accreditate, allo stato dell’arte.

Intanto nella formazione della Giunta sono stati presto enucleati quattro criteri.

  • la concertazione “di primo livello” – dunque i colloqui col primo cittadino – avrebbe riguardato solo le otto liste che hanno ottenuto almeno un seggio;
  • avrebbero ricevuto un assessorato, per motivi strettamente numerici, solo le 5 liste che hanno ottenuto più di un seggio;
  • quanto agli assessori esterni di sesso femminile, si sarebbe posta come condicio sine qua non una sicura competenza professionale, del tutto esterna alla politica, coniugata a una ragionevole certezza di avere elementi di Giunta «immediatamente operativi», sulla scorta dell’accelerazione Renzi-style fortemente nelle intenzioni di Peppe Falcomatà. Dunque donne con un curriculum vitae davvero significativo, da prelevarsi magari dagli organi apicali di società importanti o di rilevanti Amministrazioni pubbliche;
  • sempre per le “assessore”, categorico niet all’ipotizzato ripescaggio di aspiranti al Consiglio non premiate dalle urne.

Il primo punto significa, intanto, che già ieri sono stati svolti praticamente tutti i vis-à-vis previsti (solo A testa alta per Reggio ha visto oggi il confronto col primo cittadino) e che le tre liste rimaste “a secco” (in ordine di suffragi ottenuti: Sel, Pri e Sinistra per Reggio) saranno coinvolte solo nella “squadra” in senso ampio: prenderanno parte insomma al governo della città attraverso le articolazioni esterne a Consiglio e Giunta, tipicamente gli organi di sottogoverno. E la cosa non era scontata, soprattutto considerando il blasone dei soggetti coinvolti (i vendoliani, alleati “classici” del Pd, per esempio anche alle Regionali del 23 novembre; il Partito repubblicano d’antica tradizione e con segretario nazionale reggino, Franco Nucara; la Sinistra radicale che vedeva elementi significativi provenienti dal “calderone” Pdci + Rifondazione comunista + ex lista Tsipras).

Il secondo punto, a dispetto della “luna di miele” in corso con l’elettorato reggino, ha certo prodotto qualche motivo di frizione. Se Cambiare Reggio Cambia/Officina Calabria, in testa l’eletto Filippo Bova e gli ispiratori come Enzo Tromba, non sembra sfoggiare particolari recriminazioni, il discorso è un po’ diverso per Oltre (intanto perché ospita pure il Cdu di Lillo Manti e Pino Palmisani, in seconda battuta perché non va mai sottovalutata la necessità di “collanti” efficaci rispetto al consigliere provinciale Mimmo Battaglia che tra l’altro, dopo la risicata sconfitta alle Primarie di coalizione per le Comunali, di qui a pochissimi giorni avrà la “prova della verità” col voto per le Regionali nella lista dèmocrat) e soprattutto per il Partito socialista.

Per il Ps va operato un breve discorso a parte, in effetti. Intanto, nella pur ristretta base del glorioso partito c’è chi rammenta un presunto patto informale in base al quale Falcomatà jr., se eletto, avrebbe accordato ai socialisti la vicesindacatura, indipendentemente dagli esiti elettorali!, alla luce del sostegno alle Primarie del centrosinistra per la corsa a Palazzo San Giorgio. A molti è poi parso strano – e, per molti versi, è davvero così – che la minidelegazione ricevuta a Palazzo di città comprendesse il solo segretario provinciale Gianni Milana, senza includere come sarebbe apparso naturale almeno anche Antonio Ruvolo, segretario cittadino e unico eletto socialista. A questo si aggiungano voci incrociate stando alle quali il partito avrebbe chiesto l’assessorato per un esterno, ipotizzando nomi tra i quali lo stesso Milana, mentre il primo cittadino avrebbe ribattuto proponendo l’indicazione di un potenziale assessore esterno di sesso femminile. Insomma, un piccolo grande caos a fronte della sostanziale certezza che gli uomini di Riccardo Nencini non avranno un assessore di sesso maschile (interno o esterno che sia) né tantomeno la “seconda piazza” in Giunta.

Vediamo allora le cinque liste che esprimeranno assessori.

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31 ottobre 2014

Reggio Calabria, il sindaco terrebbe per sé “Decreto” e Beni confiscati. Vicesindaco un “moderato”?

Filed under: centrosinistra,in Calabria — mariomeliado @ 14:38
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Il neosindaco di Reggio Calabria Peppe Falcomatà potrebbe iniziare già fra qualche ora la sua sequenza d’incontri con le varie forze politiche che hanno contribuito al suo largo successo alle ComuRC - portonali del 26 ottobre.
Diciamo sùbito che i tempi saranno veloci ma difficlmente fulminei: a rallentare (almeno un pochino) i lavori ci sono due circostanze che attengono alle donne da inserire in Giunta.

Ha infatti detto “no” Nancy Iachino, recordwoman di preferenze ma anche unica consigliera eletta fra i 22 membri di maggioranza: almeno due i motivi, da un lato l’inesperienza (è al primo mandato) e il pur garbato pressing che le sarebbe stato rivolto, considerato che gli assessori piddini “doc” (cioè non solo appartenenti al Partito democratico ma anche inseriti nella relativa lista) dovrebbero essere comunque al massimo due.
Restando ancòra sulla rappresentanza femminile, c’è poi il nodo circa le esterne. Tre, aveva detto il primo cittadino. Ma a questo punto dei 9 assessori (numero massimo, che Falcomatà jr. intende peraltro raggiungere) quante saranno le donne? Visto il rifiuto dell’unica eletta, si supporrebbe sempre quattro – per rispettare le proporzioni stabilite dal “ddl Delrio”, che ha modificato il comma 2 dell’art. 46 del Tuel stabilendo che ogni sesso dev’essere rappresentato con almeno il 40% del totale degli assessori –, senonché rispettare perfettamente questo principio a questo punto vorrebbe dire violarne un altro. Cioè l’impossibilità di nominare più di tre assessori esterni.
Ecco allora la concreta certezza che (dopo aver fatto mettere nero su bianco alla Iachino la propria rinuncia motivata, per poter poi esibire un atto congruente in caso di ricorsi per violazione del principio paritario…) il primo cittadino nominerà 6 assessori maschi e 3 femmine, queste ultime ovviamente tutte esterne.

Certezze ancòra non ce ne sono, ma quanto alle possibili “assessore” l’intenzione sarebbe di scandagliare attentamente le rose di nomi che saranno fornite in particolare da parti sociali, associazioni e ambienti universitari (che hanno visto anche alcune esponenti significative candidarsi direttamente o rinunciare a un impegno diretto addirittura alla sindacatura: potrebbe essere l’occasione per un “ripescaggio”, in termini però tutti da verificare). A quanto sembra però in pole position per esprimere una donna almeno ci sarebbe il sindacato: uno dei ragionamenti coinvolge le figure apicali, con possibilità di schierare donne impegnate a livelli regionali (la cislina Rosy Perrone?) o l’unica donna in atto con funzioni di segretario provinciale generale (parleremmo della cigiellina Mimma Pacifici, che peraltro non è reggina ma locridea; ostacolo questo, comunque, non certo invalicabile). Altri indicano qualche elemento che svolge o comunque ha svolto ruoli importanti in organismi paritari.

Per carità, boatos… anche se provenienti da ambienti qualificati.
Qualcuno poi ha bisbigliato il nome di qualche donna d’esperienza: tra queste non manca una professionista della Sanità e amministratrice di lungo corso come Maria Pia Porcino (i 525 raccolti col Centro democratico non sono bastati, stavolta, per l’elezione), in Giunta pure ai tempi di Falcomatà senior.
L’elenco peraltro sarebbe molto più lungo: basterà guardare, ad esempio, anche a elementi assai rilevanti nel mondo della scuola che potrebbero assolvere con grande competenza a un assessorato a Istruzione Cultura … e Sport, come pare vada profilandosi (sì, perché come già s’è visto scendere da 14 a 9 assessori comporta ovviamente un superlavoro in termini d’accorpamento e le deleghe andranno quasi certamente ridisegnate nel  loro complesso).

Per il resto, 6 assessori maschi.
Proviamo a entrare nel merito.

Un primo elemento riguarda appunto le deleghe assessorili che il sindaco terrà per sé: dovrebbero esserci quantomeno Politiche comunitarie (strategiche), Beni confiscati (difficile scordare che Peppe Falcomatà ha lavorato nel settore proprio all’Agenzia nazionale ubicata a Tremulini) e “Decreto Reggio” (delega pesantissima e gravosissima, che in questa fase ben difficilmente si potrebbe ipotizzare affidata a soggetti altri dal sindaco della città).

Le liste che hanno portato elementi a Palazzo di città sono complessivamente otto, sulle undici dello schieramento: le tre rimaste “a secco”, ma pure Oltre, Cambiare Reggio cambia/Officina Calabria e il redivivo Partito socialista resterebbero fuori dalla Giunta e dovrebbero ottenere un coinvolgimento esclusivamente in termini di ufficio di Presidenza d’Assemblea, presidenze di Commissione e nomine di sottogoverno.

I sei assessori maschi andrebbero quindi ripartiti tra le uniche 5 liste che hanno ottenuto più di un seggio.

Il Partito democratico – prima forza politica in città – coi suoi 7 consiglieri eletti sarebbe anche l’unica formazione cui toccherebbero due assessori, con l’avvertenza che se si rispetterà questo numero difficilmente il Pd andrebbe a esprimere il vicesindaco o deleghe tutte pesantissime, considerato che il partito già esprime il sindaco.
Com’è ovvio, tanti in pista. Per motivi vari incrociati – esperienze, anagrafe… – i maggiormente indiziati sono tre: Peppe Marino (il consigliere più votato in assoluto, già vicepresidente del Consiglio comunale: di fatto, “blindato”), Demetrio Delfino (giovane ma già di notevolissima esperienza a Palazzo di città, attivissimo, sopra “quota mille” voti e con un atout importante: il neosindaco già in campagna elettorale aveva pubblicamente dichiarato che in caso d’elezione avrebbe gradito averlo in “squadra”) e Gianni Minniti (già assessore per il centrosinistra ma, parrebbe, con qualche chance in meno).
E qui, la rinuncia di Nancy Iachino tingerà automaticamente di rosa il Consiglio perché a subentrare al prescelto ci sarebbe Paola Serranò, cuore dell’Hospice “Via delle Stelle”, oltre al giovane Marco Schirripa.

Circostanza non scontata, le due “liste del sindaco” avranno – a quanto pare – un assessore a testa: non è automatico perché su un piatto della bilancia, e chiaramente, c’è l’enorme peso elettorale, visto che sommandole superano i voti piddini!, ma sull’altro la circostanza che sindaco + deleghe del sindaco + 2 assessori delle liste del sindaco = “supervertice” di stretta osservanza falcomatiana.

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15 ottobre 2012

Dopo lo scioglimento per “contiguità mafiosa”, arriva a Reggio Calabria la Commissione straordinaria – Istruzioni per l’uso

La città di Reggio Calabria vive le sue ultime ore senza la terna commissariale (che sarà guidata dal prefetto Vincenzo Panìco , vedi foto sotto, e integrata da Giuseppe Castaldo e Dante Piazza), dopo il Decreto presidenziale di scioglimento del Comune per «contiguità mafiosa», in recepimento della recentissima decisione del Consiglio dei ministri.

Casi di scioglimento. L’articolo 39 dell’ordinamento delle autonomie locali (legge 142/90) prevedeva che i Consigli comunali e provinciali potessero essere sciolti per atti contrari alla Costituzione, gravi e persistenti violazioni di leggi o gravi motivi d’ordine pubblico. L’articolo 15-bis della legge 55/90 introdotto col decreto legge 164/91 sancì invece il possibile scioglimento in caso d’accertati collegamenti diretti o indiretti tra amministratori e criminalità organizzata o di condizionamento tale da comprometterne la «libera determinazione» o il «buon andamento» dell’Ente o da arrecare grave e perdurante pregiudizio per la pubblica sicurezza. Al Prefetto era attribuito il potere di sospendere gli organi dalla carica ricoperta per 60 giorni – durante i quali intervenivano i commissari – in attesa del decreto di scioglimento dell’Ente. Ora invece a normare la materia sono gli articoli da 143 a 146 del Tuel (decreto legislativo 267/2000).

Il Dpr. Lo scioglimento, sostanzialmente deciso dal Viminale, sotto il profilo formale è un Dpr (decreto del Presidente della Repubblica) emanato su proposta del ministro dell’Interno previa deliberazione del Consiglio dei ministri. Il Dpr relativo allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria è stato firmato dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano l’11 ottobre scorso: nelle 6 pagine circa di relazione del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri si legge fra l’altro nel Dpr – trasmesso alle Camere contestualmente alla sua emanazione e il quale, dopo il “via libera” del Quirinale e della Corte dei conti, sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale – che l’Ente reggino «presenta forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata tali da determinare l’alterazione del procedimento di formazione degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione con grave pregiudizio per l’ordine e la sicurezza pubblica», rivelandosi «permeabile» al pressing delle ‘ndrine.

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9 settembre 2009

Berlusconi “dà il bollino” a Scopelliti: in Calabria, ora l’Udc è a un passo dall’abbraccio col Pd

Si chiama Daniele Romeo il giodaniromeovanissimo consigliere comunale (pidiellino) di Reggio Calabria autore di un “colpo” davvero significativo: in diretta Sky, ha chiesto al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (nell’ambito della necessità di trattare con l’Udc, cosa che si è fatta peraltro più complicata per via del pressing piddino sui centristi, anche sui nomi dei candidati a Governatore nelle singole Regioni in cui si vorrà tentare di chiudere alleanze Udc-Pdl) se il nome di Giuseppe Scopelliti come candidato alla presidenza della Giunta regionale fosse “uno” dei nomi, o proprio quello giusto.

La risposta del premier è stata di una granitica e forse insperata solidità: il sindaco reggino e coordinatore calabrese del Popolo della libertà sarà il candidato del Pdl alla carica di Presidente, per il voto del 21 e 22 marzo.

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