il Caffè di Meliadò

1 novembre 2014

Verso la giunta Falcomatà, con un vicesindaco tabacciano, 4 esterne, un po’ di scontenti. E qualche sorpresa

Alla fine, saranno ugualmente quattro le donne nella giunta Falcomatà che vePFrrà annunciata nelle prossime ore a Reggio Calabria (più probabilmente, secondo i soliti beneinformati, lunedì 3 novembre). Al di là del Tuel, che all’art. 47 comma 4 prevede che «nei Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti lo Statuto può prevedere la nomina ad assessore di cittadini non facenti parte del Consiglio e in possesso dei requisiti di candidabilità, eleggibilità e compatibilità alla carica di consigliere», la fonte necessaria richiamata appunto dal Testo unico Enti locali, ossia lo Statuto comunale reggino – per come modificato con deliberazione n. 49 del 28 agosto 2007 – al primo comma dell’art. 68 prevede sobriamente che «il sindaco può nominare assessori cittadini in possesso dei requisiti di legge per l’elezione a consigliere comunale». Senza alcun limite numerico, dunque (in teoria, potrebbero essere indicati pure 9 assessori esterni su 9).

Sul “quando” precisamente arriverà l’annuncio incide, com’è ovvio, anche il momento della formalizzazione dei consiglieri; esiste ancòra un margine d’incertezza in varie liste (Pd, ma non solo) in cui ultimi degli eletti e primi dei non eletti quasi “si toccano”, la Commissione elettorale è al lavoro.

Accertata l’inesistenza di un vincolo normativo circa il “tetto” di esterni nominabili, alla rinuncia della dèm Nancy Iachino (unica consigliera di maggioranza) il primo cittadino ha preferito ovviare “a modo suo”: rispettando cioè alla lettera il vincolo del 40% almeno di assessori di ciascun sesso sancito dal ddl Delrio e non ampliando la platea degli eletti rispetto agli esterni.
Questo significa due cose: da un lato il numero complessivo degli assessori rimarrà di nove elementi (contrariamente a chi pure aveva suggerito di lasciare solo tre donne “esterne” e rispettare gli equilibri-Delrio facendo scendere a otto il numero complessivo di assessori), dall’altro però il peso degli esterni crescerà. Saranno quattro (tutte donne, appunto) contro cinque soli assessori pescati tra i consiglieri eletti a Palazzo San Giorgio.

…Tutto questo, chiaro, ha pure ulteriori riverberi.
Vediamo un po’ insieme cosa dicono le indscrezioni più accreditate, allo stato dell’arte.

Intanto nella formazione della Giunta sono stati presto enucleati quattro criteri.

  • la concertazione “di primo livello” – dunque i colloqui col primo cittadino – avrebbe riguardato solo le otto liste che hanno ottenuto almeno un seggio;
  • avrebbero ricevuto un assessorato, per motivi strettamente numerici, solo le 5 liste che hanno ottenuto più di un seggio;
  • quanto agli assessori esterni di sesso femminile, si sarebbe posta come condicio sine qua non una sicura competenza professionale, del tutto esterna alla politica, coniugata a una ragionevole certezza di avere elementi di Giunta «immediatamente operativi», sulla scorta dell’accelerazione Renzi-style fortemente nelle intenzioni di Peppe Falcomatà. Dunque donne con un curriculum vitae davvero significativo, da prelevarsi magari dagli organi apicali di società importanti o di rilevanti Amministrazioni pubbliche;
  • sempre per le “assessore”, categorico niet all’ipotizzato ripescaggio di aspiranti al Consiglio non premiate dalle urne.

Il primo punto significa, intanto, che già ieri sono stati svolti praticamente tutti i vis-à-vis previsti (solo A testa alta per Reggio ha visto oggi il confronto col primo cittadino) e che le tre liste rimaste “a secco” (in ordine di suffragi ottenuti: Sel, Pri e Sinistra per Reggio) saranno coinvolte solo nella “squadra” in senso ampio: prenderanno parte insomma al governo della città attraverso le articolazioni esterne a Consiglio e Giunta, tipicamente gli organi di sottogoverno. E la cosa non era scontata, soprattutto considerando il blasone dei soggetti coinvolti (i vendoliani, alleati “classici” del Pd, per esempio anche alle Regionali del 23 novembre; il Partito repubblicano d’antica tradizione e con segretario nazionale reggino, Franco Nucara; la Sinistra radicale che vedeva elementi significativi provenienti dal “calderone” Pdci + Rifondazione comunista + ex lista Tsipras).

Il secondo punto, a dispetto della “luna di miele” in corso con l’elettorato reggino, ha certo prodotto qualche motivo di frizione. Se Cambiare Reggio Cambia/Officina Calabria, in testa l’eletto Filippo Bova e gli ispiratori come Enzo Tromba, non sembra sfoggiare particolari recriminazioni, il discorso è un po’ diverso per Oltre (intanto perché ospita pure il Cdu di Lillo Manti e Pino Palmisani, in seconda battuta perché non va mai sottovalutata la necessità di “collanti” efficaci rispetto al consigliere provinciale Mimmo Battaglia che tra l’altro, dopo la risicata sconfitta alle Primarie di coalizione per le Comunali, di qui a pochissimi giorni avrà la “prova della verità” col voto per le Regionali nella lista dèmocrat) e soprattutto per il Partito socialista.

Per il Ps va operato un breve discorso a parte, in effetti. Intanto, nella pur ristretta base del glorioso partito c’è chi rammenta un presunto patto informale in base al quale Falcomatà jr., se eletto, avrebbe accordato ai socialisti la vicesindacatura, indipendentemente dagli esiti elettorali!, alla luce del sostegno alle Primarie del centrosinistra per la corsa a Palazzo San Giorgio. A molti è poi parso strano – e, per molti versi, è davvero così – che la minidelegazione ricevuta a Palazzo di città comprendesse il solo segretario provinciale Gianni Milana, senza includere come sarebbe apparso naturale almeno anche Antonio Ruvolo, segretario cittadino e unico eletto socialista. A questo si aggiungano voci incrociate stando alle quali il partito avrebbe chiesto l’assessorato per un esterno, ipotizzando nomi tra i quali lo stesso Milana, mentre il primo cittadino avrebbe ribattuto proponendo l’indicazione di un potenziale assessore esterno di sesso femminile. Insomma, un piccolo grande caos a fronte della sostanziale certezza che gli uomini di Riccardo Nencini non avranno un assessore di sesso maschile (interno o esterno che sia) né tantomeno la “seconda piazza” in Giunta.

Vediamo allora le cinque liste che esprimeranno assessori.

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24 novembre 2011

Anche il “reggino d’adozione” Morcone e il possibile sostituto di Musi (Pd) D’Andrea nel toto-sottosegretari

La “nuova” partita per il governo Monti è, ovviamente, quella relativa ai sottosegretari. Se ne parla oramai da giorni; praticamente, già immediatamente dopo la nomina e il giuramento dei nuovi ministri (atti che hanno visto “al palo” tutti i “papabili” calabresi, dall’ex rettore della Normale di Pisa, il rosarnese Salvatore Settis, fino alla catanzarese Luisa Torchia, amministrativista di vaglia e docente universitaria a “Roma Tre”; salva la cooptazione nel prestigioso posto di sottosegretario alla Presidenza dell’ormai ex presidente dell’Authority Antitrust, il catanzarese Antonio Catricalà).

Il fatto è che ora, mentre il premier Mario Monti si destreggia per l’Europa tra un colloquio con Manuel Barroso e un vertice trilaterale con Merkel e Sarkozy…, anche per una questione di tempi il toto-sottosegretari diventa più stringente. Stando alle voci più accreditate, 8 sarebbero i viceministri (ex “ministri junior”) e 25 i sottosegretari, il minimo indispensabile per consentire al Governo centrale di lavorare a pieni giri; e a dispetto di quanti sostengono da tempo che, nel “sottobosco” ministeriale, stavolta troverebbero ampia copertura vari partiti dell’arco costituzionale – e comunque i due maggiori, Pd e Pdl –, prende corpo ogni ora di più l’ipotesi che anche viceministri e sottosegretari possano rivestire un profilo squisitamente tecnico, come i componenti del gabinetto Monti. Quantomeno, si trattasse di politici, il criterio ormai nitido è che non dovrebbe comunque trattarsi di parlamentari in carica.

La cosa diventa rilevante anche sul fronte calabrese.

Sì, perché almeno la Torchia potrebbe “rispuntare” sotto questo profilo, come probabile sottosegretario alla Giustizia.

Mentre un ex “reggino d’adozione”, il prefetto Mario Morcone, primo direttore dell’Agenzia per i beni confiscati e sequestrati alle mafie – che, va ricordato, ha a Reggio Calabria la sua sede nazionale, nel quartiere Tremulini –, dopo la bruciante sconfitta quale candidato piddino a sindaco di Napoli, potrebbe essere cooptato tra i sottosegretari. Il dicastero di destinazione, per Morcone, sarebbe quello della Cooperazione internazionale (retto da Andrea Riccardi che, in alternativa, all’ex prefetto di Napoli potrebbe assegnare anche un ruolo più strettamente tecnico quale capogabinetto del dicastero). Non va comunque dimenticato il profilo fortemente istituzionale di Mario Morcone, il suo pedigree prefettizio e il suo essere stato capo Dipartimento Vigili del fuoco presso il Ministero dell’Interno: Viminale dove, secondo alcuni osservatori, in alternativa potrebbe fare ritorno.

A proposito di persone di cui a lungo s’è parlato in relazione alla Calabria, invece, perde qualche colpo (ma resta possibilissima) la nomina del potentino Giampaolo D’Andrea – ex sottosegretario ai Beni culturali, “papabile” commissario regionale del Partito democratico, dopo le dimissioni del senatore Adriano Musi – quale sottosegretario ai Rapporti col Parlamento: lo insidia da vicino il giovanissimo Federico Silvio Toniato, ciellino che godrebbe della stima (e dell’appoggio) della Santa Sede. Va detto però che D’Andrea, già responsabile nazionale Ricerca del Pd, potrebbe in tal caso essere “riciclato” quale sottosegretario al Ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca.

Tra i vari altri nomi assai gettonati in queste ore – ma si dovrebbe decidere solo lunedì prossimo – quello del presidente dell’Invalsi Giuseppe Cosentino (Welfare o Miur) e del giurista Vincenzo Zeno-Zencovich (Comunicazioni: Zeno-Zencovich è noto agli addetti ai lavori anche in qualità di concreto estensore della cosiddetta “legge Gasparri”).

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