il Caffè di Meliadò

18 maggio 2012

Intervista a Leonardo “Dodo” Boriani, direttore del Vostro.it / 4 – “Un giornale solo per il web. E tradotto in 14 lingue”

 (segue)

…Questo, si diceva, il contesto in cui nasce la nuova testata che dirigi, ilvostro.it, da pochissimi giorni on-line. Un giornale, “Il Vostro” che, si disse, doveva chiamarsi “Libero Pensiero”.

«In realtà, questo giornale ha una gestazione un po’ lunga. Ma da quando sono stato contattato per la direzione, quasi sùbito la testata è diventata “ilVostro”. Il concetto-base era, ed è, fare un giornale che esca dal Palazzo ma non se ne allontani perché tutte le pubblicazioni vi sono legate; come dico io sorridendo, dal “superattico” al peggior consiglio di zona… La nostra idea è di fare un giornale “per la gente”; tanto che la prima idea era di chiamarlo “Voi”».

(more…)

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17 maggio 2012

Intervista a Leonardo “Dodo” Boriani, direttore del Vostro.it / 1 – “Giornali nazionali? Io non ne vedo, in giro…”

Leonardo Boriani è il direttore del “Vostro Quotidiano”  (www.ilvostro.it), nuovo quotidiano web da pochi giorni già on-line. Gli abbiamo chiesto un’intervista per vari motivi: la novità editoriale in un momento di crisi drammatica del Paese, ma anche la sua conoscenza – profonda e personale, visto che il varesino “Dodo” Boriani ha per 5 anni il quotidiano La Padania – della “galassia” Lega Nord, oggi nel ciclone più assoluto…

 

Per partire: la situazione del segmento giornalistico nell’Italia di oggi come la vedi, direttore?

«Non ci sono dubbi sul fatto che la situazione editoriale risente di quest’enorme crisi che sta coinvolgendo il Paese. Il problema però è che la crisi dell’editoria è iniziata già un po’ prima e configura una situazione devastante. Sul nostro mondo si riflette la grande cImagerisi imprenditoriale: i soldi e la pubblicità ormai sono quelli che sono, e la sofferenza non riguarda solo la carta stampata, ormai si sta espandendo anche al sistema televisivo nazionale».

La questione di fondo qual è?

«E’ proprio il sistema editoriale italiano nel suo insieme che ormai “mostra la corda” per ragioni che si sono sedimentate nel tempo: ci vorrebbero sistemi molto più agili. Benché servano le tutele in assoluto, occorrerebbe più flessibilità sul fronte-lavoro, pure in uscita… Non voglio polemizzare col sindacato, ma l’ “articolo 1” è un problema oggettivo. Non puoi assumere neppure colleghi disoccupati se non a tempo indeterminato: al di là degli sgravi fiscali che vi sono collegati, è chiaro che bisognerebbe rimodulare l’intero sistema, pensando alla realtà odierna, di questi tempi di grande crisi».

E sotto il profilo contenutistico? Da Roma in giù non esiste alcuna testata nazionale. Ma da Roma in su anche testate più che blasonate non sono realmente nazionali

«E’ una grande verità. Non ci sono grandi testate nazionali in Italia!, anche se i maggiori quotidiani nostri vengono “spacciati” per tali… l’unica testata che ha una diffusione significativa in tutte le regioni è, forse, Repubblica; in realtà il Corriere della sera è fortissimo in Lombardia, la Stampa in Piemonte, e stiamo parlando di baluardi della presunta stampa “nazionale”… Anche per questo occorrerebbe una profonda revisione di sistema. Pensa alle testate “politiche”: bisognerebbe definire decisamente meglio quali lo sono davvero e quali no, ai fini dell’accesso ai fondi previsti dalla legge, ma non solo per questo».

(1 – continua)

3 ottobre 2010

Conferenza stampa virtuale con Mina Welby sul testamento biologico. I Radicali guardano avanti (anche on-line)

http://www.almcalabria.it/calabriaradicale/2010/09/27/registro-dei-testamenti-biologici-in-calabria/ è l’Url della conferenza stampa virtuale sul testamento biologico, delicatissimo tema “papà” dell’enorme questione bioetica in Italia, che i Radicali – e l’ex candidato alla Presidenza della Regione e oggi segretario dell’associazione Calabria Radicale Marco Marchese in particolare – hanno voluto allestire on-line grazie al preziosissimo apporto della vedova di Piergiorgio Welby, cioè Mina Welby.

La Welby, di recente, ha firmato l’emblematico volume L’ultimo atto d’amore, testo che si riannoda proprio all’esperienza della Welby e del consorte. Non solo sulla morte, ma anche e soprattutto sulla vita e sulle sue ultime dolorose fasi, inclusa un’ardua Scelta che lascia dubbi atroci in chiunque, in onestà intellettuale, si accosti a un simile “tostissimo” argomento.

Chiaro che la conferenza stampa, tuttavia, lascerà il segno soprattutto perché archetipo-spartiacque di un modo “nuovo” specie per la Calabria di gestire rapporti coi media, al di là di rari casi precedenti di videoconferenze & C. ovvero dell’illustre progenitore nel campo delle conferenze stampa virtuali, cioè SecondLife (che a nostro avviso però dopo un flame iniziale nel numero d’utenti e in applicazioni pratiche come quella appena citata s’è rivelato un concreto fallimento, anche perché totem online del tutto sbaragliato dalla multimedialità di community virtuali multilivello come Facebook e altri social network, anche ‘specializzati’).

Vorrei che la Calabria facesse da apripista nazionale, anche in questo” asserisce la Welby, tra l’altro, nel corso della conferenza stampa: la cui valenza puramente sperimentale, ahinoi, è attestata pure dalla circostanza che, a quanto pare, nessun collega ha inteso formularle quesiti in audiovideoweb. Ma è un inizio importante, sotto il profilo della ‘piattaforma’ così come sotto quello dei contenuti; anche perché, non sarà male ricordarlo, è una conferenza stampa intenzionalmente rilasciata esclusivamente sul web, i cui contenuti non possono cioè – in atto – essere reperiti altrove.

22 luglio 2009

Abbronzato. Anzi, “n…o”

…Ricordate l’estrosa uscita di Silvio Berlusconi su BarMALONEY 1 - obama basketack Obama appena eletto presidente degli Usa? <E’ alto, bello e… abbronzato>.

Una cosa che mise il premier in cattiva luce su scala internazionale ma in Italia, dove neppure le “scenette da un matrimonio” (più che le Scene da un matrimonio care a Ingmar Bergman, lo straordinario regista svedese mai troppo rimpianto) hanno scosso gli animi più di tanto, venne considerata quasi l’ “uscita” fisiologica di un premier “battutaro”.

Adesso però, dopo l’indelebile prova d’amicizia (e di stima) fornita daMALONEY 2 - la stessa maloney Obama al capo del Governo italiano al G8 dell’Aquila, come la mettiamo?

Infatti una collega di partito del Presidente statunitense, l’aspirante candidata al Senato dei Democratici per lo Stato di New York Carolyn Maloney (per spuntarla ad Albany & dintorni dovrà battere l’uscente “dem” Kirsten Gillibrand: la vedete più sotto, sul lato destro), in un’intervista al sito web del blasonatissimo periodico specializzMALONEY 3 - la gillibrandato in politica City Hall News ha usato quella che la Cnn pudicamente neanche cita!, ma rammenta come the full racial slur (“il bieco insulto razzista”) o meglio the N word: massì, “nigger”, cioè “negro”, un termine sinceramente abietto per definire una persona di colore ma solo alla luce di un vocabolario ormai schiettamente politically correct.

La cosa che dovrebbe far riflettere è che l’utilizzo di questa (orrida, ok) parola, nel resoconto di una telefonata avuta (dunque in origine era un altro il soggetto che l’aveva usata, parlando con la Maloney) a proposito di un episodio elettorale verificatosi a Portorico (terra di latinos, oggettivamente dalla pelle non proprio color latte), ha portato l’esponente politico dei Democrat a scusarsi in grande stile.

<Chiedo perdono per aver ripetuto una parola che trovo disgustosa – ha affermato l’aspirante senatrice -: non è una scusa, ma ero così ‘presa’ nel raccontare la storia parola per parola com’era stata detta a me che, nel farlo, ho ripetuto un vocabolo che non dovrebbe mai essere pronunciato>.

Ciò detto, come titola il New York Daily News, malgraMAHONEY 4 - la vignetta berlusconido le scuse <lo scivolone potrebbe costarle la sconfitta>.

Caro presidente Berlusconi: che facciamo? …Ci scusiamo, per quell’ “abbronzato”? O continuiamo a dire che era solo una divertente battuta?

20 luglio 2009

Il Pd e i suoi mille guai. Prendiamone “uno”…… Mario Meliadò intervista Mario Adinolfi, candidato alla segreteria nazionale (1)

E’ andata, allora. Stai appena per avere la presentazione milanese della tua mozione, domani la direzione nazionale del Pd… Sarai un “outsider”, ma sei più in corsa che mai.UNO - Adinolfi Mario

<Siamo solo all’inizio della corsa, che nel mio caso è partita il 24 giugno a Muratella, 15° Municipio di Roma. Il primo mese di questa corsa è andato molto bene, nelle città in cui vado trovo sempre più gente… buon segno per i tre mesi che abbiamo ancora davanti>. 

La tua mozione “wiki”, almeno sul web, farà storia. E’ una provocazione? E’ una cosa seria? Pensi che “il popolo delle Serracchiani” la capirà, contribuirà ad aggiornarla…?

<Intanto, è una cosa seria: la pubblico su “Europa” e la porto in Direzione nazionale, parte dal presupposto di mettere nero su bianco delle idee e cercare la condivisione e il confronto con le idee di chi vuol fare crescere il partito. “Il popolo delle Serracchiani”? …Sì, spero che contribuirà a dare corpo a questa mozione “in progress”. E comunque, le cose si fanno quando è giusto farle: io sono partito lo stesso, adesso andiamo avanti, anche senza il sostegno dei media>.

…Dei media tradizionali!, perché in realtà sui new media, sui social network tu punti moltissimo in termini di penetrazione: di nicchia, ma anche generazionale, direi…

<Sì, questo è vero: la marginalizzazione concerne i media tradizionali. Con la Rete è diverso, spero sia molto diverso>.

(UNO – continua)

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