il Caffè di Meliadò

27 aprile 2010

Tegano in manette, la gente applaude. Il questore che piegò i Casalesi: “Vergogna”

Con somma urgenza, questo il take più recente dell’agenzia Ansa…

E’ stato salutato con un applauso il boss della ‘ndrangheta Giovanni Tegano, arrestato ieri sera a Reggio Calabria dopo 17 anni di latitanza, atteso stamattina da parenti e amici all’uscita della questura da dove poi è stato portato in carcere. Il modo con il quale è stato salutato il boss non è piaciuto al questore, Carmelo Casabona, che ha bollato gli applausi come un fatto vergognoso.
Ad applaudirlo una minoranza di parenti e amici ma l’episodio ha innescato un diluvio di polemiche e di dichiarazioni.
Qualcuno gli ha anche gridato ‘Giovanni uomo di pace’, proprio a lui che deve scontare una condanna all’ergastolo e che è stato protagonista degli anni della guerra di mafia di Reggio Calabria che provocò oltre seicento morti.

Quando stamani in conferenza stampa è stata posta la domanda sugli applausi il primo a sbottare è stato proprio Casabona ritenendo quanto accaduto “un fatto molto brutto”. Il Procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, ha ribadito che gli applausi erano rivolti ad una persona condannata all’ergastolo ed ha voluto sottolineare che “c’é sicuramente una stragrande maggioranza di calabresi che non ha voce per mancanza di strumenti o per paura”. Il no all’enfasi degli applausi è stato ribadito anche dal ministro Alfano e per il capo della squadra mobile, Renato Cortese, per anni Tegano ha alimentato quel fascino misterioso e “negativo soprattutto in coloro i quali sono venuti oggi ad applaudirlo”.
L’arresto del numero uno dei latitanti calabresi è sicuramente un duro colpo contro la ‘ndrangheta. L’ennesimo.

Quando ieri sera gli agenti della squadra mobile ed i colleghi del nucleo speciale Sco-Mobile hanno fatto irruzione nella villetta dove si nascondeva, Tegano ha cercato di nascondersi in una stanza buia. I poliziotti però gli hanno puntato in faccia un faro e, in quel preciso istante, il boss si è reso conto che la sua latitanza era finita. Tegano era inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi e dal 1995 erano state diramate le ricerche in campo internazionale. In realtà gli investigatori ipotizzano che il boss non si è mai allontanato da Reggio Calabria dove si concentrano i suoi “interessi”.
Con Tegano, che aveva una pistola ed un coltello, sono state trovate altre cinque persone, tra cui il genero, Carmine Polimeni, di 30 anni, che sono stati arrestati in quanto ritenuti fiancheggiatori. La villetta in cui si nascondeva, dotata di un sofisticato sistema di video sorveglianza, è stata sequestrata. Nonostante i suoi settant’anni, Tegano gestiva ancora i suoi affari e gli investigatori non escludono che proprio ieri sera fosse in compagnia dei suoi amici più fidati per parlare delle sue attività. Per gli investigatori il boss reggino è un “esponente di spessore della ‘ndrangheta”. Il suo arresto, secondo il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, chiude un ciclo perché è stato assicurato alla giustizia “l’ultimo dei grandi latitanti calabresi di notevole spessore”.

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4 gennaio 2010

Bomba alla Procura generale di Reggio Calabria / Il Pri: è l’ “inizio col botto” della campagna elettorale

Dopo l’esplosione di un ordigno davanti al palazzo che ospita gli uffici della Procura generale presso la Corte d’appello di Reggio Calabria, dopodomani pomeriggio, in riva allo Stretto si terrà una riunione del tutto speciale in materia di sicurezza: ci sarà anche il ministro dell’Interno, Roberto Maroni.
A deciderlo, proprio il “numero 1” del Viminale, che nell’occasione avrà modo d’incontrare e scambiare opinioni sul gravissimo episodio di ieri mattina coi vertici locali delle forze dell’ordine e della stessa magistratura.

Intanto però si accavallano reazioni sdegnate. E qualche riflessione dallo ‘spin’ alquanto diverso…

Non può che lasciare traccia, dunque, il pensiero del segretario nazionale del Partito repubblicano Francesco Nucara (peraltro a sua volta di Reggio Calabria…): <Purtroppo per la Calabria, questo è un pessimo inizio della campagna elettorale>, fa notare Nucara. Come a dire che le cosche hanno intenzione d’incidere pesantemente anche sulle Regionali del 28 marzo: in barba a tutti i ddl Lazzati del mondo (il progetto di legge d’iniziativa popolare che vieterebbe ai mafiosi di fare campagna elettorale, “a parole” voluto da varie legislature un po’ da tutte le forze politiche, grandi e piccine, di destra e di sinistra, …ma poi puntualmente rimasto bellamente sulla carta).

E seguono parole che sarebbe bene non lasciare sottotraccia: <Bisogna lavorare tutti e con fermezza affinché la magistratura al Sud non venga ricattata e minacciata dalla mafia>.
Ora, poiché a noi personalmente le affermazioni implicite non piacciono, “estraiamo” da una frase apparentemente assertiva l’interrogativo che vi è michelangiolescamente scolpito all’interno: caro segretario, le risulta che magistrati del Mezzogiorno, e magari specificamente del distretto giudiziario di Reggio Calabria, siano ricattati dalla ‘ndrangheta? Sì? E se sì, chi?

Una risposta essenziale. Specie a fronte di un segretario di una gloriosa – al di là della dimensione numerica – forza politica nazionale che aggiunge come le forze politiche, <mai come ora>, debbano <mostrarsi unite e compatte nel primario obiettivo di stroncare la malavita organizzata>.

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