il Caffè di Meliadò

19 settembre 2010

Rating: più della libertà di pensiero, potè la “strizza”

Il tema non è stato mai così attuale: chi controllerà i controllori?

Eh sì, perché le agenzie di rating nei mesi, negli anni scorsi hanno provocato più di una public disgrace: per esempio, hanno ben accreditato ‘giganti dai piedi d’argilla’ come la Enron, Lehman Brothers, Fanny Mae (i risultati si sono visti in un battibaleno) e così via.

 Adesso, è arrivato in Consiglio dei ministri il decreto delegato che – concordemente alla legge Ue varata lo scorso anno al riguardo – designa Consob, insomma l’organismo per far sì che in Borsa e quanto alle società quotate “tutto fili liscio”, alla vigilanza sulle agenzie di rating operanti nel nostro Paese. Perché? Troppi sfracelli per lasciare il futuro al Fato.

Il dettato normativo comunitario aveva imposto di chiedere debita autorizzazione al Cesr (Comitato autorità europee regolamentazione valori mobiliari) alle agenzie di rating che volessero ‘votare’ operatori economici continentali, sulle 40 complessive risultate 7 per quanto concerne il mercato italiano.

Adesso, le norme nazionali andrebbero a introdurre all’art. 193 del Testo unico Finanza un nuovo comma che stabilisce che Consob (nuovo organismo competente in tema di vigilanza ‘specifica’), Banca d’Italia, Isvap (l’istituto che vigila sulle società assicuratrici) e Covip (che tiene la “guardia alta” sui fondi-pensione) si scambino le informazioni sulle agenzie di rating seguendo la via dei protocolli operativi. Ed estende le sanzioni già previste a proposito d’informazione socitaria e doveri di sindaci e società di revisione – da 5mila a mezzo milione di euro – ai vertici aziendali delle agenzie di rating del credito, in caso di: a) violazione dei dettami comunitari b) attività abusiva c) mancata astensione in presenza di conflitto d’interessi.

Va detta una cosa molto importante: che la normativa continentale (e quella made-in-Italy che ne è mera conseguenza), al di là delle tecnicalità, hanno visto un inedito contemperamento fra due principi degni di tutela: la tutela del risparmio, ha sancito l’Europa, prevale sul diritto alla libera espressione del pensiero.

Follie interpretative? …Eh, no!

Fin qui, a livello internazionale ma soprattutto negli Stati Uniti, i ‘mostri’ del rating avevano tentato una difesa semplice-semplice: “Le nostre ‘pagelle’ sono mera espressione del libero pensiero – avevano in pratica asserito –, non è mica colpa nostra se poi la nostra autorevolezza ne ha fatto uno strumento di valutazione nell’ambito dei mercati mondiali…”.

 …Peccato.

Riprovateci.

17 luglio 2009

Il meridionalismo federale ha il suo Beniamino

Centosei comitati. Beniamino Donnici si rimette in gioco così: in vista delle Regionali 2010, al riavvicinamento a Italia dei valori (che lo vide coordinatore regionale e pure europarlamentare) l’ex assessore regionale della giunta Loiero preferisdonnici b.ce il rilancio di “Calabria Libera” appunto attraverso una mole di comitati “spontanei” territoriali.

Il punto ‘inquietante’ è che dopo le strizzatine d’occhio di alcuni segmenti del centrosinistra all’Mpa di Fefè Lombardo (il “top” naturalmente è rappresentato, in Calabria almeno, dall’intenzione dello stesso Governatore in carica Agazio Loiero di puntare sul tema in vista della sua ricandidatura nel 2010), ora pure “Calabria Libera” si lancia sull’incipiente Partito del Sud. Come se il Pdl che in atto è al Governo non avesse fatto incetta di voti proprio al Sud, anche se dal punto di vista delle politiche economiche il ritorno fin qui è stato ben magro per i territori meridionali.

Intanto, la “Costituente meridionalista” s’inzeppa di avvocati: dall’ex sindaco di Rosarno Gianfranco Saccomanno a Lanfranco Calderazzo al catanzarese Domenico Grisolia (chissà, forse avere in serbo esperti legulei è una chance in più per ottenere il megarisarcimento chiesto al Parlamento europeo per aver sottostimato, nel suo report di fine legislatura, le presenze di Donnici a Strasburgo facendolo ingiustamente apparire fra i più assenteisti sugli scranni Ue…).

…A proposito: Calderazzo, oltre che per le sue gesta legali, è noto anche per aver sostenuto (contribuendo peraltro alla sua vittoria) l’ex parlamentare ed ex presidente della Regione Rosario Olivo alla carica di sindaco di Catanzaro, con la lista Progetto Città che altro non era che una delle due liste per le Comunali del capoluogo di regione “inventate” di sana pianta all’ombra del Pdm appena fondato – al tempo – dal presidente della Giunta regionale Loiero.
E queste, nell’occasione, furono alcune delle parole pronunciate da Calderazzo rispetto all’azione del Governatore: Siamo rimasti affascinati dall’azione politica di Loiero (…) che ha riaffermato i valori del Sud e ha alzato la testa rispetto alla partitocrazia più becera.

Giusto per capirci.

E certo, c’è da dire che Saccomanno è ormai al terzo “passaggio” di partito nel brevissimo volgere di un paio d’anni: eletto primo cittadino rosarnese per Forza Italia, subito dopo la fine anticipata della sua esperienza (si dimise un numero di consiglieri sufficiente a far sciogliere automaticamente l’Assemblea, un po’ come accaduto più di recente all’Amministrazione di Villa San Giovanni guidata da Giancarlo Melito) si gettò con grande impeto al fianco di Antonio Di Pietro (caso curioso, proprio in quell’Italia dei Valori già ripudiata dall’oggi compagno di strada Donnici).

Ma ben al di là della presentazione odierna del progetto pure a Gioia Tauro (dopo l’incipit cosentino del 25 giugno scorso), la cosa che fa davvero tenere il fiato sospeso è che questa convergenza si verificherebbe, sostiene l’ex sindaco rosarnese, per evitare tutto quello che leggiamo ogni giorno sui giornali. Parecchie cose “lette sui giornali”, però, hanno riguardato e riguardano proprio Raffaele Lombardo (anche e soprattutto nel tratto di strada, certamente indelebile, percorso nell’Udc insieme all’ex compagno di partito e predecessore alla guida della Regione Sicilia Totò Cuffaro).

…Quindi?

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