il Caffè di Meliadò

16 agosto 2012

Informazione, prostituzione, lavoro sommerso & contributi pubblici. Una proposta

Vorrei dire a Giovanni Favia (vedi foto) del Movimento Cinquestelle, ma se è per questo non solo ai “grillini” ma indistintamente a tutti i consiglieri regionali scoperti ad acquistare interviste televisive pagando di volta in volta da 200 a 500 euro per ciascuna “comparsata” sul piccolo schermo all’emittente 7Gold, che questo modo di fare politica (anche se i diretti interessati si difendono definendola “comunicazione istituzionale” e sostenendo che è regolarmente prevista dalle norme vigenti) mi fa vomitare, che questo modo di fare informazione mi fa schifo e che – a fronte di simili politici e di simili mezzi d’informazione – rispetto infinitamente di più le prostitute, che almeno si vendono alla luce del sole e soprattutto senza fingersi novelli Pericle o GiustinianoRyzard Kapuscinski (vedi foto a destra).

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10 maggio 2012

Come cambierà l’editoria. Almeno, quanto al debito pubblico

“Un vincolo al Governo nel riordinare le misure di sostegno all’editoria, improntato alla selezione delle categorie dei possibili beneficiari, individuando forme di intervento per l’innovazione, lo start-up e la multimedialità, con l’obietttivo di modernizzare e sviluppare il settore, contenendo il peso degli oneri gravanti sulla finanza pubblica”: dovrebbe essere questo l’obiettivo dello schema di decreto legislativo sulla delega al governo per il riordino dei contributi alle imprese editrici, scrive l’agenzia di stampa Il Velino.

In particolare, le provvidenze dovrebbero risultare “strettamente correlate alle risorse annualmente disponibili” e il contributo non dovrebbe comunque “eccedere il fatturato dell’impresa beneficiaria”. 

Nel giro di un semestre, verrebbe così emanato nel novero dei provvedimenti per favorire la crescita (insieme con rigore ed equità uno dei 3 obiettivi-cardine del governo Monti), “su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con i ministri interessati, uno o più decreti legislativi aventi ad oggetto lo sviluppo del mercato editoriale e la definizione di nuove forme di sostegno in favore del settore”.

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1 giugno 2010

Caro Silvio, basta così

Dire che il gesto del premier Silvio Berlusconi nel corso della trasmissione Rai Ballarò è semplicemente intollerabile è riduttivo.

Gli insulti al giornalista di Repubblica Massimo Giannini ‘reo’ d’aver riportato alcuni dati (per quanto controvertibili potessero essere) e al sondaggista Nando Pagnoncelli e a tutta l’Ipsos vanno ‘oltre’, così del resto come l’idea di poter qualsiasi Presidente del Consiglio dei ministri di qualsiasi colore intervenire telefonicamente nel corso di una trasmissione della tv di Stato per “dire la sua” sottraendosi però, al contempo, a ogni forma di contraddittorio precedente e successivo.

L’idea che la Verità possa essere una sola rasenta, come ha acutamente osservato Floris, l’antico comunismo; e dunque l’antico fascismo, ogni antico totalitarismo.

Come quando Massimo D’Alema ebbe la faccia tosta di querelare il buon Giorgio Forattini per la celeberrima vignetta (!!) sul “bianchetto” del “caso Mitrokhin” questo blogger insorse, chiedendo anche a eventuali militanti di fede comunista e post-comunista di dissociarsi pubblicamente, lo stesso adesso e a parti invertite: chiunque, anche di fede fascista o post-fascista o forzista o pidiellina, dovrebbe dissociarsi pubblicamente dall’insulto gratuito nei confronti di gente che lavora e che può (può benissimo, finché siamo in Democrazia; e speriamo di restarci a lungo) avere dati od opinioni diverse, da un politico, da un rappresentante delle istituzioni, perfino dal premier.

E se la Fnsi insorge – giustamente – contro il ddl intercettazioni, suggeriamo caldamente a Franco Siddi & compagnia di trovare cinque minuti per rivedere questa puntata di Ballarò e identificare le giuste forme di lotta per ripristinare il diritto sacrosanto dei giornalisti a mantenere la “schiena dritta” (caro presidente Ciampi!, nessuno avrebbe potuto dir meglio….) con fascisti, comunisti, centristi, “ex”, “post” e quant’altri.

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