il Caffè di Meliadò

11 aprile 2015

Centro democratico/1 – La stagione dei congressi parte da Reggio

Solo poIMG-20150411-WA0007chi minuti fa ha preso il via da Reggio (come da foto) la stagione congressuale del Centro democratico di Bruno Tabacci in Calabria. Una fase sofferta al punto da essere partita con le dimissioni dell’ex coordinatore regionale Pietro Fuda – ex senatore oggi in corsa, da strafavorito, per la sindacatura nella “sua” Siderno – dopo il solenne “bagno” preso alle Regionali del novembre scorso in tutte le province, tranne appunto che nel Reggino (grazie soprattutto alla consueta spinta del coordinatore provinciale uscente, l’ex assessore regionale ai Trasporti Pasquale Tripodi). E che adesso è a un punto di svolta col congresso provinciale di Reggio Calabria, a tesseramento chiuso con oltre mille (!) iscritti tabacciani in più, obiettivo: andare a celebrare i congressi rapidamente pure nelle altre quattro province calabresi e uscire dalla fase del commissariamento restituendo Bicchielli alle sue responsabilità da coordinatore nazionale di Cd.

…Poteva mancare una bella botta di sana polemica politica? Naturalmente no…

(more…)

Annunci

27 dicembre 2013

Il dibattito sull’antimafia che diverte tanto i clan (1)

Dopo l’arregirsto di Carolina Girasole, almeno apparentemente irreprensibile sindaco antimafia di Isola Capo Rizzuto pur non avendo mai nascosto (e anzi lottando di più per questo motivo, sempre almeno in apparenza) la propria parentela col clan Arena, ma ancor di più dopo l’arresto dell’ormai ex presidente del Movimento Donne San Luca Rosy Canale (anche perché seconda misura cautelare, in tempi ravvicinatissimi, nei confronti di ritenute “icone antimafia”), all’indirizzo delle destinatarie sono stati scagliati quasi soltanto insulti.
Ragionamento sulla portata di quanto accaduto rispetto al contrasto culturale ai clan, quasi zero. Ragionamento sulla coerenza di alcuni profili dei canovacci investigativi, quasi zero (…l’idea che una cosca sanguinaria come quella degli Arena di Isola Capo Rizzuto possa ringraziare un politico corrotto che la sponsorizza regalandogli una cassetta di finocchi, passaggio più volte presente nell’ordinanza relativa all’operazione Insula, non sarebbe venuta neppure al più sprovveduto degli sceneggiatori di B-movie. E questo, per onestà intellettuale, bisogna assolutamente dircelo).

Altrettanto “naturalmente”, adesso s’è scatenato il finimondo; e questo, per essere precisi, in quanto è stato il Nord più blasonato, il quotatissimo Corriere della sera, ad alzare l’indice contro l’antimafia “parolaia” presente in Calabria.
Ernesto Galli Della Loggia, fra i più apprezzati editorialisti dell’intero Paese, al di là delle “derive” in pratica ha accusato l’antimafia di casa nostra di essere tutta “chiacchiere e distintivo”, sollecitando a costruire nuove caserme piuttosto che ad alimentare verbosi circuiti associazionistici anticrimine.

(more…)

12 febbraio 2013

Gesualdo Costantino: medico, politico, amministratore. E, secondo la Dda di Reggio, non solo questo…

Un pedigree d’assoluto rispetto.

Politico giovane (compirà 44 anni fra 6 giorni esatti) e dinamico, Gesualdo Costantino – medico di professione, tra i 65 presunti appartenenti al clan melitese della ‘ndrina Iamonte arrestati nell’àmbito dell’operazione Ada, cioè Armi droga e appalti, messa a segno oggi dai Carabinieri su input della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria – stava nel nucleo degli amministratori “di nuova generazione” con un robusto credo ex-democristiano e allevati da un capocorrente significativo come l’ex assessore regionale (e consigliere regionale in carica) Pasquale Tripodi.

Il suo “giro” politico-partitico non era stato troppo distante rispetto a quello di altri amministratori provinciali (ad esempio, l’ex consigliere provinciale Nino Romeo l’oggi sindaco di Palmi e consigliere provinciale udiccino Gianni Barone). Così, Costantino militò nell’Udeur qucostantino.jpgando l’ex sindaco di Bova Marina era coordinatore provinciale dei mastelliani, e in questa veste il 24 novembre 2006 Tripodi ebbe a modo di “presentarlo” (vedi foto a sinistra: il primo da sinistra, accanto a Tripodi, è appunto Costantino) alla gente di Melito Porto Salvo quale vicepresidente della Provincia e assessore provinciale del collegio Melito-Montebello Jonico-Roghudi.

E certo non è un passaggio che si possa sottacere, questo. Sì, perché il presidente della Provincia reggina del tempo, l’oggi capogruppo pd a Palazzo Foti Pino Morabito, non solo è persona rispettabilissima ma – avvocato – ha anche  un ragguardevolissimo passato forense alle spalle, che include anni e anni da presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Reggio Calabria.

La scelta di Gesualdo Costantino, dunque del principale tra i propri collaboratori in Giunta, Morabito la riteneva del tutto “blindata” sotto il profilo legalitario (controprova? In altri momenti, quando riemersero le ombre d’ingombrantissime parentele con la ‘ndrina jonica degli Aquino per il suo assessore provinciale Rocco Agrippo, esponente socialista, Pino Morabito non esitò un istante a fargli “spintaneamente” rassegnare le deleghe, pur restando Agrippo nell’esecutivo “per la faccia della gente”. E fece bene: politicamente, perché in un “fiat” l’assessore di Gioiosa Jonica passò armi e bagagli all’Mpa e dunque al centrodestra. E poi in quanto le cronache, non molto tempo dopo, ci restituirono un Agrippo tra gli arrestati di un’altra pesantissima operazione della Dda reggina, “Circolo Formato”).

Poi la diaspora degli ex del “partito del Campanile”, con Pasquale Tripodi e molti dei suoi a traghettare dall’Udeur all’Unione di centro dapprima (ai tempi in cui segretario provinciale era il compianto Paolo Mallamaci, come in precedenza lo era stato anche dell’Udeur).

A proposito: ma perché quella fuga di massa dalle sponde mastelliane?

….Perché nel frattempo proprio Tripodi era stato arrestato, con grande clamore, nell’àmbito della megaopeminn.jpgrazione Naòs (che tratteggiava inquietanti link tra ‘ndrangheta e camorra, sotto l’ègida d’imponenti business nell’edilizia come nel narcotraffico) esattamente mentre era assessore regionale al Turismo e alle Attività produttive. E l’oggi capolista al Senato per il Pd Marco Minniti (mi
nistro junior all’Interno nel dimissionario governo
Prodi) fu tra coloro i quali si complimentarono per la brillante operazione, sollecitando «liste rigorose» per le Politiche imminenti; mentre Clemente Mastella (che fino ad allora nel medesimo esecutivo era stato Guardasigilli) prese recisamente le distanze, negando tra l’altro di aver avuto l’intenzione di candidare Tripodi per Palazzo Madama.

“Gelo” (e presunte bugie) che fecero arrabbiare di brutto i Tripodi-boys che quando, 23 giorni dopo la misura cautelare, l’assessore fu scarcerato per poi uscire definitivamente dal processo, fecero scaturire una “fuga di massa” dall’Udeur.

(more…)

29 ottobre 2010

Sanità, perché si è arrivati a un maxidebito da almeno 1,2 miliardi?

Molte volte vien da chiedersi, a fronte degli interrogativi di questi giorni sull’idoneità del Piano di rientro (non più dimensionato su 2,1 miliardi di euro come affermava l’advisor governativo Kpmg, ma sulla cifra contrapposta dal presidente della Regione Peppe Scopelliti, cioè “solo” 1,2 miliardi): ma come ci si è arrivati, a un debito da oltre 2mila miliardi di care vecchie ex-lire?

Affiancherei, da oggi, una domanda: ma chi l’ha detto, che la Commissione straordinaria dell’Asp 5 di Reggio Calabria abbia operato del tutto invano?

Il generalprefetto Massimo Cetola (vedi foto: non sarà male ricordare che, pochi giorni dopo il suo insediamento nell’incarico, quantificò in circa 500 milioni di euro il probabile disavanzo sanitario nella sola ex-Azienda sanitaria locale reggina) e i suoi “compagni di strada” Cesare Castelli e Salvo Gullì hanno terminato il proprio incarico indirizzando alle autorità competenti per il controllo non una, ma ben DUE relazioni.

Perché ne parliamo adesso?

Perché la Guardia di finanza, nell’ambito di un’inchiesta aperta dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Ottavio Sferlazza insieme al pm Francesco Tripodi, ha sequestrato 750mila euro – secondo quanto disposto dal gip del Tribunale reggino Carlo Sabatini – a Mario Smorto, medico riabilitatore ben noto in ambito non solo calabrese e già nello staff medico della Nazionale di calcio, in questo caso però in quanto titolare di una struttura privata accreditata dalla Regione Calabria.

Al quotato operatore della sanità calabrese è contestata la truffa continuata e aggravata nei confronti dell’Azienda sanitaria provinciale dello Stretto: nel quadriennio 2005-2008, Smorto avrebbe chiesto il pagamento per “prestazioni inesistenti”, si legge nel comunicato diramato dalle Fiamme gialle, “abbinando indebitamente a ciascun ciclo di trattamento e a ciascuna prestazione riabilitativa (…) una prestazione tecnica di “valutazione” (del tono muscolare), in modo da realizzare – si legge nel comunicato inviato agli operatori dell’informazione – in modo da realizzare una sostanziale duplicazione di quanto dovuto per ogni prestazione”.

Duplicazione vorrebbe dire il doppio. E, stando ai finanzieri, in barba a tutti i controlli “l’enorme numero di prestazioni fatturate in eccesso”, talora, si attesterebbe esattamente a una misura “pari al doppio di quanto contrattualmente concordato”.

Ma il punctum dolens è un altro: che il presunto meccanismo truffaldino sarebbe collegato alle famigerate prestazioni extra-budget. Che, in realtà, vantano aspetti quantomeno contraddittori anno dopo anno e per tantissime strutture accreditate (visto che, a budget esaurito, pare comunque illogico ipotizzare la chiusura di laboratori o cliniche private; e giuridicamente impensabile chieder loro di effettuare gratuitamente prestazioni che intrinsecamente implicano costi da lavoro e da materie prime).

Ad avviso dei militari della Gdf il medico-imprenditore, avrebbe ottenuto “decreti ingiuntivi che non venivano contestati”, confidando preventivamente “sulla totale assenza di controlli interni”. Non senza motivo, parrebbe dall’altra indagine sviluppata dalle Fiamme gialle:  sarebbe stato allestito – il condizionale è più che d’obbligo, e non solo per questione di mero garantismo – un vero e proprio “sistema” dei decreti ingiuntivi, facendoli passare tutti colabrodo-style e facendo così sempre penalizzare l’Asp anche in relazione ai danni per l’esecuzione forzata subita.

Proprio in quel contesto, sono iscritti al registro degli indagati l’ex dirigente di settore Aida Barbalace “che, già interrogata in ordine agli omessi controlli, s’è avvalsa della facoltà di non rispondere”, si evidenzia nell’informativa della Finanza, e l’ex commissario straordinario Renato Caruso: quest’ultimo – che ha avuto la responsabilità della gestione dell’ex Asl 11 di Reggio Calabria prima dell’avvento della terna commissariale – avrebbe, addirittura, “omesso e ostacolato il normale funzionamento dei servizi ispettivi”.

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.