il Caffè di Meliadò

7 luglio 2014

Reggio Calabria, le Primarie hanno deciso: il candidato sindaco è Falcomatà (Pd)

È Peppe Falcomatà, l’ex capogruppo del Partito democratico a Palazzo San Giorgio, il candidato della coalizione di centrosinistra selezionato attraverso le primarie di schieramento
tenutesi quest’oggi. 

In teoria, dalle 9 alle 21; in pratica, dalle 8 alle 22, perché quasi tutti i 15 seggi – allestiti presso le sedi delle ex Circoscrizioni di Reggio Calabria – sono stati “presi d’assalto” sin dal mattino presto.

E, quanto alla chiusura delle urne, intorno alle 19,30 la Commissione di garanzia ha deciso d’urgenza di procrastinarla alle 22 (anziché alle 21) per consentire al maggior numero di persone d’esprimere il proprio suffragio per il candidato preferito tra Enzo Amodeo (Centro democratico, già consigliere provinciale), Mimmo Battaglia (consigliere provinciale del Pd), Filippo Bova (ex Cittadinanza mediterranea) e Peppe Falcomatà (ex capogruppo piddino a Palazzo di città).

Primarie “aperte”, va detto. Di fronte al versamento di un euro e alla presentazione di un documento d’identità valido, ha potuto votare chiunque, insomma; non i soli iscritti a uno dei partiti o movimenti della coalizione di centrosinistra.

Nei fatti, però, a queste singolari primarie i Grandi Assenti sono stati proprio i partiti, o comunque le forze politiche organizzate, se si pensa che il solo Centro democratico ha avuto forza e idee da contrapporre ufficialmente ai candidati piddini (originariamente ben tre!, prima che l’attivista del circolo di Cannavò Antonino Calluso ritirasse la propria candidatura).

Anche qui, c’è molta teoria e poi…
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16 gennaio 2013

Reggio Non Tace tra partecipazione, fischi e insulti…

I 1.100 circa che hanno affollato al Centro direzionale di Sant’Anna li ho visti grintosi e bonari, determinati e riflessivi. Ma s20130111_203856oprattutto, l’Assemblea pubblica realizzata grazie alla caparbietà di Reggio non tace (…e al pronunciamento di giudici amministrativi: ma il fatto che si sia reso necessario questo passaggio è solo un doloroso episodio…) mi è parsa un fondamentale passaggio partecipativo, considerato oltretutto che da anni Palazzo San Giorgio era praticamente infrequentabile da parte dei “comuni” cittadini che avessero voluto partecipare alle sedute del Consiglio comunale, incredibilmente senza che si fosse pensato a celebrare, piuttosto!, i Consigli in luoghi differenti (e che potessero ospitare il pubblico) in via temporanea.

C’era anche il coordinatore della Commissione straordinaria, Vincenzo Panico. E sebbene a nessun politico o amministratore (e dunque neppure a un amministratore-funzionario post-scioglimento) vada concessa “carta bianca” senza valutarne concretamente l’operato in relazione a singoli specifici atti e alla sua attività istituzionale complessiva, trovo sia stato molto misurato e adeguato al ruolo.

Ma del prefetto Panico c’è una cosa che l’altra sera m’è piaciuta particolarmente. Prendendo appositamente la parola, ha chiarito alle centinaia di presenti: «Nel corso di un’assemblea, credo vada garantito il diritto di parola a chiunque».

AglianoCos’era accaduto, per spingere Vincenzo Panico a quella sobria ma precisissima frecciata?

Poco prima, aveva preso la parola l’ex assessore comunale Peppe Agliano, certamente uno “scopellitiano di ferro”.  E praticamente già dalle prime parole, Agliano era stato travolto, ma che dico travolto?, subissato dai fischi quasi dell’intero Centro direzionale. Mentre alcuni (pochi, in verità), specie dalle prime file, cercavano di mettere a tacere chi, fischiando, esprimeva profondo dissenso (misto, per la verità, anche a insulti all’ex amministratore reggino e a espliciti inviti ad andar via e a interrompere l’intervento).

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9 dicembre 2012

Comune di Reggio, presentato il ricorso

A distanza di due mesi esatti da quando si ebbe notizia ufficiale dello scioglimento del Comune di Reggio Calabria peareniusr contiguità mafiose, il Pdl ha reso noto – 9 dicembre 2012 – d’aver formalizzato la presentazione del ricorso contro lo scioglimento dell’Ente. 

Sarà il caso di ricordare che, dopo il “famoso” invito pubblico a Palazzo Campanella in sede di conferenza stampa da parte del (fin qui) ex sindaco reggino Demy Arena, neanche “da destra” si sono levate le ipotizzate centinaia o migliaia di voci di politici, società civile, semplici cittadini a invocare il ricorso (mentre invece tante sono state le puntualizzazioni su imprecisioni più o meno significative contenute nella relazione stilata dalla Commissione d’accesso).

Ma c’è un quesito ancor più stringente, direi: chi paga?

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15 ottobre 2012

Scioglimento Comune di Reggio, Fedele incita Arena: “Opportuno impugnare il decreto”

“Star” della politica calabrese, Luigi Fedele da Sant’Eufemia d’Aspromonte – una solidissima carriera politica in Forza Italia prima e nel Popolo della libertà poi, assessore regionale al Turismo e poi presidente del Consiglio regionale, deputato pidiellino e poi capogruppo berlusconiano a Palazzo Campanella, oggi assessore regionale a Trasporti e Internazionalizzazione –, ha una certezza e un consiglio.

La certezza: sciogliere per «contiguità mafiosa» il Consiglio comunale di Reggio Calabria è stato un drammatico errore. Il suggerimento: caro Demy Arena… contro questo provvedimento, dovresti fare ricorso.

Assessore Fedele, ci rivolgiamo a lei da politico del Reggino… Sta per entrare in Camera di commercio per un importante appuntamento sull’internazionalizzazione. A pochi metri da qui, ha appena avuto luogo l’insediamento della commissione straordinaria, dopo lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria…

«Io credo che lo scioglimento del Consiglio comunale di Reggio Calabria sia e sarà una tragedia per la città. Alla fine non ci sarà alcun giovamento, anche perché i cittadini non avranno un riferimento e soprattutto non ne avranno uno come il sindaco Demy Arena, persona capace e preparata che, devo dire, in questi mesi di lavoro ha dato un segnale forte alla città».

Scioglimento iniquo, dice lei. Ma c’erano o no, le condizioni per procedere?

«Sono convinto che non ci fossero, onestamente, anche leggendo la relazione, questi margini per andare allo scioglimento. Cosa diversa la responsabilità dei singoli, che vanno perseguite, com’è giusto che sia; la lotta alla criminalità; isolare chi ha sbagliato… Ma vedo che anche in questa relazione ci sono diversi punti poco chiari, alcune disattenzioni… Forse, tutta questa necessità e urgenza di commissariare il Comune di Reggio Calabria, che poi rappresenta l’intera Calabria anche quale sua più grande città, non è stata positiva».

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20 settembre 2012

Un Manifesto che tutti potrebbero firmare (in tempi normali). E che oggi è un drammatico errore

Ci sono almeno due cose tristi, nel guardare al manifesto Reggio rivendica il suo ruolo che in questi giorni i maggiorenti di Reggio Calabria si stanno affrettando a sottoscrivere (e che giusto in queste ore sta comparendo, affisso, sui muri della città), il cui senso ultimo pare essere scongiurare un possibile scioglimento del Comune di Reggio Calabria per infiltrazioni mafiose, al contempo esponendo al pubblico ludibrio chi – politici, attori sociali, giornalisti… – ha ‘osato’ denunciarle.

#1 – la domanda sorge spontanea: dov’era tutta questa forza vitale (?), quando in città sono stati arrestati capibastone del calibro di Pasquale Condello il Supremo e di Giovanni Tegano (vedi foto)? Anziché sentire penosamente i familiari di quest’ultimo definirlo uomo di pace davanti a tante telecamere, il suo arresto – o ancor più quello del Supremo – sarebbero state splendide occasioni per vedere la città antimafiosa prendere nettamente posizione, schierarsi accanto alle forze dell’ordine e contro gli ‘ndranghetisti, assumere quella scelta-di-campo che s’è vista (per esempio) a Palermo quando sono stati catturati Totò Riina o Bernardo ‘zu Binnu Provenzano; ma, se è per questo, anche con la svolta legalitaria Lo Bello/Montante di Confindustria Sicilia (mentre chi svolge un analogo tentativo qui viene sovente lasciato senza un pieno, convinto supporto socioistituzionale).

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