il Caffè di Meliadò

9 dicembre 2012

Comune di Reggio, presentato il ricorso

A distanza di due mesi esatti da quando si ebbe notizia ufficiale dello scioglimento del Comune di Reggio Calabria peareniusr contiguità mafiose, il Pdl ha reso noto – 9 dicembre 2012 – d’aver formalizzato la presentazione del ricorso contro lo scioglimento dell’Ente. 

Sarà il caso di ricordare che, dopo il “famoso” invito pubblico a Palazzo Campanella in sede di conferenza stampa da parte del (fin qui) ex sindaco reggino Demy Arena, neanche “da destra” si sono levate le ipotizzate centinaia o migliaia di voci di politici, società civile, semplici cittadini a invocare il ricorso (mentre invece tante sono state le puntualizzazioni su imprecisioni più o meno significative contenute nella relazione stilata dalla Commissione d’accesso).

Ma c’è un quesito ancor più stringente, direi: chi paga?

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15 ottobre 2012

Scioglimento Comune di Reggio, Fedele incita Arena: “Opportuno impugnare il decreto”

“Star” della politica calabrese, Luigi Fedele da Sant’Eufemia d’Aspromonte – una solidissima carriera politica in Forza Italia prima e nel Popolo della libertà poi, assessore regionale al Turismo e poi presidente del Consiglio regionale, deputato pidiellino e poi capogruppo berlusconiano a Palazzo Campanella, oggi assessore regionale a Trasporti e Internazionalizzazione –, ha una certezza e un consiglio.

La certezza: sciogliere per «contiguità mafiosa» il Consiglio comunale di Reggio Calabria è stato un drammatico errore. Il suggerimento: caro Demy Arena… contro questo provvedimento, dovresti fare ricorso.

Assessore Fedele, ci rivolgiamo a lei da politico del Reggino… Sta per entrare in Camera di commercio per un importante appuntamento sull’internazionalizzazione. A pochi metri da qui, ha appena avuto luogo l’insediamento della commissione straordinaria, dopo lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria…

«Io credo che lo scioglimento del Consiglio comunale di Reggio Calabria sia e sarà una tragedia per la città. Alla fine non ci sarà alcun giovamento, anche perché i cittadini non avranno un riferimento e soprattutto non ne avranno uno come il sindaco Demy Arena, persona capace e preparata che, devo dire, in questi mesi di lavoro ha dato un segnale forte alla città».

Scioglimento iniquo, dice lei. Ma c’erano o no, le condizioni per procedere?

«Sono convinto che non ci fossero, onestamente, anche leggendo la relazione, questi margini per andare allo scioglimento. Cosa diversa la responsabilità dei singoli, che vanno perseguite, com’è giusto che sia; la lotta alla criminalità; isolare chi ha sbagliato… Ma vedo che anche in questa relazione ci sono diversi punti poco chiari, alcune disattenzioni… Forse, tutta questa necessità e urgenza di commissariare il Comune di Reggio Calabria, che poi rappresenta l’intera Calabria anche quale sua più grande città, non è stata positiva».

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Dopo lo scioglimento per “contiguità mafiosa”, arriva a Reggio Calabria la Commissione straordinaria – Istruzioni per l’uso

La città di Reggio Calabria vive le sue ultime ore senza la terna commissariale (che sarà guidata dal prefetto Vincenzo Panìco , vedi foto sotto, e integrata da Giuseppe Castaldo e Dante Piazza), dopo il Decreto presidenziale di scioglimento del Comune per «contiguità mafiosa», in recepimento della recentissima decisione del Consiglio dei ministri.

Casi di scioglimento. L’articolo 39 dell’ordinamento delle autonomie locali (legge 142/90) prevedeva che i Consigli comunali e provinciali potessero essere sciolti per atti contrari alla Costituzione, gravi e persistenti violazioni di leggi o gravi motivi d’ordine pubblico. L’articolo 15-bis della legge 55/90 introdotto col decreto legge 164/91 sancì invece il possibile scioglimento in caso d’accertati collegamenti diretti o indiretti tra amministratori e criminalità organizzata o di condizionamento tale da comprometterne la «libera determinazione» o il «buon andamento» dell’Ente o da arrecare grave e perdurante pregiudizio per la pubblica sicurezza. Al Prefetto era attribuito il potere di sospendere gli organi dalla carica ricoperta per 60 giorni – durante i quali intervenivano i commissari – in attesa del decreto di scioglimento dell’Ente. Ora invece a normare la materia sono gli articoli da 143 a 146 del Tuel (decreto legislativo 267/2000).

Il Dpr. Lo scioglimento, sostanzialmente deciso dal Viminale, sotto il profilo formale è un Dpr (decreto del Presidente della Repubblica) emanato su proposta del ministro dell’Interno previa deliberazione del Consiglio dei ministri. Il Dpr relativo allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria è stato firmato dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano l’11 ottobre scorso: nelle 6 pagine circa di relazione del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri si legge fra l’altro nel Dpr – trasmesso alle Camere contestualmente alla sua emanazione e il quale, dopo il “via libera” del Quirinale e della Corte dei conti, sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale – che l’Ente reggino «presenta forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata tali da determinare l’alterazione del procedimento di formazione degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione con grave pregiudizio per l’ordine e la sicurezza pubblica», rivelandosi «permeabile» al pressing delle ‘ndrine.

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