il Caffè di Meliadò

18 settembre 2010

Pd, -5 al commissariamento nelle province. Pdl, Totò Caridi per Reggio?

Aspettiamoci smentite….. Tuttavia, adesso della volontà del commissario regionale Adriano Musi di chiedere al “numero 1” dei garanti del Partito democratico, Luigi Berlinguer, il subcommissariamento anche per alcune (o tutte?) le province calabresi si sa anche la probabile data: mettiamoci un bel condizionale – oltre ai riscontri incrociati che, lo diciamo per ogni eventuale <lezione di giornalismo> fosse impellente impartire da parte di chiunque, già abbiamo ovviamente incamerato sul punto – l’incontro avverrebbe giovedì 23 settembre e, salve novità, per Reggio Calabria e Catanzaro in particolare , “non c’è salvezza”, asserisce qualcuno.

Ripetiamo, come già s’era detto: il punto interrogativo attiene più che altro a Crotone, dove il segretario provinciale è quel Francesco Sulla – ex assessore regionale alle Attività produttive e attuale consigliere regionale-questore di minoranza – che fin qui parrebbe tra i “recuperabili”. A patto ovviamente di essere tra quanti, già all’interno del movimento “A testa alta per la Calabria”, riterranno di non seguire Peppe Bova fuori dal partito e nell’avventura, che pure elettoralmente pare imminente, dei Riformisti democratici per la Calabria: in caso contrario, il “cartellino rosso” pare già pronto.

Oh, a proposito d’espulsioni… Il discorso si fa importante, perché dopo il nugolo d’amministratori pubblici più o meno importanti, tra il Catanzarese e il Cosentino, che hanno invocato la clemenza di Musi (o meglio degli organi deputati a formalizzare l’espulsione dal Partito democratico) per l’ex viceGovernatore Nicola Adamo, in questi giorni s’è notato che anche rispetto a Bova qualche voce, incluso qualche consigliere comunale piddino (Frank Benedetto, da ultimo un ex “boviano-di-ferro” come Gianni Minniti) ha suggerito di non gettare il bambino con l’acqua sporca. Peccato che (absit iniuria verbis), come ha illustrato molto molto bene in un intervento al curaro nientemeno che il “ribelle dei ribelli”, Walter Veltroni (dunque la sua non poteva essere una censura a Bova che si ribella a Roma, considerato che a Pierluigi Bersani si sta ribellando lui stesso che ne fu predecessore al timone dei dèmocrat), una buona fetta di partito ritenga che “l’acqua sporca” (o la <statua di sale>: fate voi) sia proprio quel che altri ritengono “il bambino”; e viceversa…

A ogni buon conto. L’intervento di Gianni Minniti è a nostro avviso doppiamente importante. Perché da un lato abradedetto da un “compagno di strada”, oltre che da un vecchio “compagno”, crediamo sia più importante rispetto ad altre voci talora legittimamente interessate – ogni residuo possibile convincimento di Peppe Strangio di poter restare nella propria postazione di segretario del Pd reggino. In altre parole: se anche mai la Federazione reggina alla fine di tortuosi e inesplorabili percorsi non venisse commissariata (ne dubitiamo assai), i consiglieri comunali non lo vogliono lì perché, indipendentemente dal valore dell’ex capogabinetto dell’allora presidente del Consiglio regionale Bova, lasciarlo in quella postazione equivarrebbe tragicamente a “ripetere gli errori del passato, quelli che hanno accelerato processi di stillicidio interno al partito a Reggio e nella sua provincia”. Ma soprattutto, dall’altro lato la missiva del consigliere Minniti va al nocciolo della questione che, oggi, il Pd si trova davanti. Fa capire senza remore che un conto è la normalizzazione del partito, un conto è stupire tutti attraverso un ampio coinvolgimento della società civile e altri “colpi di tacco” più o meno mediatici, un conto è la selezione del personale politico (per esempio attraverso le Primarie, che il commissario Adriano Musi vuole fortemente per ogni carica apicale)… tutt’altro conto è vincere una competizione elettorale.

Questo lo sanno tutti, già; eppure, questo è il nodo.

Il centrodestra, per esempio, sa che in teoria il Comune di Reggio Calabria è un Ente “AAA”: tripla A, praticamente impossibile da perdere nelle valutazioni dei sondaggisti e degli analisti di settore, come certi collegi alle Politiche ai tempi del maggioritario uninominale (che, se tornasse…. a fronte del incarnato dal “Porcellum” ovvero dall’eventualità di un proporzionale puro rivendicato da molti che riproietterebbe largamente il Paese verso l’ingovernabilità… beh, se tornasse non sarebbe poi così male: o no?). Ora, le spaccature del centrodestra lasciano ipotizzare che alcuni nomi, per esempio di “fedelissimi scopellitiani” (Franco Zoccali, Demy Arena), siano difficilmente compatibili con l’iceberg elettorale che c’è di fronte: la coalizione di centrodestra, se vuole vincere con certezza, deve vincere al primo turno. Perché se si va sotto il 50,1% dei voti validi, sinceramente, con tutto quel che è accaduto all’interno del Popolo della libertà e le frizioni con diversi alleati e una città che – una tantum! – sente palpabile la pressione del crimine organizzato su di sé e sui Palazzi, al ballottaggio potrebbe accadere davvero ogni cosa.

“Quindi”, serve un macinavoti di primissima scelta. E guardando indietro, alle Regionali del marzo scorso: chi, se non l’attuale assessore regionale alle Attività produttive Antonio Caridi?

Caridi, più che ex-udc diremmo ex-ccd (e ben lo prova l’appartenenza al gruppo di Pino Galati dei Popolari Europei poi confluito nel Pdl, area che oggi vanta vari consiglieri regionali e ben due assessori, cioè appunto Caridi e il catanzarese Mimmo Tallini), “sa come si fa”. Dal punto di vista della canalizzazione del consenso, del coinvolgimento di un’area vasta della coalizione e del provare a marciare compatti verso un muro difficilissimo da scalare: oltre metà dei consensi disponibili in città sul suo nome. Non mancano, in verità, consistenti riserve: è evidente che dopo tutto quel che è successo neppure Mazinga potrebbe scartare senza danni tutto quello che Peppe Raffa e gli elementi a lui vicini rappresentano, né certi problemini ben noti alla base del Pdl che il sindaco facente funzioni e il suo tortuoso percorso recente hanno semplicemente messo a nudo (come spiegare, altrimenti, gli asperrimi contrasti assessori-consiglieri sulla nobilissima questione delle ….deleghe consiliari?).  E poi, proprio in casa-Pdl, sono in tanti a mormorare che, un giorno dopo l’elezione, con Totò Caridi sindaco la città potrebbe conoscere una pagina amministrativa non memorabile: abbiano ragione o meno, l’esistenza (e insistenza) di considerazioni di questo tipo è un altro fattore che chi sceglierà il candidato e il diretto interessato, a tempo debito, dovranno valutare con attenzione.

Ci sarebbe un’altra carta più che spendibile: il leader nazionale del Pri Franco Nucara.

Dal punto di vista della qualità, riteniamo ci sarebbe veramente poco da ridire su un nome come quello dell’ex ministro junior all’Ambiente. Certo però adesso sul suo nome pesa negativamente (così come, in caso di successo, avrebbe pesato assai e in positivo) l’aborto del gruppo parlamentare dei “responsabili”; per non parlare delle critiche giuntegli dall’interno del suo stesso pur “micro”partito (basterà per tutti Giorgio La Malfa: “E’ una vergogna”, con Nucara a rintuzzare, senza mai nominarlo: “Per me, è più vergognoso aver appoggiato uno come Prodi”). Soprattutto, è agevole identificarlo come il “ragionatore”, un kingmaker abile e intelligente; meno, come il trascinatore elettorale in grado di convincere 100mila persone che scegliere lui sarebbe un buon contratto per il futuro di Reggio Calabria.

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