il Caffè di Meliadò

20 settembre 2012

Un Manifesto che tutti potrebbero firmare (in tempi normali). E che oggi è un drammatico errore

Ci sono almeno due cose tristi, nel guardare al manifesto Reggio rivendica il suo ruolo che in questi giorni i maggiorenti di Reggio Calabria si stanno affrettando a sottoscrivere (e che giusto in queste ore sta comparendo, affisso, sui muri della città), il cui senso ultimo pare essere scongiurare un possibile scioglimento del Comune di Reggio Calabria per infiltrazioni mafiose, al contempo esponendo al pubblico ludibrio chi – politici, attori sociali, giornalisti… – ha ‘osato’ denunciarle.

#1 – la domanda sorge spontanea: dov’era tutta questa forza vitale (?), quando in città sono stati arrestati capibastone del calibro di Pasquale Condello il Supremo e di Giovanni Tegano (vedi foto)? Anziché sentire penosamente i familiari di quest’ultimo definirlo uomo di pace davanti a tante telecamere, il suo arresto – o ancor più quello del Supremo – sarebbero state splendide occasioni per vedere la città antimafiosa prendere nettamente posizione, schierarsi accanto alle forze dell’ordine e contro gli ‘ndranghetisti, assumere quella scelta-di-campo che s’è vista (per esempio) a Palermo quando sono stati catturati Totò Riina o Bernardo ‘zu Binnu Provenzano; ma, se è per questo, anche con la svolta legalitaria Lo Bello/Montante di Confindustria Sicilia (mentre chi svolge un analogo tentativo qui viene sovente lasciato senza un pieno, convinto supporto socioistituzionale).

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