il Caffè di Meliadò

21 ottobre 2013

La calabrese Caffo “beve” San Marzano

È un sollievo poter dare anche notizie positive, specie in riferimento alla “sgarrupatissima” Calabria…
…Cosìthohir, mentre la spagnola Telefonica – “salendo” al 66% di Telco – acquisisce il controllo del “gioiellino” italiano Telecom e persino nel calcio il magnate indonesiano Erick Thohir rileva il pacchetto di maggioranza della superblasonata Inter di Massimo Moratti, è un orgoglio poter dire che dopo cinque anni d’inusitata, durissima battaglia giudiziaria la Caffo, eccellenza prototipale calabrese (che grazie al suo prodotto-master Amaro del Capo è ormai seconda per vendite nel segmento amari in tutto il Paese e vanta un primato indiscusso al Sud), rappresenta ufficialmente la nuova proprietà di Borsci San Marzano.

Per certi versi un link col tessuto calabrese esisteva già… sotto il profilo del consumo.
Infatti il godibilissimo tartufo di Pizzo Calabro (sempre nel Vibonese, come Limbadi “patria” della distilleria capitanata dall’ex n. 1 dei Giovani imprenditori Nuccio Caffo HDdi Confindustria Calabria Sebastiano “Nuccio” Caffo) viene spesso mangiato “affogato” nel San Marzano, singolare amaro venduto come “elisir” (e, a fondo etichetta, la specifica di “liquore”) dalle notevoli proprietà digestive ma interessante anche per il suo singolare gusto dolceamaro.

Adesso, Nuccio Caffo vuol recuperare il tempo perduto tra scartoffie e aule di giustizia… La “novità” di queste ore, infatti, è che la Sezione fallimentare del Tribunale di Taranto ha respinto il ricorso del bresciano Franco Ghirardini: è dunque il gruppo di Limbadi «il più idoneo per rilanciare il famoso Elisir San Marzano», considerato anche lo specifico know-how.

Ora c’è da pigiare sull’acceleratore, nell’interesse della nuova proprietà ma inevitabilmente

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4 luglio 2013

Un rifiuto delle mafie “corale”. Per la prima volta, le istituzioni del Mezzogiorno si uniscono per opporsi ai clan

Una risposta “corale” del Mezzogiorno per non farsi stritolare dai tentacoli delle mafie.

magmagE’ quanto si va elaborando – su idea del presidente della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta Salvatore Magarò – in Calabria (Regione proponente), Campania, Sicilia e Puglia.

Le altre regioni hanno accettato entusiasticamente l’invito a far parte dell’organismo, che avrà carattere itinerante e tenterà di coinvolgere il maggior numero d’interlocutori (non solo istituzionali)….

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10 gennaio 2011

Il “caso Perugini”. Un paradigma per un’intera coalizione e un’intera classe dirigente (3)

(segue)

…ma eccoci nel cuore di questa seconda questione. Quali sono, queste cose più importanti per il Pd o, comunque, per un partito che a dare una parola decisiva agli elettori preferisca revocare fiducia al “suo” eletto?

Una risposta potrebbe essere: il pluralismo.

Però manifestamente non è così!, visto che i Democratici negano all’atto pratico in moltissimi casi quelle primarie che pure, erano chiaramente il loro “mito fondativo”, come qualcuno ha giustamente scritto. A maggior ragione, nel momento in cui non solo rigettano la loro idea-Dna di primarie di partito, ma rifiutano perfino la sintesi garantita da primarie di coalizione: e qui basterà evocare il nome di Vendola (o di Pisapia, più di recente) per capire il perché.

Allora, forse, la cosa più importante è la coerenza politico-programmatica… Ma anche quest’assunto è più che fasullo. Anzi: diciamo che la volubilità di alleanze e programmi è tale (a tal punto da proporre alleanze e programmi differenti magari con identica squadra di governo!), da renderlo del tutto improponibile.

Forse, in fondo, la cosa ritenuta più importante è vincere le elezioni.

Uno psicodramma vecchio quanto il mondo: a che serve vincere, se poi non si è in grado di governare? Anzi: a che serve vincere, se poi non si è in grado di governare bene? Ma, d’altro canto: a che serve elaborare il miglior programma, le migliori alleanze, la miglior squadra di governo possibili, se poi non si vince e tutto questo bel pensare va in fumo?

Però, il punto adesso è questo: se parliamo di un primo mandato va benissimo tutto. Dove una prioritizzazione convince meno, è l’ipotesi di ricandidare o non ricandidare un amministratore uscente.

Decliniamo l’ipotesi in concreto.

Perugini non è un primo cittadino “qualunque”: è il sindaco di una Cosenza “rossa” ormai a senso alterno (micidiale lo schianto destrorso alle ultime Regionali). E’ l’emblema negativo di come si possa essere percepiti come pessimi amministratori anche quando il tessuto ti favorisce in maniera spudorata (Salvatore Perugini è stato in questi anni instancabilmente in fondo alle classifiche di gradimento dei sindaci italiani, mentre negli stessi anni il presidente della Provincia della “sua” Cosenza, Mario Oliverio, “svettava” ai primissimi posti per gradimento: un ossimoro poco simpatico per chi, dei due, portava la fascia tricolore). Cosa da non trascurare, il centrosinistra ha – almeno apparentemente – ritenuto che il suo fosse un buon governo, a tal punto da consegnargli le chiavi dell’Anci calabrese.

E’ chiaro, il messaggio, no? Su 409 Comuni calabresi, molti dei quali governati dal centrosinistra, per quella coalizione almeno la best practice dell’amministrare negli Enti locali andava ravvisata nella giunta Perugini, a tal punto da indicare nel sindaco di Cosenza il presidente regionale dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani. La domanda a questo punto è: il partito, per caso, ha ritenuto di prendere per i fondelli – e per diversi anni – elettori, iscritti e dirigenza dell’Anci?

In alternativa: le più o meno alte prospettive di vittoria possono essere sufficienti a “scaricare” un eletto che ha governato bene (ammesso che le cose stiano così)?

(3 – continua)

26 dicembre 2009

Regionali, per il centrosinistra dèbacle annunciata? (3)

(segue)

Esiste comunque almeno un altro punto interrogativo da porsi.

Ma perché non c’è alcun territorio in cui il Governatore uscente sia considerato immeritevole? 

In primis, esiste una questione statistica: per la legge dei grandi numeri, su 20 regioni d’Italia, considerato un certo periodo (esempio: quinquennio 2005-2009), ci sarà stato qualche Governatore meno valido degli altri.

Proprio per la stessa ragione, non è possibile che questo ‘scarso rendimento’ coinvolga sempre e comunque “gli altri”, cioè chi governa ma ha una casacca differente…

Eppure, un singolo partito (oggi, diremmo il Pd; o il Pdl; o altre forze, come dire?, non “a vocazione maggioritaria”) non dice mai chiaro e tondo “questo Presidente e questa Giunta non li ripropongo, perché hanno malgovernato”.

I motivi di questo sono tanti e, in parte, intuibili.

 Allora, direte voi, gli uscenti – non foss’altro che per motivi “di bandiera” – saranno riproposti sempre e comunque!

…Eccoci alla seconda considerazione: non è così. A volte, i Governatori (ma anche i Presidenti di Provincia o i sindaci) uscenti non vengono riproposti affatto.

E visto che (tornare al punto 1) ‘per definizione’ questi governanti non sono mai scadenti o deficitari, in qualche modo siamo tornati al nodo originario: ma se andavano così bene, perché “quei” Presidenti non vengono riproposti?

 Questione numero tre: vadano bene oppure no, i Presidenti uscenti non ‘dovrebbero’ forse essere riproposti in ogni caso?

Anche qui, ci sono molte correnti di pensiero… Comunque la si pensi, resta un dato inconfutabile: riproporre il Governatore (o sindaco, o presidente della Provincia…) uscente è anche l’unico modo per consentire al popolo ‘sovrano’ di declinare il principio di responsabilità politica. Cioè, di dire al Presidente e alla coalizione che – nel caso – hanno male amministrato: “Cari, andatevene a casa”.

Altre valutazioni sul loro operato saranno sempre e comunque di minor impatto.

Eppure, in Italia quando le cose non sono magari andate bene, c’è sempre qualcuno che pensa di “cambiare cavallo” senza alcuna valutazione di merito sul passato.

Ecco allora che le Primarie scricchiolano la prima volta: sarà il caso d’ideare una ‘franchigia’ (non per Agazio Loiero, tornando al caso-Calabria, ma sempre & comunque) per gli uscenti, in modo che fuori dalle convenienze e dal ‘politichese’ siano gli elettori a poter sempre dare il loro giudizio, positivo o anche rude?

E comunque: se il Pd ‘boccerà’ Vendola, perché non dire esplicitamente che quest’esperienza non è (per i Democrat) andare bene, assumendosene le responsabilità (per esempio, di mandare probabilmente a monte su scala nazionale l’intesa con la giovane Sel)?

(3 – fine.)

Regionali, per il centrosinistra dèbacle annunciata? (1)

E’ chiaro: sembra incredibile, ‘dover’ assistere al disfacimento del centrosinistra nel centroSud.

Però ci sono alcuni indizi che fanno ipotizzare qualcosa del genere, in vista delle Regionali di fine marzo… Prendiamo, per esempio, la candidatura degli uscenti in Campania, Calabria, Puglia e Lazio: il centrodestra parrebbe dover solo decidere chi far eleggere.

Il problema in Puglia non sta nella debolezza del centrosinistra ma, al solito, nelle lacerazioni: Nichi Vendola deve vedersela con la congettura piddina di non candidare lui, ma il sindaco di Bari Michele Emiliano, peraltro guida dei Democrat pugliesi (metterebbe Udc e dipietristi, che assolutamente osteggiano il leader nazionale di Sinistra ecologia e libertà, nelle condizioni d’allearsi col Pd; e al tempo stesso, libererebbe la ‘casella’ della sindacatura del capoluogo della Puglia); in Campania, qualsiasi nome nel post-Antonio Bassolino sembra spacciato; in Lazio, per ragioni del tutto analoghe, è difficile perfino rastrellare il nome di un candidato a succedere al volto Rai Piero Marrazzo, le cui disavventure sono ormai perfino troppo note.

Quanto alla Calabria, la candidatura di Agazio Loiero è fortemente posta in discussione dalle Primarie in cui sarà sfidato dal presidente del Consiglio regionale Peppe Bova, dal deputato Doris Lo Moro e dal consigliere regionale piddino Brunello Censore.
Epperò, esiste un meccanismo di “ripescaggio” più che possibile: non considerare vincolante l’esito di questo strumento per la scelta del candidato-Governatore.
Non tanto ad opera dei diretti protagonisti, quanto dei partiti loro sostenitori…

(1 – continua)

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