il Caffè di Meliadò

22 aprile 2013

Una “legge Reggio Calabria”: e la politica calabrese mette a nudo le sue lacerazioni

Una battaglia prevalentemente procedurale, quella consumatasi nel primo pomeriggio a Palazzo Campanella. Non di forma, però, s’è trattato, ma di “polpa” purissima… E il “caso Reggio”, prima di rientrare “dalla porta” con l’ingresso in Giunta dell’ex sindaco Demy Arena, rientra “dalla finestra” attraverso una legge regionale che inevitabilmente spacca in due come una mela il Consiglio regionale.

Accade infatti quello che non ti aspetti: già in apertura, surrogato il neodeputato vendoliano Nando Aiello dall’ex assessore alle Minoranze linguistiche Damiano Guagliardi (nella foGuagliardi Damiano (2013)to, il consigliere regionale arbereshe sùbito dopo il suo ingresso in aula), l’udiccino Gianluca Gallo mette l’accento sull’inserimento in ordine del giorno di un punto aggiuntivo delicatissimo: l’uso dei proventi delle dismissioni del Patrimonio edilizio per colmare i disavanzi di bilancio degli Enti locali.

Come ogni norma, un articolato “generale e astratto” ma che, visti tempi e luoghi, non può non rimandare ai 118 milioni di euro di “rosso” di Palazzo San Giorgio. Al punto che potremmo chiamarla direttamente “legge Reggio Calabria”.

Il riferimento del consigliere centrista, relatore sul progetto di legge (primo firmatario, il capogruppo pidiellino Gianpaolo Chiappetta), era a un inserimento nel quadro dei lavori d’aula verificatosi poche ore prima, a voti unanimi, in Conferenza dei capigruppo, secondo una rodatissima prassi, varata all’inizio della consiliatura.

Ma proprio qui “casca l’asino”….

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