il Caffè di Meliadò

17 ottobre 2010

Pirillo, ovvero: Strasburgo, dolce far niente?

Senza (troppa) infamia e senza lode. Parrebbe di questa fatta, a confronto con quello degli altri europarlamentari del collegio Italia Meridionale, il contributo dell’unico calabrese-di-Strasburgo, l’ex assessore regionale all’Agricoltura Mario Pirillo (S&D).

La partecipazione del politico di Amantea alle votazioni del Parlamento europeo centra un di per sé ottimo 80,6%. Che va però contestualizzato in un alveo d’alto rispetto dell’istituzione continentale (a differenza di quanto fanno certi buscadòr a Montecitorio o a Palazzo Madama): così, anche essere presente a oltre 8 votazioni su 10 consente a Pirillo, su 16 parlamentari eletti nell’area Sud Italia, di piazzarsi a uno scialbo quintultimo posto.

Magra soddisfazione: risultare più assiduo a Strasburgo di quanto non si rivelino ex protagonisti di primissimo livello della Prima (e della Seconda!) Repubblica come Ciriaco De Mita (il più “bacchettabile” quanto a frequenza in aula) e Clemente Mastella.

Ma quanto dovrebbero “pesare”, incidere quantitativamente, gli atti istituzionali dell’unico europarlamentare “made in Calabria”?

Andando brutalmente per media-mediata, almeno 1/16 (e cioè, in termini percentuali, il 6,25%) del totale di quelli messi in campo dai colleghi di collegio… vediamo se è andata veramente così.

Per Mario Pirillo appena una tra mozioni e risoluzioni (ossia il 2% delle 49 dispiegate dai parlamentari europei eletti nel Mezzogiorno), 7 interrogazioni (su 357 dei 16 rappresentanti del Sud Italia a Strasburgo, in percentuale fa giusto l’1,96%) e 8 interventi in aula (appena il 2,6% dei 305 complessivi degli europarlamentari meridionali).

In definitiva, l’attività da europarlamentare dell’ex Loiero-boy, sotto il profilo quantitativo – lasceremo stare l’effettiva qualità e “incidenza” della sua azione, com’è naturale, assai più difficilmente misurabili… – si appalesa assolutamente insufficiente: circa 3 volte inferiore alla media attesa dei parlamentari europei espressione dell’Italia meridionale.

26 luglio 2009

Pari opportunità, rilanciare la presenza delle donne nelle Istituzioni

Questo blogger da tempo ritiene che la battaglia per le pari opportunità, molto al di là dei nominalismi (spesso sterili), passi attraverso le forche caudine di consenso politico e rappresentanza istituzionale.

Oggi, un qualificato punto di vista da parte di una delle (ancora troppo poche) rappresentanti istituzionali “al femminile”. Ma il “Caffè di Meliadò” ne attende altri: i vostri.

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roccisanodi Federica Roccisano*

Il dibattito che molte donne delle istituzioni regionali hanno attivato in merito alla modifica della legge elettorale della Regione Calabria, è urgente oltre che utile. La partecipazione delle donne alla vita politica, infatti, è da considerare uno dei tanti indicatori di sviluppo utile a misurare il livello di cultura sociale e la funzionalità del Welfare.

L’Italia, e il Sud Italia in particolare, sono note in tutt’Europa per la scarsa propensione ad eleggere le donne e a nominarle alle alte posizioni nelle Istituzioni. Di recente Arcidonna ha pubblicato i dati relativi alle ultime elezioni europee. La presenza femminile è arrivata al 35%, contro i 31% della legislatura precedente. Si tratta di un enorme passo in avanti dovuto soprattutto ai paesi scandinavi che hanno una rappresentanza femminile del 62% la Finlandia e del 56% la Svezia. L’Italia continua a rimanere tra le ultime  posizioni con appena il 22%.

D’altra  parte, il dato relativo alla presenza femminile in Europa non può che essere lo specchio della situazione nazionale e, peggio ancora, regionale. Mentre alla Camera si possono contare 133 donne deputate su un totale di 630 membri, al Senato sono 58 le senatrici su 320 senatori. La dimensione regionale è ancora più eclatante: complessivamente tra Consigli e Giunte Regionali le donne sono solamente il 12%.

Non può essere una vera rappresentanza.

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