il Caffè di Meliadò

23 luglio 2012

Adesso lo dicono anche al Ministero: il Comune di Reggio a un passo dal dissesto

Ci sono dieci grandi città che rischiano molto seriamente il default, scrive un quotidiano serio e mai “strillato” come La Stampa.

“Modestamente”, il Mezzogiorno primeggia in questa specialissima graduatoria-delle-disgrazie-economiche-degli-Enti che circola nei corridoi del Ministero dell’Economia, grazie a Napoli e Palermo. Sempre in Sicilia, c’è pure Milazzo, nel Messinese; e in classifica ci sono anche le due principali metropoli italiane, Roma e Milano.

E siccome siamo metropolitani….. nella top ten fa la sua bella figura Reggio Calabria, «finita in rosso già nel 2007-2008 e ora oggetto di un’inchiesta della magistratura», scrive Paolo Baroni.

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25 aprile 2010

E in Sicilia si tenta di distruggere i simboli: vandalizzato l’ “albero di Falcone”

Continua a colpire i simboli, la stramaledetta mafia.

Stavolta parliamo proprio di Cosa Nostra: a Palermo la Piovra non ha trovato di meglio, nel tentativo di opporsi all’avanzata dello Stato, che scavare la terra sotto i piedi ai tantissimi cittadini di buona volontà che da tempo ormai  usano radunarsi davanti all’ “albero di Falcone”, dedicato cioè all’eroico magistrato antimafia Giovanni Falcone assassinato – com’è noto – nella strage di Capaci.

E in effetti è proprio quell’albero che è stato oggetto di assurda, mafiosa devastazione. L’albero in sé; il suo valore simbolico, soprattutto; e, a incarnarlo massimamente, i messaggi di pace e speranza, le foto, i disegnini che rappresentavano globalmente la fiducia in un futuro diverso e costantemente vi venivano depositati.

<In questi diciotto anni è diventato il simbolo della rinascita della società palermitana e dell’impegno per la legalità>, ricorda Maria Falcone – sorella del magistrato ‘simbolo’ trucidato dal crimine organizzato siculo -, commentando lo scempio che è stato perpetrato della magnolia di via Notarbartolo.

Il 23 maggio prossimo, saranno 18 anni senza Giovanni. Resistere resta obbligatorio; specie il 25 aprile.

20 luglio 2009

Il Pd e i suoi mille guai. Prendiamone “uno”…… Mario Meliadò intervista Mario Adinolfi, candidato alla segreteria nazionale (3)

(TRE – segue)

Caro Adinolfi… lasciamo da parte per un attimo il Pd.

Ieri era l’anniversario di via D’Avia d'ameliomelio: a ricordare un emblema della lotta alle mafie e della stessa storia del nostro Paese come Paolo Borsellino non c’erano non dico il Governo, ma neanche un parlamentare. E però mi pare in carica una Commissione antimafia guidata dall’autorevolissimo ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, che ha 2 vicepresidenti con solide radici calabresi come Mario Tassone, catanzarese da una vita nelle Istituzioni, e Luigi De Sena, ex vicecapo vicario della Polizia, che venne nominato Superprefetto di Reggio Calabria in seguito al delitto Fortugno…

Tutto pare aggravarsi, pensando che Rita Borsellino (la sorella del magistrato palermitano assassinato) è stata candidata alla guida della Regione Sicilia, e non proprio nel 1700…

<Che dire? Quanto accaduto è semplicemente inaccettabile. Le Istituzioni dovrebbero essere sempre presenti nella vita della gente e nel contrasto al crimine organizzato con la serietà del proprio impegno, il perseguimento della legalità ma anche col debito ricordo degli eroi che proprio per garantire il rispetto della legge e tutelare la nostra sicurezza hanno rischiato la vita o sono stati uccisi. Poi, è chiaro, la mia mente torna al ’92, quando io ero un ragazzino ma Cosa Nostra assassinava Falcone e Borsellino e proprio le loro morti eroiche alimentavano una voglia di rinascita e di contrasto al crimine organizzato che in Sicilia ha prodotto più frutti che altrove. Ma mi rimanda anche al 16 ottobre del 2005, quando le Primarie che indicarono in Romano Prodi il candidato-premier furono funestate, appunto, dal barbaro assassinio di Franco Fortugno a Locri. E più avanti alle Primarie in Sicilia… Un mix di brutti ricordi: anche in questo senso, questa politica deve cambiare>.

Mario, sei un candidato-outsider. Al di là dei tuoi lodevoli sforzi, come pensi che andrà a finire? Al congresso di ottobre, intendo, ma soprattutto dopo…

<A oggi, i dati ci dicono che la vittoria andrà a Pierluigi Bersani. E sarebbe un male per il partito, perché ci consegnerebbe un partito-chiesa fatto di antichi riti, che rimanda le sue regole interne alle decisioni dei soci delle bocciofile…, ricamando su vecchi schemi anacronistici rispetto alle pulsioni e ai bisogni del Paese. Questo quanto alla mia idea. Ma la tua domanda mi rimanda a un’oggettività con cui devo misurarmi: girando per l’Italia, vedo che la maggior parte della gente, specialmente degli iscritti al partito, si riconosce negli intenti di Bersani>.

Ehi, Mario… hai bluffato?! So che non la consideri una tecnica pokeristica virtuosa, ma il fatto che tu abbia preso parte a un World poker contest da questo punto di vista m’inquieta…

<No no, nessun bluff… Il problema è che sto giocando con carte più ‘deboli’. Aggiungo però che ho tale esperienza nel poker da aver visto tante volte carte ‘deboli’ diventare più ‘forti’ di quelle dell’avversario…>

(TRE – continua)

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