il Caffè di Meliadò

17 maggio 2012

Intervista a Leonardo “Dodo” Boriani, direttore del Vostro.it / 1 – “Giornali nazionali? Io non ne vedo, in giro…”

Leonardo Boriani è il direttore del “Vostro Quotidiano”  (www.ilvostro.it), nuovo quotidiano web da pochi giorni già on-line. Gli abbiamo chiesto un’intervista per vari motivi: la novità editoriale in un momento di crisi drammatica del Paese, ma anche la sua conoscenza – profonda e personale, visto che il varesino “Dodo” Boriani ha per 5 anni il quotidiano La Padania – della “galassia” Lega Nord, oggi nel ciclone più assoluto…

 

Per partire: la situazione del segmento giornalistico nell’Italia di oggi come la vedi, direttore?

«Non ci sono dubbi sul fatto che la situazione editoriale risente di quest’enorme crisi che sta coinvolgendo il Paese. Il problema però è che la crisi dell’editoria è iniziata già un po’ prima e configura una situazione devastante. Sul nostro mondo si riflette la grande cImagerisi imprenditoriale: i soldi e la pubblicità ormai sono quelli che sono, e la sofferenza non riguarda solo la carta stampata, ormai si sta espandendo anche al sistema televisivo nazionale».

La questione di fondo qual è?

«E’ proprio il sistema editoriale italiano nel suo insieme che ormai “mostra la corda” per ragioni che si sono sedimentate nel tempo: ci vorrebbero sistemi molto più agili. Benché servano le tutele in assoluto, occorrerebbe più flessibilità sul fronte-lavoro, pure in uscita… Non voglio polemizzare col sindacato, ma l’ “articolo 1” è un problema oggettivo. Non puoi assumere neppure colleghi disoccupati se non a tempo indeterminato: al di là degli sgravi fiscali che vi sono collegati, è chiaro che bisognerebbe rimodulare l’intero sistema, pensando alla realtà odierna, di questi tempi di grande crisi».

E sotto il profilo contenutistico? Da Roma in giù non esiste alcuna testata nazionale. Ma da Roma in su anche testate più che blasonate non sono realmente nazionali

«E’ una grande verità. Non ci sono grandi testate nazionali in Italia!, anche se i maggiori quotidiani nostri vengono “spacciati” per tali… l’unica testata che ha una diffusione significativa in tutte le regioni è, forse, Repubblica; in realtà il Corriere della sera è fortissimo in Lombardia, la Stampa in Piemonte, e stiamo parlando di baluardi della presunta stampa “nazionale”… Anche per questo occorrerebbe una profonda revisione di sistema. Pensa alle testate “politiche”: bisognerebbe definire decisamente meglio quali lo sono davvero e quali no, ai fini dell’accesso ai fondi previsti dalla legge, ma non solo per questo».

(1 – continua)

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26 marzo 2011

Roberto Castelli: ” ‘Ndrangheta? Fuori le ditte calabresi da Milano”. Il ‘Caffè’ dice: fuori il sottosegretario alle Infrastrutture dal Governo italiano!

E’ vero: dalle parti di Castiglione Cosentino o di Scandale non sarà esattamente il giornale più venduto. Ma la prima pagina di oggi del quotidiano “La Padania”, ovvero il giornale di partito della Lega Nord, dovrebbe essere letta con attenzione da tutti i calabresi. E con attenzione particolare da due categorie: da tutti i rappresentanti eletti nelle fila del centrodestra e da tutti gli ultra18enni che il 15 e 16 maggio andranno al voto…

Basta guardare il titolo della “spalla” (il pezzo posizionato a destra rispetto al titolo principale), per rendersi conto di cosa sia in discussione: “Expo, Castelli: fuori i calabresi”. Orrore: sembra riesumato il peggior Borghezio di tutti i tempi, da parte di un ministro che – dopotutto -, benché ingegnere, fu un ragionevole Guardasigilli.

Certo, le cose migliorano guardando all’occhiello: “La preoccupazione del viceministro sugli appalti”. E uno subito pensa: be’!, in effetti dopo l’arresto per tangenti del sindaco di Buccinasco, forse finalmente la classe dirigente lumbard ha pensato di avviare una seppur tardiva operazione “autocritica”… e invece pare proprio di no: a leggere bene gli elementi della titolazione in combinazione tra di loro, ma soprattutto ad approfondire già le prime righe del testo, le cose non stanno affatto così.

Il punto è che già in genere – ma in modo tutto speciale dopo il corsivo del procuratore distrettuale di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone sul “Corriere della sera” in cui si piazzavano dritti dritti i fari sul Nord, su quanto ormai i suoi gangli politico-burocratici trabocchino di corruzione e siano potentemente infiltrati dalla ‘ndrangheta, su quanto stoltamente certi amministratorucoli abbiano giocato allo struzzo, infilando la testa sotto la sabbia pur di non vedere ciò che non vedere era impossibile…. – molta parte della società civile e della politica in Lombardia si preoccupa della questione legalità. E quest’ansia cresce di ora in ora; come, del resto, il potere delle ‘ndrine oltreconfine.

Ma nello specifico la «preoccupazione» del “big” leghista Roberto Castelli è connessa appunto alle possibili infiltrazioni mafiose nelle opere pubbliche commissionate al Nord e soprattutto in vista dell’Expo 2015 programmata a Milano (e per l’Expo meneghina, sarà bene ricordarlo, il comune di Reggio Calabria è tra le città partner e senza alcuno scandalo, con tanto di conferenza stampa tenuta a Palazzo San Giorgio dall’allora sindaco reggino Peppe Scopelliti e dal primo cittadino milanese Letizia Moratti, che tenterà di confermarsi alle urne tra un po’ meno di due mesi).

E c’è, circa le contromisure ipotizzate, qualcosa di sconcertante e francamente preoccupante non per un calabrese, ma per un qualsiasi italiano…

Come un po’ anticipato dal titolo, il viceministro a Infrastrutture e Trasporti, per contrastare al meglio l’ingordigia della criminalità organizzata rispetto agli appalti presenti e futuri a Milano e dintorni, tira fuori dal suo sacco di Eta Beta uno straordinario rimedio: «Evitiamo per decreto – è la mirabile proposta del sottosegretario lecchese – che a partecipare siano aziende che possano essere collegate con la ‘ndrangheta. In poche parole, escludiamo le ditte calabresi».

Tutto chiaro!

Impedire che il crimine organizzato vìoli la capitale economica del Paese (visto che “capitale morale”, come si diceva una volta…. dopo i vari Rubygate, non è proprio il caso nemmeno di pensarlo), è facilissimo: basta che non partecipino agli appalti le aziende calabresi.

Infatti, sono di Bruzzano Zeffirio Benetton, Lavio e Ligresti!, cioè i tre azionisti-chiave di Impregilo, general contractor dell’autostrada “A3” Salerno-Reggio Calabria che accettò d’ottimo grado di pagare “solo” il 3% del valore dell’appalto alla ‘ndrangheta a titolo di “tassa-sicurezza”, come certificato da megaoperazioni quale “Arca”, peraltro giustificando (….giustificando….) queste simpatiche dazioni ambientali quali donazioni a onlus per il contrasto alla fame e alla miseria nei Paesi del Terzo Mondo.

Notoriamente, è originario di Tiriolo l’avvocato Luciano Lampugnani – solo incidentalmente residente a Rho… -, accusato di tentata estorsione aggravata e riciclaggio di denaro sporco nell’ambito dell’operazione che ha sgominato un clan malavitoso ovviamente calabrese, ma altrettanto ovviamente e floridamente operativo a Milano, la cosca Valle.

E non inganni il cognome vagamente settentrionale di Tiziano Butturini, sempre incidenter tantum ex sindaco di Trezzano sul Naviglio epperò arrestato in quanto ritenuto il perverso link tra la criminalità organizzata e la moglie (succedutagli nella guida del Comune della cintura meneghina): senz’altro, avranno avuto parenti stretti a Mandatoriccio o a San Giovanni di Gerace…

…Caro Roberto Castelli, questa pregevole dimostrazione di autentico razzismo poteva pure risparmiarsela. Il problema è contrastare il crimine organizzato (e comunque a Milano, sì, ma anche a Reggio Calabria o in Australia), non elevare palizzate ovviamente inutili a impedire le infiltrazioni di chi così gioiosamente “si fa infiltrare” (e abbiamo citato solo pochissimi, superficiali casi delle decine e decine di collusioni e connivenze di politici e professionisti settentrionali coi clan).

Ci promette che ci penserà?

Detto questo, chi tra gli elettori calabresi abbia letto le parole dell’ex ministro della Giustizia potrà regolarsi sul da farsi. Ma soprattutto, chi tra i politici e in particolare tra i deputati e senatori dei partiti alleati sul piano nazionale con la Lega Nord, abbia letto queste parole, in caso di mancata immediata espulsione di Castelli dal Governo (tanto più nel 150esimo anno dall’Unità d’Italia…), dovrebbe immediatamente rassegnare le dimissioni.

Noi le aspettiamo…

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